Di fronte alla gravità del quadro contemporaneo, le tensioni sociali e politiche che stanno scuotendo l’Italia sono non solo sono normali, ma vanno considerate perfino salutari. Denotano una capacità di resistenza, una ferrea volontà di rivendicare un principio di dignità da parte di un popolo ferito ma non ancora domo e rassegnato. Sarebbe stato molto più grave, al contrario, registrare una diffusa apatia, un generale senso di smarrimento capace di impedire agli italiani di cogliere la mostruosità del delitto storico e politico che li vede incolpevoli vittime. Annebbiati dalle analisi malevole dei vari Fubini, Polito, Franco, De Bortoli, Scalfari e via discorrendo, i cittadini avrebbero davvero potuto convincersi circa l’indispensabilità di accettare con animo grato alcune politiche di chiara matrice neonazista (per quanto diluite in salsa tecnocratica). E, invece, è bello constatare come il popolo votante si sia dimostrato più scaltro delle tante presunte volpi che popolano il nostro Parlamento, bocciando nell’urna con estrema chiarezza tutte quelle forze politiche presentatesi all’insegna dell’adorazione dell’agenda Monti. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che il vero e dissimulato obiettivo insito nelle politiche del famoso “risanamento” consiste nel realizzare una nuova e moderna selezione della specie. Un fenomeno, assassino e violento, da promuovere utilizzando la ricchezza al posto della razza. Questo modello di darwinismo sociale, sostenuto dalla Troika in Grecia con fare particolarmente spregevole, è finalizzato alla promozione di una selezione spietata che consenta soltanto al ceppo umano più forte e resistente di rimanere in vita,  condannando alla morte per stenti, al suicidio, alla pazzia o alla disperazione quella parte di società europea che, per sensibilità o purezza d’animo, non è in grado di opporre una Resistenza risoluta, dignitosa e coraggiosa. Di questo stiamo parlando. Ed è bene non dimenticare mai la gravità del pericolo che incombe sulla nostra civiltà per conservare una indispensabile lucidità di analisi e di giudizio. Molto spesso, nel valutare il passato con gli occhi del presente, ci si stupisce di alcuni comportamenti collettivi che appaiono quantomeno stravaganti. “Possibile”, si chiedono in tanti, “che durante il fascismo la maggior parte degli intellettuali si dimostrò acquiescente con il regime”? “Nessun tedesco ai tempi di Hitler colse la disumanità del progetto?” Queste domande, con il senno di poi, hanno poco senso. Il clima generale che si respira all’interno di un Paese in un determinato periodo storico è sempre il risultato di molti fattori, il più delle volte irrazionali. La capacità di manipolare le folle e il contesto sociale ed economico contribuiscono alla formazione di fenomeni profondamente inumani, ma che vengono percepiti come tali solo a distanza di molto tempo. L’austerità economica di oggi non è meno irragionevole delle tesi antropologiche di ieri che teorizzavano la superiorità di alcune razze rispetto ad altre. Eppure non sono pochi, anche fra gli uomini intelligenti e in buona fede, quelli che ancora adesso credono per davvero alla favoletta dei “sacrifici indispensabili”. Durante il ventennio, con ogni probabilità, assistemmo ad un impazzimento generale simile a quello che sta devastando l’Europa di oggi. L’imposizione forzata di alcune teorie strampalate (ieri sulla purezza della razza oggi sulla purezza dei conti) rischia sempre di legittimare indegne esecuzioni di massa. Dal nazismo classico ci liberarono gli americani, mentre dal tecno-nazismo attuale dovremo liberarci da soli. Dall’altra parte dell’Atlantico, infatti, i leader politici alla Obama sembrano ora più solidali con i carnefici di quanto non lo siano con le vittime. Ma non è detto che tale circostanza risulti alla fine un male. Se il popolo europeo riuscirà mai a liberarsi da solo dal giogo di neonazisti come Draghi, Monti, Barroso, Olli Rehn  e simili figuri, quel giorno potrà dire finalmente di avere conquistato sul campo l’agognata maturità democratica. Quella stessa che apre la strada ad una sana, equa e legittima autodeterminazione consapevole.

