Non contento degli schiaffi ricevuti direttamente da Paul Krugman che lo ha letteralmente ridicolizzato di fronte alla pubblica opinione mondiale (clicca per leggere), il prof. Alesina ci è cascato di nuovo. L’ideatore del principio dell’austerità espansiva, buono per suggestionare gli stolti, sempre spalleggiato dal collega siamese Giavazzi, pure oggi si è guadagnato la sua parte di pagnotta. All’interno di un editoriale lunare pubblicato sul Corriere della Sera, solito manganello di regime da tempo trasformatosi in megafono ufficiale di alcuni “noti” poteri occulti, i cip e ciop della sciagura europea palesano i prossimi strumenti di tortura che il politburo di Bruxelles sta preparando per noi. “L’Italia potrebbe essere costretta a rivolgersi al  fondo salva-Stati”, azzardano i due gufi, “senza un taglio consistente della spesa”. Come oramai hanno capito pure le pietre, gli obiettivi schiavisti delle èlite dominanti si articolano in due direzioni principali: da un lato puntano ad un progressivo svuotamento del benessere diffuso attraverso l’aumento delle tasse e la riduzione dei salari; dall’altro mirano alla distruzione del concetto di quel Welfare State che, da Beveridge in poi, ha rappresentato il principale spartiacque tra il mondo civile e la barbarie circostante. Queste operazioni indegne, come argomenta correttamente Bagnai, trionfano cavalcando il pilastro concettuale del “vincolo esterno” (“i mercati non capirebbero!”). Ma i mercati, cari i miei soloni a gettone, rappresentano un concetto abbastanza vago e sfuggente, in grado di acquistare una dimensione di pratica persuasione e suggestiva minaccia solo grazie all’indefesso ruolo di alcuni cantori ben pagati. Gran parte degli inutili editorialisti in forza ai principali giornali italiani svolge, in chiave moderna, lo stesso compito assegnato un tempo  ai trombettieri romani così come dipinti magistralmente dal Mantegna ne “I trionfi di Cesare”. Soltanto che, a differenza delle milizie di Cesare che all’occorrenza passavano rapidamente dal flauto alla spada, i trombettieri di oggi anticipano l’arrivo di  tigri di carta che fanno paura soltanto a chi, come Enrico Letta, è affidato il compito di fare finta di impressionarsi. Monti e Letta ricordano la famosa staffetta Rivera- Mazzola. Il professore di Varese ha interpretato con lucido sadismo il primo dei due macro-obiettivi individuati dalla massoneria reazionaria che governa la Ue (aumentare la disoccupazione, restringere i salari e far chiudere le imprese); L’attuale premier Nipote, invece, deve sferrare un colpo decisivo allo stato sociale a partire da sanità, istruzione e diritti dei lavoratori. Guarda caso si tratta degli stessi suggerimenti contenuti nel pezzo filo-delinquenziale pubblicato dal duo Giavazzi-Alesina sul Corriere di oggi. Una volta aumentata artificialmente la disoccupazione fino a livelli insostenibili, sarà semplice per gli schiavisti moderni far approvare alcune riforme filosoficamente naziste spacciandole per provvedimenti di pratico buon senso (“meglio che i giovani lavorino precari e per pochi soldi anziché restare a casa”). Sul punto è esaustiva la lettera aperta che Alleva ha recentemente inviato ad Epifani (clicca per leggere). Per smantellare poi definitivamente servizi universali e gratuiti come sanità e istruzione bisogna però inventarsi un mostro nuovo. Il caro vecchio spread, infatti, è oramai logorato e non fa più paura come prima. Ecco allora che, come in un classico film dell’orrore, superato il primo mostro se ne presenta subito un altro ancora più brutto e cattivo: il Mes. Il famigerato fondo salva-Stati pensato per annullare definitivamente la libertà di autodeterminazione di popoli sventurati disgraziatamente finiti nelle grinfie degli aguzzini sovranazionali. Ma, sia chiaro, l’obiettivo di Letta Nipote non è quello di chiedere gli aiuti per poi  perdere sul campo quel minimo di libertà di movimento che anche i maggiordomi si possono solitamente permettere. No. A Letta e Saccomanni il materializzarsi dello spauracchio del Mes serve per legittimare nuove carneficine altrimenti ingiustificabili. Così come lo spread è stato usato da Monti per fucilare una parte dei ceti meno abbienti, allo stesso modo l’incubo del Mes verrà strumentalizzato dai trombettieri di Letta  per preparare il terreno utile per permettere il definitivo sedimentarsi di un nuovo modello sociale che preveda il dilatarsi di una massa di plebei abbrutiti e incolti guidata da una aristocrazia formata da patrizi di ritorno. Le riforme per “modernizzare il Paese”, converrete con me, hanno in realtà un sapore molto antico.

