Continua il vivace “scambio di opinioni” tra Il Moralista e Democrazia Radical Popolare che ha inteso  pubblicare oggi un articolo infelice già dal titolo “Democrazia Radical Popolare e la stoltezza giovanile de  ”Il Moralista” (clicca per leggere). Pensavo che la discussione ironica e maschia fosse apprezzata dalle parti di Drp ma, evidentemente, mi sbagliavo. Come che sia, non credo sia utile né pregevole spostare i termini della discussione su un piano diverso dal puro merito delle questioni affrontate. A tal proposito, come accennavo in apertura, ho trovato francamente deludenti alcuni argomenti utilizzati dagli estensori di questo ultimo, sgraziato, pezzo. Ricorrere all’immagine del giovane immaturo per viziare alla radice le analisi dell’interlocutore rappresenta un altro, vecchio e ricorrente, vizio italico duro a morire. La gerontocrazia che immobilizza questo Paese da anni sfodera spesso il trito argomento dell’inesperienza che, inconsapevolmente, palesa nostalgia per il bel mondo antico fondato sull’autorità per la vita esercitata dal pater familias. Il Moralista poi, ringraziandovi per averlo fatto sentire per un attimo più giovane, tanto fanciullo non lo è più da un pezzo. E anche solo a guardarlo, oramai quasi calvo e con una barba sempre più brizzolata, non viene voglia di regalargli un trenino. L’analisi anagrafica di partenza è perciò più coerente con lo stile di un Mario Tassone qualsiasi, vecchio notabile udiccino che frequentavo quando ero giovane per davvero, mentre stona se esplicitata su un portale abituato generosamente a regalare ragionamenti di ben altra profondità e originalità. Ammetto, faccio ammenda e chiedo umilmente scusa per avere in passato creduto che alcuni partitini della galassia post-Dc potessero rappresentare un valido approdo per chi, come me, ha interiorizzato fin da ragazzo alcune linee di pensiero coerenti con l’impegno dei cattolici in politica. Uomini come Fanfani, ad esempio, protagonisti e fautori di politiche progressiste e lungimiranti, mi sembravano indicare percorsi di buona politica utili anche per la società  moderna che, sull’onda del berlusconismo trionfante, tendeva invece a rimuovere il passato dipingendolo come monolite canceroso, da sacrificare e dannare sull’altare di un’ irrazionale sbornia nuovista. Ho sbagliato? Certo che ho sbagliato. Perché Casini e Tabacci non somigliano neppure lontanamente ai buoni politici democristiani del dopoguerra che, da De Gasperi a Moro, hanno garantito all’Italia un lungo periodo di crescita economica. Ho commesso in gioventù lo stesso errore, formale e politicista, che gli amici di Drp intendono perseguire in età adulta. Così come io, cresciuto respirando atmosfere cattolico-progressiste, credevo fosse indispensabile guardare verso determinati partiti, nella vana convinzione di poter contribuire alla riscoperta di una tradizione che sentivo appartenermi, gli amici (spero non ex a questo punto) di Drp insistono nel guardare con severa perseveranza e comprensiva attenzione verso un partito, il Pd, che sentono legittimo erede della sinistra italiana, forza attualmente creduta ostaggio di una classe dirigente non all’altezza di cotanti trascorsi. Posso dire di non condividere questa lettura, sforzandomi di argomentare, senza perciò tirarmi dietro l’accusa di stolto e supponente? Io rispetto e amo gli  amici, e mi vanto di annoverare Gioele Magaldi fra quelli più colti, intelligenti e preziosi che ho avuto la fortuna di incontrare, ma non ho la vocazione del discepolo. E gli amici non si importunano né si ascoltano come oracoli, ma si comprendono, si stimano, si capiscono e si aiutano, tentando quotidianamente di creare un clima di empatia che rigetta l’arroganza e si annaffia col sentimento. Questa impostazione è forse incompatibile con il pacifico riconoscimento della leadership intellettuale di chi, come signorilmente rimarcano gli amici di Drp, mi ha anche fornito strumenti di interpretazione della realtà che non mi appartenevano e non mi sognavo neppure? Tanto per essere chiari, God e Drp  hanno offerto, non a me, ma all’intera pubblica opinione  strumenti validi per interpretare una realtà che, altrimenti, sarebbe rimasta inintellegibile. Se poi di fronte ad uno spunto, pacato ma critico, si