Il regime tecno-nazista in atto, non mi stancherò mai di denunciarlo, si regge sulla dittatura mediatica. Spesso, molte anime candide arricciano il naso se interpellate sull’argomento, convinte come sono di vivere in un sistema che garantisce la libertà di pensiero e l’effettivo pluralismo delle idee.  In realtà, da molto tempo in Italia vige una sorta di pensiero unico neoliberista che condanna al rogo, con la grave accusa di eresia, chiunque si permetta di mettere in discussione i capisaldi teorici che reggono questo mostro di Europa, oramai palesemente divenuta una specie di gigantesca repubblica di Weimar. Perfino le posizioni sussurrate di due damerini come Vendola e Fassina irritano i sacerdoti del tempio, sempre pronti a pretendere abiure e promesse di fedeltà nel rispetto dell’ortodossia. Il perno del conformismo comunicativo e dell’ossequio ai padroni di Bruxelles è rappresentato, in Italia, dal Pd. Partito nato male, velenoso miscuglio fra i peggiori democristiani di sinistra alla Rosy  Bindi e alcuni residuati bellici di matrice sovietica come D’Alema, Veltroni e Bersani, il Pd si è costruito una dimensione politica abbracciando acriticamente le direttive della tecnocrazia finanziaria che deturpa l’Europa. Rimasti scottati dalla caduta del muro di Berlino, i nipotini di Togliatti hanno cambiato negli anni varie sigle, rimanendo nei fatti sempre identici a se stessi. Berlusconi è un caso diverso. Piazzista amorale e avulso rispetto a qualsiasi barlume di idealità, il Biscione sublima il suo interesse personale confondendolo con la ragion di Stato. Fino a quando la massoneria reazionaria lo ha difeso, protetto e aiutato, Berlusconi non si è mai accorto della capacità distruttiva di alcune misure recessive e indegne, come il Fiscal Compact, che il suo partito ha votato in Parlamento. Nel momento in cui la cupola tecnocratica, però, lo invita a farsi da parte per lasciare spazio a nuove figure più credibili, capaci perciò di disarticolare le classi subalterne senza destare troppi sospetti, il Cavaliere improvvisamente si mette a urlare contro il pericolo germano-centrico. Oggi, paradossalmente, Berlusconi fa una analisi per molti versi realistica circa l’effettiva ratio di alcuni diktat provenienti dall’Europa. Le motivazioni che lo spingono a sconfessare le sue stesse politiche passate sono di sicuro strumentali ma, perlomeno, aiutano nelle direzione di una diffusa presa di coscienza sulla reale natura dell’esercizio del potere in questa Europa di oggi, ostaggio di un manipolo di massoni reazionari senza scrupoli e nemici del progresso, della libertà, della dignità e dell’umanità tutta. Berlusconi è all’asta da una vita. Se, mentre scrivo, qualche alto papavero insediato nel cuore del sistema tecno-nazista dominante, dovesse avvicinarlo per garantirgli una nuova vantaggiosa desistenza, state certi che Berlusconi provvederebbe dopo un secondo a decantare urbi et orbi le meraviglie dell’austerità, “preludio di una futura stagione di crescita economica fondata su elementi solidi”. Dal Pd, invece, non ci si può aspettare niente di buono neppure per sbaglio o per calcolo. Nulla della tradizione socialista è confluito nel Pd, partito dove le leve di comando sono rimaste sempre saldamente detenute da uomini che, fisicamente, si sono formati nelle stanze ovattate di Botteghe Oscure. All’indomani di Mani Pulite, archiviato tra i fischi il Psi, quasi nessun socialista confluì sotto le insegne del vecchio Pci, all’occorrenza ribattezzato Partito democratico della sinistra. I socialisti che  non finirono in galera decisero perlopiù di accasarsi sotto le insegne della nascente Forza Italia. Qualche mattacchione dirà che, in fondo, la galera e Forza Italia rappresentavano nell’assieme due scelte complementari e intercambiabili ma, a parte la facile ironia, non è questo il cuore del problema. Se neppure la fine della Prima Repubblica ha posto rimedio alla diaspora apertasi a sinistra con il congresso di Livorno del 1921, un motivo ci sarà. E il motivo riguarda l’ontologia della stessa classe dirigente postcomunista, tuttora lontanissima da una idea di socialismo liberale che non ha mia capito, interiorizzato e, men che meno, proposto e declinato. Non a caso l’austerità era un cavallo di battaglia del vecchio partito comunista italiano, sempre pronto a bacchettare moralisticamente la galoppante società dei consumi. La fissazione per il rigore e i sacrifici era insita nel dna dei partiti comunisti occidentali che, già in polemica con Mosca, vagheggiavamo la brillante prospettiva dell’eurocomunismo. I germi di quella aberrazione concettuale, disgraziatamente, li ritroviamo oggi tutti pienamente realizzati in questo schifo di Unione Europea che, mutatis mutandis, articola il suo potere intorno alle scelte di una burocrazia oligarchica e antidemocratica tipica dei regimi sovietici, e impone quelle stesse politiche di rigore e austerità che tanto piacevano ai comunisti che avevano in odio la società dei consumi e quindi del benessere. “L’austerità è una scelta obbligata e duratura, condizione di salvezza per i popoli dell’Occidente e, in modo particolare, per il popolo italiano”. Potrebbe essere una dichiarazione odierna di Monti o Napolitano e, invece, si tratta di una analisi fatta da Enrico Berlinguer nel lontano 1977, brillantemente riportata da Emiliano Brancaccio e Marco Passarella nel loro illuminante saggio “L’Austerità è di destra e sta distruggendo l’Europa” (Il Saggiatore). Un inciso, in conclusione, sul comportamento osceno dei media italici circa le effettive dinamiche riguardanti lo scandalo Monte Paschi, argomento che tratterò compiutamente domani dopo avere ascoltato la relazione del ministro dell’economia in carica, alias il Grilli parlante. Tutti i giornali stranieri si interrogano adesso sulle responsabilità di Mario Draghi che, già a capo di Bankitalia, avrebbe dovuto esercitare poteri di controllo (clicca per leggere). I grandi media italiani, invece, dormono. Da noi l’omertà regna sovrana, as usual.

    Francesco Maria Toscano

    29/01/2013

    Un commento

    1. [...] Il regime tecno-nazista in atto, non mi stancherò mai di denunciarlo, si regge sulla dittatura mediatica. Spesso, molte anime candide arricciano il naso se interpellate sull’argomento, convinte come sono di vivere in un sistema che garantisce la libertà di pensiero e l’effettivo pluralismo delle idee.  In realtà, da molto tempo Source: il Moralista [...]

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    PUNIRE I RESPONSABILI DI...

    Scritto il 18 - apr - 2018

    0 Commenti

    LA RIVOLUZIONE HA PARTORITO...

    Scritto il 17 - apr - 2018

    4 Commenti

    DALLE PARTI DI LANGLEY...

    Scritto il 11 - apr - 2018

    2 Commenti

    GRAZIE AL GOVERNO GENTILONI...

    Scritto il 1 - apr - 2018

    0 Commenti

    COME LE ELITE MONDIALI...

    Scritto il 31 - mar - 2018

    0 Commenti

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.