La politica è la più alta delle scienze perché ha il compito di elaborare e perseguire un’idea di interesse generale che si sublima nella ricerca di ciò che è buono, vero e giusto; ricerca che non diviene astratta e sterile speculazione filosofica ma, al contrario, deve fattivamente tradursi nella pratica promozione di politiche che rispondono ai bisogni degli uomini. Se accettiamo questa idea di buona politica, conseguentemente, dobbiamo poi individuare con precisione le linee guida che distinguono i buoni governanti da quelli cattivi. Semplificando, potremmo allora sostenere che è buona politica quella che conforma le proprie azioni rendendole compatibili con il principio primo sopra esposto. Riconosceremo come cattiva politica, al contrario, quella intenta a violentare la scala delle priorità in modo da sottomettere la giustizia al sopruso e la verità al raggiro. Un sistema che si articola intorno ad un principio primo falso e malvagio produce necessariamente frutti velenosi e indigesti. Il disastro dell’Europa di oggi è proprio il diretto risultato della capillare ( e interessata) interiorizzazione di una scala valoriale perversa e metallica. Per Platone il  bene consiste nell’Idea del bene, origine di tutto, che è la conoscenza massima, situata al di sopra della conoscenza discorsiva o razionale. Soltanto il sapiente potrà riconoscere l’indefinibilità assoluta del bene, possedendo la scienza di ciò che è utile per la comunità intera. Alla luce di questa premessa domandiamoci: a quali risultati deve teleologicamente tendere la politica per essere a ragion veduta riconosciuta e rispettata coma la più alta delle arti? Quali le priorità da perseguire per ammantare di nobile prestigio una scienza che, altrimenti, marcisce e puzza, fino a trasfigurarsi (come oggi) in putrido e volgare affarismo o vanitoso esercizio del potere? Nella risposta a questi interrogativi è possibile cercare la soluzione ai mali che affliggono l’Europa del nostro tempo.  L’oligarchia che tiene in ostaggio il Vecchio Continente non ha dubbi: è buona politica quella che rassicura i mercati finanziari, stabilizza l’inflazione, riduce la spesa pubblica e subordina la rappresentanza democratica al rispetto di questi obiettivi. Nessun effetto collaterale, neanche il più disumano e disastroso, legittima la possibilità di mettere in discussione tali capisaldi concettuali che, perciò, alla luce di tale evenienza, assumono ontologicamente le sembianze di moderni demiurghi. In questa ottica, la disoccupazione, la povertà, l’esclusione sociale e perfino i suicidi non costituiscono un male in assoluto ma, paradossalmente, vengono vissuti come indispensabili dalle aristocrazie dominanti per proseguire sulla strada di un malefico disegno di  finto progresso. Si tratta di un rito collettivo che tiene insieme aspetti antichissimi e moderni, un mix di tecnicismo e paganesimo che tiene in ostaggio intere generazioni di afflitti. Ma non dappertutto è così. L’America latina, ad esempio, per anni defraudata e impoverita da politiche coerenti con le linee guida contenute nel famigerato Washington Consensus, vive un periodo storico di straordinario progresso sociale, politico ed economico. Illuminata da una nuova generazione di politici attenti al bene comune, il Sudamerica rappresenta oggi per molti aspetti un modello utile anche per l’Europa. E’ di ieri la notizia della straripante vittoria elettorale del presidente dell’Ecuador Rafael Correa (nella foto), rieletto a furor di popolo. Politico di spessore, economista di valore e autentico uomo di sinistra, Correa, come ha scritto acutamente Bill Black per i lettori de Il Moralista (clicca per leggere), è riuscito in pochi anni a sconfiggere l’emigrazione che contraddistingueva il suo povero Paese e ad abbattere drasticamente il numero dei disoccupati. Lo ha fatto applicando alcune ricette economiche esattamente antitetiche rispetto a quelle oggi prevalenti in Europa. Correa, così come il Presidente argentino Cristina Kirchner, ha saputo resistere alle indebite pressione di organismi internazionali che, come il Fondo monetario internazionale, difendono  nuovi modelli sociali che puntano sulla riproposizione di una specie di  schiavismo temperato. Correa e Kirchner hanno osato sfidare l’ira dei moderni demiurghi rifiutandosi di immolare nuove vittime per placare gli dei. Per questo i media occidentali continuano falsamente a dipingerli come irresponsabili che trascineranno i rispettivi Paesi sull’orlo della bancarotta. Se in Europa esistessero partiti autenticamente progressisti e democratici li riconosceremmo dalle priorità individuate. La finanza pubblica tornerebbe a rivestire il ruolo che le compete, quello di utile strumento per realizzare obiettivi politici degni di stima e considerazione. Ma Hollande, Bersani e Steinbruck sono molto più simili ai conservatori europei che non ai progressisti Sudamericani. Anche loro, infatti, sposano e  condividono quella perversa scala di valori che genera a cascata miseria e desolazione. Il pareggio di bilancio, per questi sciagurati personaggi,  diventa il fine da perseguire. Mentre  principi come  i diritti dei lavoratori, la pace sociale e il mantenimento dei servizi essenziali finiscono con l’essere relativizzati a dismisura, da difendere cioè solo nella misura in cui non mettono in discussione la salvaguardia delle regole, prime e perverse, che paralizzano il Vecchio Continente. L’Europa potrà ripartire soltanto se dimostrerà di essere in grado di cambiare in profondità questo scellerato paradigma che, prima che su basi economiche, si regge sulla fideistica accettazione di alcune primitive suggestioni.

    Francesco Maria Toscano

    18/02/2013

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      Grande ammirazione per Cristina Kirchner, ma anche per Laura Chinchilla Miranda, il Presidente del Costarica, un’altra donna che ha “il vizio” di prendere decisioni importanti per il suo Paese, senza sottostare a pressioni internazionali. Per le multinazionali che producono armi ed altri costosi giocattoli per la guerra, è impossibile vendere qualcosa alla Presidentessa, che ha deciso di abolire le spese per l’Esercito, risolvendo tutte le questioni per via pacifica. Nella pacifica Costarica i soldi previsti per la difesa, vanno alla tutela della salute e dell’istruzione. Che Donne!

    2. [...] La politica è la più alta delle scienze perché ha il compito di elaborare e perseguire un’idea di interesse generale che si sublima nella ricerca di ciò che è buono, vero e giusto; ricerca che non diviene astratta e sterile speculazione filosofica ma, al contrario, deve fattivamente tradursi nella pratica Source: il Moralista [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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