risponde o rivendicando la primogenitura (alla Barnard), o inventandosi trascorsi politici pidiellini (a meno di non volere aderire al sottile ragionamento di Sergio Di Cori Modigliani che, tempo fa, attizzava i suoi delicatissimi lettori invitandoli a  manifestare sdegno verso gli impuri che avevano osato interfacciarsi con Scopelliti e Raffa ), onestamente non ci posso fare nulla. Se, ancora, il problema è nei toni, è superabile perché sono pronto a rivederli (anche se siete stati voi a introdurre piacevolmente la discussione su un piano ironico e leggero). Se il sarcasmo non è gradito, utilizzerò da ora in avanti toni più asettici. Se il problema è invece nei contenuti, poiché tuttora fermamente convinto della bontà del mio ragionamento, molto diverso dall’immagine caricaturale che ne avete fatto, non posso farci nulla di nuovo. Né sarebbe dignitoso violentare gli intimi convincimenti divenendo ignavi per amore di quieto vivere. In estrema sintesi, e lo ripeto fino allo sfinimento, io credo sia velleitario e sbagliato inseguire una piattaforma politica che si rivolge in prima istanza alle nomenclature degli attuali partiti sedicenti progressisti (nel caso specifico ai dirigenti e ai quadri del Pd e partiti affini) , nella illusoria convinzione che basti cambiare qualche tassello di vertice per garantire i presupposti per salpare finalmente verso lidi meravigliosi. Questa forma mentis, mi spiace ripeterlo, è palesemente inadeguata, viziata da un eccesso di politicismo per giunta scambiato per sottile strategia. L’ articolo pubblicato oggi sul sito di Democrazia Radical Popolare, e titolato “Democrazia Radical Popolare “vince” le elezioni…e rinnova l’esortazione pre-elettorale ad un’intesa progressista e riformista tra PD, SEL, RIVOLUZIONE CIVILE e MOVIMENTO 5 STELLE. Si guardi al “MODELLO SICILIA” (clicca per leggere), ne rappresenta una plastica dimostrazione. Per risolvere il problema, secondo questa entusiastica lettura, basterebbe mettere d’accordo le forze che si riconoscono ipoteticamente su un fronte di non meglio specificato progressismo. Unendo dal vertice della piramide tutte le sigle ( non i partiti che sono una cosa seria e diversa) che si oppongono al pagliaccio Berlusconi e al becchino Monti, questo il suggerimento, il gioco è fatto.  Mettiamo insieme tanti pastori oggi apparentemente lontani e, statene certi, le pecore seguiranno. Un progetto serio e lungimirante, al contrario, invertirebbe completamente i termini della questione: si preoccuperebbe cioè di partire dalla base creando le condizioni per rappresentare in prospettiva blocchi sociali oggi traditi e ignorati, cementandoli attraverso la comune adesione ad una linea di pensiero, forte,  limpida e radicalmente innovativa, capace di adattare la realtà politica in coerenza con il mutamento effettivo della nostra società. Grillo, inopinatamente inserito in un listone di ipotetiche forze parlamentari chiamate a mettersi insieme, ha cambiato il volto della politica italiana in maniera travolgente seguendo una procedura corretta. Tutto questo, naturalmente, non è garanzia di buona politica. Anzi, per molti aspetti, condivido l’analisi critica di Drp che tende a evidenziare le tantissime storture che accompagnano il Movimento 5stelle, onde per cui, non capisco per quale motivo mi si rimproveri continuamente una presunta infatuazione grillesca. Grillo ha creato dal nulla un movimento in grado di rivoluzionare la politica unendo un nuovo modello comunicativo ad una precisa, paziente, coerente ed encomiabile opera di attrazione dal basso. Questo mix fra un nuovo modo di comunicare la politica e una certosina opera di aggregazione che guarda verso la base (ma che naturalmente, come correttamente segnala Drp, è sempre gestita da una ristretto numero di oligarchi in grado di dominare le regole della manipolazione di massa), racchiude il segreto di un successo strepitoso che ha stupito molti (ma non Il Moralista). Di fronte alla carica innovatrice di questo modello, è anacronistico pensare che un rimescolamento delle attuali nomenclature, o la meccanica collaborazione fra forze genericamente individuate come progressiste, possa rappresentare una risposta adeguata rispetto alla complessità del presente. Chiudo infine rispondendo