E’ tutto sbagliato. Il quadro sociale è semplicemente drammatico, l’Europa rapina le banche cipriote come qualsiasi volgare bandito ma la politica italiana continua a parlarsi addosso. Da più di un mese il dibattito  ha assunto contorni ora schizofrenici ora palesemente politicisti; tutti a chiedersi con chi si alleerà Bersani, autore di un manifesto programmatico di otto punti pensati per farsi ridere dietro. Grillo ha monopolizzato l’attenzione imponendo la sua facile retorica a buon mercato. Con il voto gli italiani hanno espresso certamente una radicale volontà di cambiamento, ma cambiamento vuol dire tante cose.  Le forze politiche, vecchie e nuove presenti in parlamento, hanno volutamente frainteso il significato profondo che il voto di febbraio esprime. Gli italiani non sono più disposti a riconoscere come legittimo un sistema che vive di menzogne e di ricatti; un sistema che attraverso le politiche di rigore e austerità persegue una cattiva idea di Europa. La civiltà occidentale sta morendo stordita dai colpi di una massoneria reazionaria cinica e ottusa. Tra pochi anni l’Europa sarà simile ai paesi arabi: pochi sceicchi multimiliardari vivranno di lussi sfrenati fatti pagare al popolino immiserito e affamato. Questa è la posta in gioco. E di fronte alla gravità delle sfide mortali che ci attendono, la mediocrità dell’analisi offerta dalla nostra politica indigna e spaventa. Nonostante l’austerità abbia gettato nel panico intere generazioni, alcuni ancora pensano di uscire dal pantano riducendo al lumicino la macchina dello Stato. Non esiste la spesa pubblica improduttiva. Ogni qual volta lo Stato spende crea ricchezza per famiglie e imprese. Solo risparmiando lo Stato  commette di sicuro un crimine macroeconomico. Come sintetizzava magistralmente Keynes: “Ogni qualvolta lo Stato risparmia tre scellini il massimo che può ottenere è lasciare un uomo senza lavoro per un giorno”. Il concetto fondamentale che ancora non è entrato nella testa dei cittadini italiani riguarda proprio questo punto. Lo Stato a moneta sovrana deve spendere tanto quanto serve per garantire la piena occupazione. Occupazione che deve sempre garantire la giusta corresponsione di un salario sufficiente per garantire il mantenimento di un intero nucleo familiare. L’aumento della capacità di spesa, come è ovvio, stimola la produzione alimentando un circuito produttivo virtuoso. I falsi e miserabili a pancia piena che godono nel notare le sofferenze altrui non vogliono che lo Stato utilizzi il suo potere per costruire una società equa, giusta e armoniosa. L’euro è uno strumento di tortura che i privati hanno scippato al pubblico proprio per impedire che la democrazia risollevasse le masse da una situazione di disperazione e bisogno. Senza controllare la leva monetaria, lo Stato è ridotto a patetico involucro. Le banche centrali devono tornare immediatamente sotto il controllo del potere politico che agisce su mandato del popolo sovrano. Quelli che vogliono vedervi strisciare e piatire un magro salario vi diranno che la priorità consiste invece nel controllo dell’inflazione. A parte il fatto che una inflazione moderata produce effetti benefici sul sistema perché disincentiva il risparmio compulsivo rendendo l’economia nel suo insieme più veloce e dinamica ma, a ben guardare, oggi questo pericolo non esiste. Inflazione significa pochi beni e molta moneta. Ma vi pare che la crisi attuale della società europea possa essere inquadrata come crisi della produzione? O vi sembra che le cause della crisi siano rinvenibili nella scarsità delle risorse naturali? Non facciamo ridere. Semmai è vero il contrario. Si produce troppo e in alcuni casi la concorrenza sfrenata impone la distruzione dei beni eccedenti i limiti di legge pensati per non alterare fragili equilibri di mercato (ricordate le scene degli allevatori che buttavano il latte?). Chi è ricco si sente tale per davvero solo se attorniato da una pletora di straccioni. A questo servono le politiche spacciate per “risanamento dei conti”: a valorizzare il lusso di pochi accentuando il dramma di molti. Nulla vieterebbe altrimenti al potere centrale di pianificare politiche redistributive e improntate alla ricerca della giustizia sociale. L’Euro è una moneta di proprietà di un circuito di banche private. O torna subito sotto il controllo pubblico o tanto vale rispolverare la lira. Una politica seria approfondirebbe questi argomenti. Invece siamo ogni giorno costretti ad ascoltare i rutti di chi chiede ulteriori e insensati tagli. Se proprio bisogna soddisfare un’ansia impellente di simbolico risparmio, si prosciughino i conti correnti dei ricconi privati che hanno accumulato ingenti ricchezze. Se bisogna per forza punire il possesso, cioè, ci si accanisca contro il settore privato. Mentre il pubblico crea ricchezza al netto, gli scambi tra privati sono sempre a somma zero (se un privato guadagna x, un altro perderà per forza l’equivalente). Il concetto poi che sancisce l’inviolabilità della priorità privata non è più di moda e può quindi essere superato (guardate cosa accade a Cipro). Il denaro è solo pubblico. La moneta ha valore solo nella misura in cui lo Stato la riconosce. In conclusione: da un punto di vista macroeconomico è molto più sensato ed etico espropriare d’imperio i beni privati di Grillo e di altri ricconi come lui che non risparmiare sulla spesa pubblica (quand’anche improduttiva). La spesa pubblica infatti genera sempre ricchezza privata,  mentre i beni privati di Grillo generano solo soddisfazione per lui e i suoi cari. La considerazione circa la legittimità dell’arricchimento basato sul lavoro privato non ha valore nella misura in cui il Paese conosce livelli di povertà inauditi. Bisogna azzerare tutto e ripartire. I beni privati conseguiti all’interno di un quadro pubblico marcio e corrotto devono essere da subito passibili di esproprio per ragioni di pubblica utilità. Trionfando l’attuale isteria pauperista, la speranza è che perlomeno finisca con il colpire il bersaglio giusto .

