Checché ne pensi quella specie di Masaniello da operetta che risponde al nome di Michele Santoro, il governo guidato da Enrico Letta-Letta rappresenta la perfetta continuità con il montismo. Come osservava giustamente Travaglio durante l’ultima puntata di Servizio Pubblico (ma oramai sarebbe meglio definirlo “pubico”) l’attuale governo è sostenuto dalle stesse forze che hanno dato vita alla parentesi dei tecnici al potere, esperimento disastroso in termini assoluti a livello mondiale. Solo Mugabe ha probabilmente fatto peggio di Monti (anche se credo che tale accostamento potrebbe a ragione indispettire l’ex dittatore dello Zimbabwe). Come se non bastasse, sia il governo Monti che quello di Enrico Letta-Letta sono figli dello stesso padre (Napolitano), anche se di madre incerta (la Merkel? La massoneria reazionaria? La Commissione Trilaterale?). Un caso decisamente raro che inverte di netto il vecchio brocardo latino “mater certa est, pater numquam”.  Ai più attenti, ad essere precisi, non sarà sfuggita la mano geometrica figlia della sapienza massonica che sovraintende il delicato equilibrio che regge questo ennesimo mostro consociativo. Già Monti, rozzo ventriloquo di massoni di ben altro lignaggio come Mario Draghi, aveva molto insistito in campagna elettorale sulla necessità di “tagliare le ali delle rispettive coalizioni” per garantire la formazione di governi capaci di promuovere le solite riforme da fare, naturalmente, nell’interesse del Paese (cioè della Germania). Il progetto di Monti, grazie alla regia di Napolitano, è quindi trionfato. Non solo il governo di Enrico Letta-Letta è nato depurato dalla presenza di forze più identitarie come Sel e Lega Nord ma, a ben guardare, è riuscito pure a modificare gli equilibri interni dei principali partiti (Pdl e Pd), valorizzando gli inciucisti per indole e lasciando in panchina i personaggi più ingombranti e riconoscibili. I falchi berlusconiani, da Brunetta alla Santanchè, sono rimasti tutti a bocca asciutta mentre il Pd ha rottamato tutta la vecchia guardia mandando in avanscoperta figure che, come il neoministro Bray, risultano sconosciute pure ai parenti più stretti. Il circuito informatico mainstream, per veicolare una immagine rassicurante di questa operazione più esoterica che politica, parla candidamente di schema “neodemocristiano”. Non a caso però una vecchia volpe dal pelo grigio come Massimo D’Alema, riportava il sempre ligio Francesco Verderami sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, avrebbe così risposto ad una simile obiezione: “A me veramente sembra più il governo della Trilateral che non quello di una Dc di ritorno”. Rasoiata acuta e pertinente che sarà già arrivata alle orecchie alle quali l’avvertimento era evidentemente indirizzato. Come vi dicevo mesi addietro Berlusconi, nonostante la sua ritrovata centralità politica, è ancora nel mirino di chi non gli perdona di avere per primo violato un tacito patto di omertà denunciando pubblicamente prima delle elezioni le vere finalità insite nelle politiche di austerità (clicca per leggere). La massoneria reazionaria che domina la Ue non perdona affronti di questo tipo molto facilmente. Assodata però l’oggettiva difficoltà di spedire il Caimano in galera facendogli fare una fine simile a quella del suo vecchio amico Craxi (l’uomo si difende con una certa caparbietà e destrezza), è probabile che l’élite massonica continentale abbia cambiato strategia. Berlusconi potrebbe venire ora neutralizzato attraverso la realizzazione di un piano, soffice e felpato, tendente ad esautorarlo lentamente e con estrema morbidezza. Come quei vecchi notabili democristiani che dichiaravano di stare molto vicini al segretario eletto  “per soffocarlo meglio”, Berlusconi finirà probabilmente liquidato dalle cure dorotee di Enrico Letta-Letta e Angelino Alfano, i nuovi cip e ciop della politica italiana. Per questo il Cavaliere, che non ha mai rispettato una promessa in tutta la sua vita, ha tutto l’interesse a tenere alta la tensione sventolando la bandiera dell’Imu a mo’ di arma contundente (la cui abrogazione è peraltro nel merito sacrosanta). Cip e Ciop lo vogliono colpire nel sonno e lui, consapevole del pericolo, grida per fare rimanere tutti svegli.

    Francesco Maria Toscano

    5/05/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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