Si sta consumando, nell’indifferenza generale, un cambiamento paradigmatico di portata storica. Per secoli, l’ancien regime si è retto sulla sostanziale alleanza tra potere secolare e potere temporale, unione cementata dal comune interesse nel rassicurare la cristallizzazione ad libitum di un ordine iniquo che poggiava le sue basi teoriche nel riconoscimento del principio di autorità. Il comando viene da Dio, spiega il magistero della Chiesa, per cui chi si oppone all’ordine terreno costituito, giocoforza, violenta la volontà del Padre celeste e si pone in una volontaria condizione di peccato grave. Il rispetto delle gerarchie, l’ossequio asinino verso le vecchie aristocrazie, il riconoscimento del diritto sacrale di esercitare il comando e di trasmetterlo per via ereditaria, costituivano quindi suggestioni indispensabili per blindare un ordine sociale desideroso di legittimare il sopruso, l’arbitrio, la diseguaglianza e, non paghi di tanta infamia, di ammantarlo perfino di amore celeste. La modernità, fortunatamente, spazza in maniera impetuosa questi vecchi arnesi della storia, impedendo la strumentalizzazione del sacro per puntellare il potere profano. Questo modo di intendere il diritto di governare è ben sintetizzato nell’enciclica Diuturnum di Papa Leone XIII. A partire dal XVI secolo, però, preludio della salutare archiviazione di quel lungo periodo storico che chiamiamo Medioevo, comincia ad imporsi un nuovo modo di concepire l’uso legittimo del potere: non più appannaggio delle case regnanti per volere divino ma, al contrario, detenuto dal popolo sovrano che, per delega, ne conferisce e limita l’esercizio. Prima Hobbes e Locke, poi gli illuministi francesi preparano quindi quel brodo di cultura capace di far crollare le sicumere che reggevano l’ordine antico. La Rivoluzione francese, che tradusse la teoria in pratica, segna con il ferro e con il fuoco il plastico trionfo delle idee nuove. Nessun pregiudizio anticattolico influenza questa mia lettura degli eventi. Per altri versi la gerarchia, e in particolare proprio Papa Leone XIII, ha avuto il merito di capire e denunciare per tempo i limiti e i rischi che le emergenti tentazioni comuniste tragicamente contenevano. Anche la dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum Novarum, abilmente interpretata da alcuni politici democristiani del dopoguerra come Amintore Fanfani, permise di fatto il rapido affermarsi in Italia di un sistema capitalistico di tipo misto, in grado di favorire sviluppo economico e giustizia sociale. La modernità, dicevamo, è il risultato di un nuovo modo di intendere il comando. Il fulcro della nuova filosofia è costituito dall’accettazione del principio che assegna la sovranità al popolo. Questo cambiamento epocale è stato preparato, favorito e sedimentato dalla massoneria, vera protagonista e creatrice della contemporaneità. Per una strana nemesi storica, però, oggi, proprio le contraddizioni sorte in seno alla massoneria, ostaggio di una élite sovranazionale ottusa e reazionaria, rischiano di vanificare tre secoli di progresso che essa stessa ha contribuito a forgiare. L’aristocrazia massonica sovranazionale, che in Italia presenta il volto di Mario Draghi e Mario Monti, sta infatti abbattendo proprio il principale pilastro che ha edificato il mondo nuovo: la sovranità popolare. Così come nel Medioevo il comando era riconosciuto legittimo solo nella misura in cui conforme alla legge di Dio interpretata dalla Chiesa, oggi, mutatis mutandis, l’espressione della sovranità popolare è accettata solo nella misura in cui non si discosta dai principi indiscutibili indicati da “i mercati”. Il mercato è il nuovo Dio blasfemo che autorizza e rende legale la supremazia dei governanti. Tra una settimana si vota e, ancora prima che il popolo (non più) sovrano si esprima, i nuovi sacerdoti del Dio blasfemo Monti, Napolitano e Bersani, invitano il popolo a non commettere sacrilegi trascurando di votare in conformità con il volere di questa maligna divinità pagana. Non è forse questo il sintomo più evidente di quel ritorno al Medioevo più volte su queste pagine denunciato? Non è forse questa una riproposizione dell’anacronistico principio di autorità, in voga nei secoli bui, che pretende di trasformare l’umanità in gregge instupidito e belante? La massoneria reazionaria ha promosso un nuovo ordine che, sostanzialmente, ricalca il principio di autorità oscurantista contenuto in encicliche papali come il Diuturnum, limitandosi a sostituire il potere che viene da Dio con quello che discende dal mercato. La volontà di questa nuova religione pagana, che utilizza le direttive di organismi sovranazionali come l’Ocse e il Fmi al posto delle vecchie encicliche, supera e assorbe il diritto dei popoli ad autodeterminarsi. L’ineluttabilità di alcune scelte economiche (“non c’è alternativa ai sacrifici”) rappresenta solo la maschera tecnocratica che nasconde una volontà discrezionale e politica. Anche per giustificare l’abominio delle legge sulla razza, infatti, il fascismo di Mussolini si fece scudo di una cialtronesca ricerca scientifica elaborata da presunti scienziati del tempo (clicca per leggere). Marx credeva che il capitalismo sarebbe crollato sotto i colpi delle sue contraddizioni. Invece, a quanto pare, non sarà lo strumento a mettere in discussione la moderna civiltà occidentale, quanto il motore che lo ha generato. La massoneria reazionaria, oggi trionfante, ha abbracciato lo stesso metodo dogmatico tipico della Chiesa preconciliare, sostituendo il vecchio Dio cristiano con un nuovo vitello d’oro (“i mercati”). L’ombra di questo papato nero si allunga a gradi passi sull’intero globo terrestre.

