Sognatrice, ero solo una sognatrice; mi sono alzata e ti ho trovato sveglio” – Billie Holiday. [traduco al femminile perché Billie Holiday è donna, n.d.t.].

    Le critiche alla Modern Monetary Theory (MMT) su internet e nel mondo accademico possono essere raggruppate in tre categorie: “le manovelle”; “i pignoli”, e “i kaldoriani”. Le “manovelle” sono di gran lunga il gruppo più numeroso. Sono le persone che semplicemente non si sono preoccupate di capire la teoria. Questi, che includono alcuni eminenti accademici, dicono cose come: “Gli MMTers dicono che i deficit non importano, si sono dimenticati dell’iperinflazione!”. Queste persone di solito possono essere ignorate in quanto non stanno discutendo in buona fede.

    I pignoli sono un gruppo più piccolo, ma forse più vocale. Hanno in gran parte capito la teoria, ma cercano di fare dei “buchi” sui punti minori. “Le tasse”, potrebbero dire, “non sono l’unica cosa che guida il denaro; il denaro è anche radicato nel sistema giuridico in quanto può essere utilizzato per determinare contratti legali e dargli valore”. In questo i pignoli non apprezzano la differenza tra una teoria generale e una considerazione aggiuntiva che potrebbe essere inclusa in un ripensamento. Oltre a questo, i pignoli spesso travisano i loro “avversari” (mentori?) presentando commenti usa e getta presi dai blog e insistendo sul fatto che la MMT spiegherà se stessa (più e più volte) quando, la stessa avendo già dei proponenti, avrà anche sviluppato una considerevole letteratura che farà proprio questo.

    I kaldoriani sono una razza completamente diversa. Dove gli altri costituiscono un semplice rumore nella blogosfera “affollando” il dibattito, gli argomenti dei kaldoriani sono rigorosi, accademici e estremamente importanti per il potenziale successo di approcci strategici determinati, sostenuti non solo da MMTers ma anche da nuovi keynesiani più “commerciali” come Paul Krugman. Questo non è solo un dibattito accademico. Ha implicazioni reali relativamente a quali politiche si potrebbero suggerire per farci uscire dalla crisi attuale.

    Tuttavia, ci sono due problemi seri con l’approccio kaldoriano – entrambi inscindibilmente collegati tra loro. Prima di tutto, i kaldoriani sono utopisti nella loro politica di avere una conoscenza abbastanza ariosa di quello che si può e non si può potenzialmente raggiungere data la scena politica internazionale di oggi. In secondo luogo, sembrano in contrasto con il loro mentore, l’economista inglese Nicholas Kaldor, sulla loro comprensione degli attuali problemi economici.

    Quello che segue può, un po’, a volte suonare come “lui ha detto, lei ha detto” ed è anche un po’ lungo, ma vorrei chiedere al lettore di proseguire la lettura. Le implicazioni del seguente argomento e la comprensione dei nostri problemi attuali, in esso contenuti, sono estremamente importanti per il punto in cui siamo oggi.

    Kaldor contro i kaldoriani.

    Nicholas Kaldor [Nicholas Kaldor n.d.t.] è stato uno degli economisti più famosi del XX° secolo. Era considerato da molti l’erede diretto di John Maynard Keynes e come lui non era solo un economista teorico estremamente compiuto, ma ha anche giocato un ruolo chiave nella costruzione della politica economica britannica dopo la seconda guerra mondiale, ed è stato a tutto tondo un individuo politicamente savio – ha concluso la sua vita, come Keynes, con una nomina a Lord.

    Diciamo questo perché se si leggono i suoi scritti si nota che ci sono stati davvero due Kaldor. Uno era il Kaldor delle sale della Cambridge University. Questo è stato il Kaldor dei modelli matematici astratti di come funzionano le economie capitaliste (alcuni dei più belli mai prodotti, intendiamoci). L’altro Kaldor  era il Kaldor che effettivamente analizzava i problemi economici e le soluzioni proposte – tenendo bene in mente tutta la situazione politica del tempo in cui stava dando consigli.

