Immaginate di avere mal di testa e che qualche economista vi dica che si può curare il mal di testa sbattendola contro un muro. Quindi battete debitamente la testa contro il muro di mattoni più vicino e non solo fa male (forse con un versamento di sangue a seconda della gravità del colpo), ma si nota che il mal di testa peggiora. L’economista conclude poi che non avete colpito con la testa in modo abbastanza duro, chiede di seguire la “regola” e fare un altro tentativo – solo questa volta in maniera più forte. Il sangue ora scorre, la testa è traumatizzata e il mal di testa è diventato ancora più insopportabile. Benvenuti in Grecia, che è vittima del bullismo dalla Troika (UE, BCE e FMI) in modo simile. Le ultime previsioni a medio termine del FMI per la Grecia rivelano un fallimento incredibile per tale istituzione nel comprendere la causalità e l’impatto che i loro programmi di austerità hanno sulle economie reali. Senza arrossire, il FMI si è presentato ieri al mondo con le previsioni rivedute per la Grecia, che rivelano come le loro precedenti previsioni si aggirano intorno al 100% di errore su un orizzonte di non più di 6 mesi. Questo tipo di errore è al di là di tutte le norme professionalmente accettate. La risposta del FMI – sbattere la testa ancora più forte.

    Il FMI ha pubblicato la sua ultima revisione [review n.d.t.] ieri (13 dicembre 2011) – che ha un titolo che suona molto importante e lungo – “Grecia: quinta revisione sotto l’accordo di stand-by; rifasamento e richiesta di deroghe per il mancato rispetto dei criteri di performance; comunicato stampa sulla discussione del comitato esecutivo; dichiarazione del direttore esecutivo per la Grecia “, ma che in inglese può essere inteso come: “Noi siamo bulli, abbiamo sbagliato, ma abbiamo bisogno di girare le viti ancora più strette”.

    Queste recensioni sono parte del cosiddetto accordo di stand-by – cioè, i contributi di salvataggio del FMI al governo greco. I “tre anni di stand-by per la Grecia” sono stati approvati dal FMI il 9 maggio 2010. Ogni revisione porta al fatto che una ulteriore tranche di fondi di salvataggio complessivi sia  rilasciata.

    Ricordiamo che il FMI stava minacciando di non rilasciare l’ultima tranche se il governo greco non avesse aumentato l’austerità fiscale rispetto a quanto era stato concordato in precedenza.

    La notizia era chiara. Il quotidiano inglese The Guardian in un articolo (dicembre 2011) – il FMI taglia le previsioni di crescita per la Grecia [IMF slashes growth forecast for Greece n.d.t.] – ci aveva detto chiaramente che il FMI aveva sbagliato di nuovo.

    Larry Elliot scriveva:

    Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le sue previsioni di crescita per la Grecia e ha avvertito che la sempre più profonda recessione sta rendendo più difficile per il paese, indebitato fino al collo, soddisfare i difficili obiettivi di riduzione del deficit tramite il suo programma di austerità.

    Nella quinta revisione, il FMI ha detto che la situazione economica in Grecia ha “preso una svolta per il peggio”:

    “L’economia è notevolmente più debole del previsto e la contrazione operativa nella base dei ricavi è una delle ragioni principali per cui le autorità stanno lottando per raggiungere i propri obiettivi fiscali e fronteggiano la necessità di nuove e significative misure”.

    Il che era del tutto prevedibile già diversi anni fa, quando la Troika ha iniziato la sua distruzione deliberata della prosperità greca.

    Quello che impariamo da questo “esperimento” è che le economie richiedono una espansione della domanda aggregata (spesa) per crescere. I rapporti finanziari dai quali il FMI è ossessionato (debito pubblico sul PIL e deficit di bilancio sul PIL) sono molto sensibili alla crescita economica.

    E’ molto difficile ridurre un deficit di bilancio attraverso un discrezionale cut-backs (austerità fiscale) perché i danni alla crescita salteranno fuori come componente ciclica del disavanzo.

