Che succede nella Lega? Prima di rispondere a questa domanda, alcune considerazione preliminari. Io che mi sono tante volte occupato di questo partito, dei suoi paradossi e delle sue iperboli, del suo lato eversivo impastato a quello cialtronesco, stento oggi a riconoscerla in questo nuovo corso maroniano. Troppo debole appare per il momento il cavallo di battaglia della Macroregione del nord, così come dimesso e subalterno si presenta il nuovo rapporto instaurato col Pdl e Berlusconi.

    La conquista della Lombardia, in questo quadro, è più una vittoria di Pirro che un successo strategico. Essa difficilmente potrà compensare il calo di consensi che il partito sta registrando in tutto il nord, né potrà costituire una medicina per i troppi mal di pancia che si allignano nel suo gruppo dirigente allargato.

    Di questi tempi il potere logora più che nel passato, non si può pensare di piegarlo facilmente alle esigenze di irrobustimento della propria parte politica, senza tener conto del rigetto che la politica, le cariche istituzionali, le poltrone, provocano attualmente nei cittadini.

    Poi c’è Bossi, con la moglie e i figli, e quello che resta del famigerato “cerchio magico”. Quelli che il passaggio di testimone a Maroni l’hanno subìto, ma mai fino in fondo accettato. Qualche giorno fa l’ex segretario si è recato dal notaio accompagnato dalla moglie Manuela Marrone e da alcuni fedelissimi, tra cui l’ex senatore Giuseppe Leoni, per depositare un nome e un simbolo. A che scopo? Ufficialmente si è parlato della costituzione di un’associazione culturale e di un giornale identitario “padano”, ma sono in molti a giurare che dietro questa operazione ci sia  un altro disegno: dare vita ad un nuovo soggetto politico, in rottura con la Lega di Maroni.

    D’altronde che il clima nel Carroccio sia tesissimo lo dimostrano anche gli epiteti che ci si scambia ormai tra vecchi sodali. E così se Bossi si rivolge agli yes man di Maroni dandogli del “leccaculo”, ecco che Tosi, sindaco di Verona e capo del partito in Veneto, non ci pensa due volte a dare al vecchio capo dello “stronzo”, aggiungendo: “Bossi? Se va via la Lega sopravvivrà. Tutti sono utili, nessuno è indispensabile”…

    Intanto, come in uno scenario simil-staliniano, fioccano le espulsioni dei dissidenti (Il comitato di disciplina e garanzia ne ha decretato già cinque), dei recalcitranti al nuovo corso. Tutto è nato dopo le proteste ed i fischi a Pontida, ma la cosa ha tutto il sapore di una resa dei conti finale, tra maroniani e lealisti, che potrebbe sfociare, con soddisfazione di entrambe le fazioni, in una separazione, di fatto consensuale sebbene condita di contumelie e recriminazioni di rito, delle due anime del movimento.

    La situazione è dunque molto seria, e non solo per la lotta all’ultimo sangue tra “bossiani” e seguaci del governatore lombardo: la crisi del partito è molto più profonda e lo dimostrano in maniera inequivocabile i dati delle scorse elezioni politiche. In Piemonte si passa dal 12,61% al 4,69%, diventando il quinto partito, addirittura dietro Scelta Civica, mentre in Lombardia dal 21,61% si scende al 12,92%, con 590mila voti in meno.

    Se il calo di consensi elettorali del Carroccio è stato dunque uniforme in tutto il nord, nel Veneto, bisogna ammetterlo, è stato decisamente più vistoso. Da queste parti ci si contendeva il primato di prima forza politica regionale col Pdl, mentre ora ci si deve accontentare di un misero quarto posto, avendo perso più di 500mila voti con un crollo, in termini percentuali, dal 27,08% al 10,53%.

    Complessivamente, nelle tre regioni del nord, i voti alla Camera passano da 2,501 a 1,171 milioni, con una perdita secca, ordunque, di 1,329 milioni.

    Non cambiano le cose per quanto riguarda i numeri del  Senato, dove si passa dal 12,32% delle elezioni 2008 al 4,91% in Piemonte, dal 26,05% al 10,95% in Veneto e dal 20,72% al 13,72% in Lombardia. In totale 1,084 milioni di voti in meno (da 2,230 a 1,146 milioni).

