Ignazio Marino è il nuovo sindaco di Roma. Il chirurgo ha battuto Alemanno, ex aennino sfiancato da quinquennio di cattiva amministrazione. Questa tornata amministrativa, ad una lettura superficiale, sembrerebbe ridare fiato ad un Pd uscito frastornato dal voto di febbraio e divisosi in mille rivoli in occasione della rielezione del Presidente della Repubblica, salvo ricompattarsi improvvisamente di fronte all’eterno ritorno di un indiscutibile “fuoriclasse” come Giorgio Napolitano. Dopo Debora Serracchiani, trionfatrice in Friuli, anche Marino conquista un risultato prestigioso che va però correttamente interpretato. L’oligarchia piddina, attualmente impegnata a destrutturare con successo l’ossatura economica del paese (la produzione industriale continua infatti a crollare. Clicca per leggere)  insieme al Pdl e sotto la presunta guida di Enrico Letta, è letteralmente odiata dalla stragrande maggioranza del popolo votante. Non a caso sia Marino che la Serracchiani, ma prima ancora Pisapia a Milano, Doria a Genova, De Magistris a Napoli e Orlando a Palermo, hanno saggiamente evitato di presentarsi quali uomini di apparato. Al contrario, al fine di aumentare il grado di apprezzamento presso un elettorato ai limiti della sopportazione, moltissimi candidati di centrosinistra hanno vinto in aperta polemica con i vertici nazionali del partito di appartenenza.  Si può dire che Marino ha vinto nonostante il Pd anche se, nel valzer delle ipocrisie ricorrenti, i fautori del governo delle larghe intese utilizzeranno certamente questo risultato per dimostrare la bontà dell’esecutivo di “salvezza nazionale”. Non vorrei grillizzarmi a scoppio ritardato ma credo di poter affermare con relativa certezza che il Pd è morto.  Dopo avere  sostenuto con impressionante zelo il governo schiavista di Mario Monti, il Pd, tirato al laccio da un politico miope e datato come Napolitano, ha deciso di suicidarsi dando vita ad un governo di sostanziale continuità con l’esecutivo precedente. Paradossalmente poi, all’interno di questa alleanza arlecchino che provoca continui conati di vomito presso larghi settori della cosiddetta società civile, il Pd recita per giunta il ruolo del difensore del padrone che rispedisce al mittente le esose richieste di una servitù indisciplinata. E se Berlusconi dice che vuole restituire l’Imu, il partito di Epifani dice di no; se il Pdl non vuole aumentare l’Iva, il Pd aspetta di vedere le coperture; se Berlusconi spiega che questa architettura europea non funziona, i sinistri alzano irritati il sopracciglio indispettiti da cotanto populismo. Insomma il Pdl sembra un partito di destra moderata mentre il Pd si atteggia a forza di destra estrema ed elitaria desiderosa di vedere scorrere il sangue dei più deboli. Tutti si sono accorti di quanto Monti abbia fatto schifo e ribrezzo, tranne il Pd. Pure il presidente di Confindustria Squinzi, che a sentirlo non ricorda Schopenhauer, oggi ha dichiarato una ovvietà che capirebbe perfino Fassina: “Monti ha attuato politiche di austerità per diminuire il debito ma il debito è aumentato”. Ma a sentire gli esponenti del Partito Democratico che popolano le diverse trasmissioni televisive “Monti ha salvato l’Italia dal baratro”. Praticamente sono rimasti gli unici a difendere una esperienza di governo rinnegata pure dal chierico Riccardi, monaco di sacrestia che ha recentemente rifilato al bocconiano il famoso calcio dell’asino. Il Pd non scalcia ma, felice, raglia.

    Francesco Maria Toscano

    10/06/2013

    Categorie: Politica

    15 Commenti

    1. Luca Mautone scrive:

      Caro Francesco, ti seguo sempre con piacere e grazie ai tuoi commenti mi aiuti a comprendere meglio l’attuale disastrosa situazione politica.
      Volevo solo dirti che non sono così sicuro che il pd sia morto, se il partito si compatterá su Renzi, purtroppo (…dico purtroppo perchè non mi piace per niente) c’è il rischio che vincano le prossime elezioni

    2. Alessandra scrive:

      Purtroppo devo concordare con Luca, il PD ha vinto in tutti gli 11 capoluoghi, persino a Siena ha vinto un sindaco supportato da Renzi, che anche a me non piace, perché mi sembra ancora piu’ a dx dello stesso PD..ma gli italiani, almeno quelli che ancora vanno a votare..e se si va ad elezioni, sono convinta che anche tanti ex votanti del PDL voteranno Renzi..facendo cosi’ vincere un mostro di partito..

    3. Francesco scrive:

      Minchia ragazzi, se per «comprendere l’attuale disastrosa situazione politica» vi affidate a un soggetto come questo – autoreferenziale, approssimativo, dalle tesi fumose e inconcludenti – siete proprio messi male.
      Non perdete tempo e guardatevi intorno: sui giornali e sul web abbondano le persone capaci, oltre che la spazzatura.

      • il Moralista scrive:

        Ma lei è solo un omonimo o è proprio quel Francesco Ferrari già europarlamentare del Pd? Ovvero, è un cretino qualificato o un cretino semplice? Si tratta di una curiosità innocente, giusto per capire. Di sicuro però lei è una persona raffinata. Solo un uomo che appartiene ad una antica nobiltà esordisce infatti con il delicato incipit “minchia ragazzi” (innovativo rispetto alla vetusta versione tardo-borbonica nota come “minchia-papà”). Mi piacerebbe rispondere nel merito circa le sue alate considerazioni ma, sfortunatamente, non è possibile. Lei infatti si limita a vomitare qualche insulto sconnesso senza argomentare alcunché. Peccato, magari con il tempo migliorerà e assurgerà all’ambito status di homo sapiens. In conclusione non la invito a guardarsi intorno (non oso immaginare cosa potrebbe vedere) ma dentro: ci metterà giusto un secondo.