    Si prega di leggere il mio blog – “Deficit strutturali – con molti posti di lavoro!” [ Structural deficits – the great con job! n.d.t.] e “Deficit strutturali e stabilizzatori automatici” [ Structural deficits and automatic stabilisers n.d.t.] – per maggiori discussione su questo punto.

    Tuttavia, il FMI poi ha tirato fuori la sua linea standard e ha detto che:

    “(…) il programma a medio termine del governo è “scivolato” notevolmente durante l’estate, mentre importanti riforme istituzionali (per migliorare la riscossione delle imposte e contenere gli arretrati) hanno continuato a muoversi ad un ritmo lento. Il personale accoglie con favore il passaggio di  misure fiscali correttive, in particolare i tagli più ambiziosi e in anticipo ai salari pubblici e all’occupazione. Il progetto di bilancio del 2012 presentato al Parlamento ha ora bisogno di passare in linea con i parametri del programma e le misure concordate. Andando avanti, sarà necessaria una gestione più forte delle riforme ampie e complesse del programma. Il personale accoglie favorevolmente l’impegno della CE di arrivare fino all’assistenza tecnica, accanto al Fondo di TA [Technical Assistance n.d.t.], per aiutare a mantenere le riforme in pista”.

    Proprio il tono è discutibile. Il “personale accoglie” – riferendosi al personale FMI. “Il personale richiede” – questo è il contesto di un cosiddetto governo democraticamente eletto.

    Il vice direttore del dipartimento europeo del Fondo Monetario Internazionale e il capo missione in Grecia hanno detto ai giornalisti accreditati assemblati (al rilascio della quinta revisione) che (Fonte [Source n.d.t.]):

    “C’è stato troppo affidamento sulla tassazione … Le riforme strutturali sono state inferiori. Sono ben in ritardo … La nostra opinione è che ci sia la necessità di una ridefinizione del programma fiscale dal lato della spesa. Abbiamo raggiunto il limite di ciò che può essere raggiunto attraverso un aumento delle imposte”.

    Il gettito fiscale continuerà a diminuire, come diminuirà la crescita e come calerà la spesa. Le prescrizioni del FMI peggioreranno solo le cose.

    Come Larry Elliot ha osservato “i funzionari greci stanno dicendo in privato che il buco nero di bilancio è probabile sia ” superiore al 10%”, e l’imposizione di misure di austerità ancora più inevitabile. “I tagli dei pagamenti hanno fatto solo peggiore la recessione”, ha detto una fonte.

    L’economia greca è già diminuita del 15% e i tagli previsti nella spesa pubblica al netto saranno nell’ordine del 25%. L’economia non può crescere in tali circostanze, soprattutto quando i suoi partner commerciali sono in declino (per lo stesso motivo).

    Torniamo alla prima revisione [First Review n.d.t.] che il FMI ha emesso il 14 settembre 2010. In tale documento si legge:

    “Il rallentamento sta procedendo come previsto … Pur stabilendo una “traccia” record  l’attuazione del programma richiederà ancora del tempo, come previsto nel programma, le autorità hanno ritenuto che un certo scetticismo ha ora, poco a poco, cominciato a svanire. Le forte proprietà dell’autorità e la decisa attuazione del programma fino ad ora, di fronte ad una certa agitazione, hanno iniziato a produrre risultati … Il personale e le autorità hanno convenuto che la crescita nominale sarà un po’ superiore a quella originariamente prevista (…)”.

    Con il tempo il secondo riesame [Second Review n.d.t.] (17 dicembre 2010) è stato pubblicato e la storia cambiava un po’:

    “La contrazione in attività è in trend leggermente più profondo del previsto … le proiezioni di crescita sono state ridotte di una piccola quantità … Una modesta crescita trimestre su trimestre è ancora in attesa di ripresa a fine del 2011, con regolazione esterna del supporto principale … A medio termine … sembra che vi sia comparativamente più potenziale di rialzo, a condizione che le riforme strutturali siano implementate come previsto”.