alla critica principale che, al netto delle tante divagazioni, l’articolo di Drp contiene: quella cioè di perseguire inconsapevolmente un’idea apocalittica della politica perché influenzato da lugubri ascendenze agostiniane e paoline; queste cattive suggestioni, quindi,  svelerebbero perciò le irrazionali ragioni che mi portano a mettere sullo stesso piano partiti diversi come Pdl, Pd e Udc. No, non è così. I principali partiti dei Paesi del mondo occidentale conservano storie antiche che ne palesano e rendono evidenti le diversità. In Italia, purtroppo, la stagione di Mani Pulite ha tagliato per intero l’albero e reciso (quasi) tutte le radici. Le ideologie che si manifestavano attraverso i partiti di riferimento della Prima repubblica sono state colpite, messe in naftalina e bandite  dalla asinina e unanime adorazione di nuove sicumere, dalla comune accettazione dei dogmi neoliberisti alla divinizzazione del sistema bipolare venerato come fine ultimo anziché come strumento. Dal 1994 ad oggi, tutte le coalizioni di destra e di sinistra che si sono alternate al potere, hanno promosso politiche intercambiabili e costruito un sistema di sostanziale mutuo soccorso per conservare la specie e ubbidire in coro alle direttive superiori cucinate in sedi sovranazionali. La precarietà sul lavoro, per fare un esempio, è  stata introdotta dai governi passati di centrosinistra (con Tiziano Treu ministro del lavoro). Era un provvedimento coerente con la storia della sinistra? No. E perché è passata comunque senza troppi patemi una legge capace di infrangere un tabù storico della sinistra come quello che difende e protegge la dignità del lavoro? Perché già allora le radici dei partiti formalmente di sinistra, presenti nel primo governo Prodi, erano state tagliate. E poi, cari amici di Drp, di quali radici stiamo parlando? Non certo di quelle riferibili alla storia del Partito socialista italiano (esempio di sinistra liberale e occidentale), polverizzato dalle inchieste di Antonio Di Pietro tra gli applausi interessati di un manipolo di comunisti infingardi che non vedevano l’ora di rifarsi una verginità sacrificando il “cinghialone” per placare l’ira degli dei furenti. Gli stessi che oggi, conservando tali imperdibili trascorsi, guidano il partito democratico  selezionando per il futuro una cabina di comando formata da gente  del  calibro di Orfini e Fassina. Ad essere precisi e pignoli, poi, l’ultima classe dirigente socialista che il Paese ha conosciuto, ha trovato non a caso asilo politico, peggiorando di molto nel corso degli anni, all’interno di Forza Italia. A volerle proprio valorizzare, le radici del Pd affondano nel vecchio Pci, malamente camuffate dalla ornamentale e contemporanea  presenza di alcuni fra i peggiori personaggi della vecchia sinistra Dc che, come Rosy Bindi, venivano spregiativamente bollati come “comunisti di sagrestia” già ai tempi della prima Repubblica. In mancanza di tradizioni effettive degne di questo nome, sulla base di quale ragionamento dovremmo nobilitare del titolo di sinistra progressista l’odierno Partito Democratico? Dovremmo farlo rispolverando la storia  recente di questo malriuscito e miserabile esperimento partitocratico iniziato con l’elezione di Veltroni l’africano? Una storia fatta di pressapochismo, miopia, incapacità, vigliaccheria, boria e supponenza, culminata con l’appoggio suicida ad una governo espressione del neonazismo tecnocratico a guida Monti? La vita del Pd è intrisa di scelte politiche che, dalla prima all’ultima, risultano tragicamente  identiche a quelle di partiti come l’Udc e il Pdl; ma, per fede o conformismo, in tanti  pretendono ancora di spacciare presso la pubblica opinione il Partito Democratico quale forza depositaria di una nobile diversità, negata però in concreto sia dalla storia passata che dalla cronaca recente. Per usare in chiusura una metafora provocatoriamente grillina, insisto: chi ha a cuore le sorti del fronte progressista in Italia (e pochi lavorano a questo scopo con la passione e l’ingegno degli intellettuali di Drp), non perda più tempo nel tentare di rianimare chi non c’è più da un pezzo e, forse, nei termini proposti non c’è mai stato. E’ questo il momento di gettare un seme e aspettare di vederlo crescere.