    I kaldoriani, seguendo l’economista inglese Anthony Thirlwall, hanno preso il primo Kaldor e hanno lasciato il secondo a marcire su uno scaffale. Hanno tentato di trasformare Kaldor in un modello economico che immediatamente e compiutamente spiega l’economia reale mondiale. Qui la differenza  tra loro e Kaldor è la chiave per comprendere: Kaldor non avrebbe mai applicato un modello direttamente per capire il mondo, per lui, questo non poteva che portare ad indagare i problemi da tutte le angolazioni – economica, sociale, politica e così via. Ma per i kaldoriani questo non sembra essere il caso.

    Il loro cruccio con la MMT è che “ignorando che le politiche della spesa pubblica provocano deficit commerciali ampliandoli con questo” … beh … qualcosa di brutto accadrà. In questo fanno riferimento a quello che chiamano la “legge di Thirlwall” [Thirlwall’s Law n.d.t.]. La stessa legge sembra essere impostata solo con condizioni molto rigorose in mente, ma alcuni dei kaldoriani la applicano a tutto quello che vedono in ogni economia e in ogni tempo. Questo è il problema di confondere un modello economico con una perfetta descrizione del mondo: allo stesso modo di uno che, convertitosi alla religione recentemente, comincia a vedere il Santo ovunque si giri.

    La cosa fastidiosa è che i problemi che sollevano i kaldoriani sono in realtà molto importanti – in contesti specifici. Come la maggior parte MMTers riconoscono, per esempio, che probabilmente non è consigliabile per i paesi in via di sviluppo ricorrere a elevati deficit commerciali per troppo tempo in quanto ciò potrebbe provocare crisi monetarie e ogni sorta di altre schifezze economiche. Quindi, l’argomento kaldoriano, in qualche modo, ha un sacco di merito – mi ha portato, per esempio, a discutere delle politiche che i paesi in via di sviluppo potrebbero usare per evitare tali crisi, pur mantenendo la piena occupazione [discuss policies that developing countries might use to avoid such crises while maintaining full employment n.d.t.].

    Tuttavia, i problemi che i kaldoriani sollevano, probabilmente non si applicano a molti paesi occidentali avanzati. Paesi come gli Stati Uniti hanno avuto disavanzi commerciali letteralmente per decenni, e questo non ha portato alla crisi. Quando ai kaldoriani si chiede ciò che pensano accadrà con la crisi, iniziano a borbottare piuttosto vagamente o dicono che i cinesi e gli altri stanno per mandare far “crollare” il valore del dollaro. Quest’ultimo è, ovviamente, lo stesso argomento presentato da molti profeti di sventura austriaci che lo utilizzano per “battere” l’oro per gli scommettitori. E’ inoltre estremamente improbabile – una tale mossa sarebbe un suicidio per il cinese in qualsiasi modo immaginata. Il dollaro potrebbe deprezzarsi gradualmente nei prossimi anni – e poi di nuovo, non potrebbe – ma la probabilità di “crollo” è estremamente minuscola, a meno che la Cina e gli Stati Uniti entrino in guerra, ma il tasso di cambio sarebbe allora l’ultimo dei nostri problemi.

    La ragione di questo è che il mondo di oggi – anzi, il mondo dalla seconda guerra mondiale – è completamente dipendente dal dollaro per funzionare. I kaldoriani semplicemente non riconoscono questa realtà politica. Questo perché, come abbiamo detto in precedenza, a differenza di Kaldor, pensano esclusivamente in termini di modelli e non possono correttamente intendere la politica e gli aspetti di economia politica. Quindi, passiamo ora a come Kaldor pensava il sistema funzionasse.

    Il dollaro statunitense come benzina della crescita mondiale.