    Così erano ancora appesi al mito che un ridimensionamento fiscale duro sarebbe più che compensato da una ripresa trainata dalle esportazioni, nonostante le prove del momento – che hanno chiaramente scelto di ignorare (o non sono riusciti a capire) al contrario.

    Nel terzo esame [Third Review n.d.t.] (16 marzo 2011) il FMI ha detto:

    L’economia dovrebbe toccare il fondo nella seconda metà del 2011. La proiezioni trimestre su trimestre dei tassi di crescita si mantengono per il 2011 invariate (viste le prestazioni migliori del previsto nel 4° trimestre del 2010), questo suggerisce che la proiezione del -3% rimane a portata di mano. Dal punto di vista della domanda aggregata, la domanda interna è in trend più debole del previsto, il che riflette il deterioramento del mercato del lavoro e le condizioni restrittive di credito. Tuttavia, le prospettive migliori per la domanda estera, a causa di un recupero più rapido dei principali partner commerciali della Grecia, il miglioramento della competitività, e una “rimbalzo” del turismo di base dal basso 2010, dovrebbero offrire un po’ di compensazione.

    Tenete la “proiezione del -3%” in mente.

    Nel complesso, il FMI era ancora nella “negazione” a marzo 2011. Stavano ancora sostenendo che la produttività sarebbe aumentata – che, come vedremo nella quarta revisione, non si verificherà.

    Stavano ancora affermando che le esportazioni avrebbero portato al recupero tattico e avrebbero  fornito la compensazione per i tagli fiscali.

    Pochi mesi dopo con la quarta revisione [Fourth Review n.d.t.] (13 luglio 2011) il linguaggio stava cambiando ancora una volta:

    “L’opinione del mercato ha preso una brusca virata verso il peggio … la Grecia si sta adeguando in termini macroeconomici, anche se la profonda recessione sta guidando il processo, e gli incrementi di produttività non sono ancora evidenti … Gli indicatori di attività economica suggeriscono che il calo della domanda interna ha continuato senza sosta nel primo trimestre del 2011 … La disoccupazione è aumentata drasticamente, superando il 16% nel marzo 2011. I principali indicatori economici sono stati mixati, con il fatturato industriale, i nuovi ordini industriali dall’estero e le prenotazioni alberghiere in leggero aumento, mentre l’attività nel settore delle costruzioni e dei servizi è ancora in declino e l’opinione economica continua a deteriorarsi”.

    Mi piace il loro modo di fare forza su di un disastro – con frasi come “La Grecia si sta adeguando in termini macroeconomici, anche se la profonda recessione sta guidando il processo” – il che significa in altre parole, l’economia sta affondando più in profondità nell’abisso e tutte le politiche a cui stiamo costringendo il governo greco stanno facendo peggiorare la situazione.

    Naturalmente, l’economia si “regola” in termini macroeconomici, come il ciclo economico si dispiega. Ma questo non è “l’aggiustamento” che il FMI o i suoi compagni della Troika prevedevano. La regolazione è un crollo della domanda dritto in avanti aggravato dall’austerità fiscale imposta.

    Nella revisione di ieri, la previsione era che non avrebbero raggiunto il fondo fino al 2013. La “proiezione del -3%” per il 2011 che vantavano all’incirca nel terzo riesame è oggi stimata al -6%, che equivale ad un errore di previsione di circa il 100%.

    Il problema è questo. Il FMI (e il resto degli Euro-bulli) progettano i loro programmi di austerità sulla base di tali previsioni. Ci si aspetterebbe che, dato il “rischio” in questione – le persone reali e la loro vita sono in “esperimento” – le agenzie come il FMI fossero molto avverse al rischio, nelle loro previsioni, di peccare per eccesso di modestia.

    Ma questo non è lo stile del FMI. Trattano le “popolazioni” con le quali hanno a che fare come numeri su un foglio di calcolo e non vi è importanza alcuna per nessuno dei loro economisti se i numeri cambiano ogni volta che sbagliano. Chi perde il suo posto di lavoro in seno al FMI quando fanno tali errori di grandi dimensioni.