    Francesco Maria Toscano

    24/06/2013

    Categorie: Politica

    15 Commenti

    1. Giambambo scrive:

      Solo uno spunto, più che altro vorrei sapere Lei come la pensa, nell’intento di formarmi un’opinione sicura in merito: sarà proprio così male smantellare la sanità (che tutto sommato è – non solo ma sempre più – il centro di smistamento dei veleni di big pharma) e la pubblica istruzione (dove propalano – insieme a utili nozioni – immense puttanate spacciandole per verità fottendo spesso irreversibilmente il cervello dei ragazzi)?

    2. Michele scrive:

      Sono anni che si parla di teoria endogena della moneta anche in Italia. La grande scuola economica calabrese ne ha fatto uno splendido convegno. Se ne parla dappertutto da Milano a Bari a Catania. Gli americani e i giapponesi hanno seguito tale teoria. E sono in ripresa!!! Chiaro come il sole che non si fa perché c’é un disegno.

    3. Barbara scrive:

      Io non mi spiego cosa aspettino gli imprenditori, i ceti produttivi, ad assaltare la Bastiglia. Questo è un attacco sferrato proprio a chi, avendo conquistato un certo benessere in passato, potrebbe ambire ad arricchirsi di più con politiche economiche espansive mentre l’élite pare intenzionata a chiudersi in una cittadella per pochi intimi e a ricacciare indietro nella povertà chi ambisce ad aumentare il proprio benessere, svendendo al miglior offerente straniero gli asset nazionali.
      Non si possono sentire imprenditori che ripetono la madre di tutte le idiozie, quella sulla “spesapubblicaimproduttiva”, che si sono fatti infinocchiare da B. per anni con la paura dei comunisti (collaborazionisti e volonterosi carnefici) e non si accorgono che è la finanza casinò, il neoliberismo predatorio di coloro che stanno al di sopra che li sta strangolando con le politiche pro-cicliche recessive.
      Noi piccoloborghesi a busta paga almeno abbiamo aperto gli occhi su una sinistra che ci ha venduto a queste élite euronazi per il classico piatto di lenticchie (che si sono mangiati loro, per altro) e il sogno del “ce lo chiede l’Europa” ma agli imprenditori, santo Iddio, sono cadute le palle?
      Bisogna che aprano gli occhi, che vengano informati.
      Un caro saluto.

      Barbara (aka Lameduck)

    4. gianni pinelli scrive:

      L’attacco ai ceti medi è in effetti senza precedenti, e l’obiettivo è chiaramente quello di impoverire ulteriormente il 90 per cento dei cittadini,mediante disoccupazione, precarizzazione e taglio selvaggio dei servizi sociali. Il problema è che gli Alesina e Giavazzi, ma anche i Floris e gli altri innumerevoli protagonisti mediatici sono – per malafede o per totale insipienza – tutti dalla stessa parte. E gli italiani continuano a essere opportunamente disinformati, e tenuti a bada con le favolette sulla casta, sui vitalizi ed altre amenità del genere.

    5. davide scrive:

      ogni volta che si sente la fatidica frase ” i mercati non capirebbero” bisognerebbe chiedere a chi la pronuncia chi sono questi mercati ed in base a quale legittimazione possono decidere i destini e le sorti di intere nazioni e dei popoli che le abitano…sono certo che per rispondere farebbero certi giri di parole con cui dire tutto ed il contrario di tutto pur di non dire la verità…

    6. alessandro scrive:

      Credo che pian piano il messaggio di critica alla costruzione europea, all’euro e alla turbo-finanza stia passando anche nei canali mediatici principali e questo lo dobbiamo molto al web e ai tanti blogger ed intellettuali che tentano ormai da anni di smontare i dogmi neoliberisti. Ancora siamo lontani dal raggiungere la piena informazione verso una buona parte degli italiani ed europei, ma qualche messaggio credo stia filtrando anche fra la classe politica italiana. Pare che almeno una buona fetta dei politici del PDL abbiano compreso i limiti del fallimentare e avulso sistema su cui poggia l’eurozona, sebbene lo espliciti con timide ed estemporanee dichiarazioni, mentre il PD rimane ancora arroccato su posizioni dogmatiche ed equivoche, tacciando di antieuropeisti tutti i dissidenti che tentano di analizzare i fatti con spirito critico. Probabilmente per sfondare questo muro di dogmi e aberrazioni tecniche dei vari Alesina e Giavazzi e raggiungere il nocciolo duro della massa critica degli italiani occorre qualche presa di posizione di un personaggio molto noto, con caratteristiche comunicative eccellenti e di spiccata leadership, magari qualcuno che non ha più niente da perdere a svuotare il sacco, come un pensionato DOC come Prodi o uno che si vuole togliere qualche sassolino dalla scarpa, condannato ad un settennato di carcere ed interdizione perpetua dai pubblici uffici… coraggio! il primo che sputtana questo indegno disegno europeo avrà vita eterna nei libri di storia dell’eurocontinente

    7. ampul scrive:

      Grande Ale!