    Francesco Maria Toscano

    16/02/2013

    Categorie: Editoriale

    7 Commenti

    1. [...] Si sta consumando, nell’indifferenza generale, un cambiamento paradigmatico di portata storica. Per secoli, l’ancien regime si è retto sulla sostanziale alleanza tra potere secolare e potere temporale, unione cementata dal comune interesse nel rassicurare la cristallizzazione ad libitum di un ordine iniquo che poggiava le sue basi teoriche nel riconoscimento Source: il Moralista [...]

    2. Estote Parati scrive:

      Caro Moralista, tu sei favorevole a una progressiva implementazione del principio della accountability degli eletti al parlamento presso il popolo, ossia a una democrazia che diventi sempre più “diretta”?

      Grazie

    3. Estote Parati scrive:

      Grazie per la gentile risposta.

      • il Moralista scrive:

        Scusami, vedoo solo ora la tua domanda. Certamente si ma, in ogni caso, credo che il sistema parlamentare della prima Repubblica permetteva una rappresentanza in linea con il dettato Costituzionale. Il Porcellum e un certo modo proprietario di intendere il ruolo hanno già di fatto trasformato la nostra democratzia in una ottusa oligarchia.

        Ciao,

        Francesco

    4. Ugo scrive:

      Tutto molto opportuno e molto ben formulato. Mi permetto umilmente di darti un consiglio per rendere più espressivo il concetto: quando usi “mercato” elevandolo al ruolo di divinità (e in divinità è stato effettivamente trasformato un concetto che di divino non ha proprio niente) usa la maiuscola. Il Mercato. Come la Verità. E l’Uomo. E ogni altra delle categorie di volta in volta elevate dai furboni di turno e dall’immaginario collettivo ben al di sopra di quel che quelle categorie sono e dovrebbero restare per natura.

    5. [...] Moralista”, e titolato “Il nuovo principio di autorità promosso dal neopapismo massonico” (clicca per leggere), sostenevo la sostanziale sovrapponibilità tra il principio di autorità pre-illuministico, così [...]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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