    Francesco Maria Toscano

    12/03/2013

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      Cosa suggerisci per liberarsi dai moderni gerarchi che al posto del cappotto di pelle nera indossano il loden (cerca, cerca, alla fine qualche differenza ci deve pur essere, rispetto ai “gentiluomini” del vecchio Reich). ‘Azz!, ogni volta che ti leggo, perchè hai ragione e non esageri, mi vengono i brividi, soprattutto al pensiero che per liberarsi da questa eurodittatura ci vorrebbe una insurrezione a livello continentale. Chi la fa? Coloro che dovranno avere la pancia veramente vuota, fino a sentire i veri morsi della fame nello stomaco, per far nascere anche qui una nuova speranza, una sorta di “primavera europea”? Aspetto e spero e, se c’è da porgere una mano, non mi tiro indietro, avendo una figlia senza futuro come tanti suoi bravi coetanei. Per mantenere viva la discussione, consentimi di postare qui l’ultimo articolo scritto da Paola Musu, oggi ricevuto per posta elettronica.
      “Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista pensa alle prossime generazioni” (Alcide De Gasperi.)
      L’Italia sta morendo, l’urlo prima sordo, ora disperato e sempre più forte, percorre oramai tutta la penisola.
      Il tradimento della consegna della sovranità del paese in mano di “ soggetti non democratici, non trasparenti, non responsabili, banche d’affari multinazionali, shadow banks, hedge funds, agenzie di rating, fondi sovrani, organismi internazionali di regolazione non governativi…”(Bassanini),continua a sommarsi all’inerzia della politica, unica responsabile di questa consegna e oramai ulteriormente responsabile di questa condotta inesorabilmente distruttiva.
      Negli ultimi mesi, parecchi giovani, animati solo da un puro idealismo e molta buona volontà, in molte regioni d’Italia ed anche fuori da quella che un tempo era culla ideale e fucina di studio, ossia l’università, oramai tristemente svuotata anche di contenuti, hanno iniziato ad analizzare e diffondere i meccanismi di funzionamento della moneta, radunando gruppi di poche decine di persone, imprenditori, persone comuni, chiunque fosse interessato. Tutta questa gente, ora, è perfettamente consapevole delle cause del disastro economico cui si assiste impotenti. Queste persone sanno che la politica e i suoi protagonisti hanno permesso tutto questo con dei precisi atti di consegna del paese nelle mani della finanza privata, ma sono anche consapevoli dell’illegittimità di quegli atti. Sanno anche, che la soluzione a tutto ciò deve essere politica e ai politici chiedono disperatamente di intervenire, pretendono risposte, nella piena consapevolezza di averne il più ampio diritto. Chiedono alla politica di essere in grado di esprimere persone capaci di scelte coraggiose, ma giuste, benché fatte in aperto contrasto al delirio neoliberista dominante, seppur decadente.
      Tutte queste persone, oramai, sanno perfettamente che qualunque promessa in termini di sviluppo dell’occupazione e di crescita è impossibile e vuota alle condizioni attuali, senza il recupero della propria moneta.
      La ratio più profonda dell’economia sta nel suo essere funzionale alla vita ed al benessere di una nazione. Le scelte che attengono la vita di uno Stato attengono per definizione la “politica” e la “politica” è affare di Stato, attiene la res publica, non la res privata. In questo contesto la creazione di moneta, dato il ruolo fondamentale che la stessa riveste nell’economia, non può né essere priva di controllo alcuno, né, tantomeno, può essere consegnata in mano di privati, come è attualmente, per di più con l’ulteriore aggravante di poter diventare la nuova arma di “aggressione” tra Stati, proprio all’interno di un’area nata, nella sua proclamazione ideale, proprio per ostracizzare ogni forma di aggressione.
      Il recupero di una moneta nazionale è un “dovere”, che assume anche una connotazione di obbligo morale laddove si assiste allo sconcertante fallimento di questo “esperimento”, a dir poco disastroso, dell’euro.
      L’esperienza della Grecia, e delle condizioni di vita in cui continua ad essere sprofondata la popolazione, così come il caso della Spagna e del Portogallo, di Cipro ed oramai anche dell’Italia, è inaccettabile per delle nazioni che pretendono di definirsi “civili”.
