Marco D’Eramo ha scritto per Micromega di Aprile un bell’ articolo titolato “Apologia del populismo”. Una riflessione amara con venature d’ironia volta a demistificare la retorica padronale sempre pronta a tacciare di “populismo” chiunque provi ad uscire dal campo del pensiero unico consentito. Populismo è un termine abusato e privo di contenuto. I politici più servili, abituati a rispondere ai potentati economici e non ai cittadini, usano con disinvoltura il termine “populismo” pur disconoscendone storia e significato. D’Eramo, correttamente, sottolinea come la scienza politica tenti inutilmente da oltre un cinquantennio di individuare con certezza gli elementi costitutivi utili per definire il concetto di “populismo”. Uno sforzo insieme immane e vano che, suggerisce l’autore, finisce per qualificare gli utilizzatori (non finali direbbe l’avvocato Ghedini), ma non i destinatari, del concetto in questione. E’ legittimo ritenere che i nostri più influenti politicanti usino con evidente disinvoltura il termine “populista” secondo una accezione che molto si avvicina al termine “demagogo”. Ma lo spazio filosofico dedicato a questa presunta “demagogia” si è dilatato a dismisura fino a farvi rientrare anche considerazioni che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate di moderato buon senso. Basta mettere in dubbio alcune infami priorità per essere tacciati di selvaggio populismo. Metti in dubbio la supremazia dei mercati? Populista. Ti indigna l’aumento delle diseguaglianze? Populista. Credi che la dignità dell’uomo valga più della virtù finanziaria? Demagogo. La classe padronale intende difendere uno status quo iniquo fatto pagare ad una crescente moltitudine di straccioni. Questo obiettivo, insieme perverso e discrezionale,viene perciò artificiosamente trasmutato in verità oggettiva,  non aggirabile e quindi neutra e indiscutibile. Tale  processo di mistificazione serve per impedire che intorno ad alcune scelte, di chiara natura neonazista, possa articolarsi un dibattito profondo e nel merito in grado di evidenziarne la perniciosa immoralità. Chi potrebbe, fermandosi a considerare il fatto nudo e crudo, non reputare riprovevole una riforma che lascia in mezzo ad una strada migliaia di lavoratori esodati? Chi potrebbe giustificare un continuo aumento della tassazione capace di strozzare anche le imprese più solide? Nessuno ovviamente. Ma queste manovre ignobili, spacciate per indispensabili sacrifici da fare nel nome di interessi superiori, finiscono per essere ingenuamente accettate dalla pubblica opinione che, candida come un bambino, non riesce a percepire le vere e dissimulate finalità luciferine che sottendono l’approvazione di alcuni provvedimenti. Soffrite oggi perché godrete domani. Ma questo domani non arriva mai e alle torture di ieri si aggiungono sempre le bastonate di oggi e di domani fino a quando, esausti per la fame e la disperazione, le vittime di questo piano neo-oligarchico si sveglieranno sprovviste pure dell’energia per protestare. Mario Monti è il classico misantropo, espressione di una perfida genia che odia il popolo e l’umanità, interamente proteso nella direzione di una rapida moltiplicazione di lutti, fame, miseria e indigenza. A questo punto è forse possibile cogliere la natura profonda di quella barbarica classe dirigente che accusa di “populismo” tutti quelli che non esprimono un pensiero utile al definitivo sedimentarsi di un modello sociale neofeudale e classista: “Populismo è un termine vago e genericamente spregiativo utilizzato indifferentemente da uomini politici, giornalisti e opinionisti, con il chiaro intento di stroncare sul nascere qualsiasi velleità di cambiamento tendente a ridiscutere un paradigma sociale ed economico volto ad assicurare il privilegio di pochissimi garantito dalle disgrazie di molti”.   

    Francesco Maria Toscano

    31/05/2013

    Categorie: Economia

    8 Commenti

    1. matteo scrive:

      Davvero un articolo con i fiocchi. Mi è soprattutto piaciuta la definizione che lei ha dato alla fine: la trovo perfetta.La seguo sempre con interesse e partecipazione e la penso esattamente come lei. Mi assale una rabbia enorme quando leggo articoli come questo ( chiaramente nei confronti delle persone che si meritano la mia e la nostra rabbia) e mi rattristo notevolmente nel capire quanto poco si possa fare, se non agire come lei, diffondendo la verità e cercando di svegliarci dal nostro torpore. Grazie mille.