     

    p.s. Mentre scrivo mi segnalano un articolo pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog che (clicca per leggere), come era ovvio, frustra sul nascere le velleità di chi pensa di districare la realtà utilizzando schemi politicisti archiviati per sempre dalle ultime elezioni.

    Francesco Maria Toscano

    27/02/2013

     

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      Ciao Francesco, condivido in pieno quello che scrivi..ma sarei un po’ piu’ scettica riguardo al M5S, anche se l’ho votato, in quanto, da una parte Grillo continua a non capire o far finta di non capire quale sia la vera causa della crisi, visto che parla di tagliare pensioni e dipendenti pubblici e di dare un reddito di cittadinanza..dall’altra, la base sta chiedendo a Grillo di dare la fiducia al governo Bersani..( in questo caso invece sarei d’accordo con Grillo)..pero’ all’interno del movimento chi decide e’ Grillo/Casaleggio a meno di mobilitazioni che possano andare sui media come questa della richiesta di fiducia al governo Bersani (cosi’ Grillo potra’ sempre dire che ha aderito ad una richiesta della base)
      Ti leggo sempre con piacere.
      Alessandra

      PS
      anche tu, quando ti rubano le idee o i post senza nominarti lo fai notare.

    2. Giovanni scrive:

      Ciao Toscano, leggendo l’articolo di DRP ho avuto l’impressione che si stanno divertendo a provocarti e che questa serie di diritti e di rovesci li stuzzichi parecchio. Comunque, una cosa è certa, il PD può essere rifondato solo dopo l’epurazione di tutta la sua classe dirigente, anche dei giovani turchi Orfini e Fassina. Mi chiedo, come si può solamente ipotizzare di cambiare un partito dal suo interno, se il suo leader Bersani dopo una così pesante batosta elettorale non ha ancora rassegnato le dimissioni? Ed ancora, si può “rivoluzionare” il PD senza fare chiarezza sulla questione MPS? Come mai i debiti del PD dopo la vendita di Antonveneta a MPS come per magia sono spariti? Come mai qualcuno tira fuori il nome di Amato a capo del nuovo Governo?
      Sarebbe interessante che DRP rispondesse a questi interrogativi prima di “salvare” questa grande corrente “progressista”. Forse quelli di DRP vogliono sostituire Bersani con il suo sosia esoterico?
      Caro Toscano, continua a divertirti in questa partita di tennis, un po’ di “allenamento” fa bene, tanto il PD è quasi finito e il Monte dei Paschi ne decreterà l’estinzione, quelli di DRP lo sanno bene e stanno cercando in extremis di salvarlo.
      (Il gioco del potere è complesso e non tutte le varibili si possono calcolare)
      Saluti.
      Saluti.

    3. Bandeirante scrive:

      Sergio di Cori Modigliani ha il blog meno affidabile che si possa trovare su internet e i suoi lettori sono dei signori raffinatissimi dalla profonda cultura.

      A parte gli impropri paragoni con un fumistico avventuriero del web come Modigliani (che non c’entra niente con una persona che esprime con serieta’ le proprie opinioni come il Moralista) nella sostanza ha ovviamente ragione Francesco.
      Il PD e’ finito perche’ si e’ venduto e DRP sta difendendo l’indifendibile per ragioni che Giovanni ha espresso in maniera concisa e efficace.
      Il redde rationem e’ vicino e finalmente bisognera’ schierarsi senza ambiguita’; i furbetti saranno spazzati via dalla storia e forse il nostro paese si liberera’ dal peso di una classe dominante gaglioffa, bassamente egoista e notoriamente senza dignita’.

    4. domenico scrive:

      Anch’io sono un “giovane” stolto (conterraneo e coetaneo del moralista). Mi sto ponendo qualche domanda e spero di non importunare alcuno: ma quei pochi punti programmatici del movimento 5 stelle non sono quasi tutti sacrosanti? perché il PD non si apre al programma 5 stelle? chi è il vero responsabile dell’ instabilità del paese? Posto che l’austerità dovrà essere abbandonata, attendiamo il responso dell’oracolo DPR.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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