    Nell’ultima di una serie di conferenze fenomenali che Kaldor ha tenuto in Italia nel 1984, dal titolo “Cause della crescita e della stagnazione nell’economia mondiale” [Causes of Growth and Stagnation in the World Economy n.d.t.], si pone una questione complessa e cruciale: perché, tra il 1945 e il 1973, l’economia mondiale ha avuto una cresciuta a tassi mai visti prima nella storia umana, ma poi, dopo questa è caduta in stagnazione? E Kaldor dà una risposta che, credo, sarebbe in sintonia con i sostenitori di oggi della MMT – e, va aggiunto, offensiva alle orecchie della folla dei modellisti kaldoriani.

    Kaldor dà molte ragioni per cui l’economia mondiale è cresciuta per trenta anni e poi è crollata, ma solo a una è stata data importanza centrale. Questa è stata l’inflazione degli anni ‘70. Kaldor osserva che l’inflazione è iniziata alla fine degli anni ‘60 quando è salita la rampa della spesa a deficit degli USA per finanziare la guerra in Vietnam – una guerra già impopolare che il governo non ha voluto pagare con le tasse. Ma l’inflazione ha realmente cominciato a produrre effetti gravi sulla crescita, quando l’OPEC ha alzato il prezzo nel 1973 mettendo così in moto un enorme ondata inflazionistica che poi ha portato ad una spirale salari-prezzi.

    Fino ad ora, tutto familiare – giusto? Beh, Kaldor ha dato un altro motivo e anche se ci interessa ai fini del nostro discorso lui pensava fosse minore. Questo argomento periferico è stato che nel dopoguerra il governo degli Stati Uniti ha inondando il mondo di dollari – principalmente attraverso investimenti esteri diretti (che erano, per lo più, probabilmente la spesa della guerra fredda, sia sotto forma di aiuti,  che di fondi per lo sviluppo o le spese militari). Dal momento che queste economie hanno poi avuto le  loro valute legate al dollaro, sono state successivamente in grado di avere impunemente deficit commerciali e deficit di governo, in modo da stimolare la crescita. Ecco come lo spiega Kaldor che, per il bene dei suoi discepoli, citiamo per intero:

    Vorrei attribuire primaria importanza al ruolo del dollaro degli Stati Uniti che, dopo l’adozione del regime dei cambi di Bretton Woods, è diventato di fatto la moneta di riserva internazionale, in modo che l’America ha avuto, di fatto, un potere illimitato di prendere a prestito – è stata in grado di prendere a prestito automaticamente incorrendo in disavanzo con “operazioni di base” (su conti correnti e di capitale nel loro insieme) e quindi fornire altri paesi con riserve addizionali, consentendo loro di ampliare le loro attività economiche, senza incorrere in un equilibrio di vincolo dei pagamenti.

    Inoltre, la bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti, dopo i grandi riallineamenti monetari del 1949, si è girata in un disavanzo delle “operazioni di base” (ovvero in conto corrente e capitale), ed è rimasta in deficit quasi ogni anno fino al 1971 . In un primo momento ciò era dovuto agli investimenti esteri (pubblici e privati) netti che superavano il suo avanzo di partite correnti. Più tardi, negli anni ‘60, è stato integrato da un crescente disavanzo delle partite correnti. I deficit di entrambi i tipi comportato un aggiunta alla domanda di beni e servizi nel mondo esterno. Hanno comportato un aumento degli investimenti nel mondo che hanno avuto più o meno gli stessi effetti “moltiplicativi” internazionali di come se la produzione annua di oro fosse aumentata di un importo equivalente. Per il resto del mondo, significava incrementare le riserve (in forma di saldi in dollari sempre crescenti) guadagnati attraverso crescenti esportazioni o finanziando esternamente investimenti interni. (P. 77-78)

    Secondo Kaldor, quindi, l’economia mondiale capitalista aveva un “ticchettio” nel dopoguerra, perché gli Stati Uniti stavano inondando il mondo con i dollari. Questi dollari venivano immessi nei paesi e si diffondevano all’interno dell’economia – consentendo anche a questi paesi di acquistare beni, servizi e  prodotti statunitensi. Il dollaro USA è stato letteralmente la linfa vitale dell’economia mondiale in questa epoca e fu questa dimensione politica che permise ai paesi, Kaldor scrive, “di espandere le loro attività economiche, senza incorrere in un equilibrio del vincolo dei pagamenti”.

