Ieri si è svolto il Consiglio nazionale dell’Udc, un evento tragicomico preludio della definitiva archiviazione di un partito di cui nessuno, tranne gli stessi congiunti di Casini (in lista o meno), sentirà mai la mancanza. La fine violenta e traumatica della Dc, caduta sotto i colpi unidirezionali delle inchieste del pool di Mani Pulite, ha posto fine all’unità dei cattolici in politica. Nella confusione narcisistica che ha caratterizzato i partiti della Seconda Repubblica, l’elemento ideologico ha lasciato il posto all’idolatria personalistica. Il partito dell’uomo solo al comando, sulla scia di Berlusconi, è divenuto modello dominante, contagiando anche quelle forze di sinistra che, per lavarsi la coscienza, hanno provveduto negli anni a blindare un’oligarchia di derivazione comunista spacciandola per esempio di pluralismo democratico. Tutti gli orfani della balena bianca hanno perciò tentato inutilmente di approdare verso lidi che, anche lontanamente, recuperassero una tradizione -quella per l’appunto dei cattolici impegnati in politica- capace di mantenere un legame storico e sentimentale con un’esperienza evidentemente già riabilitata dalla pochezza e l’oscenità di ciò che è venuto dopo. L’Udc,  più di altri partiti sorti sulle ceneri della diaspora democristiana, ha per lungo tempo avanzato velleità continuiste, provando ad accreditarsi presso la pubblica opinione quale unico legittimo erede di una esperienza nata all’indomani della caduta del non expedit di papa Pio IX. Ma, come sa chi ben conosce le dinamiche passate e presenti di Via dei due Macelli, l’Udc è riuscito nell’impresa di unire in un solo contenitore i peggiori vizi della prima e della seconda Repubblica: ne è venuto fuori un mostro rachitico, dal ghigno permanente, in grado di accompagnare il più sterile tatticismo di derivazione dorotea con l’adorazione pagana di un leader, Pierferdinando Casini, che sublima il concetto di  mediocrità elevato a potenza. I partiti della seconda Repubblica hanno reciso con arroganza l’indispensabile legame che univa cultura e politica. Senza conoscenza, necessariamente, la politica si riduce per forza a sterile conservazione del potere o, nella peggiore delle ipotesi, vile affarismo. Nessun partito, più dell’Udc, ha umiliato la funzione stessa della politica, nobile solo se costruisce ed elabora pensiero, elevando figure improbabili e macchittistiche come Lorenzo Cesa al rango di guida e modello per giovani e militanti. Ricordo di essere rimasto stupito quando, nel lontano 2005, in occasione di una kermesse di partito svoltasi in Calabria, mi occorsi che il neosegretario Cesa (che aveva appena sostituito il dimissionario Follini) non solo faticava ad articolare un’analisi degna di questo nome ma, seppur provvisto di salvifici fogli, zoppicava perfino nel leggere testi pre-confezionati. Quali meriti poteva vantare un uomo di codesto lignaggio per assurgere ai vertici apicali di un partito che, sfacciato, rivendicava con tronfia boria di essere erede di giganti del passato come Sturzo, De Gasperi, Fanfani e Moro? Nessun senso del pudore imponeva ai militanti più anziani, quelli che avevano vissuto una stagione nella quale la selezione della classe dirigente era ancora frutto di visioni oneste, leali e lungimiranti, di inorridire di fronte a tanta inadeguatezza figlia della protervia e della più becera arroganza? Evidentemente allora no. Ma oggi, nella fase finalmente crepuscolare di un partito che espone ancora come simbolo lo scudocrociato, qualcuno ha inteso lodevolmente, seppur con complice ritardo, denunciare pubblicamente alcune palesi storture rimaste per troppo tempo nascoste come la polvere sotto i tappeti. Mario Tassone, parlamentare calabrese di lungo corso, ha ieri nobilitato la sua grigia militanza decennale nel partito di maitre a penser del calibro di Casini, Cesa e Trematerra segnalando, con chiarezza e coraggio, la totale scelleratezza che ha ispirato l’indirizzo politico recente del suo partito: “allearsi con Monti”, ha giustamente notato Tassone, “è stato un grave errore. Perché noi non abbiamo nulla a che fare con banchieri e massoni reazionari”. Tassone ha dovuto perdere lo scranno di deputato per recuperare lucidità e coraggio, fortunatamente aiutato dalla attenta lettura di siti che, come il Moralista ( a sua volta ispirato da Grande Oriente Democratico), demistificano indefessamente la reale natura del potere conferito al decadente  professore di Varese. Paradossalmente la fine dell’Udc, lungi dall’allontanare la prospettiva di una futura rinascita di patiti di ispirazione cattolica in grado di riproporre e attualizzare il pensiero ancora vivo di intellettuali del calibro di Jacques Maritain, potrebbe agevolarne l’improvvisa (e auspicabile) fioritura. Senza più l’alibi costituito dalla deleteria presenza sulla scena di un  partitino ignorante, ondivago, opportunista e banderuolo, potrebbe presto riproporsi in termini più seri, nobili e alti l’opportunità di rilanciare sul piano politico il cattolicesimo democratico. Comunque, a parziale discolpa del pensionando Casini, bisogna riconoscere che non è stato il solo a farsi abbindolare dal presunto prestigio del becchino in loden. Anche i vertici della gerarchia ecclesiastica, con relativa stampa cattolica al seguito, hanno ultimamente palesato di vivere un grave stato di subordinazione culturale e psicologico nei confronti degli esponenti più importanti del circuito massonico-reazionario internazionale. Come dimenticare infatti i goffi endorsement di Avvenire e Osservatore Romano in favore del premier uscente? Patetica piaggeria che contraddice in pieno i pilastri che sorreggono la dottrina sociale della Chiesa. Ma, badate bene, tale incongruenza non va analizzata alla luce di una interpretazione letterale e funerea di encicliche che, come “l’Humanum Genus” di Leone XIII, condannano in maniera indistinta i frutti della massoneria in quanto tale (“alito pestifero delle sette”); ma, al contrario, sarebbe bastato analizzare con gli occhi della modernità le scelte inumane e antisociali promosse da un uomo come Monti ( massone o meno), per consigliare ai vertici della Gerarchia di assumere posizioni improntate ad una sana prudenza e temperanza.