      • il Moralista scrive:

        Caro Matteo, grazie di cuore. Qualcosa si può fare. Proveremo ad organizzare una associazione dal basso che sensibilizzi i cittadini italiani intorno ad alcuni temi. Il suo apporto, eventualmente, sarà apprezzato e benvenuto. A presto,

        Francesco

    2. il Moralista scrive:

      Alcuni amici mi segnalano una iniziativa che ritengo lodevole. Maggiori informazioni qui http://www.pumilano.it/economiaumanista/2013/05/la-nostra-battaglia-contro-la-troika/

    3. matteo scrive:

      Grazie per le informazioni. Purtroppo il primo giugno è domani e io abito parecchio distante da Milano. Comunque è già confortante sapere che sempre più persone stiano capendo quale sia la realtà dei fatti. Io mi auguro che si arrivi ben presto al punto in cui la maggior parte dei cittadini prenda coscienza della verità agghiacciante che le sta intorno; anche perché non è così difficile capirla: l’ho capita io che sono giovane ed inesperto, dunque penso che la possano capire anche le molte persone che sono più grandi e più mature di me. Quando si vede qualcuno dire che l’austerity è la soluzione a tutti i problemi o che l’economia si rilancerà tagliando la spesa pubblica, due sono le sole cose che si possono pensare: o che chi ci governa è un asino calzato e vestito o che ci vuole fare il lavaggio del cervello. E non è da escludere che sia tutte e due le cose.

      • ugo scrive:

        Matteo: “chi ci governa è un asino calzato e vestito”

        Questo toglitelo dalla testa alla svelta, perché è un pensiero che potremmo definire un “vicolo cieco”. Un “asino” non riuscirebbe mai a raggiungere e mantenere una posizione di controllo su milioni di persone. Per farlo occorrono capacità e determinazione. Considera questo punto di vista: le dirigenze sono SEMPRE costituite da persone dalle ottime capacità e dalle pessime intenzioni. Esiste una selezione quasi naturale che porta a quella condizione. Chi non à abile non riesce a portare a termine la scalata. Chi ha buone intenzioni difficilmente la tenta. Il benintenzionato che la tentasse finirebbe per essere “selezionato”, ovvero eliminato, da chi è già sullo scranno (indipendentemente dal fatto che si tratti di uno scranno politico, economico, religioso, giornalistico, dello spettacolo o di quant’altro).

    4. matteo scrive:

      Ugo, sì, hai mille volte ragione. Io ho scritto così, perché mi son detto: “Magari c’è qualcuno che non è di per sé cattivo, ma che viene usato da altri”. Però il tuo post mi ha fatto ancor meglio capire che, in effetti, chi arriva lì tanto scemo non può essere e che, dunque, rimane solo la seconda ipotesi…

    5. giuliano benuzzi scrive:

      A proposito di populismo
      Populismo ha significato sia positivo,originariamente,che negativo, attuale. Positivo in quanto considera il popolo detentore del potere in antagonismo rispetto alla detenzione del potere da parte del sovrano.Negativo in quanto considera il popolo quale realtà democratica in sè che non necessita di rappresentanza politica. Ho forse ridotto troppo i due significati, ma sono significativi della dinamica di questo stesso significato.Il secondo significato vede ascritto questo termine politico alle realtà autoritarie che negando il momento democratico rappresentativo,attribuiscono al capo carismatico un consenso popolare presupposto a priori. In questo contesto di disatteso rispetto costituzionale nella attribuzione all’esecutivo Letta, a partiti minoritari rispetto al voto politico popolare, mi chiedo: è forse la Costituzione populista in senso negativo nell’attribuire la sovranità al popolo???!!! Mi si obietterà che la Costituzione stessa poi precisa che il popolo esercita la sovranità nei modi e nei limiti espressi dalla stessa Costituzione, che sono la rappresentanza parlamentare, ma io sostengo che il primo di questi modi è il voto e che quindi rimane la sovranità popolare la base di questa rappresentanza che se è minoritaria rispetto al voto e quindi al consenso del popolo, non può avere delega alcuna all’ esrcizio con la rapprersentanza della sovranità del popolo!!!

    6. [...] Micromega dall’ottimo Marco D’Eramo che offre una lettura colta e convincente sull’argomento (clicca per leggere). E’ surreale lanciare “l’allarme populismo” proprio mentre la diffusione di un elitarismo [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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