Come è stato possibile che alla fine si è giunti ad un governo Pdl -Pd? Per rispondere a questa domanda non c’è bisogno di analizzare il tortuoso percorso che ha portato alla rielezione di Napolitano, né di chiamare in causa il risultato elettorale del 24 febbraio scorso e la ritrosia di Grillo ad assecondare la nascita di un governo diverso.

    Basta ricordare che Pd e Pdl hanno già governato insieme, con Mario Monti premier. Circostanza che già allora spiegava quello che la maggior parte degli opinionisti politici non dicono: la lotta politica nel nostro paese, come nella maggior parte dei paesi che un tempo si definivano “occidentali”, non è più confronto-scontro tra diverse e antitetiche visioni del mondo e della società, ma contesa per la conquista di posizioni di potere, e di privilegi, nell’ambito di un sistema socioeconomico che si dà per immutabile, la cui essenza è condivisa da tutte le forze in campo.

    Pd e Pdl si sono combattuti fino ad oggi su un terreno che potremmo definire “politicista”, che non ha mai, in linea di principio, escluso la possibilità di un incontro, ancorché transitorio, per il governo del paese o, come spesso si sente dire, per il “bene del paese”.

    Ciò in base ad una sorta di oggettivizzazione del concetto di  “bene del paese”, a prescindere dalle diversità che contraddistinguerebbero, o dovrebbero contraddistinguere, le forze politiche che di volta in volta, di elezione in elezione, si contendono il primato nello scenario – sarebbe meglio dire nel teatrino – politico nazionale.

    È accaduto con il governo Monti, sta accadendo con il governo Letta. In questo quadro va letta anche la vicenda della mancata convergenza del Pd su Stefano Rodotà. Con quest’ultimo al Colle e un governo di larghe intese con il M5S anziché col Pdl, sarebbe stato messo in pericolo il regime di compatibilità con i vincoli europei, in tema di finanza pubblica, di politiche economiche e sociali.

    Il Pd avrebbe potuto assecondare un simile approdo? Evidentemente no. Solo gli ingenui potevano pensare alla soluzione Rodotà come ad una soluzione possibile nelle condizioni date.

    Certo, Grillo e i suoi hanno dimostrato in questa vicenda tutta la loro inconsistenza politica, preferendo assistere all’abbraccio tra Pd e Pdl invece che sfidare più efficacemente il centrosinistra su una proposta politico – programmatica di effettivo cambiamento.

    Ma si sarebbe trattato in ogni caso di una più abile manovra tattica per mettere ancora di più in difficoltà il Pd e accreditarsi agli occhi del paese come una forza politica davvero interessata a cambiare le cose, niente di più. Perché un governo Pd – M5S, con Rodotà al Colle, non si poteva fare, non era compatibile con gli attuali assetti economico-finanziari e con i vincoli derivanti dall’appartenenza del paese alla Ue e all’Eurozona.

    Non è un caso, d’altronde, che in mezzo a tanti bei giovani, tra cui anche una donna di colore, spicchi il nome di Fabrizio Saccomanni, ex Dg di Bankitalia e membro del bureau della Banca Centrale Europea, quale titolare del dicastero dell’Economia. Nome di “garanzia” per la  continuità delle politiche economiche e di bilancio fin qui adottate dal governo Monti in linea con i dettami dell’euro-tecnocrazia.

    L’unica alternativa al governo Pdl –Pd potevano essere le urne. Si prendeva atto dell’impasse e si restituiva la parola agli elettori. Ma perché optare per questa soluzione? Perché rischiare dopo soli due mesi la rielezione, quando, peraltro, c’è il “bene del paese” da tutelare? Suvvia, c’è poco da stupirsi. Piuttosto c’è da prendere atto, razionalmente, che la soluzione che si sta profilando era l’unica “possibile”, per parafrasare il presidente Napolitano.

    Semmai ci sarebbe da aggiungere all’aggettivo “possibile” la locuzione “nell’ambito delle condizioni date e nel rispetto degli impegni europei ed internazionali del paese”. Per significare che una diversa soluzione, in questa legislatura o dopo un nuovo passaggio elettorale, avrebbe presupposto una diversa idea di società e di Europa.

    Ma il Pd è stato fondato per conseguire questi obiettivi?

    Luigi Pandolfi

    28/04/2013

     

    Categorie: Politica

    Un commento

    1. ampul scrive:

      Lasciamo state il pd per carità… Teatro dell’assurdo!

      Lo sappiamo benissimo, d’altronde… Questo governo nasce nel segno della continuità, e queste prime misure sono l’emblema del fumo che da anni perseguita questo paese.
      Staremo a vedere le prese di posizione in materia economica e monetaria, le politiche fiscali, gli “ossequi” al fiscal compact ed al pareggio di bilancio, ecc.

      Vedremo…

      Ottimo articolo.

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