Il numero di maggio della rivista di geopolitica Limes contiene alcune riflessioni degne  di approfondimento. Nel dettaglio mi ha favorevolmente stupito un interessante articolo firmato da Germano Dottori e titolato “M5S, un avvertimento Usa alla Germania: l’euro forte non passerà”. A parte il titolo infelice che, surrettiziamente, lascia intendere che gli Stati Uniti manovrino nell’ombra per impedire all’euro di minare la supremazia mondiale del dollaro sulla scia di un progressivo consolidamento monetario voluto dalla Germania, l’analisi è oggettivamente ricca di ottime suggestioni. Preliminarmente Dottori si avventura in una disamina dei rapporti non idilliaci che, al di là delle apparenze, intercorrebbero tra le due sponde dell’atlantico: “Obama  nei suoi primi quattro anni ha fatto quanto era in suo potere per impedire alla Germania di fare dell’euro un rivale credibile del dollaro…”, suggerisce Dottori. Una tesi alquanto stravagante considerato che l’imposizione al potere  del delegato teutonico per gli affari italiani Mario Monti suscitò imbarazzanti e ripetuti cori di plauso e approvazione dalle parti della Casa Bianca. Ma Dottori offre invece ai lettori un’altra chiave di lettura: “La politica economica di Monti avrebbe impresso una stretta straordinaria all’economia italiana, accentuandone la recessione e così agendo nel senso esattamente opposto a quello auspicato oltre Atlantico”. Dobbiamo esserci persi qualche passaggio dal momento che, a nostra memoria, non si ricordano parole di critica nei confronti delle politiche recessive di Monti provenienti da ambienti statunitensi. Anche volendo ignorare il continuo battimani dell’ambasciatore David Thorne all’indirizzo del già dimenticato salvatore bocconiano, è difficile  non ricordare gli apprezzamenti congiunti di Obama e Napolitano rivolti all’indirizzo di Monti a pochi giorni dal voto italiano (clicca per leggere). Per dare ragione alla tesi di Dottori dovremmo quindi ritenere che Obama, in realtà molto deluso da Monti, abbia finito per sponsorizzarlo a sua insaputa. Sulla base di questo preambolo zoppicante, però, Dottori addiviene ad una conclusione interessante. Per scardinare il paludato equilibrio partitico italiano, troppo schiacciato sulle posizioni della Merkel, gli Stati Uniti avrebbero deciso di guardare con occhio benevolo alla maturazione del Movimento 5 Stelle “già giudicato credibile dal legato di Bush a Roma, Ronald Spogli, fin dal lontano Aprile del 2008”. E chi sarebbe il tramite in grado di garantire il conforto del gigante a stelle e strisce? GianRoberto Casaleggio, of course. Ma sentiamo Dottori: “Il matrimonio con GianRoberto Casaleggio e la sua società ha recato in dono al comico genovese un importantissima rete di rapporti con soggetti di grande rilevanza negli Stati Uniti:tramite la Enamics, infatti, Grillo si è trovato indirettamente collegato al Tesoro americano, alla Coca Cola, alla Shell e alla JP Morgan”. Ma per Dottori le buone entrature garantite dalla presenza del guru cibernetico Casaleggio non finiscono qui: “Non meno importanti, e controverse, sono altresì le interlocuzioni ereditate dalla Webegg s.p.a, società del gruppo Telecom da cui è germinata la Casaleggio Associati, e soprattutto quelle ottenute attraverso la figura di Enrico Sassoon, già amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce. Un altro legame con i liberal statunitensi è certamente rappresentato dalla piattaforma Meetup, legata indissolubilmente alla figura di Howard Dean, presidente dei democratici americani dal 2005 al 2009”. E’ chiaro che, a parte la retorica sulla validità della iperdemocrazia dal basso rinvenibile  nello slogan “uno vale uno”, è plausibile ritenere che molti mondi potenti e invisibili condizionino in profondità le direttive imposte dall’alto dal duo Grillo-Casaleggio. La mancanza di una precisa e coerente linea macroeconomica in capo ai grillini si spiega forse anche così: non potendo autodeterminarsi fino in fondo sono costretti a battere vie facili  (la casta) o, in alternativa, a puntare su una specie di sincretismo insulso e  contraddittorio (decrescita alla Latouche, lotta agli sprechi alla Boldrin condita da una spruzzatina di keynesismo alla Stiglitz) buono per disorientare gli avversari come la famosa bizzona inventata da Oronzo Canà. In questa direzione le notizie fornite da Dottori sono utili e apprezzabili.  Convince molto meno invece la cornice all’interno della quale il giornalista di Limes inserisce il suo ragionamento. Il suo sembra quasi un grido di dolore contro il temuto, paventato e perfido tentativo degli americani di strumentalizzare Grillo al fine di rompere le uova nel paniere a quella santa donna della Merkel che, pur di fare concorrenza al dollaro, è disposta a disarticolare la civiltà europea. Magari fossero fondati i tuoi timori caro Germano (o dovrei chiamarti meglio Germanico?). Infatti, dopo avere correttamente ricordato che per altri aspetti il Movimento 5 Stelle è molto distante dalla cultura liberal americana (dal Muos fino alle manifeste simpatie filo iraniane), Dottori piazza il colpo finale: “Eppure tutto ciò appare secondario, in questa fase. L’essenziale è infatti altro: la funzione di indebolimento del sistema politico italiano che oggettivamente i grillini assicurano con la loro condotta nell’attuale congiuntura, rendendo problematica l’adozione delle misure che le autorità comunitarie vorrebbero imporre all’Italia per assicurare la tenuta dell’euro sui mercati internazionali. E forse agevolando la conquista dei pezzi residui del nostro sistema produttivo, a partire da Eni, che disturba anche in chiave di geopolitica energetica ed è già sottoposta a notevoli pressioni da parte della società di investimento BlackRock”. In conclusione Dottori ci spiega che “per isolare sempre di più la Germania e indurla a miti consigli in materia di politica monetaria dell’Eurozona, comunque,  il movimento di Grillo funziona già egregiamente come deterrente e come modello per possibili operazioni future da assecondare persino sullo stesso suolo tedesco”. Mi piacerebbe tanto poterti credere caro Dottori, perché in tal caso avresti fornito (sempre a tua insaputa) all’intero popolo votante ottime ragioni per affidarsi speranzosi alle cure del duo Grillo-Casaleggio. Temo però che questo grande e intelligente disegno elaborato dalle migliori teste d’uovo americane per liberare l’Europa dalle paturnie del rigorismo tedesco esista, purtroppo, solo nella fervida mente di Dottori.  A parte le congetture, infatti,  abbiamo fino ad oggi assistito ad un approccio pubblico della diplomazia statunitense interamente proteso verso l’acritica lode delle sadiche misure finalizzate al “risanamento dei conti”. Ma se il tempo dovesse dare forza alle intuizioni di Dottori, certamente non ne saremmo per nulla dispiaciuti.

