Vi confesso che mai come quest’anno provo disagio nel pensare al 25 aprile, festa della liberazione. L’enfasi del ricordo stride con la realtà. L’Italia è di nuovo occupata, impoverita, violentata, illusa e raggirata. Le istituzioni repubblicane figlie della Resistenza sono formalmente morte. Non abbiamo più un Presidente della Repubblica custode della Costituzione ma veneriamo un monarca assoluto che impone il suo volere ad un Parlamento di nominati e ricattati; non abbiamo sovranità monetaria, non abbiamo diritto all’autodeterminazione e non abbiamo neppure uno Stato degno di questo nome, oramai ridotto a volgare caricatura nelle mani di personaggi come Enrico Letta, figura debole sfacciatamente manovrata da noti centri di potere privati e sovranazionali. Ma la liberazione evoca anche il ricordo dell’oppressione violenta dei nazisti, il sangue dei martiri, il coraggio dei partigiani, la speranza di costruire un futuro di progresso e libertà anche a costo di pagare con la vita. Non è retorica, è storia. Quella violenza, in maniera silenziosa e dissimulata, è tornata. La tentazione di sbrogliare con la forza alcuni endemici nodi che la modernità presenta ha colpito le classi dirigenti europee. Ma se nel Novecento Hitler elaborò l’atroce teoria della soluzione finale per cancellare dalla faccia della terra esseri ritenuti inetti e inferiori da bruciare nei forni, oggi, tragicamente, quella stessa filosofia contraddistingue l’indirizzo politico di questo mostro neonazista di Unione Europea che persegue gli stessi obiettivi utilizzando però strumenti meno pericolosi e rozzi. L’austerità assassina è nipote legittima del concetto di superiorità della razza ariana: entrambe puntano a garantire il predominio di alcune ristrette élite desiderose di sottomettere masse disperate, indigenti e vaganti in ordine sparso. L’Europa di oggi rappresenta il trionfo postumo di Adolf Hitler. Mai il Fuhrer avrebbe probabilmente immaginato di vedere riemergere con tanta energica forza i  suoi valori di riferimento a meno di un secolo dalla sua dipartita. Un riordino sociale complessivo che abbraccia l’intera Europa, unita nel desiderio di spargere miseria e morte senza neppure il fastidio di doversi sporcare le mani premendo un grilletto. Il Vecchio Continente è oramai un immenso lager a cielo aperto dove nessuno ha interesse a frapporre barriere con il filo spinato perché l’oppressore travalica qualunque confine di spazio e di tempo. Dal Portogallo alla Francia, dalla Grecia all’Irlanda, masse di disgraziati abbruttiti affollano le mense dei poveri e frugano nei cassonetti della spazzatura per sopravvivere, vittime inermi che si auto-commiserano credendo di dover espiare oggi la gioia di avere vissuto dignitosamente in passato. I neonazisti tecnocratici non ci hanno rubato solo il presente, il futuro, la civiltà e la dignità: ci hanno rubato pure i ricordi, le ricorrenze e la verità. Fa male vedere la festa della liberazione celebrata da chi ha contribuito e contribuisce al ritorno dello schiavismo legittimando il proprio dominio con parole d’ordine tipiche del ventennio mussoliniano. “Non c’è alternativa al fascismo”, affermavano padri e nonni  di quelli che oggi ci spiegano che non è possibile derogare dalle politiche del rigore. Desta infine sgomento considerare come la Germania, trascorse poche generazioni dal fallimento del tentativo di unificare il globo intorno a parole d’ordine aberranti e naziste, rispolveri adesso lo stesso tentativo di allora limitandosi a imbellettare l’involucro. Per espiare le crudeltà commesse dall’intero popolo tedesco, interamente avvolto sotto le bandiere con la croce uncinata senza registrare significative eccezioni, non sarebbero bastati millenni. E invece, è sconvolgente sapere che alcuni parenti stretti dei fucilatori indegni di Sant’Anna di Stazzema continuano ad uccidere gli eredi  delle vittime di allora spingendole sadicamente verso la strada del suicidio per fame. Oggi è il 25 Aprile ma, converrete con me, non c’è proprio nulla da festeggiare.

    Francesco Maria Toscano

    25/04/2013

     

    Categorie: Editoriale

    6 Commenti

    1. ampul scrive:

      Ci sarebbe da piangere altroché…

    2. ugo scrive:

      A me piacerebbe anche solo che venissero pubblicizzate integralmente le cifre spese per le commemorazioni, dopo di che mi piacerebbe che venissero affiancate, per una comparazione minuziosa, ai tagli in corso. Poi vorrei vedere il Napo Piangente spiegare agli Itagliani che “oggorrono nuovi sagrifisci”. Ma le frecce tricolore no, quelle non si tocchino. E neppure le bande e le coorti di soldatini coreograficamente schierate in alta uniforme, a cavallo e non. Quelle, tanto, sono gratis. Ma se vi serve un portantino per dare una mano alla vostra mamma novantenne che s’è cagata addosso in ospedale (mi si passi il francesismo) non chiedete, perché occorre tagliare le spese. Sono troppo banale? Terra-terra? Financo meschino? Sarà…

      Grida vendetta.

    3. Maxwell K. Tate scrive:

      In realtà la borghesia tedesca ha intrapreso una brigantesca campagna contro la Serbia per soggiogarla e soffocare la rivoluzione nazionale degli slavi del sud, e nello stesso tempo ha diretto la parte principale delle sue forze militari contro paesi più liberi, il Belgio e la Francia, allo scopo di saccheggiare questi concorrenti più ricchi. La borghesia tedesca, mentre diffondeva la leggenda di una sua guerra difensiva, sceglieva in realtà il momento ad essa più propizio per la guerra, utilizzando gli ultimi perfezionamenti a cui era giunta la sua tecnica militare e prevenendo l’impiego dei nuovi armamenti già progettati e prestabiliti dalla Russia e dalla Francia.

    4. Robin Hood scrive:

      Per sapere se il 25 aprile è vivo oppure no basta fare un giro, in tale giorno, nei paesini e nelle città, dove si sono svolti cortei e manifestazioni.
      Anche qui è evidente che le istituzioni e la gente comune sono distanti anni luce.
      Perciò dire che “il 25 aprile è morto” è sbagliato e fuorviante. Facciamo attenzione.
      E guardando alle formazioni di estrema destra presenti in tutto il mondo, e in italia con forza nuova, casapound, ecc…si può solo dire che finchè ci sarà un fascista ci sarà un buon motivo per ricordare il 25 aprile.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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