Il problema che affligge il Movimento 5 stelle non riguarda la presenza ingombrante del suo fondatore Grillo o della mente razionale Casaleggio. A nessuno fra i milioni di cittadini che hanno scelto il partito dell’ex comico genovese gliene frega niente di sapere cosa pensa Vito Crimi, Kiss Me Licia, Roberta Lombardi o Toro Seduto. Il Movimento 5 stelle ha conquistato quasi esclusivamente voti di opinione grazie alla radicalità estrema del linguaggio di Beppe Grillo. Una radicalità irriverente, a tratti incoerente e visionaria, ma liberatoria, positiva e salutare. Di fronte allo sterminio che le classi dirigenti europee stanno preparando per i cittadini delle nazioni mediterranee (a Cipro stanno prelevando soldi dai conti correnti come qualsiasi squallido bandito armato di passamontagna e pistola), il popolo ha bisogno di cambiare paradigma, linguaggi e sicumere. L’atteggiamento pacato, dialogante, conciliante e intriso di buoni sentimenti nell’interesse del Paese è lodevole e apprezzabile nei periodi di pace, civiltà, democrazia e benessere. Quando invece, come oggi, quelle stesse istituzioni delle quali si pretende di salvaguardare il decoro, per una malintesa interiorizzazione di un malsano concetto di nominalismo, risultino nei fatti fautrici e protagoniste di disegni politici disumani, alienanti, aberranti e scellerati, avanguardia di una stagione di raccapricciante regresso sul piano storico e antropologico destinata a rispolverare le peggiori traiettorie della deriva nazista, quando perciò il sistema  presenti oggettivamente nel suo complesso tali criticità, la pacatezza rischia automaticamente di trasformarsi in collusione e la ragionevolezza in inganno. Chi di voi riterrebbe oggi degno di plauso l’atteggiamento “dialogante e costruttivo” tenuto in passato da molti corpi intermedi di fronte al dilagare della barbarie nazista? A Bologna, come in tante altre città antifasciste d’Italia, la civiltà ha dedicato una via al ricordo di Anteo Zamboni anziché alla memoria dei tanti cerchiobottisti che in nome della responsabilità furono sempre pronti ad aprire canali di dialogo con qualunque risma di assassino detenesse un briciolo di potere. L’atteggiamento “moderato” non è un valore di per sé; lo è se coerente rispetto al periodo storico considerato, trasformandosi in squallido e complice opportunismo mutando contesto, quadro e prospettive. Il periodo che viviamo, nel quale l’arroganza della burocrazia continentale ha già tracimato e per tutti si profila una prossima svolta violenta capeggiata da forze politiche ispirate dal fenomeno greco Alba Dorata, richiede coraggio, forza, amore per la verità e per l’umanità. Astenersi ipocriti, indignati a pancia piena della domenica, giornalisti fascisti in gioventù e rimasti tali nonostante l’apparenza candida, prestigiosa e progressista. Dobbiamo fare insieme l’elogio della radicalità, ma di una radicalità lucida, mai scomposta e pronta a sopportare il faticoso fardello che la ricerca della giustizia, scevra da opportunismi contingenti, necessariamente comporta. Grillo è in grado di farsi interprete genuino di questo ineludibile desiderio di granitica radicalità’? Non ho certezze. Alcuni suoi uomini si sono già dimostrati delle mezzecalzette miracolate, gratificate dalle aspettative che la retorica grillesca ha acceso. Alcune dichiarazioni di Grillo poi, tipo quelle che giudicano positivamente le riforme della famigerata agenda 2010 del pessimo ex presidente tedesco Schroeder, fanno preoccupare e inorridire. Ma sono questi gli argomenti che dovrebbero interrogare i nostri media, sempre invece alla ricerca del gossip becero e della polemica da cortile, ossessionati dalla presunta  mancanza di democrazia all’interno del partito di Grillo dopo che per anni non hanno mai scritto una parola sulle condotte ducesche dei vari Fini, Casini, Berlusconi, Di Pietro e Bossi, padri padroni di partitini utilizzati come bancomat o valvola di sfogo di ambizioni personalissime. I senatori grillini che hanno votato Grasso non hanno dimostrato libertà di pensiero ma disprezzo per il mandato democratico ricevuto. Tutti i partiti riconoscono una disciplina interna che assorbe e media fra sensibilità necessariamente diverse. Democrazia non significa anarchia ma possibilità di partecipare alla formazione di decisioni collettive che devono sempre salvaguardare un’ idea di interesse generale che sovrasta singole ingenuità, bambineschi entusiasmi e improvvisi isterismi. In tutto il mondo funziona così. In questa circostanza chiamare in causa i modi dittatoriali di Grillo e Casaleggio è oltremodo falso e scorretto. Qualunque partito occidentale degno di questo nome avrebbe già sbattuto fuori a calci in culo deputati e senatori che svendono la dignità e l’immagine del partito di appartenenza. Al  saccente senatore grillino, quello che ha dichiarato che non bisogna confondere gli incarichi istituzionali con quelli governativi, oscuro sconosciuto che senza il Movimento 5 stelle passerebbe probabilmente le sue giornate telefonando in un call center, ricordo che nel 2006 l’Udc di Casini per disciplina di coalizione decise di non votare a favore dell’elezione del futuro presidente della Repubblica Napolitano. I soli Follini e Tabacci, sottrattisi alla disciplina interna, subirono un processo destinato nel tempo a concludersi con l’isolamento dei parlamentari “liberi” (clicca per leggere). Ma stranamente gli scribacchini dell’epoca non contestarono a nessuno metodi  dittatoriali o leninisti.

