Secondo il principio di autorità in voga fino all’avvento dell’illuminismo, il potere si legittima dall’alto verso il basso. I re esercitano il comando su diretta volontà di Dio e i sudditi possono ambire ad elevarsi economicamente e socialmente solo nella misura in cui graziati dall’attenzione benevola di chi gerarchicamente li sovrasta. La Rivoluzione francese archivia per sempre questo vecchio orpello medievale permettendo il trionfo di una nuova prospettiva che, da sola, cambia radicalmente la percezione dell’uso legittimo del potere. L’autorità da ora in avanti non si muove più dall’alto verso il basso ma esattamente all’opposto: il governo diventa quindi legittimo solo nella misura in cui è espressione della volontà manifestata dal popolo sovrano attraverso l’esercizio del voto. Senza la pratica applicazione di questo principio che ha rivoluzionato il mondo, la democrazia, quand’anche formalmente rispettata, diventa un guscio vuoto e triste. Anche i paesi appartenenti al vecchio blocco sovietico chiamavano periodicamente il popolo alle urne scimmiottando le democrazie liberali dell’Occidente libero. Potevano, sol per questo, vantarsi del titolo di sistemi democratici? Evidentemente no. Nelle Repubbliche sovietiche solo i vertici del partito comunista erano in grado di prendere decisioni nell’interesse supremo del proletariato, avanguardie illuminate destinate a guidare masse culturalmente impreparate per poter compenetrare e condividere coscientemente linee di indirizzo politico complesse e articolate. Al popolo, ridotto a gregge laico, non rimaneva quindi che esprimere postumo e obbligato consenso rispetto a  posizioni già prese e deliberate all’interno di consessi chiusi, elitari e irresponsabili. L’attuale Unione Europea ha abbracciato lo stesso principio di autorità tipico dell’Urss. Al posto dei vertici del partito comunista siede ora un politburo composto da tecnocrati allevati all’interno di logge massoniche reazionarie e selezionati secondo il criterio castale ed esclusivo dell’occulta appartenenza. Draghi, Monti, Van Rompuy, Barroso e rispettivi fratelli ricalcano fedelmente riti e procedure già sperimentate nella Russia figlia della rivoluzione d’Ottobre (leggi “Eurss, unione europea delle repubbliche socialiste sovietiche”, Pavel Stroilov, Vladimir Bukovskji, Spirali editore). L’oligarchica che domina la Ue, se possibile, è ancora più infida e pericolosa. Mentre infatti il vecchio partito comunista sovietico non aveva fatica nel presentarsi alla luce del sole come dittatura del proletariato, i tecnocrati che usurpano e violentano l’Europa pretendono pure di agire in nome e per conto di quella stessa democrazia che hanno già contribuito ad archiviare. I cittadini greci, spagnoli, italiani e francesi di oggi, al pari di quelli bulgari, rumeni, cecoslovacchi e ungheresi del passato, conservano il diritto di recarsi alle urne ma, tragicamente, non possono più realmente incidere per modificare il corso degli eventi. “Non c’è alternativa alle politiche di austerità” ripetono tutti in coro. Ma se le scelte sono obbligate e indiscutibili, ha ancora senso indire le elezioni? Non è meglio infrangere questa coltre di ipocrisia affidandosi sempre e comunque a quel “pilota automatico” (evocato da Mario Draghi) che opera a prescindere dal fastidio provocato dalle cadenzate tornate elettorali? Paradossalmente, nonostante l’applicazione di politiche economiche turbo liberiste care dappertutto ai partiti conservatori, sono proprio le forze di destra (dall’Ukip inglese al Fronte nazionale francese, per finire al nuovo partito tedesco Alternativa per la Germania) che stanno avanzando le critiche più ferrate contro questo mostro di Unione Europea. Come si spiega? Figure come la tedesca dell’est Merkel o il presidente italiano già comunista Napolitano respirano in questa Europa le stesse rassicuranti atmosfere vissute in età giovanile. Chi non conserva familiarità personale o dinastica con la storia sovietica, anche di fronte all’applicazione nefasta delle peggiori ricette thatcheriane, tende invece ad assumere atteggiamenti respingenti. Il Cile di Pinochet rappresentava un osceno miscuglio tra turbo liberismo e autoritarismo fascista, la Ue di oggi si pone sul piano economico in stretta continuità con il regime di Pinochet, strutturando però le catene di comando interno secondo lo schema classico in voga ai tempi di Stalin.

    Francesco Maria Toscano

    16/05/2013

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Ahmed N. Atkins scrive:

      In realtà Edoarda Masi utilizza questa definizione analizzando il sistema imperiale. Ma non vi è dubbio che essa si adatti perfettamente anche al sistema creato dal partito comunista. Cfr. Edoarda Masi, Storie del bosco letterario, Libri Scheiwiller, Milano, 2002.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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