    8. Phillip Turner scrive:

      Presso la Sede nazionale dell’Unione Monarchica Italiana, il Vice Presidente della Commissione Turismo e Moda, con delega al Sistema Parcheggi della città, On. Dott. Alessandro VANNINI, è intervenuto per un incontro con i monarchici romani in vista delle elezioni amministrative del prossimo fine settimana. L’On. Vannini ha parlato dell’attuale situazione politica capitolina e ha ribadito il proprio impegno per il quinquennio che deve venire nel caso gli venga riconfermata la fiducia degli elettori. Molti gli spunti di riflessione che sono emersi dall’interessante colloquio. Il lavoro della giunta Alemanno deve continuare e bisogna scongiurare il rischio di abbandonare la Città ad avventurieri. Vannini ha risposto alle domande degli intervenuti ed è rimasto contento per la calorosa accoglienza serbatagli dai monarchici. Il vice presidente nazionale U.M.I. Vincenzo Vaccarella ha evidenziato le radici patriottico-monarchiche dell’On. Vannini, discendente di uno dei Bersaglieri che entrarono a Porta Pia nel 1870. Il Segretario nazionale Davide Colombo ha esortato i monarchici a non disperdere il voto verso liste minori e a confermare la fiducia verso uomini di valore, come Alessandro Vannini, che hanno dimostrato sul campo, durante l’amministrazione uscente, di avere senso civico e notevoli capacità. L’U.M.I. ha ribadito il proprio sostegno ufficiale al PdL in questa tornata elettorale nel Comune di Roma. Vannini è candidato al Consiglio Comunale e può essere votato (scheda azzurra) in tutto il territorio capitolino. Nella foto l’On. Vannini si rivolge ai monarchici romani presso la sede nazionale U.M.I.

    9. Sabato 25 Settembre, alle 10.30, all’Antiquarium Arborense, aprirà i battenti la mostra “Per un pugno di monete”. L’iniziativa, curata dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Cagliari e Oristano, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Oristano, dall’Antiquarium arborense e dalla cooperativa La Memoria storica, si inserisce nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio, promosse dal Ministero per i Beni e le attività culturali. “Si tratta di un’interessante esposizione di bronzi nuragici di un deposito del Sinis o dell’Oristanese, di un tesoretto di monete puniche trovato presso il villaggio di San Salvatore, e di monete battute da zecche sarde in età romana”, ha precisato l’assessore alla Cultura, Luca Faedda. Tra le monete in esposizione quella celebre di Sardus Pater, quella dei Sufeti di Karales e di una colonia romana, presumibilmente Turris Libisonis (Porto Torres), chiamata impropriamente la moneta di Metalla. In esposizione anche le monete circolanti in Sardegna, dal periodo repubblicano a quello imperale e fino a quello Bizantino. Il titolo della mostra si rifà al famoso film di Sergio Leone con Clint Eastwood “Per un pugno di dollari” perché le monete, come nella pellicola, talora sono il prezzo per delitti, ma anche perché il ritrovamento è stato effettuato presso San Salvatore, villaggio dove sono stati girati alcuni film western. La mostra sarà presentata da Emina Usai, della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, e dall’archeologo, esperto in numismatica, Renato Zanella.