      L’euro è un tragico miraggio, una sgangherata utopia. Essa reca in sè tutte le tragedie della fede neoliberista, elevata al livello di dottrina di portata universale, imposta al mondo intero, e considerata, all’alba del XIX secolo, il pilastro per una nuova epoca d’oro, in cui l’intervento dello Stato nell’economia diventa il “demone” da neutralizzare ed i mercati, totalmente liberi e fuori da ogni controllo, con l’eliminazione di qualsiasi ostacolo ai liberi movimenti di merci, servizi e capitali, il totem da divinizzare.
      Questo folle progetto è stato spinto oltre misura, passando sopra anche alle più elementari considerazioni date dall’evidente impossibilità di poter gestire, senza provocare danni, l’imposizione di un’unica unità di conto (moneta), forzando un’unificazione tra dei paesi che sono e rimarranno sempre distinti. Ed a sancire questo è la storia, è il principio di autodeterminazione dei popoli, universalmente riconosciuto, sono gli inevitabili controbilanciamenti che si creano in un’area vasta, come quella creata in Europa, che la stessa storia, anche economica, ci insegna, per cui il vantaggio di alcune parti della stessa deriva e non può sussistere se non in forza dello svantaggio di altre. Per cui se la Grecia si trova nella ben nota situazione di disagio, non è, in realtà, a causa della mala gestio dei suoi governanti, ma dei crescenti ed inevitabili disavanzi delle partite correnti (eccesso di importazioni sulle esportazioni) che hanno interessato, oltre la Grecia, anche gli altri paesi periferici, come l’Italia.
      La creazione di moneta deve essere di competenza dello Stato e dello Stato soltanto. Lasciando il dettaglio ad altra sede, “con questo sistema non sarebbe creata altra moneta eccettuata quella della Banca Centrale ed il reddito da signoraggio, proveniente dalla creazione di moneta da parte della Banca Centrale, sarebbe restituito allo Stato ed esso stesso permetterebbe nelle condizioni attuali di abolire la quasi totalità delle imposte progressive sul reddito” (M.Allais, Premio Nobel all’Economia).
      Questa, unitamente alla riforma del sistema bancario, con la netta distinzione tra banche commerciali e banche di investimento, la rinazionalizzazione della Banca d’Italia ed il suo stretto collegamento con il Tesoro, è la chiave di volta ed il nuovo punto di partenza per il risanamento e la ricostruzione del nostro paese. Occorre riprendere il controllo delle funzioni essenziali dello Stato, ridefinendo, nel contempo, i rapporti economici con gli altri paesi europei, salvaguardando quegli aspetti positivi dell’esperienza europea legati al mercato unico (libera circolazione di merci, persone, capitali). Solo allora si potranno reimpostare serie politiche di crescita e benessere dei cittadini, incluso il rinnovato sviluppo della ricerca, dell’arte e della cultura.
      Tutto ciò, ricordando, semplicemente, che la defezione anche di un solo paese, in Europa, costringerebbe tutti gli altri alla ridefinizione dei reciproci rapporti. E la certezza di ciò, non può essere inferiore all’arroganza di chi ha provocato lo scempio cui stiamo assistendo, anche in termini umani.
      L’alternativa sarebbe una rapida ed imminente spirale del debito sempre più vorticosa, che rischierebbe, a breve, di gettare il Paese in una guerra civile.
      C’è un intero popolo che grida aiuto! Non può più essere ignorato. La politica abbia il coraggio di riscattare se stessa davanti ai cittadini e davanti alla storia. Lo chiede l’Italia, lo chiede la sua storia, lo chiedono i suoi martiri.

      Un caro saluto e “alke” (coraggio e avanti, in greco).

    2. Mauro Poggi scrive:

      Condivido l’analisi. Anche per me il risultato del voto è stato una piacevole sorpresa. I segnali di resistenza cominciano a vedersi anche qui, ed è con un certo orgoglio che ho osservato le reazioni smarrite dei tecnocrati europei: la protervia delle loro indicazioni di voto, vergognosamente supportate dai media nostrani, sono state per una volta ignorate, vivaddio!
      Intanto la Francia deve scendere a patti con la realtà, abbandonando il suo sogno di egemonia franco-tedesca. Benvenuta nel med-club: più tanti siamo, più forza avremo.

    3. Io insieme al mio collega F. Forcellino ci siamo opposti all’agenda di Male Monti, assistendo 33 italiani che hanno perso le loro lire per l’anticipo sancito dal decreto salvaitalia della conversione lira/euro dal 28.2.2012 al 7.12.2011!
      Per info su questa opera di resistenza, potete chiamarmi al mio cellulare 3478174418.
      Avv. Mario U. Morini

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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