    Immaginate se questo fosse stato uno studio di ingegneria civile per la progettazione di ponti. Quanto tempo ci vorrebbe perché l’impresa finisca se i suoi giudizi professionali fossero tanto sbagliati così spesso?

    Il FMI ha fatto questo per anni, ed è il perché le nazioni a basso reddito, che hanno subito i cosiddetti pacchetti di aggiustamento strutturali del FMI, hanno fatto pochi progressi nel corso degli ultimi 30 anni.

    Si prega di leggere il mio blog – accordi pro-ciclici del FMI nei paesi a basso reddito [IMF agreements pro-cyclical in low income countries n.d.t.] – per una discussione in più su questo punto.

    Nella tabella seguente ho compilato la “sagra” in movimento delle previsioni per la crescita del PIL, il tasso di inflazione, il tasso di disoccupazione (tutto in percentuale), il saldo di bilancio e il saldo primario (anche quello come percentuale del PIL), che sono contenuti nel quadro macroeconomico a medio termine del FMI, che accompagna ciascuna delle “revisioni” fornite “sotto l’accordo di stand-by” che il FMI ha con il governo greco (anche conosciuto come pacchetto di salvataggio).

    Proiezioni di medio termine delle prime cinque revisioni del FMI sulla Grecia, 2010-2016.

    [La tabella è in inglese e riporta, come già descritto dall’aut. la crescita del PIL, l’inflazione, la disoccupazione, il saldo di bilancio (come percentuale del PIL) ed il saldo primario, nelle cinque revisioni del FMI n.d.t.].

    Il 100% di errore nelle previsioni è accettabile per il F.M.I. – Bill Mitchell

    Il motivo è chiaro. Inizialmente assumono una inflazione più elevata, una traiettoria superiore nella  crescita del PIL reale e un più basso profilo del tasso di disoccupazione.

    Questo assicura che hanno previsto un consolidamento fiscale molto veloce – con un maggiore scollamento tra questo e l’economia reale.

    Si può vedere che nella prima revisione prevedevano un avanzo primario di bilancio entro il 2012 – cioè le previsioni di gettito fiscale erano molto ottimiste, data la scala di regolazione che sarebbe stata necessaria per realizzare questa trasformazione fiscale.

    Fino al 13 marzo 2011, il FMI riteneva che la Grecia sarebbe dovuta essere in crescita nel 2012 (al 1,1%  annuo) con un forte rimbalzo nel 2013.

    La loro previsione di crescita per il 2011 è ora al -6% (il doppio delle previsioni di un anno fa) e per l’economia adesso si prevede un crollo ancora maggiore nel 2012 e una piccola crescita nel 2013. Si possono “scontare” le previsioni di crescita per il 2014 e oltre. Sono ridicole considerando le impostazioni attuali dei criteri.

    Le proiezioni dei tassi di disoccupazione sono state riviste al rialzo – molto significativamente. Quando si è imposta l’austerità alla Grecia, prevedevano un di picco di disoccupazione del 14.8% nel 2012 che sarebbe sceso al 13,4% nel 2015.

    Anche per il secondo trimestre del 2011 (cfr. Ufficio di statistica nazionale greco) il tasso di disoccupazione greco è stato del 16,3%, in crescita; che si riflette nella loro stima del 17% dell’ultima revisione. Penso che andrà al di là del 17% entro la fine dell’anno.

    Ma l’ultima proiezione prevede ora un picco del 19,5% nel 2013, che è ben lontano dalle previsioni già orrende nelle revisioni precedenti. Le revisioni al rialzo dei tassi di disoccupazione per il 2013 le previsioni sono circa attorno 36%.

    Questi errori e revisioni sono oltre i margini che prenderemmo in considerazione per essere professionalmente competenti.

    Essi indicano una organizzazione che ha gravi carenze nella capacità di modellazione, che a loro volta, riflettono una carenza importante nella comprensione degli economisti del FMI su ciò che sta realmente accadendo nelle nazioni alle quali impongono questi programmi di austerità.