    4. davide scrive:

      questa volta non sono d’accordo con l’analisi poiché il voto certifica semplicemente lo scollamento tra il vertice/apparato del pd e la base ovvero alle amministrative riesce a vincere perché ha la forza di un partito radicato nel territorio( e non perché marino evita di prsentarsi come uomo dell’apparato…); patetico poi quando si accusa unicamente il pd per l’attuale maggioranza: come se bersani non avesse provato a fare un governo con chi doveva aprire il parlamento come una scatoletta, ma che alla fine si è rivelato un bluff che ha favorito chi non voleva il cambiamento( come del resto sostenuto anche da grand’oriente democrarico:http://www.grandeoriente-democratico.com/L_inconcludente_e_dunque_catastrofica_traiettoria_del_Governo_del_Paramassone_Enrico_Letta.html)

      • il Moralista scrive:

        Caro Davide, alcune tue riflessioni sono certamente condivisibili. Lo scollamento tra il vertice e la base del Pd è evidente così come è vero che il Pd vanta un buon radicamento territoriale ed esprime in genere buoni amministratori locali. Sbagli invece quando definisci “patetica” l’accusa rivolta al Pd di essersi piegato alle larghe intese. In campagna elettorale il Pd, Grillo o non Grillo, aveva tassativamente escluso questa ipotesi. Era più dignitoso tornare al voto anziché raggirare milioni di elettori in buona fede. Vorrei poi capire che tipo di impianto ideale esprime un partito che può governare alternativamente con tutti. Con Monti ma anche con Grillo; con Vendola ma anche con Berlusconi. Solo chi non crede in niente può condividere tutto con tutti. Non trovi?

        • davide scrive:

          si sono d’accordo che il pd pur di governare si vende l’anima; però ci sarebbe da dire che ritornare al voto senza aver cambiato la legge elettorale non avrebbe portato ad alcun risultato positivo, almeno per il pd: forse sarebbe stato meglio un governo di scopo ovvero per cambiare la legge elettorale e gli altri affari urgenti…ma tant’è ha prevalso la linea del compromesso con berlusconi…; secondo me il problema del pd non è quale ideale esprime, ma il fatto che al suo interno ci sono diverse anime che sono in contrapposizione tra di loro e difficilmente riescono a trovare un’intesa: dome direbbero su grand’oriente democratico ci sono pdini di sinistra ovvero progressisti e pdini di destra ovvero conservatori, i quali non fanno altro che danneggiarne l’identità e la speranza di un Partito Laico, Progressista ed Europeista, ma per il Popolo…( che è quello che dovrebbe essere il pd, almeno per quanto mi riguarda)

    5. alessandro scrive:

      “minchia ragazzi” (io discendo da un ceppo bastardo di un’antica stirpe di Baroni..), vi sfugge che le elezioni non le ha vinte il PD, ma il partito dell’astensione che denota una certa “stanca” dell’elettorato. Con ciò, a conferma che una buona parte degli italiani ha mangiato la foglia e anche gli aficionados piddini hanno compreso la natura cerchiobottista del PD. Concordo con Francesco… ovviamente con Francesco… Toscano

    6. ampul scrive:

      Mi pare un’analisi che non fa una grinza! Astensione o no (che solo cruciani non vede… Madonna che pressapochismo!!!), il risultato parla chiaro. Il pd oggi cerca disperatamente un motivo di esistenza… Mi ricorda i “sei personaggi in cerca d’autore”… E per evitare ciò, ma anche per bieca convenienza, si ripropone in varie salse, ora di larghe intese, ora di continuità rispetto all’eurotower…

      Liberate nos ex criminali a loro insaputa! E da Francesco, ovviamente!

    7. ugo scrive:

      Ha raccolto il 63.9% di consensi sul 48% dell’elettorato, ovvero il 30.7%. Come rappresentatività direi che è una barzelletta, altro che!

    8. Se l’astensionismo fosse un partito, mi ci iscriverei, ma non è un partito e non può vincere, perché non può impedire che qualcuno vinca, nonostante l’astensionismo.Il problema è che chi vince con cos^tanto astensionismo,vince male e rappresenterà interessi ristretti. Grillo ha interpretato le ragioni della crisi,ma non ha avuto la forza di andare oltre la protesta,ha avuto l’intuizione di partire dai cittadini, ma ha reso i suoi cittadini dei grillini,quasi temendo che fossero se stessi.Sono uomo di parte, e vorrei che il Pd trovasse la forza di fare quel che Grillo non è riuscito a fare.

    9. Giambambo scrive:

      Peraltro questo Marino anche se non si presenta come uomo dell’apparato, in effetti è uomo dell’apparato
      (vedi puntata di “Un giorno da pecora” su Radio 2 il giorno dopo il ballottaggio).

    10. May Koch scrive:

      È dentro questi ragionamenti la crisi del Pd, ancora sotto choc, anzi il suo dramma. Stretto tra la difficoltà di dire di no di fronte a una forzatura di Napolitano e la ricerca di una via d’uscita che non sia un governissimo col Pdl alla luce del sole. Perché, come in un drammatico gioco dell’oca, lo psicodramma democratico torna sempre al punto di partenza. Come sulla questione del Quirinale, è tutto sul rapporto col Pdl. Perché è vero che, per la prima volta, si registrano aperture sul tema del “governo del presidente”. Ma non solo non è ancora la posizione della maggioranza del partito, ma tra i fautori del “non si può dire no a Napolitano” i distinguo sono più degli elementi comuni.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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