Finita la sbornia elettorale, finita la pantomima della rielezione di Re Giorgio Banalitano (copyright Dagospia), finita la formazione del governo delle larghe intese, alias governo Letta-Letta, finita la rissa interna al Pd che, coerentemente, si è intruppato nelle stanze del potere assieme a Berlusconi dopo avere giurato e spergiurato in campagna elettorale che “l’ipotesi del governissimo semplicemente non esiste”, eccoci finalmente tornati alla normalità. Zanonato, ministro del sotto-sviluppo, attacca: “L’Iva aumenterà”. Massoneria reazionaria allenata da Mario Draghi 1, popolo bue raggirato e rincoglionito 0. Passano pochi minuti e il team guidato con sapienza dal venerabile di stanza a Francoforte raddoppia. Il ministro dell’economia Saccomanni, atleta cresciuto nel vivaio della squadra (e compasso), mette a segno un colpo da fuoriclasse dopo avere brillantemente dribblato Brunetta con una magistrale finta di corpo: “l’Imu non si può abolire perché non ci sono i soldi”. Dopo pochi minuti il risultato è già in cassaforte. Mi rivolgo ora direttamente ai poveracci che ancora non hanno compreso: ma lo volete capire che fino a quando rimarrà in Italia un barlume di benessere l’euro-tecnocrazia non si fermerà? Non possono farlo neppure se lo volessero. L’oligarchia che dirige l’Europa è stata selezionata, arricchita e scaraventata nell’olimpo della gente che conta sulla base di un tacito accordo che prevede come indispensabile e prioritario il progressivo e feroce depauperamento della nostra società. Pacta sunt servanda. In base a quali criteri pensate siano stati selezionati i vari Barroso, Van Rompuy e Olli Rehn? Attraverso l’estrazione del lotto o grazie alle parlamentarie continentali in stile Beppe Grillo? Siamo seri. Il governo guidato da Enrico Letta è una specie di Monti bis, come ci ha cortesemente ricordato oggi anche il simpatico crucco Wolfang Schauble , che deve portare a termine il lavoro del vampiro bocconiano precocemente caduto in disgrazia. Certo, tutto quello che accade non è il risultato di un copione immodificabile e già scritto. E’ sempre possibile che eventi imprevisti o cambi di equilibri di potere intervengano in corso d’opera per sventare questo disegno politico neo-oligarchico, finalizzato alla cinesizzazione dell’Europa, che oramai solo gli idioti o quelli in malafede continuano a chiamare “crisi economica”. Paradossalmente, dopo avere per anni fiancheggiato questi malsani consessi sovranazionali per ragioni di pratico interesse, Silvio Berlusconi potrebbe finalmente trovare il coraggio di opporsi a viso aperto e senza tatticismi e reticenze. Berlusconi sa di essere nel mirino. E sa anche di avere a che fare con personalità potenti e luciferine che potrebbero fargli fare da qui a breve la fine del suo vecchio amico Bettino Craxi. Non per nulla, nel novembre del 2011, quando gli fu ordinato di ritirarsi in buon ordine e di sostenere con zelo e in religioso silenzio il nuovo governo del salvatore Monti, il re del bunga-bunga obbedì senza fiatare accucciandosi immediatamente come un cane bastonato. Ma l’uomo non è fesso. E rapito dal dubbio di essere stato blandito da promesse e rassicurazioni truffaldine, ad un certo punto decise di far saltare il tavolo denunciando le malefatte del governo dei tecnici ( che si reggeva anche su suoi voti) per riacquistare parte di quel consenso elettorale perduto e tornare al centro della scena politica italiana. Nella mente del Cavaliere frulla un pensiero, elementare ma razionale, di questo tipo: “Se mi tutelano giudiziariamente ed economicamente posso anche recitare il ruolo di quello che sostiene Monti o chi per lui “per il bene dell’Italia”; ma se, al contrario, questi governano con i miei voti e contemporaneamente provano a liquidarmi per via giudiziaria (anche soltanto attraverso comportamenti omissivi )allora tanto vale morire con le armi in pugno”. Niente di più della autentica interpretazione del famoso ammonimento latino “si vis pacem para bellum”. Non per nulla Napolitano qualche tempo fa se ne uscì con una affermazione pubblica apparentemente neutra ma in realtà gravida di significati: “Meno reazioni scomposte, è meglio dal punto di vista processuale” (clicca per leggere). E’ evidente come l’oligarchia sovranazionale punti a rassicurare Berlusconi per farlo stare buono in attesa di finirlo nel sonno. Ma forse il protagonista delle “cene eleganti” ha mangiato la foglia. Se Berlusconi riacquista lucidità si accorgerà che l’unica via che gli resta è quella di abbandonare la tattica al ribasso per puntare ad un progetto ambizioso quanto rischioso. Sulla base dell’assist offertogli dalla protervia dei vari Schauble, Zanonato e  Saccomanni, il capo del Pdl farebbe bene a fare saltare il tavolo, tornare alle urne e denunciare in campagna elettorale il progetto neonazista in corso. Senza paura e senza reticenze. Forse cadrà comunque. Ma un conto è perdere con la dignità e il coraggio di Ettore in battaglia, un altro è rintanarsi in casa da vigliacco per morire di paura al primo stormir di fronde. A lei la scelta Cavaliere.

    Francesco Maria Toscano

    14/06/2013

    Categorie: Politica

    7 Commenti

    1. matteo scrive:

      Non so quanto darei per sentire Berlusconi andare in una trasmissione televisiva ( se va alla Mediaset, può fare anche in modo che nessuno lo disturbi o provi a zittirlo) e che racconti tutto, da cima a fondo. Intanto, potranno anche dire che è impazzito o che è solo un’altra delle sue tante bizzarre uscite, ma l’opinione pubblica comincerebbe sempre di più a farsi delle domande, a non accettare come giudizi divini incontrovertibili l’austerity, i tagli, l’euro, etc. Anche l’immagine stessa di Berlusconi potrebbe venire decisamente nobilitata, se facesse una tale e coraggiosa scelta. Ha lui in mano le redini di come vorrà venire ricordato: potrà decidere di essere ricordato come il re del bunga-bunga e come uno dei tanti che hanno assecondato il progetto neo-nazistico, o come colui che con coraggio denunciò agli italiani tale progetto…

    2. Lorenzo scrive:

      Mi sembra inverosimile – per usare un eufemismo – anche solo ipotizzare che la speranza di questo Paese si chiami Silvio Berlusconi.

    3. matteo scrive:

      Ahahah, questa citazione la trovo perfetta…

    4. [...] 22)  Berlusconi oramai non ha più vie di fuga. Può solo decidere se “morire tremando” o “armi in pugno” (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/2013/06/14/berlusconi-di-fronte-al-bivio-finale/) [...]

    5. [...] 22)  Berlusconi oramai non ha più vie di fuga. Può solo decidere se “morire tremando” o “armi in pugno” (clicca per leggere) [...]

    6. [...] ne abbia per davvero). Per una volta nella vita, mi ascolti, provi l’ebbrezza della verità (clicca per leggere). Non se ne [...]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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