Marini alla fine ha fatto una figuraccia e con lui anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Il vecchio sindacalista democristiano ha mancato abbondantemente i voti necessari per una elezione al primo scrutinio nonostante potesse contare sulla carta sui voti dei tre partiti filonazisti che hanno sostenuto il governo Monti (Pdl, Pd e Lista Civica). I due uomini che oggi incarnano meglio degli altri l’impetuoso desiderio di rinnovamento che sconvolge i vecchi equilibri di palazzo, Renzi e Grillo, hanno impallinato il lupo marsicano, già ridotto al ruolo meno virile di agnellino belante. Nell’immaginario pubblico, quindi, la percezione della sfida in atto è adesso la seguente: da una parte l’inciucione Bersani-Berlusconi che spinge per una nomina che garantisca un apparente continuità con il recente e disastroso passato; dall’altra Grillo e Renzi che impugnano la spada del rinnovamento affondando la lama nel ventre molle di un Pd in evidente stato confusionale. Ma siamo sicuri che le cose stiano davvero così? Magari, ad una lettura più attenta, potremmo scoprire che la partita in realtà è molto più complicata e le parti in commedia molto meno definite. Intanto cominciamo con il delineare meglio il contesto individuando lo scacchiere internazionale che segue molto da vicino le vicende italiane. L’Europa, come sappiamo, è in mano alla massoneria reazionaria che ha già trasformato i paesi del mediterraneo in una specie di immensa Auschwitz a cielo aperto. I suicidi non si contano più. A breve la contabilità dei morti raggiungerà cifre degne di una guerra ottocentesca di medie proporzioni. La massoneria reazionaria, che si presenta con il volto dei vari Draghi, Lagarde e Van Rompuy, ha ancora sete di sangue. Nei loro piani l’Italia deve essere spolpata del tutto e, per farlo, devono assicurarsi la presenza sul Colle di un uomo che risponda agli impulsi esterni con la stessa solerzia e velocità che ha contraddistinto il presidente uscente. In questa ottica Marini non può essere l’uomo adatto per imprimere volutamente il colpo di grazia all’Italia su esplicito mandato dei neonazisti continentali. Marini è, in fondo, un sempliciotto. Un uomo poco avvezzo a calcare scenari internazionali, mai indottrinato nei sacri palazzi di tortura eretti dalla tecnocrazia nel cuore del Vecchio Continente. Con Marini sul Colle una operazione demoniaca come quella che ha portato al governo Monti sarebbe stata difficile, se non impossibile. E quindi, vi chiederete, perché mai Berlusconi e Bersani, dopo avere passato l’ultimo anno a massacrare insieme gli italiani su preciso mandato di alcuni padroni occulti, dovrebbero oggi accordarsi per eleggere una figura non direttamente riconducibile agli ambienti del neonazismo tecnocratico europeo? Perché le cose sono cambiate ed entrambi (più Berlusconi in verità) sanno di essere nel mirino di uomini potentissimi, senza scrupoli e capaci di tutto. Berlusconi in campagna elettorale, denunciando la follia delle politiche di austerità di Monti, ha infranto un tabù. L’annientamento definitivo del popolo italiano presupponeva un atteggiamento di assoluta e granitica omertà rispetto alle vere ragioni che sottendono le politiche del rigore. I padroni avevano spiegato ai burattini Bersani e Berlusconi che dovevano ripetere sempre e comunque la pappardella dei “sacrifici indispensabili per fare ripartire il Paese”. Berlusconi ha violato il patto di omertà e perciò teme ritorsioni di qualsiasi tipo. La gente che esercita il potere in questo mostro di Ue non scherza e non dimentica e, tra l’altro, possiede molti strumenti “raffinati” per raddrizzare la schiena ai subordinati che osano ribellarsi. Craxi, ad esempio, ha in passato pagato a caro prezzo alcune scelte prese con spirito eccessivamente autonomo (Sigonella docet). Bersani ha subito malvolentieri l’invadenza di Giorgio Napolitano, dissimulando bene il dissenso come gli hanno insegnato a fare da giovane alla scuola comunista. Lo smacchiatore, intruppato nel meschino governo Monti, si è giocato per pavidità una vittoria sicura. Risvegliatosi disorientato dopo la batosta elettorale, conscio di avere sprecato l’occasione della vita per essersi riconosciuto zerbino e strumento di personaggi spietati e lucidissimi, Bersani prova ora a calarsi nei panni del leader risoluto, fuori tempo massimo e  con 15 mesi di ritardo. Berlusconi e Bersani, intorno al nome di Marini, hanno provato ad unire due debolezze e sono stati umiliati. Si respira un’aria simile a quella del 1992. Allora una classe dirigente che per anni aveva garantito la mafia è stata spazzata via perché ritenuta non più affidabile da parte di quei mondi malavitosi che sempre aveva consapevolmente foraggiato e coperto. Oggi, agli occhi di una forza più raffinata e potente quale è la massoneria reazionaria, Berlusconi e Bersani risultano parimenti inaffidabili. Chi tira i fili del potere contemporaneo ha già puntato su nuovi cavalli di razza che proseguano i vecchi piani forti però di una presenza scenica apparentemente nuova e immacolata. Renzi è un uomo che vanta ottimi rapporti con gli stessi mondi che hanno sostenuto Monti. Grillo invece è sempre più ambiguo e le sue posizioni in tema di economia, antisprechi e anti debito pubblico, sono perfettamente compatibili con i desideri affamanti del neonazismo continentale. A questo punto o Bersani e Berlusconi eleggono un uomo come Amato e si riconsegnano mani e piedi agli stessi ambienti che hanno imposto Mario Monti al potere, oppure rischiano di finire definitivamente spazzati via dai due campioni del “nuovo” che, sotto la giacca, nascondono progetti vecchissimi, terribili e sanguinari. Nuovi burattini, credibili ed efficienti, pronti a proseguire sulla strada infernale del montismo armati di energie giovani e fresche. Comunque vada a finire c’è poco da stare allegri.

    Francesco Maria Toscano

    18/4/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    2 Commenti

    1. alessandro scrive:

      si certo e poi “il nuovo” de che? i grillini lamentavano “dell’anzianità” di Napolitano e ora propongono Rodotà che ha 80 anni oppure non erano i grillini che ce l’avevano su con i giornalisti italiani? allora perchè proporre e votare la Gabanelli? ma non erano i grillini quelli che volevano uscire dall’euro? e ora propongono Prodi che ha introdotto l’euro in Italia… i 5stelle hanno proprio le idee chiare… complimenti
      L’unico che se la stà giocando bene è Renzi, coerente con l’idea di rinnovamento, in particolare mi è piaciuto come ha sbarazzato la Finocchiaro, la rappresentante Ikea per il mercato italiano. Un peccato per Marini, non mi dispiace un politico garbato, navigato e soprattutto che si è formato nel mondo del lavoro, ma potrebbe giocarsela ancora per la quarta votazione se raggiungono l’accordo PD-PDL-Lista cinica. Sarei anche più contento se passasse la proposta GOD-DRP di eleggere Emma Bonino, sarebbe una novità l’elezione di una donna, che tra l’altro a differenza di Marini, ha esperienza in ambito europeo e internazionale.

    2. Giovanni scrive:

      Condivido quasi tutta la tua visione, ma ho l’idea che Bersani sia troppo ricattabile per giocare una degna e risolutiva partita. Penso anche che Baffino stia facendo del suo meglio per garantirsi un posto al sole,in Italia, a differenza di Berlusca, costretto a breve ad espatriare. Però, tendo sempre a sperare nel fattore umano, quello impossibile da prevedere!
      Saluti.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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