    10. [...] La disoccupazione galoppa mentre continua imperterrito il solito teatrino messo in scena dalla nostra politica-politicante. Finalmente Berlusconi si è accorto che Napolitano, su consiglio del gotha reazionario che governa la Ue (clicca per leggere), lo sta cucinando a fuoco lento. Non a caso Macaluso, noto ventriloquo quirinalizio, ha rilasciato giorni fa una intervista “distensiva” per il Fatto Quotidiano (clicca per leggere) che suggella urbi et orbi l’avvio del nuovo corso: basta polemiche tra Napolitano e i seguaci di Travaglio nel nome della  battaglia finale contro il comune nemico Silvio Berlusconi. Il Puzzone di Arcore, per quanto rincoglionito, ha mangiato la foglia mettendosi perciò ad abbaiare sempre più forte stimolato dalla presenza assidua del cagnolino Dudù. Comunque, meglio tralasciare simili pantomime buone per eccitare i polli concentrandoci invece su questioni un tantinello più serie. Allora, i giornali di regime oggi informano il popolo plaudente in merito al viaggio che il premier Enrico Letta-Letta, nell’interesse supremo della Patria, avvicinandosi l’ora delle decisioni irrevocabili, ha compiuto alla volta di New York nel tentativo, epico ed estremo, di convincere gli investitori internazionali circa la ritrovata affidabilità del nostro Paese che, alla luce dei sacrifici fatti, merita ora plauso e riconoscimento da parte di una comunità finanziaria globale pronta ad investire nel Belpaese per accelerare un meccanismo virtuoso  (che già si vede…) in grado far ripartire crescita, occupazione e consumi. L’unica risposta seria ad una siffatta ricostruzione è la seguente: prrrrrrrrrrrrrrrrr. Fatta tale fondamentale ed esaustiva premessa, ne spiego le ragioni. Intanto, ricorderete, anche quel becchino infingardo di Mario Monti se ne andava in giro per il mondo a raccontare frescacce per propagandare il presunto avvio di quella fase 2, sintetizzata con lo slogan Cresci Italia, che tutti stanno ancora aspettando. La boutade di Letta, chiamata Destinazione Italia (ma non era Piovarolo?), si pone su un piano di assoluta continuità con le idiozie perverse avviate dal precedente governo degli ottimati. In quale sede si è recato Letta-Letta nella speranza di favorire l’affluenza di capitali esteri in Italia? Presso il mitico Council on Foreign Relations (C.F.R.) di New York (clicca per leggere). E cos’è il Council on Foreign Relations? Un centro paramassonico reazionario ed elitario non meno influente del tanto invocato (spesso a sproposito) club Bilderberg (clicca per leggere). E chi si era recato nello stesso luogo circa un anno fa per dire le stesse falsità e baciare l’anello dei grembiulini elitari d’oltreoceano? Proprio il prof. Monti. Dietro la formula retorica che anela l’arrivo di “capitali dall’estero” si cela il dissimulato desiderio di realizzare precise operazioni che permettano ai soliti noti di lucrare sulla pelle di molti. Per cristallizzare con precisione il tipo di manovra avviata prima da Monti e proseguita ora da Letta, prendo a prestito le parole pubblicate in tempi non sospetti dai massoni di Grande Oriente Democratico per demistificare la reale natura di alcune posizioni volte a “favorire meglio e più autorevolmente il progetto di de-industrializzazione e impoverimento della società italiana (funzionale alla creazione di manodopera europea a basso costo, allo shopping di aziende e assets italiani da parte di amici e amici degli amici titolari di vari fondi di investimento sovra-nazionali, alla sostituzione della democrazia parlamentare con la tecnocrazia oligarchica)”. Non sono forse i tanto sospirati “investimenti stranieri” quelli oggi pronti a papparsi per quattro soldi aziende strategiche per l’Italia come Telecom e Alitalia? Saranno forse i manager di Telefonica o di Air France a risollevare le sorti del nostro sventurato Paese? Ma fateci il piacere! Nel mirino dei soliti famelici avvoltoi rimangono ora alcuni bocconcini succulenti come Eni, Enel e Finmeccanica che, statene certi, saranno presto svenduti dal governo per la gioia dei soliti amici degli amici facendosi scudo delle solite e provvidenziali emergenze preparate ad arte (clicca per leggere).  Inoltre, come spiega con precisione il prof. Bagnai sottolineando l’importanza del ciclo di Frenkel, l’arrivo di denari dall’estero è spesso motivo di ulteriori danni e disgrazie. Slovenia docet (clicca per leggere). In conclusione, con la fine degli equilibri di Bretton Woods, il contestuale avvio di una liberalizzazione selvaggia del mercato globale dei capitali e l’interiorizzazione diffusa dei più nefasti dogmi del neoliberismo dogmatico, lo Stato nazionale è divenuto un involucro vuoto costretto a piatire l’attenzione dei soliti fondi speculativi sovranazionali. La ripresa, a sentire quel pagliaccio di Letta, dipende quindi dal capriccio di un manipolo di avvoltoi internazionali che, prima di comprare il Pappagallo, intendono assicurarsi che parli. E pensare che basterebbe rileggersi poche illuminanti paginette scritte da quel genio di Keynes per far crollare un edificio concettuale tanto fragile e mendace: “Per abbattere la disoccupazione bisogna utilizzare la spesa pubblica al fine di porre in essere una domanda addizionale che aumenti il reddito nazionale prescindendo da un aumento della capacità produttiva. La creazione di una domanda addizionale produce tale effetto perché stimola un sistema produttivo già esistente ma sottoutilizzato. La mancanza di lavoro è perciò un problema che riguarda la domanda effettiva, non la capacità produttiva”. Con buona pace di due pseudo-studiosi come Giavazzi e Alesina, fautori della ridicola “austerità espansiva”, oramai pacificamente divenuti lo zimbello di tutti gli economisti seri e preparati del pianeta Terra. A partire dal premio nobel Paul Krugman (clicca per leggere). [...]