    Francesco Maria Toscano

    23/03/2013

    9 Commenti

    1. Arianna scrive:

      GRANDE!!! Bravissimo!

    2. Ugo scrive:

      “Risparmio” è anche il gruzzolo accantonato nei decenni da chi pensava di potere in quel modo supplire alla distruzione del sistema pensionistico pubblico. Ora che facciamo, distrutto il sistema pensionistico portiamo via alle formiche anche quella piccola riserva? Be’, forse è ora di comprare un’arma.

      P.S. Le cause della crisi sono rinvenibili nella scarsità delle risorse naturali. L’illusione dell’abbondanza è data dall’accentramento dei mezzi produttivi. Se in una certa area si allevano milioni di vacche si ottiene senza dubbio, in quell’area, una quantità spropositata di latte; ma se per allevare quelle vacche devi importare interi megamercantili carichi di mais, quella sovrabbondanza di latte è illusoria, perché poggia su una risorsa invisibile ma reale che proviene da un altro luogo. Un luogo sul quale, aggiungo, non hai possibilità di controllo e che in qualunque momento potrebbe “chiudere il rubinetto”. Stesso discorso per le arance del meridione; i mucchi di agrumi al macero dicono poco per una regione costretta a importare la maggior parte del proprio fabbisogno alimentare come la Sicilia, e dicono ancora meno se si pensa a quanti siciliani vivono altrove, in luoghi che devono importare ancor di più. Dovessero ben mangiarsi tutte le bellissime (e buonissime!) arance locali, privati delle importazioni morirebbero di fame in pochi mesi. Sia ben chiaro, la quasi totalità dell’Italia (con le peculiarità d’ogni zona) è nelle stesse condizioni. Ad esempio potremmo parlare dei maiali dell’Emilia: cosa mangiano? Tutta roba emiliana o i loro mangimi arrivano dall’estero? E così via…

      • Marco Baldi scrive:

        scusi eh, ma io non capisco che ci faccia un reazionario mathusiano da queste parti.

        E’ proprio con la crescita economica che si ottimizzano e risparmiano risorse; non ci aveva mai pensato?

        • Ugo scrive:

          Abbiamo, evidentemente, i cervelli orientati in due direzioni opposte. Capita che gli opposti finiscano, prima o poi, per toccarsi. E sa quando capita? Quando la realtà dei fatti bussa alla porta e chiede di pagare il conto.

          Comunque, non vorrei dire, ma “malthusiano reazionario” non si applica al sottoscritto (anche perché. Diciamo piuttosto che tendo a dare più peso all’osservazione diretta che alla realtà narrata da chi ha interessi o ideologie[1] da tutelare.

          [1] “Ideologia” comprende il desiderio di non affrontare il disagio interiore dovuto al dover mettere in discussione le proprie certezze.

          • Ugo scrive:

            La frase: “Comunque, non vorrei dire, ma “malthusiano reazionario” non si applica al sottoscritto (anche perché. Diciamo piuttosto che tendo a dare più peso all’osservazione diretta che alla realtà narrata da chi ha interessi o ideologie[1] da tutelare.” doveva essere “Comunque, non vorrei dire, ma “malthusiano reazionario” non si applica al sottoscritto. Diciamo piuttosto che tendo a dare più peso all’osservazione diretta che alla realtà narrata da chi ha interessi o ideologie[1] da tutelare.”

    3. marco Baldi scrive:

      E non ha osservato che questa crisi e’ totalmente finta e atta solo ed esclusivamente a togliere diritti ai poveracci per aumentare la ricchezza e il dominio sempre piu’ sproporzionato di una elite e dei loro vassalli e valvassini?

      • Ugo scrive:

        La crisi è finta nella sua componente finanziaria, col che intendo che la crisi finanziaria è la foglia di fico con la quale vogliono farci digerire le “manovre correttive” in corso instillandoci la speranza che da quella crisi si possa uscire. Quale sarebbe la reazione collettiva se invece ci si dicesse che la discesa continuerà senza che sia possibile una soluzione? E quale sarebbe l’esito di quella reazione, per le dirigenze? Ecco, pur non potendo dimostrare niente ritengo che la “crisi finanziaria” sia giusto un modo escogitato da chi sta “ai piani alti” per tenere buone le vacche intanto che le accompagna al macello, per evitare di prendersi un’incornata.

    4. [...] pezzo dal titolo “Lo spreco pubblico non esiste in natura. Esiste solo l’ingordigia privata” (clicca per leggere). Questo articolo ha meritato l’apprezzamento (al netto di qualche paterna e acuta tiratina di [...]

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