Siamo tornati al punto di partenza. Il premier italiano va in Europa a dire che ci vuole la crescita; l’Europa risponde che è d’accordo ma che non bisogna lasciare la strada del rigore perché rappresenta una precondizione indispensabile per ottenere una crescita duratura (sic!); a questo punto il nostro Letta-Letta torna in Italia tutto contento e comincia recitare la parte di quello che ha fatto capire agli amici che rappresentano gli interessi dei paesi del nord che bisogna cambiare. Va bene Maastricht, va bene la riduzione del debito, va bene il fiscal compact, va bene il pareggio di bilancio in Costituzione, va bene l’eventuale riapertura del campo di concentramento di Auschwitz e va bene pure  il potenziale utilizzo dei voli della morte in stile Videla  per tacitare il crescente dissenso. Va bene tutto;  però, cari amici Hollande, Barroso, Van Rompuy, Merkel e Rajoy, sembra pigolare Letta-Letta, la crescita dove la mettiamo? Enrichetto stia tranquillo: abbiamo già capito chiaramente dove intendono metterla già dallo sbarco glorioso in terra italica di Mosè-Monti, profeta  arrivato a Montecitorio (il nuovo Sinai) tra squilli di tromba su ordine dell’onnipotente, onnisciente e immortale semidio Giorgio Napolitano. Come dimenticare il famoso decreto salva-Italia accompagnato dal rassicurante provvedimento conosciuto come cresci-Italia? Alta politica. Letta ha promesso di continuare sul solco tracciato da Monti e infatti persiste nel prendere allegramente tutti per il culo. Anche i sassi hanno capito questo stucchevole e ripetitivo gioco delle parti. La classe politica, selezionata dalla massoneria reazionaria e tecnocratica, dovendo conquistare il consenso dei cittadini, recita la parte del poliziotto buono che va in Europa per perorare la causa dei deboli (“oddio c’è la disoccupazione”!); gli arcigni burocrati continentali invece, cerberi a difesa della moralità finanziaria ad ogni costo, fanno sempre la faccia cattiva ripentendo come un disco rotto gli stessi ritornelli: “i mercati non capirebbero” guida ancora la classifica delle utili cazzate precedendo il sempreverde invito a “fare i compiti a casa” (pagandoci sopra pure l’Imu, s’intende). Un continuo ritorno al crepuscolo, dove il tempo si è fermato e i diversi attori sfoggiano vita natural durante la battuta prevista dal logoro copione. L’austerità fa aumentare il debito pubblico? Pazienza. L’impossibilità di svalutare la moneta impone di svalutare il salario? Embè? La domanda interna crolla provocando perciò  la chiusura di imprese con conseguente aumento della disoccupazione? Cazzi loro. Si scopre che lo studio di Rogoff e Reinhart tendente a dimostrare l’insostenibilità di un elevato debito pubblico è falso? Basta non leggerlo. Bisogna avere fiducia, la crescita arriverà. Vedrete che a furia di dare sale agli assetati prima o poi il problema d’incanto svanirà. Ai più malfidati, dubbiosi, populisti, fascisti e antieuropeisti che intravedono scenari nebulosi, che non riconoscono la meraviglia di questa Europa, che non amano il Presidente Napolitano (secondo l’ultimo sondaggio Ipsos di Pagnoncelli Re Giorgio gode della fiducia del 124% del campione intervistato. Un dato di poco inferiore al rapporto debito/pil), non resta che leggere avidamente i saltuari editoriali di Sartori, periodicamente scongelato a beneficio dei lettori del Corriere della Sera: “è tutta colpa del debito pubblico”. Lui sì che ha capito tutto.

    Francesco Maria Toscano

    2/05/2013

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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