Nel grigiore conformista del dibattito politico nostrano chiunque provi ad uscire dal coro malefico che sbraita contro “l’eccessivo debito pubblico” puntando sulle famose “riforme strutturali per uscire dalla crisi” è costretto ad essere insolentito dall’idiota di turno che, con l’espressione tipica del paraculo finto ingenuo, immancabilmente domanda: “ma i soldi per fare questo dove li troviamo?” Il classico quesito da perfetto deficiente. Proponi il reddito di cittadinanza? Non ci sono soldi. Vuoi avviare un grande piano infrastrutturale? La cassa è vuota. Pensi sia arrivato il momento di saldare i crediti che i privati vantano nei confronti delle pubbliche amministrazioni? Bello ma impossibile. Siccome la nostra classe dirigente è in malafede o ignorante come capre, anziché sbeffeggiare tipi alla Floris spiegando con piglio autorevole che la politica monetaria deve tornare a svolgere una funzione ancillare rispetto al raggiungimento di obiettivi politici, i nostri sventurati politicanti scelgono sempre di coprirsi di ridicolo arrampicandosi sugli specchi. Il Vendola di turno propone di reperire risorse dall’abbattimento delle spese militari; il grillino rincoglionito vuole costituire tesoretti colpendo la famelica Casta, mentre Berlusconi spara cifre a cazzo che disorientano il pensoso interlocutore. E pensare che, per neutralizzare l’idiota ricorrente, specialista in conti della serva, basterebbe gesuiticamente opporre domanda a domanda. “Lei sa cos’è la moneta?”, ribatterebbe ad esempio un politico assennato di fronte agli interrogativi da fariseo endemicamente avanzati da giornalisti banali come Gruber, Annunziata, Vespa, Formigli o Santoro. “Temo di no”, continuerebbe il nostro ipotetico statista con aria ostentatamente annoiata; “se lo sapesse, infatti, eviterebbe di formulare domande senza senso”. La moneta non è un bene reperibile in natura e perciò esistente solo in quantità precise e indipendenti dalla umana volontà; la moneta al contrario è uno strumento che, correttamente utilizzato da governanti sapienti e illuminati, serve alla buona politica per perseguire obiettivi degni di encomio sociale. La moneta moderna, meglio conosciuta come moneta “fiat” (cioè creata dal nulla), non finirà fino a quando esisteranno sulla terra uomini capaci di scrivere un numero su un foglio di carta. E’ chiaro? Il problema è perciò un altro. Una società normale e democratica ammette pacificamente il primato della politica. Primato della politica significa riconoscere il diritto in capo ai governanti democraticamente eletti di perseguire l’interesse generale senza dovere sottostare ai diktat di altre forze che si reggono su basi diverse. Gli interessi di gruppi industriali, di lobby finanziarie, elitarie o aristocratiche, quindi, in una società normale, cedono sempre e comunque il passo di fronte alle decisioni prese dall’autorità pubblica che agisce su esplicito mandato del popolo sovrano. Questo principio, come è ovvio, non può piacere ai neonazisti tecnocratici di oggi che, per suggellare la supremazia delle èlite sulle masse rese schiave e imbelle, si sono inventati la demoniaca storiella che impone come necessaria l’assoluta indipendenza della banche centrale dal potere politico e, quindi, dal controllo popolare. La truffa è tutta racchiusa qui. Quando sentite notizie del tipo: “la Bce rifinanzia le banche per la cifra complessiva di 2000 miliardi di euro”, cosa credete che accada? Da dove arrivano questi soldi? Provate a chiederlo a Floris e vedrete cosa vi risponde. A meno che voi non pensiate che Draghi si metta a fare preventivamente una colletta, come i ragazzini che preparano la festa di Halloween per comprare i biscotti (“dolcetto o scherzetto”?), comprenderete al volo che si tratta di nuova ricchezza immessa deliberatamente in circolazione sulla base di una scelta discrezionale (e perciò politica) presa in solitudine da un burocrate che non risponde al controllo democratico. Gli Stati Uniti stampano moneta, il Giappone stampa moneta per uscire dalla stagnazione economica ma noi europei no. Per noi i soldi che circolano sono come quelli del monopoli, stampati in quantità precisa e inderogabile. Naturalmente, il solito bonobo australe che volesse confutare questa ovvietà, utilizzerebbe l’argomento classico