    Allora, cosa è successo? Beh, alcuni paesi – in particolare la Francia, che aveva un po’ più di potenza assertiva in quel periodo di quella che ha oggi – si è ammalata a causa di questa disposizione e ha  “rotto” il sistema, reclamando per i debiti con lei oro e costringendo così gli Stati Uniti ad uscire dal sistema di Bretton Woods. Citiamo ancora Kaldor:

    All’inizio, il mondo era affamato di dollari e fu felice di accumulare riserve in dollari, che davano interessi, piuttosto che l’oro, che non lo faceva. Ma, come i paesi avevano dollari in più e di più, e come le passività ufficiali degli Stati Uniti hanno cominciato a superare più volte il valore totale di oro in loro possesso (al prezzo ufficiale, che fino al marzo 1968 corrispondeva anche al prezzo di mercato), la disponibilità ad accettare dollari è stata progressivamente ridotta – soprattutto quando il deficit degli Stati Uniti assunse dimensioni maggiori durante la guerra del Vietnam. La Francia chiese di essere pagata in oro, la Germania ha rivalutato la sua moneta più volte nel vano tentativo di arginare la fuga speculativa dal dollaro al marco tedesco, e alla fine tutto il sistema di Bretton Woods crollò nel mese di agosto 1971 con l’abbandono formale americano della convertibilità, accoppiata con la richiesta di un grande riaggiustamento delle parità monetarie. (P. 78)

    Bene, tutto questo  suona un po’ come MMT non è vero? Gli Stati Uniti “correvano” un deficit con il resto del mondo – così come fanno ora – e questo è stato il sostegno alla crescita economica mondiale. Ora, i kaldoriani devono sicuramente presumere che Kaldor si dovrebbe girare e saltare su di noi per le conseguenze di queste azioni irresponsabili. Sicuramente quando il sistema di Bretton Woods crollò ci fu una diretta, disastrosa, conseguenza per gli Stati Uniti e tutti gli altri. Beh … non proprio. Invece Kaldor alza le spalle e indica il vero colpevole della stagnazione: la crisi petrolifera e l’inflazione risultante. Ha detto che i tassi di cambio fluttuavano e questo era un problema, ma indicava che questo era lontano dall’essere fondamentale:

    Da quel momento, variazioni imprevedibili su larga scala e dei tassi di cambio – tra il dollaro e le valute CEE, e per alcuni anni anche tra il dollaro e lo yen – sono continuate, questo deve essere uno dei fattori che impediscono la ripresa economica, anche se è impossibile valutare la sua precisa importanza. (P. 78)

    Un culmine contro cosa, eh? I buoni kaldoriani si aspettavano una sorta di esplosione. Ma il sistema di Bretton Woods della crescita mondiale si è concluso con un gemito, non un botto. Kaldor stesso dice che le fluttuazioni del tasso di cambio che seguirono furono “impossibili da valutare” in termini di importanza per la stagnazione degli anni ‘70. E infatti, se leggete il resto della conferenza si vedrà chiaramente che giocano una parte molto piccola, se del caso, nella sua storia, che è principalmente incentrata sugli shock petroliferi, l’inflazione e la idiota risposta della politica monetaria. Questo non è il Kaldor dei modelli, potete esserne sicuri! Questo è il Kaldor dell’economia politica – e chi è un analista meglio di lui per gli allarmisti “del crollo del dollaro”.

    Cosa è successo dopo.

