Un articolo di Barry Eichengreen e Tim Hatton del gennaio 1988 [ 1988 paper n.d.t.] intitolato “La disoccupazione tra le due guerre in una prospettiva internazionale” è un utile punto di partenza per qualsiasi tentativo di confrontare la disoccupazione durante la Grande Depressione e la Grande Recessione.

    E’ utile cominciare riconoscendo tre precauzioni correlate che gli autori hanno espresso in quell’articolo. In primo luogo, il senso moderno del termine “disoccupazione” (disposto ed in grado di lavorare, ma incapace di trovare un lavoro commisurato alle competenze del lavoratore) non era comune fino agli ultimi decenni prima della Grande Depressione. L’ipotesi precedente era che le persone fossero disoccupate perché pigre. C’era poca comprensione dei cicli economici o la domanda era insufficiente; poca simpatia per i disoccupati, e nessun senso sul fatto che fossero le imprese ed il governo i principali responsabili per il livello del tasso di disoccupazione. Ciò significava che tenere dei dati sulla disoccupazione era raramente una preoccupazione del governo. I dati sulla disoccupazione in Europa sono stati raccolti prevalentemente attraverso i sindacati industriali.

    In secondo luogo, ciò significa che i dati sulla disoccupazione durante la Grande Depressione sono, a livello globale, in via eccezionale limitati e anche la comparabilità tra le nazioni, durante il periodo di tempo stesso, è ancora più limitato. Quindi, la nostra possibilità di confrontare i dati sulla disoccupazione di oggi, con quelli sulla disoccupazione durante la Grande Depressione è ancora più soggetta ad errori.

    In terzo luogo, i dati sulla disoccupazione durante la Grande Depressione sono spesso altamente distorti a causa del modo in cui sono stati raccolti e per la natura stessa della Grande Depressione. In Europa e negli Stati Uniti la Grande Depressione era prevalentemente una depressione industriale e le organizzazioni sindacali del settore avevano di gran lunga maggiori possibilità di raccogliere dati sulla disoccupazione nel settore industriale. Questo significa che i dati tipici sul tasso di disoccupazione, che si vedono durante la Grande Depressione per gli Stati Uniti e l’Europa, probabilmente sopravvalutano  notevolmente il reale livello del tasso di disoccupazione dell’intera economia. Gli autori citano dei dati di ricercatori che suggeriscono come ci siano dichiarazioni in eccesso del tasso di disoccupazione generale durante la Grande Depressione; che per molte nazioni è superiore al 50%. (In inglese più semplice – il tasso di disoccupazione reale sembra essere stato meno della metà del tasso di disoccupazione di solito indicato in molte nazioni durante la Grande Depressione).

    I dati sulla disoccupazione degli Stati Uniti durante la Grande Depressione sono sostanzialmente gonfiati perché le persone impiegate in programmi di lavori pubblici, che svolgevano un lavoro altamente produttivo, sono state considerate come “disoccupate” in quel periodo. Ciò significa ancora che la Grande Depressione era spesso catastrofica, ma significa anche che i più accurati (ma ancora lontani dall’essere perfetti) dati sulla disoccupazione per la Grande Recessione mostrano che le due crisi sono sostanzialmente simili, in gravità, nella zona euro; quando la gravità è misurata tramite il tasso di disoccupazione. Per gran parte della zona euro, la crisi attuale sarebbe più accuratamente denominabile come “La Seconda Grande Depressione.”

    Uso il termine “molto simile” a causa della cautele che ho sottolineato nel mio secondo punto. Non si può attribuire la stessa precisione ai dati della Grande Depressione, anche dopo che abbiamo “aggiustato” tali dati per i noti “pregiudizi”, rispetto a quello che possiamo attribuire  ai dati sulla disoccupazione durante la Grande Recessione. Questo è un avvertimento significativo perché i dati sulla disoccupazione durante la Grande Recessione sono ancora oggetto di errori materiali.

