Come Il Moralista aveva ampiamente anticipato, i sondaggi pre-elettorali erano chiaramente sciatti o manipolati (clicca per leggere). Purtroppo anche i migliori editorialisti che, in buona fede, si improvvisano politologi per l’occasione, spesso faticano a sentire il polso di quello che l’ammaccato D’Alema continuerebbe a definire il “Paese reale”. Esiste una nutrita schiera di uomini di livello, molti dei quali scrivono su testate (fino a ieri) prestigiose, abituati a ragionare di politica utilizzando schemi concettuali preistorici, politicisti e autoreferenziali. Costoro, trasponendo sic et simpliciter regole valide nel campo della vendita ortofrutticola, pensano che l’arte della politica possa trovare compimento nello statico spostamento di pezzi di nomenclatura o, peggio, nella caotica sommatoria di sigle vuote e intercambiabili. Un esempio paradigmatico che palesa questo italico vizio, è rinvenibile nelle analisi da strapazzo che hanno accompagnato la “salita in campo” del divino Monti. Un’operazione, quella di Scelta Civica, nata morta in partenza, apoteosi di vanità, approssimazione e dilettantismo. Anche in questo caso Il Moralista aveva previsto con largo anticipo la fine ingloriosa dell’alleanza montista (clicca per leggere). Non ci voleva un genio ad essere sinceri. Tutti gli ingredienti indispensabili per il sicuro fallimento dell’uomo chiamato loden erano già chiarissimi al momento della presentazione di un progetto politico somigliante da subito ad una involontaria parodia della più efficiente e famosa Armata Brancaleone. Solo un cretino matricolato poteva infatti pensare di offrire agli italiani un polo “del rinnovamento” affiancandosi, in un clima come questo, a due vecchi arnesi come Fini e Casini. E’ vero che Monti ha capito quasi subito il madornale errore commesso, evitando i due appestati di cui sopra in maniera ostentata, ma oramai il danno era fatto e irreparabile. Molti scienziati sommavano il presunto 5% storico dell’Udc al presunto 2% di Fli ai presunti considerevoli consensi personali di Monti. In realtà, all’interno di una alleanza incoerente e disomogenea, le tre liste hanno fatto a gara nel trascinarsi vicendevolmente sempre più in basso. I militanti Udc, abituati a decenni di logiche nepotistiche e clientelari, sono evaporati di fronte al modello teutonico imposto da Mario Monti; mentre tanti neofiti eccitati, pronti a votare Lista Civica in preda ad un ansia di rinnovamento, avranno desistito dallo scellerato intento solo all’idea di poter in tal modo astrattamente contribuire alla rielezione di personaggi come Fini e Casini, divenuti nell’immaginario collettivo esempi viventi di politica indegna e maneggiona. Ma la classe dirigente italiana (politica e informativa), nel suo insieme rintanata nei palazzi o negli ovattati studi televisivi, totalmente incapace di interloquire con un elettorato spaesato e rabbioso, non coglie più neppure alcune macroscopiche ovvietà. Non sono affatto sorpreso dal risultato delle urne che, al contrario, è perfettamente aderente con le mie previsioni della vigilia. Ad alcuni amici carissimi avevo manifestato la percezione di un possibile pareggio alla Camera fra le tre forze principali, Pdl, Pd e M5s, tutte immaginate orbitanti intorno ad una quota ipotetica del 25%. A parte Monti, che però era sconfitto già prima di cominciare, il vero naufrago di questa tornata elettorale si chiama Pierluigi Bersani. Convinto di avere la vittoria in tasca, il segretario del Pd in campagna elettorale è riuscito a disorientare ulteriormente il suo potenziale elettorato con sortite degne di un idiota. E mentre Berlusconi, in maniera spregiudicata e certamente strumentale, citava Krugman e criticava le politiche di austerity volute dalla Germania, Bersani finiva per difenderle come “male necessario per non fare la fine della Grecia”. E siccome anche i ciechi sanno che la Grecia quella fine l’ha fatta proprio seguendo le ricette difese da Bersani, gli argomenti del segretario del Pd sono naturalmente risultati indigesti ad un elettorato che, nel suo insieme, si è dimostrato meno disattento di quello che si crede. Paradossalmente, un alieno appena sbarcato in Italia, ascoltando in campagna elettorale le proposte di Berlusconi e quelle di Bersani in campo economico, avrebbe scambiato il primo per un keynesiano di ferro e il secondo per un ottuso seguace della scuola di Chicago. A Berlusconi, sia chiaro, di Keynes e Krugman non gliene frega nulla ma, perlomeno, il Caimano coglie