Berlusconi è tornato ad essere chiaramente il dominus della politica italiana ma, lo confesso senza infingimenti, la cosa non mi turba oltremodo. Paradossalmente molti cittadini italiani hanno compreso la capacità distruttiva delle misure di austerità grazie alle invettive di Berlusconi che, in campagna elettorale, ha per primo smascherato il fallimento del governo dei tecnici mentre Bersani e  Fassina ancora giravano il mondo promettendo continuità con l’agenda politica del bocconiano. Analizzando in profondità le posizioni politiche del Pdl e del Pd si fa fatica a distinguere con chiarezza la destra dalla sinistra. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, il programma economico del Pdl sembra molto più a sinistra di quello filomontiano presentato agli elettori da un Pd ancora suggestionato da posizioni inaccettabili come quelle veicolate senza pudore da estremisti come Ichino.  Non a caso il nostro ringiovanito Cavaliere, presentato qualche sera fa da Mentana come il “leader della destra italiana”, ci ha tenuto a precisare: “veramente sono sempre stato considerato vicino ai socialisti”. Le categorie di destra e sinistra sono certo validissime ma le vecchie etichette vanno probabilmente riviste. In Italia il Pd è un partito che incarna alla perfezione tutti i tic presenti nei partiti conservatori di mezzo mondo: rigorista in economia, classista in tema di lavoro nonché fautore di politiche che restringono i diritti e demoliscono lo stato sociale. A tutto questo armamentario il Pd italiano aggiunge pure una buona dose di ipocrisia, moralismo e sciatto perbenismo, qualità figlie di quel miserevole complesso di superiorità che colpisce, come è noto, i farisei di ogni tempo e luogo. Se il Pd avesse avuto i numeri in Parlamento per governare insieme a Scelta Civica, l’opinione pubblica italiana non avrebbe neppure assistito a questo flebile e immaturo dibattito circa l’utilità delle politiche di austerità. L’ossimoro che predica “sacrifici espansivi” avrebbe monopolizzato il dibattito pubblico per altri cinque lunghi e terribili anni provocando i disastri irreparabili che potete bene immaginare. L’inadeguatezza della nostra offerta politica è evidente. Berlusconi è l’unico che predica concetti come taglio delle tasse e rilancio della domanda interna, togliendosi perfino lo sfizio di bollare come sbagliati i propositi contenuti nel Fiscal Compact specie se applicati ad economie in recessione.  Non è paradossale notare che le analisi di Paul Krugman vengano da noi rilanciate da Berlusconi ma volutamente ignorate dai soliti sinistri? No, per nulla. Alla fine della prima Repubblica le culture politiche migliori, democratiche e filo atlantiche, sono prevalentemente confluite in Forza Italia prima e nel Pdl poi. Può piacere o no ma è così. Gli elettori del vecchio pentapartito, insieme ad alcuni pezzi di classe dirigente, hanno trovato accoglienza sotto le insegne del Biscione. Il Pd, invece, è il risultato di una continua metamorfosi, forzosa e frenetica, che ha costretto i comunisti di una vita a reinventarsi democratici con il precipitare degli eventi. Il Pd, miscela velenosa composta da sovietici convertiti e comunisti di sacrestia, non può rivendicare continuità con nessuna storia politica degna di essere ricordata con piena e sincera ammirazione. Questa mancanza di radici è alla base del continuo sbandamento di un partito che ha ereditato quel blocco sociale ( sempre minoritario) che, dal dopoguerra fino al 1992, si è sempre ritrovato sotto le bandiere del Pci. Crollate le vecchie sicumere ideologiche, non avendo avuto il tempo di introiettarne altre, gli ex comunisti hanno scelto l’unica strada per loro percorribile: quella di abbracciare supini il neoliberismo trionfante nella speranza che questa feroce sterzata verso lidi tipici di un capitalismo selvaggio bastasse a lavare un cinquantennio di pretese rivoluzionarie finalizzate alla insaturazione della dittatura del proletariato. Si spiega così l’infatuazione tecnocratica e di estrema destra dei piddini odierni, complessati e subalterni, capaci di trasferire con cinismo e nonchalance la vecchia furia totalitaria protesa verso la conquista dell’assoluta uguaglianza sostanziale con l’accanita pervicacia nel difendere ad ogni costo la filosofia stragista che sottende la costruzione di questa Unione Europea. Ottusi erano prima e ottusi restano oggi. Hanno soltanto  sostituito un errore con un altro, rimanendo però fondamentalmente uguali a se stessi. Sapere poi che a Berlusconi interessi soltanto sistemare le sue cose sfruttando in maniera spericolata la capacità di recitare tutte le parti in commedia non cambia di molto i termini del ragionamento. Triste il Paese che vede in un vecchio opportunista tycoon l’espressione più avanzata di ciò che resta del pensiero socialista e keynesiano.

    Francesco Maria Toscano

    26/04/2013

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. alessandro scrive:

      E’ un discorso assai complicato capire chi conserva più di altri un’anima socialista. Abbiamo anche altri esempi di socialisti trapiantati PDL, ad iniziare dal Keynesiano atipico Tremonti, fino a Brunetta, Cicchitto e altri ex Forza Italia. Tutte queste anime socialiste smarrite hanno sposato, alla luce del sole, politiche ultra-liberiste, in particolare sulla legislazione giuslavoristica e sui diritti dei lavoratori, al pari degli ipocriti sinistroidi con le etichette più disparate (rifondazione, Pds, Margherita, PD), che hanno da sempre, come dici bene, raggiunto i migliori risultati sul rigore dei bilanci. Ma anche i socialisti di destra hanno fallito sulla tanto sponsorizzata rivoluzione liberale, giacché le liberalizzazioni non le hanno mai volute fare e la più liberticida legge elettorale porcellum l’hanno partorita loro. Quanto al Keynesismo (che non necessariamente va di pari passo con il socialismo, anche se è una logica conseguente), mi chiedo quanti si potrebbero fregiare di questa etichetta in Italia? Diciamo che destra e sinistra nelle loro ricette ci mettono, ogni tanto, un pizzico di socialismo, un pizzico di Keynesismo, come fosse quel poco di sale giusto per rendere appena più sapido un piatto di pastasciutta già abbastanza saporita e condita di ultra-liberismo all’amatriciana. Mi pare che destra e sinistra non hanno grandi differenze… vedrete come si troveranno bene i nostri politici in questo governo di larghe intese

    2. ampul scrive:

      Purtroppo è la triste verità!

    Commenta


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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