    Con queste precauzioni bene in mente, qui troviamo le ragioni per le quali i dati mostrano che la disoccupazione nella zona euro è, sostanzialmente, simile alla disoccupazione durante la Grande Recessione. I dati regolati, per esempio, segnalano un tasso medio di disoccupazione per il periodo 1930-1938 del 8,8% per la Germania e il 9,8% per il Regno Unito (Eichengreen e Hatton 1988: tabella 1.2, pag 9.). Gli autori non hanno trovato un dato affidabile da “aggiustare” per la Francia, ma il dato non corretto per il tasso medio di disoccupazione francese nel 1930-1938 è del 10,2%. Purtroppo, anche dei dati sulla disoccupazione, pur modestamente affidabili, per la periferia europea, durante la Grande Depressione, non sono disponibili.

    I tassi generali di disoccupazione della zona euro sono più alti che durante la Grande Depressione [Eurozone Unemployment Rates are Higher n.d.t.].

    “Il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro è salito al 12% nei primi due mesi dell’anno, l’ultimo di una serie di livelli record dalle analisi a fine del 2011, Eurostat [Eurostat n.d.t.], l’agenzia statistica dell’Unione europea [European Union n.d.t.], ha riferito [2 Aprile, 2013]:

    L’agenzia ha rivisto al rialzo il tasso di disoccupazione a gennaio per la zona euro rispetto al 11,9% riportato in precedenza, che era già un record. Complessivamente per l’Unione europea, l’Eurostat ha detto che il tasso di disoccupazione è aumentata, da febbraio, al 10,9%, rispetto al 10,8% del mese di gennaio, con più di 26 milioni di persone senza lavoro in tutto il blocco delle 27 nazioni.

    Entrambi, i tassi di disoccupazione ed il numero di disoccupati, sono i più alti che Eurostat abbia mai  registrato nei dati che risalgono al 1995, prima della creazione dell’euro”.

    La disoccupazione dell’Eurozona, nel complesso, è sostanzialmente più elevata rispetto alle migliori stime della disoccupazione europea durante la Grande Depressione. La lunghezza delle due crisi in Europa sta diventando sempre più simile, come nella zona euro la crisi economica si aggrava e si allunga a causa delle controproducenti politiche di austerità ed alla intrinsecamente cattiva progettazione dell’euro come valuta non-sovrana.

    L’austerità ha inflitto una forte über-depressione sulle popolazioni periferiche della zona Euro.

    Anche se non si possono paragonare in modo affidabile i tassi di disoccupazione della UE durante la Grande Depressione e la forte depressione nelle nazioni della periferia dell’Unione europea, si può utilizzare lo stesso New York Times per confrontare i tassi di disoccupazione attuali in periferia con i tassi di disoccupazione in Francia, Germania, e Regno Unito durante la Grande Depressione; e possiamo confrontare i tassi di disoccupazione in queste tre principali economie della UE direttamente.

    “Il mercato del lavoro europeo è sceso per 22 mesi consecutivamente, facendo di questa la peggiore recessione dai primi anni ’90; Jennifer McKeown, economista a Londra per Capital Economics, ha scritto, martedì, in una nota di ricerca: “Con la stretta fiscale che mette ancora pressione al ribasso sul reddito disponibile e la fiducia dei consumatori a livelli molto bassi, la spesa delle famiglie avrà probabilmente un ulteriore calo nei prossimi mesi” ha detto la signora McKeown.

    La signora McKeown ha anche osservato che il tasso di disoccupazione della Francia a febbraio è al 10,8% – il doppio del tasso tedesco del 5,4% – “sembra molto preoccupante”.

    I tassi di disoccupazione tedeschi sono sostanzialmente inferiori adesso rispetto alla Grande Depressione, ma il tasso di disoccupazione in Francia è superiore a quello medio non “aggiustato” (e quindi gonfiato attraverso una raccolta parziale), della disoccupazione stessa, che la Francia ha sofferto durante la Grande Depressione.

    “La Gran Bretagna, la più grande economia della EU al di fuori del blocco della moneta unica, ha avuto un tasso di disoccupazione del 7,7% nel mese di dicembre, l’ultimo mese a disposizione. ”

    L’attuale tasso di disoccupazione in UK rimane al di sotto del tasso medio durante la Grande Depressione, ma è fondamentale ricordare che il Regno Unito non ha adottato l’euro e mantiene una moneta sovrana. Ha fallito nell’usare questo forte fattore per ridurre la grande crescita della disoccupazione a causa del voler abbracciare la ferita auto-inflitta dell’austerità.