la giustezza astratta di alcune soluzioni, anche se poi, all’atto pratico, sacrifica sempre la buona politica per tutelare meglio i suoi interessi personali. Bersani, e con lui gran parte del Pd, è invece un ottuso che si beve tutte le fesserie che gli vengono raccontate: giudica cioè indispensabili le politiche di rigore di oggi, con lo stesso animo acritico e subalterno tipico del compagno comunista che, negli anni ’50, avrebbe difeso l’invasione sovietica dell’Ungheria giudicandola spiacevole ma ineludibile. I grandi giornali, farisei sbugiardati dal voto, denunciano lo stato di ingovernabilità. Questa manfrina durerà qualche giorno e poi, come tutti sanno, spunterà fuori un altro governo consociativo identico a quello attuale, benedetto da nonno Napolitano e mamma Merkel sotto lo sguardo benevolo e rassicurante dello zio d’America. I leader giustificheranno l’operazione “come atto di responsabilità in un momento drammatico per la vita del Paese”, aiutati nell’operazione dal provvidenziale aumento di uno spread riattizzato all’occorrenza da chi di dovere. E quindi, cari amici, come vi avevo abbondantemente pronosticato, ogni voto espresso in favore di Pdl, Pd e Udc, sarà utilizzato dall’establishment morente per riproporre lo stesso schema consociativo e neonazista che ha contraddistinto il brillante esperimento delle larghe intese a guida Monti. Grillo aumenterà il livello della polemica preparandosi a vincere in solitaria al prossimo giro (con tutti i rischi che questo comporta), mentre il Pd finirà dilaniato da una lotta interna fra la vecchia nomenclatura inciucista, desiderosa di farsi un ultimo ballo di valzer, e le inquietudini crescenti di giovani turchi come Fassina e Orfini che rischiano di finire stritolati dal prepotente riemergere di uno schema neoconsociativo. Berlusconi invece, come al solito, si limiterà a farsi i cazzi suoi.
Francesco Maria Toscano
26/02/2013
Le macchie del giaguaro sono rimaste al loro posto e lo smacchiatore piacentino è rimasto con lo straccetto in mano, se non è stato lui, invece, ad essere smacchiato. Oggi le comiche.
il PD è riuscito a perdere n’altra volta… che fessi, avevano la vittoria in tasca, se solo fossero andati alle elezioni appena caduto Berlusconi anzichè cagarsi addosso per lo spread e appoggiare Monti! destinati a perdere sempre! un gruppo di sfigati senza idee di sinistra, bastavano un altro paio di settimane di campagna elettorale e ci trovavamo nuovamente il giaguaro al governo. Adesso facciano la legge elettorale e si ritorni al voto altrimenti si facciano governare un’altro pò da Mr. Spread, tanto alla prossima tornata elettorale vince Grillo
Alessandro, lo ha capito pure mia madre di ottant’anni.
Bersani invece no; ora gli mando mia madre…
Alessandro, dalle tue parole sembra quasi che ti dispiaccia il fatto che il pd abbia perso…
Anche se avessero fatto ciò che tu auspicavi, cosa ne risultava? Il paese sarebbe andato meglio? Solo perché non c’era Berlusconi e le mignotte e governava la sinistra?
Ma andiamo su…
Il pd è solo l’ennesima bufala, che racchiude di facciata le anime comuniste precedenti al nostro degrado parlamentare post tangentopoli.!
Come ha scritto benissimo il moralista, pensare che sotto le vesti del pd ci sia la buona politica – solo perché di sinistra e storicamente e tradizionalmente a favore dello stato sociale – è “stucchevole e errato!”.
Basta! Pdl=pd – l. Questo è l’unico dato certo! È un fatto!
La farsa è iniziata, e la conclusione, ahimè, il moralista l’ha già preventivata!
Ciao a tutti!
Trovo questo articolo chiaro e più che condivisibile.
[...] come questo, a rassicurare i mercati e l’Europa che ci guarda (male)”. Chiaro, limpido, Recoaro (clicca per leggere). Che poi il governicchio in questione lo guidi direttamente Bersani anziché una figura istituzionale [...]
[...] finanziari che contano”. Come vi avevo anticipato all’indomani del voto, l’inciucione si farà (clicca per leggere). Vi avevo anche detto con larghissimo anticipo che, per facilitare una soluzione di continuità con [...]
[...] scrivevo due mesi fa, all’indomani del risultato delle prime elezioni svoltesi in pieno inverno (clicca per leggere). Per citare un illustro sadico dei nostri tempi, il banchiere centrale Mario Draghi, nei paesi [...]
[...] elettorale, scrissi che si sarebbe formato un governo delle larghe intese in pochi mi credettero (clicca per leggere). All’epoca Bersani giocava ancora a fare l’alternativo, proponeva otto punti programmatici uno [...]