Per alcuni le categorie di destra e sinistra non esistono più. Si tratta di una questione nominale e di lana caprina perché, aldilà delle etichette, bisogna prima intendersi sul significato autentico che intendiamo dare alle parole. Oggi, mentre le élite neoschiaviste impongono un nuovo ordine sociale che si fonda sulla menzogna, sul sopruso, sulla violenza e sullo sfruttamento, la difesa dei principi minimi che hanno contraddistinto la civiltà occidentale diventa un fatto rivoluzionario. Il neonazismo tecnocratico che, occupando i punti nevralgici di questa malsana Unione Europea, esercita un potere finalizzato alla distruzione dei ceti medi e proletari, alla riduzione in schiavitù dei salariati e allo sterminio fisico degli abitanti dei Paesi più deboli dell’area euro che, come la Grecia, fungono da povere cavie nelle disponibilità di torturatori in doppio petto, ha assorbito le  vecchie categorie di destra e sinistra ma non ne  ha svuotato il senso, la prospettiva e il contenuto. L’Italia del governo Monti, per passare ad un caso concreto, rappresenta un modello preciso e paradigmatico utile per comprendere meglio il senso di questa storica mutazione. Sappiamo che per disarticolare il vecchio equilibrio sociale, fondato sul riconoscimento della dignità dell’uomo in quanto tale, il neonazismo tecnocratico ha creato in vitro un crisi fittizia capace di giustificare in astratto il progressivo svuotamento dei diritti e la riduzione in miseria dei ceti più deboli. Monti, ad esempio, grazie al consenso complice di Pdl, Pd e Udc, è riuscito in un anno a sterminare un numero consistente di cittadini deboli e disorientati, polverizzando poveri esodati, costringendo alla chiusura milioni di piccole e medie imprese e gettando in miseria intere classi sociali. Questo tipo di indirizzo politico, che rappresenta una brillante evoluzione eugenetica del nazismo originale, è stato spacciato come necessario risanamento. Anche la giustificazione utilizzata per consentire questa moderna selezione delle razze (sociali) è, a ben vedere, perfettamente sovrapponibile rispetto alle volgarità utilizzate dal regime nazista per legittimare identiche atrocità. Allora i gerarchi utilizzavano l’immagine del risanamento intesa come filosofia tendente alla difesa e alla conservazione della razza ariana minacciata da neri, slavi, zingari ed ebrei; i neonazisti tecnocratici di oggi rispolverano lo stesso modello, applicando la furia risanatrice ai bilanci dei Paesi mediterranei (dipinti alla stregua delle razze inferiori del ventennio) che, con la loro sola presenza, minacciano l’area euro sorretta dalle virtù dei Paesi responsabili del nord Europa. Per tutte le ragioni appena sintetizzate possiamo quindi affermare, senza timore di smentita, di essere già oggi vittime di classi dirigenti che puntellano sadicamente e dolosamente uno schema di governo intrinsecamente sanguinario e nazista. Abbiamo ora delineato, sulla base di un ragionamento coerente, il fronte composto dalle forze reazionarie e neonaziste che perseguono nei fatti identici obiettivi. In Italia, Pdl, Pd e Udc, hanno già dimostrato in concreto di essere chiaramente schierati dalla parte delle oligarchie affamatrici e contro il popolo raggirato e vilipeso. Lo hanno fatto votando all’unisono provvedimenti criminali che, come era ovvio, conosciuto e prevedibile, hanno aumentato miseria e disoccupazione, aggravato la recessione e perfino fatto aumentare il debito pubblico. Questi sono fatti, non suggestioni. L’idea invece che il Pd, pur fiancheggiando il neonazismo tecnocratico, poiché partito nominalmente di sinistra, conservi una sua dignità “a prescindere” è francamente irritante e stucchevole. Nei periodi storici che, come quello che viviamo, presentano caratteri emergenziali, necessariamente le etichette  lasciano il posto alla sostanza.  La crudeltà distruttiva del moderno tecno-nazismo è ignorata dalle nostre èlite politiche e intellettuali, un po’ perché insipienti e un po’ perché colluse, ma è percepita in maniera chiarissima dal popolo italiano, avanguardia su scala europea di una nuova ed eroica stagione di Resistenza. Lo schema vero, quindi, che oggi la necessità propone, non è rinvenibile nella surreale alternanza tra destra e sinistra, ma nella lotta fra il tecno-nazismo elitario dominante (che assorbe le vecchie categorie di destra e sinistra) e la Resistenza di popolo che tenta faticosamente di organizzare sul campo un argine rispetto alla barbarie. Una Resistenza, badate bene, che non può  considerarsi esclusivo appannaggio di singoli partiti o movimenti ma che, al contrario, si riconosce unicamente per contrasto. Così come nel secolo scorso il comitato di liberazione dal fascismo conosceva al suo interno articolazioni molto differenti (dai comunisti ai cattolici integralisti), ma diventava monolite nella comune battaglia per la libertà, oggi  il minimo comune denominatore che delimita il campo di questa nuova Resistenza si intravede, in Italia, in quelle forze che si oppongono risolutamente al montismo e a tutte le forze politiche collaborazioniste che ne hanno armato la mano. E’ chiaro che il milione di persone che ieri Beppe Grillo ha raccolto in Piazza San Giovanni rappresenta il momento più avanzato, visibile e organizzato di questo anelito popolare di resistenza contro il tecno-nazismo. Affermare questo non significa riporre in Grillo aspettative che il suo Movimento, per costituzione e limiti evidenti, non è ancora in grado di soddisfare. Ma negare il ruolo embrionale di alternativa organizzata al Movimento 5 Stelle è ingiusto e miope. Questo ruolo, volenti o nolenti, i grillini se lo sono conquistati sul campo. Una volta entrati nelle stanze del potere giudicheremo i parlamentari di Grillo dalle cose che faranno senza sconti di alcun tipo. Il popolo degli oppressi si aspetta rapidamente azioni concrete che ristabiliscano la giustizia violata, volte a punire con severità impeccabile ed esemplare i responsabili delle recente torture inflitte al popolo italiano (per non parlare di quello greco). Se i grillini, una volta in Parlamento, si comporteranno come miserabili arrivisti, falsi e compromissori, pronti a sacrificare gli interessi rabbiosi di un popolo allo stremo per interessi personali o di partito, finiranno per venire tosto sbranati dalla bestia dormiente che hanno coraggiosamente risvegliato. La storia ci ricorda che non sono pochi i casi di rivoluzionari della prima ora che, come Robespierre, finirono vittime di esagerazioni e ipocrisie che contribuirono a fomentare. Ma i destini personali di ognuno, in una fase come questa, contano molto poco. La Rivoluzione francese ha impresso una svolta luminosa e decisiva per la storia dell’uomo, anche a dispetto delle piccolezze, meschinità ed errori di alcuni fra i suoi più illustri protagonisti. A nessuno è consentito giudicare la Storia con gli occhi miopi della cronaca.