    Il grafico che segue è derivato dalla tabella precedente, e mostra i previsti tassi di crescita reale del PIL previsti dal FMI nelle cinque revisioni. Nelle ultime tre revisione le previsioni erano fino al 2016, mentre le prime due revisioni hanno concluso il loro periodo di previsione al 2015.

    Si può facilmente vedere che cosa sta accadendo. Il FMI gioca sempre col “catch-up” [raggiungere n.d.t.] – regolarmente presentano uno scenario ottimistico quando stanno sostenendo i principali tagli fiscali (quindi sottovalutano l’impatto sulla domanda aggregata dei tagli) e poi come l’evento si compie e mostra inesorabilmente come il declino sia più profondo, variano verso il basso le loro previsioni.

    Notare che le loro previsioni a medio termine (intorno al 2014 e oltre) restano molto ottimiste. Questo è, inoltre non riescono a modellare i probabili effetti di isteresi del declino. Essi assumono che l’economia non sia path-dipendente [questo concetto spiega come le decisioni prese in determinate circostanze siano limitate dalle decisioni prese in passato, anche qualora le condizioni passate non fossero più rilevanti n.d.t.] e il deficit degli investimenti privati al momento non avrà, nel lungo periodo, effetti sulla capacità dell’economia greca di crescere.

    Proiezioni del FMI sulla crescita reale del PIL. 

    Il 100% di errore nelle previsioni è accettabile per il F.M.I. – Bill Mitchell

    Ho considerato gli errori di previsione del FMI in un blog precedente – E se gli economisti fossero personalmente responsabili per i loro consigli [What if economists were personally liable for their advice n.d.t.]. Gli errori di previsione che ho discusso diventano poi insignificanti se si considera ciò che il FMI presenta nella sua quinta revisione.

    Ho scritto in quel blog che il FMI ha gonfiato le proprie previsioni di crescita per il 2012 ed inoltre ha reso l’austerità fiscale che stava promuovendo più appetibile per i politici. Sulla base dei dati del momento non vi era nulla che giustificasse l’elevato l’ottimismo. La situazione peggiora di mese in mese.

    A quel tempo, ho tracciato le mutevoli stime di crescita del FMI per la Grecia come pubblicate nello World Economic Outlook e ho concluso che nelle revisioni erano eccessive. Era chiaro – una volta valutato l’intero quadro dell’austerità, gli effetti probabili sulla crescita, la caduta delle entrate fiscali, il calo delle attività reali e, soprattutto, il più ampio contesto esterno di come la crescita europea vacillava – che la crescita sarebbe stata molto più bassa (e quindi la recessione molto più profonda) rispetto alle previsioni del FMI.

    L’ho sempre detto anche nel corso degli ultimi anni.

    Ancora una volta, ritengo che le stime, riviste, della crescita della quinta revisione siano gonfiate (ovvero le flessioni sono suscettibili di essere più profonde e la crescita positiva stimata ottimisticamente).

    Ma portandoli al valore nominale, ci viene presentato uno scenario molto triste.

    Come fanno l’impatto sulle proiezioni dei tassi di disoccupazione?

    In questo blog – Le conseguenze della recessione [The aftermath of recessions n.d.t.] – ho delineato la cosiddetta legge aritmetica di Okun [Okun’s Law n.d.t.] (dopo la fine Arthur Okun), che è stata sviluppata per stimare quanto una carenza nella crescita del PIL in termini reali porti ad un aumento dei tassi di disoccupazione.

    La legge di Okun (che era in realtà una relazione statisticamente stimata con variazione stocastica) è la relazione che lega la deviazione percentuale di crescita del PIL reale da quello potenziale con la variazione percentuale del tasso di disoccupazione.

    La “regola del pollice” di Okun si riferisce alle principali produzioni e forze di lavoro aggregate per formare aspettative di variazioni del tasso di disoccupazione complessivo in base ai tassi di crescita della produzione. La “regola del pollice” ci aiuta a fare un’ipotesi circa l’evoluzione del tasso di disoccupazione in base alle previsioni di produzioni reali.