    Francesco Maria Toscano

    8/03/2013

    Categorie: Politica

    6 Commenti

    1. Marco Baldi scrive:

      al di là della notizia (molto interessante e rivelatrice dei tempi), ci tengo a fare i complimenti a Francesco Maria Toscano, che dice cose condivisibili al 1000% e soprattutto, le dice, ovvero le scrive, con una prosa che esalta la nostra affascinate lingua italiana. Complimenti alla sostanza e anche alla forma, dunque.

      Porto ad esempio della sublime metrica “metrica”:

      “un mostro rachitico, dal ghigno permanente, in grado di accompagnare il più sterile tatticismo di derivazione dorotea con l’adorazione pagana di un leader, Pierferdinando Casini, che sublima il concetto di mediocrità elevato a potenza”

    2. francesco scrive:

      scusami.
      un pò prolisso ma efficace.

    3. ampul scrive:

      Meraviglioso leggere questo sito!

    4. Twin Astir scrive:

      La prossima volta basterà un ascensore, per accogliere i “casinisti” in congresso.

    5. alessandro scrive:

      Condivisibile l’accenno iniziale al personalismo della politica, invenzione del tanto criticato Cavaliere, ma che ha avuto seguito in tutti i partiti negli ultimi anni, anche in quelli che non hanno risparmiato critiche all’egocentrismo del caudillo milanese in pectore. De facto lo stesso Casini (ma potrei citare anche Di Pietro) non hanno mai rinunciato ad identificare i simboli di partito con nome del leader.
      Mi associo ai complimenti al Moralista ed anche a “willy il coyote”… la cui battuta di oggi sul problema agli occhi di Mr. B. è piuttosto esilarante

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    E’ IN ATTO UNA...

    Scritto il 19 - lug - 2019

    0 Commenti

    IL GOVERNO TECNICO C’E’...

    Scritto il 15 - lug - 2019

    0 Commenti

    LA CRISI IRREVERSIBILE DEL...

    Scritto il 13 - lug - 2019

    0 Commenti

    DALLA VAL BREMBANA CON...

    Scritto il 12 - lug - 2019

    0 Commenti

    VERSO GLI STATI UNITI...

    Scritto il 2 - apr - 2012

    1 Commento

    I CANTORI DELL’INIQUITA’

    Scritto il 23 - giu - 2012

    1 Commento

    IL LAVORO CHE NON...

    Scritto il 7 - dic - 2011

    0 Commenti

    TRUMP E’ UNA INCOGNITA...

    Scritto il 2 - nov - 2016

    27 Comment1

    UN’ALTRA EUROPA

    Scritto il 27 - nov - 2011

    0 Commenti

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.