    Francesco Maria Toscano

    23/02/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    8 Commenti

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    3. ampul scrive:

      Bene! Diamo a grillo quel che è di grillo! Aldilà delle proposte (che vi invito a guardare e chiedervi se si può, se mai si potesse, non esser d’accordo!!), il fenomeno grillo non é etichettabile come antipolitica e bla bla… Il movimento raccoglie un fenomeno REALE, formato dai cittadini da cui il resto del panorama non solo politico è staccato!!
      La gente, come ricorda benissimo il moralista nei suoi scritti, è socialmente oppressa, stordita, confusa, portata alla noia casalinga o, di contro, al consumo sfrenato, ad arte da un sistema neanche corrotto, lo definirei piuttosto indolente, che si preoccupa di ottemperare a certi dettami di élite e potentati.
      Questo è quello che ha inglobato l’ondata grillo… È uno stato nascente che la gente aveva dentro…
      Ed è per questi presupposti che mi auguro vadano in parlamento…
      Poi, come dice il moralista, giudicheremo del loro operato.
      Ma attenzione, il fondamento principale su cui si basa il movimento 5 stelle, è che il cittadino non delega nessuno, il cittadino dedica e concorre a creare certi presupposti su cui poi creare tutto il resto, politico, sociale, culturale.
      Come dargli torto!
      Ciao a tutti.

    4. Arianna scrive:

      Altro OTTIMO articolo. Bravo Francesco!

    5. [...] eloquente: “Resistenza di popolo contro neonazismo tecnocratico, il nuovo bipolarismo italiano” (clicca per leggere). Sostenevo la tesi che registra con disappunto il superamento della classica dicotomia [...]

    6. [...] in passato sintetizzato attraverso l’utilizzo dell’immagine di “neonazismo tecnocratico” (clicca per leggere). Già Tremonti in verità, nel suo libro Uscita di sicurezza, definisce “fascismo bianco” lo [...]

    7. il Moralista scrive:

      […] di popolo contro neonazismo tecnocratico, il nuovo bipolarismo italiano” (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/2013/02/23/resistenza-di-popolo-contro-neonazismo-tecnocratico-il-nuovo-bi…). Invito i miei lettori a rileggere l’analisi di allora divenuta, nel frattempo, ancora più […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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