    Francesco Maria Toscano

    17/05/2013

    Categorie: Esteri, Politica

    8 Commenti

    1. Germano Dottori scrive:

      Per l’urto micidiale Obama-Merkel, rinvio al Rapporto Nomos & Khaos dell’OSSS di Nomisma, edizione 2012, del quale ha pubblicato ampi stralci Il Foglio. Reperibili on line. Ne sono il curatore. Ovviamente, si può credere o no al teorema, ma i riscontri ci sono. Guardi come si è mosso lo spread. Saliva quando Monti sterzava verso la Germania. Ora che Letta annuncia la dipartita dal rigore, si abbassa. Non le suggerisce nulla? Tenga presente che i flussi finanziari internazionali li muovono gli anglosassoni, non i tedeschi. E l’assalto al debito pubblico italiano è cominciato nella tarda primavera del 2011, con le vendite di Deutsche Bank, il cui primo azionista era BlackRock. Lodi al risanamento dei conti in Europa non ne ho viste. Ho visto invece ripetute critiche al rigore praticato dal fisco europeo. E guardi come si è mosso Draghi… mimando come poteva i QE di Bernancke, criticatissimo da Weidmann. Ci ripensi. Vedrà che quadra. Oggi, con Letta si fa il passaggio finale: ed il personaggio chiave della rottura è il nuovo Ministro dell’Economia, Saccomanni: sviluppista, neokeynesiano e laureato a Princeton. Comunque, la rassicuro: io non sono filo-tedesco. Sono in eccellenti rapporti con la diplomazia americana. Ma non conta nulla: io mi considero infatti un nazionalista. Mi importano la nostra sovranità ed i nostri interessi nazionali. Null’altro.

    2. [...] una analisi di Germano Dottori pubblicata sul numero di Maggio della rivista di geopolitica Limes (clicca per leggere). Pur apprezzando alcune sottili interpretazioni, infatti, rimanevo complessivamente poco persuaso [...]

      • Germano Dottori scrive:

        Caro Toscano, mi pare che stiano emergendo prove importanti, a iosa addirittura, circa la forte avversione americana per le politiche della Germania merkeliana. Io non ne sono affatto sorpreso, al contrario di molti altri analisti che non avevano saputo cogliere le tensioni sottotraccia (non solo tra Washington e Berlino, ma anche tra Washington e Riyahd). Quanto ai grillini, che dire? Sedotti e abbandonati: infatti, hanno cominciato da qualche tempo ad attaccare a tutto spiano ogni iniziativa del Governo in qualche modo dettata dalla volontà di captare la benevolenza degli Stati Uniti: li guardi… Sono scatenati contro la missione in Afghanistan e vogliono la fine di Active Endeavour. Fa parte delle logiche della politica.
        Con amicizia! Germano Dottori

        • il Moralista scrive:

          Caro Dottori, la nomina della Yellen a capo della Fed costituisce un decisivo spartiacque. Forse, finalmente, l’ala progressista e rooseveltiana dell’establishment statunitense comincia a risvegliarsi dopo un lungo e colpevole torpore. Ricambio l’amicizia, Francesco

    3. [...] Associati è germinata da una società del gruppo Telecom che risponde al nome di Webagg spa (clicca per leggere). Ma forse è ora il caso di smetterla di cercare collegamenti tra fatti che non vantano tra di loro [...]

    4. [...] americana, “desiderosi di indebolire l’euro”, di cui si è tanto discusso nel recente passato (clicca per leggere). Comunque, in un periodo storico nel quale gli equilibri globali cambiano con una certa rapidità, [...]

    5. […] essere stato ingenuo. Da un uomo come Casaleggio, già sodale del massone elitario Enrico Sassoon (clicca per leggere), cos’altro ci si poteva onestamente aspettare? […]

    6. […] essere stato ingenuo. Da un uomo come Casaleggio, già sodale del massone elitario Enrico Sassoon (clicca per leggere), cos’altro ci si poteva onestamente […]

    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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