So che non è elegante autocitarsi, specie per lodarsi e rimarcare il solito e didattico “ve l’avevo detto”: ma questa volta non resisto e quindi vi invito a rileggere cosa scrivevo due mesi fa, all’indomani del risultato delle prime elezioni svoltesi in pieno inverno (clicca per leggere). Per citare un illustre sadico dei nostri tempi, il banchiere centrale Mario Draghi, nei paesi schiavizzati dell’Europa meridionale, voto o non voto, guida sempre il “pilota automatico” (e invisibile aggiungo io). La massoneria reazionaria continentale che ha con fatica e costanza organizzato per decenni l’attuale “soluzione finale” destinata a ricacciare nelle fogne le masse plebee che la modernità aveva inopinatamente assurto al ruolo fastidioso di gente libera, non si fermerà certo perché cresce il consenso di un ex comico barbuto o per le paturnie psicanalitiche di qualche ex comunista ancora convinto di poter recitare il ruolo del nazista il mattino per trasformarsi in resistente il pomeriggio (“ci vuole il rigore ma anche la crescita!”). Nulla accade per caso. E le cose che appaiono frutto di improvvise difficoltà sono spesso il risultato di lucidissime recite preparate per mesi a tavolino. Ora che lo spettacolino del “governo del cambiamento” è finalmente finito, lasciando sul terreno alcuni morti e feriti uccisi dalla loro stessa mediocrità e insipienza (penso a Bersani), comincia la partita vera.  Il governissimo, fortissimamente voluto dal re dei saggi Giorgio Napolitano, vedrà presto la luce. “Il Paese soffre e ha bisogno di misure urgenti”, si sente dire da più parti. Una affermazione comica e surreale. E come se qualcuno si mettesse a urlare in una corsia di ospedale: “il paziente sta male, chiamate subito il dottor Mengele!” L’ammalato Italia sta per tornare sul lettino per essere di nuovo vivisezionata senza anestesia. Senza un governo in carica non è possibile varare provvedimenti che finiscano il lavoro già iniziato da Mario Monti. La sanità e l’istruzione, ad esempio, sono ancora appannaggio gratuito anche per i meno abbienti. Ma nella logica di chi governa questa Europa tecnocratica, i plebei devono morire non solo di stenti o fatica ma anche di malattie facilmente curabili per le classi alte. Il prossimo governo, quindi, si  concentrerà sui tagli. Con la scusa di “fare quelle riforme che toccano interessi lobbistici che bloccano la crescita”, ben presto ci toglieranno quel poco che ci rimane in termini di sicurezza sociale. Oggi, sulle pagine del Corriere, due degni epigoni del genio hitleriano di Hjalmar Schacht, anticipano un assaggio di quello che il prossimo governo farà. Scrivono infatti Giavazzi e Alesina: “10-12 miliardi di sussidi si possono abolire da domani (…). La situazione del Paese è troppo grave per potersi permettere il lusso di continuare a finanziare servizi sostanzialmente gratuiti per tutti, anche per i ricchi, a partire da sanità e università”. Lasciate perdere il riferimento ai ricchi che è ovviamente uno specchietto per le allodole e concentratevi sulla proposta. Il Corriere chiede in sostanza di smantellare a viso aperto il welfare, sposando guarda caso in pieno le intenzioni esplicitate tempo fa da quel Mario Draghi che giudicava non più sostenibile il nostro Stato sociale. L’aggravamento della crisi e la crescente insofferenza non indurrà le classi dirigenti a cambiare rotta come qualche ingenuo buontempone continua a credere; al contrario l’emergenza irrazionale che scuote le piazze di tutta Italia fornirà un’ ottima scusa per approvare provvedimenti capestro spacciati come prove di responsabilità. La massoneria reazionaria a questo punto, già disarticolato e devastato il vecchio ceto medio, persegue fondamentalmente due obiettivi succulenti: 1) paralizzare ulteriormente il funzionamento della democrazia rappresentativa per favorire il definitivo trionfo al comando di ristrette élite burocratiche e autoreferenziali sul modello cinese; 2) colpire a sangue il welfare (“impediamo gli sprechi!”)  tentando di far passare il messaggio che veicola una sostanziale restaurazione feudale quale grande opera di ammodernamento in barba ai soliti e famelici gruppi di pressione che bloccano le riforme (“ la povertà è colpa dei tassisti, dei farmacisti, dei fuochisti, dei macchinisti e dei baristi!”). Per realizzare il primo obiettivo, diminuiranno il numero dei rappresentanti del popolo e sopprimeranno gli enti intermedi creando un vuoto di potere che provvederanno a riempire attraverso l’allargamento della sfera di influenza di una burocrazia teleguidata da Bruxelles; per ottenere il secondo obiettivo presenteranno invece alla pubblica opinione un bersaglio di comodo utile per placare l’ira popolare massimizzando il collaudato rito dell’agnello sacrificale. Tra un anno quindi saremo molto più poveri di adesso, non avremo più diritto a istruzione e sanità, potremo forse prendere un taxi al volo per pochi spiccioli, ma in compenso non avremo più nessun riferimento politico al quale chiedere conto del marasma. Tutto questo verrà sintetizzato dai nostri media, liberi e antifascisti, con l’allocuzione: “governo di salvezza nazionale”. Dai salvatori, purtroppo, non ci salverà nessuno.

    Francesco Maria Toscano

    22/04/2013

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      C’è poco da aggiungere. Attenti al portafoglio ed ai risparmi depositati in banca, col prossimo premier Amato (da chi?). Nicosia non è poi così lontana da Roma…

    2. ugo scrive:

      E come darti torto? E’ tutto lì da vedere.

    3. Alessandra scrive:

      Purtroppo rimani uno dei pochi che lucidamente vede il massacro prossimo venturo..

    Commenta a Alessandra


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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