che tanto piace ai neonazisti con croce uncinata nascosta sotto la giacca di velluto: “ma stampando moneta finiremo per fare la fine della Repubblica di Weimar o, peggio, quella dello Zimbabwe”. Dio mio quanto non tollero le anime belle! I beduini che brandiscono lo spauracchio dell’inflazione mentono sapendo di mentire. Inflazione significa molta moneta e pochi prodotti. Quando l’immissione di liquidità stimola l’apparato produttivo non produce mai inflazione: semmai crea ricchezza e combatte le disuguaglianze. Una inflazione moderata non fa male all’economia nel suo insieme. Stimola gli scambi, rende il mercato nel suo complesso più vitale e scoraggia il risparmio compulsivo tipico di certi squallidi paperoni che passano la vita a contarsi i penny. Ma i ricchi si sentono davvero ricchi solo se attorno a loro abbonda la miseria. La povertà estrema, non la moneta intrinsecamente considerata, è misura del padrone. In ogni caso sappiate che nulla è impossibile. Tutto è permesso a chi se lo permette. Basta volerlo. Bisogna decidere che tipo di società vogliamo politicamente costruire. Vogliamo una società equa, solidale, con un forte ceto medio e senza sacche di ignobile povertà? Possiamo costruirla imponendo l’adozione di politiche economiche, monetarie e fiscali in grado di realizzarla. Chi vuole invece dominare sulle macerie, colpire la dignità dell’uomo, riproporre i fantasmi schiavisti del passato per sguazzare in un mare di lacrime dolosamente creato vi dirà che “sarebbe bello aiutare chi soffre ma non ci sono i soldi”. Vigliacchi. Miserabili del calibro di Mario Monti che per giustificare il fallimento delle sue politiche meschine ha puntato il dito contro sindacati e imprese. Imparate ad invertire i termini del ragionamento: non più “si fa ciò che è possibile” ma “si prendono decisioni coerenti con il tipo di società che si desidera costruire”. Spesso basta una scintilla concettuale, lentamente sedimentata nella coscienza di un popolo intero, per rivoluzionare tutto.
Francesco Maria Toscano
16/04/2013
..bellissimo post..ma non e’ che ti stai barnadizzando?
Grazie Alessandra per i tuoi giudizi che mi gratificano molto. Ma davvero intravedi una mia metaformosi in senso barnardiano? E’ possibile ma, nel caso, la trasfigurazione non sarebbe ancora pienamente completata. Quando comincerò ad apostrofare tutti con titoli lusinghieri del tipo “troia”, “mafioso”, “massone di serie b”, “malato psichico”, “maiale” e via discorrendo entrerò certamente in una fase più avanzata. Solo allora la famosa e auspicata “rivoluzione a gettone” potrà finalmente avere inizio. Per adesso, purtroppo, ritengo di conservare ancora uno stile un tantinello più elegante che mi impedisce di rispecchiarmi pienamente nel volto sacro del Maestro con i ricci. Magari anche io un giorno diventerò una specie di Vittorio Sgarbi che tiene la scena sbraitando. Ma non sono ancora all’altezza del duro compito. Infine: non basta conoscere i meccanismi monetari e poi ignorare tutto il resto. Per avere un quadro di insieme bisogna conoscere la storia, la politologia, la filosofia e, più in generale, i meccanismi occulti che regolano il potere. Altrimenti si rischia di diventare monocorde. In ogni caso ti ringrazio con sincero affetto per il tuo commento perché so che, nel tuo cuore, hai inteso farmi un grande complimento.
Grazie,
Francesco
Confermo, l’alter ego di barnard!!!
;-)))
Ahimè, quella che scrivi è la verità assoluta, quindi chiunque adesso risponderà opponendosi a tale assunto, lo fa perché non ne capisce nulla (finanche in malafede!) di moneta…
Il solito saputello bocconiano, adesso, viene e dirà: ma scusatemi, il bilancio io l’ho studiato (l’ABC l’ho studiato bene!) ed è risaputo che la prima cosa che si tocca in un’azienda che arranca sono le uscite e non le entrate (quindi, in riferimento al nostro discorso, la voce g della domanda aggregata…), dimostrando ovviamente (ma la colpa non è sua) che 4 anni di studi sono serviti solo a rinfrancare le tesi delle elitè a capo della sua università, che, nei fatti, essi stessi hanno smentito e smentiscono quotidianamente (vedi il professore di Varese…).
Facciamo esplodere l’ordigno, altro che scintilla!
Avanti, prego, accomodotatevi inflazionisti…
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