    Come abbiamo detto, la conferenza di Kaldor è datata 1984. Morì due anni dopo. Allora, che cosa è successo dopo? Beh, in fondo quando l’inflazione si è stabilizzata ed il prezzo del petrolio è sceso, gli Stati Uniti hanno iniziato a pompare più dollari nell’economia mondiale – per il reset dell’intero sistema.  La ripresa della crescita da un lungo periodo è ricominciata quando gli USA hanno avuto disavanzi commerciali persistenti con il resto del mondo. La crescita non è mai stato più la stessa, come è stata nel dopoguerra – soprattutto perché sono stati gli idioti a gestire l’economia mondiale – ma la crescita è  ripresa, ed è ripresa proprio perché il flusso di dollari è cominciato ancora una volta.

    I flussi finanziari verso Wall Street hanno appoggiato il dollaro come le eccedenze commerciali unite alla copertura aurea hanno fatto nel dopoguerra. Come Yanis Varoufakis e Michael Hudson hanno sottolineato numerose volte prima: durante e dopo l’era Reagan, scorrevano dollari nell’economia mondiale, puntellando la crescita economica, mentre il denaro straniero tornava indietro a Wall Street per comprare attività finanziarie. In questo modo il sistema ha mantenuto un tasso di crescita abbastanza costante attraverso l’emissione di dollaro. Ma quando nel 2008 è scoppiata la crisi, l’economia statunitense ha rallentato e meno dollari scorrevano nel mondo – questo è stato soprattutto perché i consumatori americani sono andati in bancarotta e non potevano comprare merci estere. Il fatto spiacevole della questione è che molti di questi dollari, in particolare durante gli anni di Clinton con bilancio in surplus, venivano emessi da banche private, e questo si è “girato” in uno schema Ponzi  gigantesco, che si sarebbe sicuramente rovesciato qualora un forte vento avesse colpito.

    Quindi, questo è dove siamo oggi. L’economia mondiale sta “macinando” in modo più lento di quanto dovrebbe essere per mancanza di dollari. In relazione a questo i consumatori degli Stati Uniti stanno spendendo meno di quello che vorrebbero anche per mancanza di dollari. E gli economisti intelligenti hanno gli occhi aperti relativamente ai segni di un’altra bolla del debito che potrebbe cominciare a gonfiarsi con il rischio di una nuova crisi finanziaria, perché, avete indovinato, i consumatori americani vogliono quei dollari maledetti. Che situazione assolutamente ridicola! Il Governo degli Stati Uniti emette dollari – e tutti con le loro madri vogliono dollari. Il governo degli Stati Uniti può quindi iniziare il rilascio di dollari per le persone che vogliono una occupazione e una crescita dei consumi in cambio di lavoro. Dal momento che il governo degli Stati Uniti non corre alcun rischio di default non c’è nessun problema. Il vero rischio arriva quando il settore privato inizia a prendere in prestito questi dollari, non quando il governo li emette per assumere persone e far scendere il tasso di disoccupazione.

    “Ma, ma, ma,” dice il fantasista del crollo del dollaro, “E se il mondo sputa questi dollari verso di noi e la moneta crolla?” Beh, ho una notizia per voi: il mondo non respingerà tutto a un tratto questi dollari. Il mondo brama questi dollari. Sono stati la linfa vitale dell’economia mondiale a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e ora che sono stati prosciugati l’economia mondiale appare pallida e anemica. Ma questo non dovrebbe essere il caso se il governo degli Stati Uniti prendesse le sue azioni iniziando qualche buona politica macroeconomica.

    E’ sbagliato?!

    Una domanda qui, tuttavia, è se si tratta di un buono stato di cose o no. Se il governo degli Stati Uniti ha questo livello di controllo dell’economia mondiale? I consumatori americani hanno il diritto di consumare più di quello che producono? Dopo tutto, il sistema di Bretton Woods è stato imposto con la forza. Dopo la seconda guerra mondiale Keynes e gli inglesi volevano mettere una moneta internazionale, il bancor, per garantire che gli squilibri commerciali fossero riequilibrati attraverso il reinvestimento nei paesi più poveri, ma gli americani hanno deciso che volevano il controllo su tutto il sistema. Non è un po’ ingiusto?

