In genere chi critica l’intransigenza del movimento grillino conserva legittimamente una impostazione politico-culturale che potremmo definire di progressismo all’acqua di rose. Ne fanno parte certamente gli intellettuali della domenica, gli artisti a pancia piena, gli industriali coraggiosi alla Colaninno e i banchieri filantropi con numerosa prole al seguito. Questo gruppo umano, che in Inghilterra sintetizzerebbero ricorrendo al termine “establishment”, ampiamente soddisfatti i bisogni primari, ama arredare la propria anima (copyright Luca Ricolfi) facendo continua quanto strumentale leva sulla sempiterna mozione dei buoni sentimenti. Ai ricchi non basta godersi le loro immense e spesso immeritate fortune, no, pretendono pure di accreditarsi agli occhi dei poveri come depositari di una ricchezza immateriale che emana bontà, magnanimità e misericordia di fronte alle difficoltà crescenti della povera gente che, tra una vacanza a Cortina e l’altra, determina presso le élite sconforto e turbamento. Il presidente della Camera Boldrini, ad esempio, in occasione dei funerali della coppia suicida di Civitanova ha dichiarato: “non sapevo che in Italia esistessero livelli tali di povertà”. La Boldrini non è cattiva né ipocrita, è semplicemente svampita, vive in un altro mondo e non riesce a comprendere fino in fondo realtà che sono distanti anni luce dalla sua storia personale e dalla sua condizione materiale. In questo ricorda quel buffo personaggio reso celebre dalla saga di Fantozzi, contessa Serbelloni Mazzanti vien dal mare, sempre felice di ammettere occasionalmente alla propria tavola anche umili impiegati (“cari inferiori”) come Filini e il ragionier Ugo. L’establishment vive una condizione di assoluto privilegio e, per un naturale desiderio di autodifesa, tende sempre ad esorcizzare le proprie vergogne attraverso la demonizzazione di una figura potenzialmente ancora più repellente. Berlusconi in Italia assolve principalmente questa funzione: la sua presenza serve ai negrieri filantropi per sentirsi un po’ meno stronzi. Per questo le nostre didattiche élite di merda (clicca per leggere) si stracciano le vesti di fronte all’atteggiamento “irresponsabile di Grillo che non vuole fare fronte comune per arginare il pericolo Berlusconi”. La nostra  “gauche caviar” non trova pace, sentendosi ancora inopinatamente investita di una missione purificante anziché riconoscersi, più correttamente, come concausa dell’inquinamento. La sinistra al caviale, molto chic e perennemente sotto choc, disintegra le classi subalterne con la stessa furia che contraddistingue un Giuliano Ferrara qualsiasi ma, se permettete, lo fa con classe. Una cosa è ridurre sul lastrico generazioni intere con provvedimenti di legge che portano il nome cafoneggiante di borgatari del calibro di Gasparri e Meloni; un’altra è succhiare il sangue al popolo in guanti bianchi, “per senso di responsabilità”, “per puntellare il sogno europeo”, “per ottenere il prestigio internazionale che l’Italia si è meritato grazie a figure come Ciampi, Padoa Schioppa, Prodi, Napolitano e, last but non least Mario Monti”. Volete mettere la soddisfazione di suicidarsi nel nome di Padoa Schioppa e di Luca Cordero di Montezemolo piuttosto che per la gloria di Cicchitto e Brunetta? La differenza, converrete con me, è innegabile. Questo desiderio di normalizzare il movimento 5 Stelle nella recondita speranza di renderlo una specie di evoluzione aggiornata dei molto trendy girotondi di morettiana memoria è semplicemente patetica. Oltre che antistorica. Grillo avrà tanti difetti ma certamente non ha messo in piedi un fenomeno di queste proporzioni per ricostruire la verginità ad un manipolo di farabutti che, occupando i gangli vitali della vita economica, informativa e finanziaria del nostro Paese, ha colpito al cuore l’essenza stessa della civiltà democratica. Il movimento 5 stelle esprime perciò certamente una carica rivoluzionaria e non riformista. E questo è un bene. Il neonazismo tecnocratico che controlla anche l’Italia imponendo manovre assassine non può essere riformato. Va semplicemente individuato e sconfitto. Anche se Leo Longanesi spiegava con efficace sarcasmo che in Italia le rivoluzioni non si possono fare “perché siamo tutti parenti”, nel Belpaese si respira un fortissimo desiderio di radicale cambiamento. Grillo ha intercettato questi sentimenti e può rendersi protagonista sul piano storico di un cambiamento epocale. Ma la sua rivoluzione, ancora in fase embrionale, può diventare tante cose: può somigliare ad una nuova rivoluzione francese nella misura in cui dovesse riuscire a depotenziare le moderne aristocrazie che si riconoscono nei vertici della tecnocrazia continentale per decretare il trionfo della democrazia e della giustizia sociale; ma potrebbe anche deragliare verso forme di fanatismo in grado di ottenere il misero risultato di sostituire una oppressione con un’altra. L’Europa di oggi è guidata da classi dirigenti corrotte e sanguinarie come la Cuba di Batista, la Germania di Bruning e la Russia degli Zar. Ma passare da Batista a Castro, da Bruning a Hitler e da Nicola II a Lenin, tolta l’iniziale eccitazione, non rappresenta un grande vantaggio per nessuno. Grillo continui perciò a far viaggiare il suo Movimento sui binari della Rivoluzione, sapendo però che le rivoluzioni, da che mondo è mondo, non sono mai tutte uguali.

    Francesco Maria Toscano

    10/04/2013

    Categorie: Politica

    3 Commenti

    1. Cecilia scrive:

      Molto buono: complimenti

    2. Ugo scrive:

      Tre cose, senza spirito polemico.
      1. “La Boldrini non è cattiva né ipocrita” è un’illazione: è un’alta dirigente, dunque non può essere altro, se non in peggio.
      2. Pure Grillo ha un patrimonio piuttosto consistente, dunque starei attento a metterlo in una categoria diversa senza preventivo attento esame. Inoltre, pure lui condivide l’ambizione a diventare alto dirigente e, a questo punto, è un alto dirigente.
      3. Prima di entusiasmarsi per un cambiamento occorre verificare (preventivamente) quale esso sia, perché un cambiamento può essere anche in peggio, e a sentire dei pirati (le dirigenze) inneggiare al cambiamento mi inquieta.

    3. ampul scrive:

      …perchè oggi in italia esiste una nuova classe sociale: i “monitizzatori” (o monitizzanti), cioè coloro i quali monitano e richiamano all’ordine da davanti a 10 auto blu e 30.000 euro al mese…

      Ottimo moralista. come sempre!

    Commenta


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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