    La derivazione è spiegata nel blog precedente, ma in sintesi si sa che, se il tasso di disoccupazione rimane costante, il tasso di crescita del prodotto reale deve essere uguale al tasso di crescita della forza lavoro [la Labour Force non comprende i soli occupati, ma anche la popolazione attiva che cerca impiego, ne restano esclusi i disoccupati che non cercano lavoro, studenti, pensionati, ecc.ecc. n.d.t.] più il tasso di crescita della produttività del lavoro.

    Ricordate che la crescita della produttività del lavoro riduce la necessità di manodopera per un dato tasso di crescita reale del PIL, mentre la crescita della forza lavoro aggiunge i lavoratori che devono essere impiegati per la crescita reale del PIL (per una crescita di un dato tasso di produttività).

    Si tratta di una relazione approssimativa perché movimenti ciclici della produttività del lavoro (cambiamenti di “accaparramento”) e i tassi di partecipazione della forza lavoro possono modificare le relazioni nel breve periodo. Ma fornisce stime ragionevoli di quello che succederà una volta che tutti i componenti ciclicamente sensibili dell’economia tornano a valori più normali.

    La crescita della forza lavoro è vicina a zero al momento in Grecia (in realtà è negativa) così come i lavoratori rinunciano a cercare lavoro in un clima di diminuzione dei posti disponibili.

    La stagnante crescita della forza lavoro è un fattore che attenua l’aumento della disoccupazione dato il precario tasso di crescita reale del PIL.

    Anche la crescita della produttività è negativa al momento, nonostante tutte le affermazioni della Troika secondo le quali una dura deflazione nazionale porterebbe a uno “sperone” di tale crescita. In effetti, la crescita reale del PIL diminuisce più rapidamente della crescita dell’occupazione.

    Nel periodo dal marzo 2001, la crescita della produttività del lavoro è in media di 1,6% annuo e la forza lavoro ha una crescita media del 0,8% annuo.

    Tuttavia, nello stesso periodo, in cui la crescita del PIL reale era superiore al 2,5% annuo, il tasso di crescita media della forza lavoro era di circa l’1% in aumento con un picco del 2,7%, mentre la media del tasso di crescita della produttività del lavoro è stata del 3%.

    Sappiamo anche che la forza lavoro e i tassi di crescita della produttività del lavoro tendono a superare la media nel lungo periodo come il ciclo economico “si gira” e riprende la crescita. Questo perché il disoccupati “nascosti” rientrano nella forza lavoro e il lavoro accumulato è rimesso alle attività più produttive.

    Quindi, nell’ipotesi di una crescita del PIL reale pari alle proiezioni a medio termine del FMI che sono sicuramente troppo ottimiste nell’arco del tempo, prevedo qualche modesto superamento (la crescita della forza lavoro dovrebbe salire all’1% tra 2014-2016 per poi cadere di nuovo allo 0,8% per il resto “dell’orizzonte”, la crescita della produttività del lavoro al 2,5% nel 2014, 2,2% nel 2013, al 2% nel 2012 per cadere di nuovo a 1,6% dal 2017).

    Queste ipotesi sono abbastanza conservatrici. Quindi, le proiezioni per il tasso di disoccupazione al 2020 sono suscettibili di essere polarizzate verso il basso.

    Le proiezioni indicano che il tasso di disoccupazione raggiungerà il picco intorno a 22,6% nel 2015 e poi oscillano intorno al 20% a tempo indeterminato.

    Se le stime di crescita del FMI sono provate come essere “gonfiate”, o se la forza lavoro o di tassi di crescita della produttività sono più veloci rispetto ai loro valori medi dal 2001 (dopo aver considerato il superamento), l’aumento del tasso di disoccupazione sarà ancora più grande. Se aumenta la media delle ore lavorate, l’aumento del tasso di disoccupazione sarà più grande.

    Il grafico seguente mostra le mie proiezioni [linea blu n.d.t.] rispetto alle previsioni per le prospettive di medio termine nelle proiezioni della quinta revisione del FMI [linea rossa n.d.t.].