    Sì, certamente lo è. Questo nostro mondo avrebbe avuto molti meno problemi di oggi se il piano bancor di Keynes fosse vissuto e avesse sostituito lo standard del dollaro con il quale ora praticamente conviviamo. Ed è questo piano del bancor che i kaldoriani moderni propugnano per oggi. Ma ancora una volta si deve giocare kaldoriani contro Kaldor. Ha forse Kaldor costantemente riportato  circa il bancor nei suoi scritti? No, certo che no. Perché? Perché lui sapeva che non era sul tavolo quando lavorava e scriveva. Era sul tavolo a Bretton Woods nel 1945, ma gli americani hanno vinto e Keynes perso. Kaldor sapeva che non c’era motivo di piangere sul latte versato. Sapeva che avremmo dovuto andare avanti con lui e lavorare con quello che avevamo.

    Beh, i kaldoriani farebbero bene a imparare questa lezione oggi. Guardate, se il piano bancor fosse mai  veramente messo sul tavolo ancora una volta sarò il primo a sostenerlo. Ma è una possibilità remota che sembra assurdamente irrealistico “campionare” oggi. Ogni giorno guardiamo la zona euro scendere ulteriormente nel caos a causa di beghe nazionali e di cattiva gestione e poi presumiamo che tutti i leader mondiali andranno domani, insieme, tenendosi per mano a implementare il piano bancor? Sì, come no. In effetti, questo appare tanto più di ogni altra cosa una fantasia per nascondere i terribili problemi economici che abbiamo di fronte oggi. Di fronte ai problemi reali di oggi deve essere bello avere l’unico vero e proprio modello che spiega tutto – ma in realtà è solo una fantasia e non è che si avvera presto in qualunque momento.

    Questo non vuol dire che il governo degli Stati Uniti iniziando  il pompaggio di dollari nella sua economia di nuovo – e di conseguenza nell’economia mondiale – al fine di promuovere il recupero avrà un compito facile. Ma almeno possiamo vedere a chi o che cosa dobbiamo fare appello: che è, al governo degli Stati Uniti. Con il piano bancor non abbiamo nemmeno bisogno di un’istituzione a cui fare appello – il processo d’appello diventa allora come qualcosa che esce da un romanzo di Kafka. Almeno con le proposte della  MMT abbiamo qualche parte a cui “mirare”. Non è perfetto, no. Ma allora, se vivessimo in un mondo perfetto staresti leggendo questo articolo?

    Gloomy Sunday, il testo da cui abbiamo aperto questo pezzo, è una canzone abbastanza desolante. Ma non è per questo che ho aperto con essa. E’ la miscelazione lirica dei temi del sonno, della morte e del suicidio che è rilevante per questo dilemma. Poiché i kaldoriani – in uno spirito del tutto estraneo allo  stesso Kaldor – vogliono mettersi a dormire con il loro modello di perfezione ed equilibrio in modo che possano contenere e tenere a bada la triste realtà politica ed economica del mondo odierno. Ma per fare questo – e insistere su una proposta come il bancor, che non è nemmeno lontanamente realistica – è il suicidio di sé stessi. Mettersi a dormire, per avere sogni dolci, vuol dire semplicemente morire nel  mondo reale. Cosa c’è di buono in questo per gli altri?

    Philip Pilkington

    Traduzione a cura di Luca Pezzotta

    Fonte:

    http://neweconomicperspectives.org/2013/03/why-mmt-is-right-and-the-dreamers-are-wrong-kaldor-versus-the-kaldorians.html

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Categorie: Economia

    Un commento

    1. mimmo.cipri scrive:

      ne avevo gia parlato ma senza risposta.
      sarebbe meglio organizzare in calabria una moneta alternativa come il sardex in sardegna

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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