    La periferia della zona euro è l’epicentro della über-depressione. Si tratta di una depressione del tutto gratuita, il peggior autogol nella moderna storia economica, inflitta dall’austerità.

    “La crisi dell’occupazione sta colpendo più duramente nel sud dell’Europa. Eurostat ha dichiarato che la Grecia, con la sua economia in caduta libera, ha avuto il più alto tasso di disoccupazione della zona euro, a 26,4% nel mese di dicembre, l’ultimo mese per il quale sono disponibili i dati. Tra i giovani greci, il tasso di disoccupazione ha raggiunto un livello incredibile, 58,4%. La Spagna, dove l’economia si è contratta bruscamente dopo il collasso dovuto alla bolla globale del credito, ha registrato il secondo più alto tasso di disoccupazione nella zona euro nel mese di febbraio, al 26,3%”.

    Anche il tasso di spagnolo di disoccupazione giovanile (che comprende i giovani adulti) è oltre il 50% e il tasso in Italia, sempre per la disoccupazione giovanile, è oltre il 36%. La Grande Depressione in genere ha creato una curva a forma di “U” per l’incidenza della disoccupazione sui lavoratori in base all’età (i giovani e gli anziani avevano più probabilità di essere disoccupati) (Eichengreen e Hatton 1988. Tabella 1.9, p. 31). I livelli di disoccupazione giovanile nei paesi chiave europei durante la Grande Depressione erano molto minori rispetto alla disoccupazione giovanile in Grecia, Italia, Spagna durante lo svolgimento della über-depressione. In effetti, i tassi di disoccupazione giovanile attualmente riportati in ciascuna di queste nazioni, oltre a Irlanda e Portogallo sono sostanzialmente ridotti dall’emigrazione dei giovani lavoratori. Lo scherzoso e vecchio detto dell’Irlanda è ancora una volta vero: “Cosa è che esporta l’Irlanda?!” Risposta: “Gli irlandesi.” Quando gli studenti della periferia ottengono i loro diplomi universitari spesso emigrano per cercare lavoro.

    Conclusioni.

    Quando una nazione cede la sua moneta sovrana mette la propria sovranità a rischio. Si diventa soggetti agli attacchi dei vigilantes obbligazionari e si potrebbe essere costretti a subire situazioni in cui si possono offrire ai giovani solo poche opportunità in modo da costringe remolti dei migliori e più brillanti a fuggire dalla nazione.

    L’austerità pone un carattere chiaro e presente per la zona euro e l’economia globale. Nei paesi centrali della zona euro che ha causato livelli di disoccupazione da Grande Depressione – e la disoccupazione è in aumento sette anni dopo che la bolla mondiale ha cominciato a rompersi nel 2006. La periferia, tuttavia, non sta soffrendo i livelli di disoccupazione che le nazioni centrali europee hanno avuto durante la Grande Depressione. L’attuale über-Depressione ha inflitto livelli notevolmente superiori di disoccupazione – fino a quattro volte superiore – che gli studiosi ritengono siano i più grandi che l’economia europea ha sofferto, in media, dal 1930-1938. Concludo ripetendo la cautela che i dati durante la Grande Depressione sono sufficientemente imprecisi tanto da essere cauti nel sostenere un rapporto esatto. Quello che possiamo dire è che, misurata dal tasso di disoccupazione, la cosiddetta Grande Recessione a volte è più grave per le nazioni principali di quanto non fosse la Grande Depressione ed è drammaticamente più grave per la periferia di quanto lo fosse per le nazioni centrali  durante la Grande Depressione.

    William K. Black

    6/04/2013

    Traduzione a cura di Luca Pezzotta

     

     

    Categorie: Economia

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    1. [...] durante la Grande Depressione e la Grande Recessione. E’ utile cominciare riconoscendo tre …read more Source: il [...]

    2. [...] è il suo eufemismo per aver causato la über-Depressione. Ho spiegato in un recente articolo (vedi qui) che i tassi di disoccupazione attuali, nella periferia europea, sono spesso multipli dei tassi di [...]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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