    Francesco Maria Toscano

    18/03/2013

    Categorie: Editoriale

    6 Commenti

    1. Ugo scrive:

      Toscano: “I senatori grillini che hanno votato Grasso non hanno dimostrato libertà di pensiero ma disprezzo per il mandato democratico ricevuto.”

      In una democrazia rappresentativa questa è l’unica valutazione lecita. Inoltre ho ben piantato in testa il concetto di politico inteso come “dipendente” degli elettori che è stato sbandierato in ogni occasione dal M5S. Ebbene, coerentemente con quel concetto, chi esce dal solco concordato con l’elettore “datore di lavoro” va lincenziato e sostituito. Immediatamente.

    2. sara scrive:

      A me queste valutazioni sembrano da pazzi. licenziati e sostituiti, tanto che sono, mica umani, robottini telecomandati da un burattinaio capo di un agenzia di marketing che tutti quelli che non difendono devono, quanto meno, ignorare. massì, mettine altri 15, là fuori ce ne sono centinaia, cervellini da buttare che come dicevi altrimenti si sparerebbero nei call center. che vergogna, i ragazzini hanno osato pensare! ma non lo ricordano di aver firmato un documento in cui siglavano che non avrebbero mai espresso una propria proposta o opionione su nulla? che arroganti.
      E l’idea che il linguaggio eversivo, “liberatorio e salutare” ci porterà fuori dall’impaccio? Ma forse non bisognerebbe avere qualche categoria in più? Tipo considerare che se fra i “liberatori” sfoghi sacrosanti c’è un “verme ebreo” una “vecchia puttana” un “la bomba rom va disinnescata”, “al marocchino ci dai due schiaffetti” and so on (considerarndo tra l’altro la delizia di vedere sbandierare discorsi razzisti con la pretesa di farlo proprio x non far dilagare xenofobia, che poeta), forse un pochettino di spirito critico non guasterebbe?

      Il grillismo è un movimento sorto dal vuoto concettuale, intellettuale e umano, che propaga con spirito insofferente e laccatura giovanile gli schemi fascistoidi degli “italiani brava gente”. E l’economia non è tutto (a parte che Grillo non ci capisce un cazzo, e l’amica lombardi considera l’art. 18 “un’aberrazione”). L’economia ‘buona’ dovrebbe essere uno strumento per concedere a tutti le stesse possibilità, e non vedersi sgretolare certezze, futuro e dignità. Ma se dimentichiamo l’ossatura civile dei diritti in nome di sbraiti populisti, andiamo bene! In quest senso si capisce perchè sempre la perla Lombardi diceva che “il fascismo aiutava le famiglie”. Questo importa e tantè.
      (Ma questo blog non era di sinistra?)

      • il Moralista scrive:

        Cara Sara, trovo i tuoi argomenti molto forti e puntuali. Voglio perciò precisare il mio ragionamento. Non sono un fan di Grillo e non penso che il Movimento 5 stelle rappresenti una soluzione. Mi limito però a ragionare in termini storici. Ai tempi di Bruning le politiche di austerità ci regalarono il nazismo. Di fronte alla protervia vioelenta di governanti incapaci, guidati dalla massoneria reaizonaria, il cittadino elettore tende a sfogare nell’urna la sua indignazione. Qualla sacrosanata indignazione, oggi, guarda a Grillo. Ma è inutile parlare dle Movimento 5 stelle, mentre è necessario comprendere le condizioni che alimentano nel paese un clima sostanzialmente rivoluzionario.

        Un caro saluto,

        Francesco

    3. Patrizio scrive:

      Problema che affligge chi? ma di che parli? voti PD parla del PD

    4. [...] contenute nell’editoriale pubblicato in data 18/03/2013 e titolato “Elogio della radicalità” (clicca per leggere). Per farlo, gli amici di Drp prendono a prestito le parole di Sara, intelligente frequentatrice del [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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