Nel pezzo di ieri, dedicato in larga parte alle vacanze londinesi del giovane turco Fassina, mi sforzavo di chiarire come gli interessi economici sovranazionali dominanti influissero nelle dinamiche elettorali dei singoli paesi. Non si tratta di un grande segreto per la verità ma, alla luce di alcune piroette di sedicenti progressisti prestati al Pd come Fassina, era utile e corretto ristabilire il profilo di sostanziale e innocua continuità programmatica di tale giovane protagonista della vita politica italiana rispetto alle scelte nefaste che hanno paralizzato l’Italia dell’ultimo ventennio. Questo per spiegare che l’applicato di segreteria Fassina Stefano, più che un giovane turco, ricorda semmai  l’esilarante “turco napoletano” recitato magnificamente dal grande attore (nonché massone) Antonio de Curtis, in arte Totò. Ho specificato l’appartenenza alla massoneria dell’indimenticato Totò per un motivo preciso che non si esaurisce nel gossip né nel sensazionalistico pettegolezzo. Alcuni cari amici, infatti, mi hanno fatto notare come una lettura rapida e superficiale del pezzo pubblicato ieri, e titolato “Stefano Fassina, il Financial Times e la speculazione massonica globalizzata”, possa dare luogo a spiacevoli fraintendimenti. “Qualcuno potrebbe cogliere nella tua analisi non solo un pregiudizio antimassonico ma, perfino, una condanna generalizzata della finanza in quanto tale”, mi è stato fatto autorevolmente notare. Dubito, in verità, che i lettori assidui del Moralista, in genere attenti, preparati e arguti, possano deviare l’interpretazione autentica dell’articolo in oggetto ma, in ogni caso, a beneficio anche di coloro i quali leggono legittimamente en passant, torno volentieri sull’argomento. La demistificazione dell’effettivo ruolo che la massoneria reazionaria svolge nella contemporaneità non è opera mia. L’identificazione di questa costruzione europea come risultato di una sapiente costruzione elaborata con pazienza nei templi elitari della massoneria di destra, è il risultato della brillante opera informativa di un gruppo di intellettuali che si riconoscono nel movimento massonico d’opinione Grande Oriente Democratico. Con ogni probabilità, alcuni dei concetti espressi a grandi linee nell’articolo di ieri, saranno adeguatamente approfonditi nel libro, (si spera) di imminente uscita, “Massoni”, scritto dal maestro Magaldi per Chiarelettere editore. I legami, occulti e incestuosi, che legano mondi, uomini e interessi apparentemente distanti, potranno così finalmente diventare patrimonio condiviso per l’intera opinione pubblica italiana che, dotata finalmente di nuovi, autentici e precisi strumenti ermeneutici validi per cogliere la sottigliezza e la perfidia dissimulatrice del potere contemporaneo,  avrà certamente modo di autodeterminarsi, per il prossimo futuro, in maniera finalmente razionale e consapevole. Quindi, il risultato delle mie analisi, lungi dall’essere frutto di pregiudizio antimassonico o, peggio, il risultato di suggestioni complottarde e  infantili buone per gli allocchi, è principalmente riconducibile ad una attenta e faticosa interiorizzazione di alcuni spunti offerti da quella parte della massoneria che, attualizzando gli esempi di grandi del passato come Roosevelt e Keynes, si pone in aperto e coraggioso contrasto con l’ala massonica, oggi prevalente, che difende e impone al contrario un’idea di società oligarchica e barbarica. Commetterebbe un errore ancora più grave, poi, chi dovesse confondere il mio ragionamento volto ad esplicitare una chiara e assoluta condanna nei confronti di questa finanza immorale che ricatta gli Stati sovrani con una condanna della finanza tout court. La finanza non solo non merita di per sé il pubblico ludibrio ma, al contrario, se ben utilizzata può rappresentare uno strumento efficacissimo per promuovere politiche di ampio respiro e favorire il miglioramento delle condizioni materiali di popoli interi. Basti pensare al concetto di finanza funzionale alla piena occupazione, sviluppato dal grande economista Abba Lerner, per rendersene conto. Ma nemmeno la finanza speculativa privata, se esercitata all’interno di limiti che uno Stato degno di questo nome codifica e fa rispettare (pensate allo Steagall Act voluto da Roosevelt), è da condannare a prescindere. Altra cosa è invece la speculazione sui debiti sovrani che oggi impoverisce nazioni intere in virtù di una precisa volontà politica che maschera l’arbitrio violento e ipocrita dietro le lenti rassicuranti del libero mercato. Prostituire gli Stati nazionali al fine di ingrassare alcuni potenti titolari di Hedge Found, banche di investimento e agenzie di rating, non rientra affatto nelle prerogative che uno Stato liberale deve necessariamente garantire. Lo Stato liberale deve garantire la possibilità di esercitare legittimamente, in ogni ambito consentito, attività finalizzate al raggiungimento del profitto solo nella misura in cui tali attività non finiscano con il minacciare l’esistenza dello Stato stesso attraverso un uso spregiudicato, strumentale e infame di una distorta idea di libertà. Tanto vi dovevo.

    Francesco Maria Toscano

    16/01/2013

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. [...] Nel pezzo di ieri, dedicato in larga parte alle vacanze londinesi del giovane turco Fassina, mi sforzavo di chiarire come gli interessi economici sovranazionali dominanti influissero nelle dinamiche elettorali dei singoli paesi. Non si tratta di un grande segreto per la verità ma, alla luce di alcune piroette di sedicenti Source: il Moralista [...]

    2. Balbillus scrive:

      Esistono dei movimenti affini al GOD all’estero?
      Sarebbe interessante sapere se ce ne sono nei PIIGS.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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