Leggo con grande interesse un lavoro pubblicato on-line da un gruppo di economisti italiani di valore titolato “Oltre l’austerità (clicca per leggere). Mi prendo la briga di sintetizzarlo in pillole a beneficio dei lettori de Il Moralista che, per ragioni di tempo o voglia, non intendano leggerlo per intero. Naturalmente, la scelta di estrapolare questo o quel concetto nel mare magnum delle tante cose dette e analizzate è responsabilità esclusiva dell’autore. Tuttavia, a prescindere dalla sicura soddisfazione che il lettore ricaverebbe nel leggere il testo per intero, è utile registrare alcuni concetti economici importanti per demistificare le volgari menzogne sapientemente sparse dal circuito informativo tradizionale nella speranza di convincere gli italiani che li stanno torturando a fin di bene. Il libro curato da Cesaratto e Pivetti si divide in cinque capitoli, frutto di un coerente e riuscito lavoro di equipe. Oggi mi occuperò dei primi due  (Le politiche economiche dell’austerità e La crisi europea come crisi di bilancia dei pagamenti e il ruolo della Germania), domani (a Dio piacendo) completerò l’opera concentrandomi sui restanti tre capitoli. Se questo tipo di approccio dovesse trovare il gradimento dei lettori, potrei riproporre in futuro lo stesso schema con riferimento ad altri libri e studi. Altrimenti tale sforzo rimarrà nel suo genere un unicum da dimenticare in fretta e amici come prima. Buona lettura.

     Introduzione (S. Cesaratto e M. Pivetti)

    1)      Ciampi, Andreatta e Padoa Schioppa sono figure degnissime ma molto distanti dal concetto di socialismo riformista

    2)      Chi sostiene che la crisi è il risultato della dissipatezza dei paesi periferici della zona euro dice il falso

    3)      Altrettanto falsa e in malafede è l’interpretazione della crisi quale risultato di una allegra e insostenibile spesa pubblica

    Cap. 1  Le politiche economiche dell’austerità

    Par.  1  L’austerità, gli interessi nazionalie  la rimozione dello Stato (M. Pivetti)

    1)      Non c’è vero progresso se al potere del denaro non si contrappone quello dello Stato

    2)      La sovranità monetaria è il principale tra i poteri economici pubblici

    3)      La buona politica dovrebbe perseguire in prima istanza l’obiettivo della piena occupazione e solo dopo quello del controllo dell’inflazione

    4)      L’eccesso di indipendenza della Bce è un male

    5)      Il socialismo è incompatibile con il venire meno dello Stato nazione

     Par. 2 Molto rigore per nulla (G. De Vivo)

    1)      Keynes: “la spesa di uno è il reddito di un altro” (tagliando una spesa si taglia anche un reddito)

    2)      Crescita sul modello keynesiano: stimoli alla spesa. Sul modello neoliberale: riforme “strutturali”, ossia flessibilità e riduzione dei salari

    3)      Lo Stato potrebbe farsi credito emettendo moneta (divorzio del 1981 fra Tesoro e Banca d’Italia nonché successiva adesione alla moneta unica hanno temporaneamente precluso questa strada)

    4)      Un terzo del debito pubblico italiano è in mano straniera (debito reale)

    5)      Il debito pubblico italiano è emesso in una moneta su cui lo Stato non ha sovranità. Per paradosso lo Stato deve “guadagnarsi” la moneta per finanziare le sue spese

     Cap. 2 La crisi europea come crisi della bilancia dei pagamenti e il ruolo della Germania

    Par. 1 Il vecchio e il nuovo della crisi europea (S. Cesaratto)

    1)      La crisi è il risultato di uno squilibrio della bilancia dei pagamenti dalla periferia verso il centro

    2)      Il sistema di Bretton Woods funzionava anche perché controllava i flussi di capitali privati

    3)      Liberalizzazioni e stabilizzazioni monetarie favoriscono per davvero l’afflusso di capitali esteri. Ma a che prezzo?

    4)      L’esperienza ci insegna che l’afflusso di capitali esteri non genera investimenti produttivi ma, più spesso, provoca bolle immobiliari

    5)      Le crisi avvenute nei paesi in via di sviluppo (vedi il caso argentino) sovente si concludono con il default sui debiti pubblici

    6)      Se un paese spende all’estero più di quanto incassa avrà un disavanzo di partite correnti

    7)      Un paese con un saldo negativo di partite correnti deve farsi prestare capitali dall’estero

    8)      Un paese con un saldo positivo delle partite correnti può concedere prestiti  all’estero o accrescere le riserve valutarie

    9)      La Germania è in forte avanzo perché produce molto di più di quello che consuma

    10)  Per la Spagna la situazione è l’esatto contrario

    11)  I Paesi periferici non possono pagare le importazioni stampando la propria moneta (critica alla MMT, ndm). Dovranno procurarsi una valuta pregiata

    12)  La politica della Germania può definirsi “mercantilista” perché prevede sistematici avanzi con l’estero

    13)  Il debito pubblico italiano scoppia a partire dagli anni ’80 a causa del divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia che determina l’esplosione della spesa per interessi

    14)  Se i tedeschi volessero favorire la soluzione della crisi, aumenterebbero la loro domanda interna

     Par. 2 Le aporie del più Europa (A. Bagnai)

    1)       Gli afflussi di capitale sono, per il paese che li riceve, debiti esteri da rimborsare

    2)       Quando il centro teme che la periferia non sia più in grado di pagare i debiti, allora chiede interessi più alti

    3)       La Germania reprime volutamente la propria domanda interna per non aumentare il volume delle sue importazioni

    4)       Il modello tedesco è sintetizzabile nella formula domanda estera più moderazione salariale. Questo schema garantisce grandi profitti a vantaggio di pochi

    5)      I costi di una eventuale uscita dall’euro sarebbero comunque inferiori rispetto ai danni provocati da una ulteriore permanenza

     Par. 3 Deutschland, Deutschland… Über Alles ( M. d’Angelillo e L. Paggi)

    1)       In Europa la crisi bancaria si è trasformata in crisi del debito sovrano

    2)       Il programma agenda “2010” di Schroder è di ispirazione liberista, condizionato dalle idee del New Labour di Blair

    3)       Negli ultimi anni la Germania ha aumentato il volume del suo export nei confronti dei paesi dell’area Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa)

    4)       I problemi di oggi sono anche il risultato della decisone americana, presa trenta anni fa, di affondare il sistema di Bretton Woods

    5)       Le politiche italiane, recentemente caldeggiate da Napolitano, Monti e Bersani, sono funzionali soltanto di progetti tedeschi

    Per oggi chiudiamo qua.

    Francesco Maria Toscano

    29/03/2013

    Categorie: Economia

    Un commento

    1. domenico cipri scrive:

      non ho (ancora) letto l’originale , ma e interessante questo sistema di “sintesi”

    Commenta


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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