    Il 100% di errore nelle previsioni è accettabile per il F.M.I. – Bill Mitchell

    Mentre la quinta revisione del FMI non presenta proiezioni per 2017-2019, il progetto è fatto di un tasso di disoccupazione del 13,1% nel 2020. La linea rossa nel grafico è una interpolazione lineare della variazione tra il 2016 e il 2020.

    Pensate che la diminuzione prevista dal FMI del tasso di disoccupazione tra il 2016 e il 2020 sarà di 3,9 punti percentuali.

    Cercando di capire come potrebbe accadere si avrà il senso di quanto poco le stime del FMI siano realizzabili.

    Ciò implicherebbe che la crescita reale del PIL fosse stata del 3,9% superiore alla somma della crescita della forza lavoro e della crescita della produttività nel periodo di 4 anni. La previsione di crescita del FMI per il PIL reale nel 2020 è del 2,6%.

    Per ottenere questo risultato, il FMI deve essere a progettare una contrazione massiccia sia nella  crescita della forza lavoro e/o della crescita della produttività (o alcuni cambiamenti strani nella media delle ore di lavoro).

    Un forte calo della produttività non è praticabile – dato che credono che la crescita reale del PIL arriverà da un aumento sostanziale della competitività internazionale.

    In altre parole, la previsione, come la maggior parte delle loro è molto problematica.

    Qualunque sia il modo in cui il futuro si rivelerà (linea rossa o blu), la situazione reale – “a terra” dove la gente vive – è molto urgente per la Grecia, e non potevo riuscire a pensare a nessuna circostanza che possa giustificare un governo che vuole imporre questo livello di austerità e la perdita di reddito per la sua popolazione.

    Conclusioni.

    Questo è un altro triste racconto dal FMI – un altro nella lunga storia di tristi racconti.

    Come ho detto in precedenza, le altre professioni sono ritenuti legalmente responsabili per il loro comportamento professionale. Se costantemente faranno grandi errori allora saranno considerati inadatti a praticarle.

    Gli economisti del FMI sono immuni da questi standard. Hanno sempre fatto previsioni audaci e imposto duri programmi di austerità sulla base di tali proiezioni. Le previsioni si sono costantemente dimostrate  essere sbagliate quando arrivavano i dati.

    Non stiamo parlando di variazioni di previsione minori che sono normali e ragionevoli, dato che abbiamo a che fare con ambienti altamente incerti.

    La previsione del FMI per la crescita del PIL reale (-3% nel marzo 2011 e -6% a dicembre 2011) non è una “birra piccola”. Bensì rappresenta un drammatico fallimento nel capire ciò che sta accadendo sul terreno e il modo in cui impatta l’austerità fiscale sull’economia reale.

    I modelli e le teorie che il FMI usa per la costruzione di queste previsioni è chiaramente sbagliato – in un modo evidente.

    Il FMI dovrebbe essere escluso da qualsiasi influenza politica pubblica e i governi di tutto il mondo dovrebbero ritirare i loro finanziamenti dall’istituzione immediatamente.

    Questo è abbastanza per oggi!

    http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=17332

    Bill Mitchell

    Traduzione a cura di Luca Pezzotta

    Categorie: Economia

    Un commento

    1. Ugo scrive:

      Mmm… Nell’articolo (che non sono riuscito a leggere per intero) si parte da un assunto fallace, quello per il quale gli obiettivi dichiarati corrispondano agli obiettivi reali. Temo che non sia così, e che la “creazione di povertà” travestita da crisi finanziaria sia funzionale al mascheramento di una crisi di tipo ben diverso. Come ho già affermato in altre occasioni, una crisi di disponibilità di ricchezza concreta, quella ricchezza che deriva dalla disponibilità di materiali nel senso più lato del termine. In altre parole, il pianeta sta cedendo in termini materiale, questi lo sanno e nascondono il cedimento dietro la finanza per farlo sembrare “rimediabile” con i metodi soliti. Non funzionerà. O meglio, funzionerà ma non secondo gli obiettivi dichiarati.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

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