    Dicevamo del Veneto. Oltre alla faida nel gruppo dirigente ed agli effetti degli scandali, in questa che è stata una regione chiave nella geografia politica della Lega si scontano anche altri problemi, che si chiamano crisi dei distretti industriali e del modello di sviluppo da un lato e rigurgiti indipendentisti dall’altro.

    Di fronte a quest’ultimi il governatore Zaia è apparso impacciato, inconcludente, stretto tra il realismo imposto dal suo ruolo e la necessità di non apparire meno “venetista” degli altri, dei fautori della secessione. Il risultato è stato che ha scontentato un po’ tutti, indipendentisti e non. E poi come conciliare l’idea di uno stato veneto indipendente con l’idea della macroregione di cui ha fatto una bandiera il nuovo segretario del Carroccio? Paradossi leghisti.

    Molto esplicativa, da questo punto di vista, un’affermazione che ho letto recentemente sul giornale online L’Indipendenza, in un articolo a firma di Riccardo Venturini: “Volere un veneto indipendente non significa essere leghisti, anzi significa considerare questi i peggiori traditori della causa, coloro che ci hanno fatto perdere almeno 20 anni di tempo in questa battaglia, con le loro Padanie inesistenti ed i loro simboli senza storia ed artificiali, noi abbiamo una grande storia alle spalle e degli Alberti da Giussano non sappiamo che farcene”.

    Più chiaro di così!

    Le cose non vanno meglio in Piemonte, dove tra scandali e crisi della sanità, la giunta guidata da Cota non se la passa certo meglio.

    Un clima da basso impero, dunque. Dove in gioco potrebbe essere la sopravvivenza stessa del partito. Intanto proprio il governatore del Piemonte ha annunciato alcuni giorni fa che si sta lavorando per una grande mobilitazione del in Piemonte, Lombardia e Veneto per il fine settimana del 18-19 maggio. Un modo per rinserrare le fila e ridare entusiasmo ad una base sempre più smarrita.

    Ma la crisi è molto più profonda e riguarda proprio la missione del partito, il suo progetto strategico. Al di là dei danni che certe campagne separatiste hanno prodotto in questi anni alla credibilità delle istituzioni repubblicane, non si può non rilevare che tutte le promesse fatte dal Carroccio su questo versante, dalla devolution al federalismo, passando per la secessione vera e propria e le varie soluzioni padano – centriche alla crisi italiana,  si sono rivelate negli anni solo propaganda, acqua fresca. La stessa riforma del federalismo fiscale, presentata come una grande vittoria del nord, si è rivelata di difficile attuazione e sconclusionata nei suoi aspetti più salienti.

    Tutto ciò mentre ancora forte è il tanfo degli scandali che hanno coinvolto il vertice del partito e la stessa famiglia del capo.

    Che fare? Questo è il vero dilemma oggi. Che non potrà essere sciolto crogiolandosi nell’ingannevole risultato delle regionali in Lombardia. Per tanti piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, il tempo dell’illusione sembra ormai definitivamente tramontato, ma a scappare sono anche i ceti più popolari, duramente colpiti dalla crisi, disincantati rispetto all’inanità della classe politica italiana, dentro la quale quella leghista non ha fatto eccezione.

    La giostra sta finendo di girare? Forse è prematuro dirlo. Certo però che vedere Maroni acquattato dietro Berlusconi nell’occasione delle consultazioni al Quirinale, come un pidiellino qualunque, qualche riflessione l’ha purtuttavia indotta….

    Luigi Pandolfi

    17/04/2013

     

     

     

     

     

     

     

    Categorie: Politica

    3 Commenti

    1. Non dimentichiamoci i crimini della Lega Nord.

      Questi indirizzi corrispondono a 4 brevi articoli che contengono ognuno 10 reati commessi da esponenti illustri della Lega Nord.

      Parte 1
      http://wp.me/p1dzWt-2O

      Parte 2
      http://wp.me/p1dzWt-3h

      Parte 3
      http://wp.me/p1dzWt-3V

      Parte 4
      http://wp.me/p1dzWt-4z

    2. ampul scrive:

      La lega era ed è credibile quanto l’uveite di Berlusconi!

    3. [...] cialtronesco, stento oggi a riconoscerla in questo nuovo corso maroniano. Troppo debole appare …read more Source: il [...]

    Commenta a LA LENTA AGONIA DELLA LEGA NORD | PoliticFeed.it


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    2 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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