Ripubblico, a distanza di due anni, un pezzo dedicato alla memoria del giudice Falcone. Purtroppo è sempre attuale

    Sono passati 19 anni esatti dall’eccidio di Capaci nel quale persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. L’Italia non è più quella di allora, tutto è cambiato. Gli impresari dell’epoca oggi fanno i politici e la politica tutta è ridotta a triste cabaret.

    La morte di Falcone turbò le coscienze dei giusti e quel sangue servì, specie in Sicilia, per dare il via alla riscossa sociale e civile di un popolo, quello siciliano, che trovò su quei corpi straziati la forza di ribellarsi al giogo mafioso e alle sue regole perverse. Ma la domanda è un’altra. Al netto della retorica, delle parate e delle frasi fatte, chi ha per davvero raccolto gli insegnamenti testimoniati in vita dal giudice Falcone? Pochi, o forse nessuno.

    Fa inorridire pensare, a quasi un ventennio dalle stragi, il limbo nel quale la verità vera è rimasta incagliata. Nonostante una miriade di pentiti e una palesata unità d’intenti tra le forze politiche per rendere giustizia alle vittime attraverso la ricerca di tutti i responsabili, ancora oggi sembra di essere all’anno zero. Le procure continuano ad indagare per scoprire i mandanti a volto coperto, così coperto che probabilmente non li scopriremo mai. A brandelli l’opinione pubblica viene messa al corrente di verità parziali, di indizi poco rassicuranti che svelano il dubbio atroce che in realtà, su quelle morti, troppi sciacalli abbiano costruito fulgide  e istituzionali carriere politiche.

    Sconsolato mi domando: ma se anche dovessimo oggi comprendere e sapere le dinamiche più profonde che per una diabolica interpretazione delle “ragion di stato” portarono allo scientifico sacrifico di alcuni servitori delle istituzioni, questo servirebbe forse a lenire il dolore? Non credo, il dolore aumenterebbe. Perché una giustizia che arriva dopo vent’anni, quando ormai i frutti velenosi dei compromessi più indicibili sono stati tutti raccolti, farebbe solo aumentare la rabbia e i rimpianti.

    Ma ciononostante la verità va inseguita e pretesa comunque e ad ogni costo. Perché se i vili coccodrilli che hanno pianto e contemporaneamente seppellito il cadavere di Falcone e degli uomini della scorta sono riusciti a sfuggire al giudizio della cronaca, quello della storia non darà loro scampo. E la storia raramente si prostituisce sull’altare della forza.

    Francesco Maria Toscano

    23/05/2011

    Categorie: Attualità

    2 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      ” Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere “.
      Giovanni Falcone

      http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=LB-XenBWrY0

    2. Cecilia scrive:

      “la storia raramente si prostituisce sull’altare della forza”: caro Francesco, temo che questa sia davvero una pia illusione…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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