    11. [...] La disoccupazione galoppa mentre continua imperterrito il solito teatrino messo in scena dalla nostra politica-politicante. Finalmente Berlusconi si è accorto che Napolitano, su consiglio del gotha reazionario che governa la Ue (clicca per leggere), lo sta cucinando a fuoco lento. Non a caso Macaluso, noto ventriloquo quirinalizio, ha rilasciato giorni fa una intervista “distensiva” per il Fatto Quotidiano (clicca per leggere) che suggella urbi et orbi l’avvio del nuovo corso: basta polemiche tra Napolitano e i seguaci di Travaglio nel nome della  battaglia finale contro il comune nemico Silvio Berlusconi. Il Puzzone di Arcore, per quanto rincoglionito, ha mangiato la foglia mettendosi perciò ad abbaiare sempre più forte stimolato dalla presenza assidua del cagnolino Dudù. Comunque, meglio tralasciare simili pantomime buone per eccitare i polli concentrandoci invece su questioni un tantinello più serie. Allora, i giornali di regime oggi informano il popolo plaudente in merito al viaggio che il premier Enrico Letta-Letta, nell’interesse supremo della Patria, avvicinandosi l’ora delle decisioni irrevocabili, ha compiuto alla volta di New York nel tentativo, epico ed estremo, di convincere gli investitori internazionali circa la ritrovata affidabilità del nostro Paese che, alla luce dei sacrifici fatti, merita ora plauso e riconoscimento da parte di una comunità finanziaria globale pronta ad investire nel Belpaese per accelerare un meccanismo virtuoso  (che già si vede…) in grado far ripartire crescita, occupazione e consumi. L’unica risposta seria ad una siffatta ricostruzione è la seguente: prrrrrrrrrrrrrrrrr. Fatta tale fondamentale ed esaustiva premessa, ne spiego le ragioni. Intanto, ricorderete, anche quel becchino infingardo di Mario Monti se ne andava in giro per il mondo a raccontare frescacce per propagandare il presunto avvio di quella fase 2, sintetizzata con lo slogan Cresci Italia, che tutti stanno ancora aspettando. La boutade di Letta, chiamata Destinazione Italia (ma non era Piovarolo?), si pone su un piano di assoluta continuità con le idiozie perverse avviate dal precedentegoverno degli ottimati. In quale sede si è recato Letta-Letta nella speranza di favorire l’affluenza di capitali esteri in Italia? Presso il mitico Council on Foreign Relations (C.F.R.) di New York (clicca per leggere). E cos’è il Council on Foreign Relations? Un centro paramassonico reazionario ed elitario non meno influente del tanto invocato (spesso a sproposito) club Bilderberg (clicca per leggere). E chi si era recato nello stesso luogo circa un anno fa per dire le stesse falsità e baciare l’anello dei grembiulini elitarid’oltreoceano? Proprio il prof. Monti. Dietro la formula retorica che anela l’arrivo di “capitali dall’estero” si cela il dissimulato desiderio di realizzare precise operazioni che permettano ai soliti noti di lucrare sulla pelle di molti. Per cristallizzare con precisione il tipo di manovra avviata prima da Monti e proseguita ora da Letta, prendo a prestito le parole pubblicate in tempi non sospetti dai massoni di Grande Oriente Democratico per demistificare la reale natura di alcune posizioni volte a “favorire meglio e più autorevolmente il progetto di de-industrializzazione e impoverimento della società italiana (funzionale alla creazione di manodopera europea a basso costo, allo shopping di aziende e assets italiani da parte di amici e amici degli amici titolari di vari fondi di investimento sovra-nazionali, alla sostituzione della democrazia parlamentare con la tecnocrazia oligarchica)”. Non sono forse i tanto sospirati “investitori stranieri” quelli oggi pronti a papparsi per quattro soldi aziende strategiche per l’Italia come Telecom e Alitalia? Saranno forse i manager di Telefonica o di Air France a risollevare le sorti del nostro sventurato Paese? Ma fateci il piacere! Nel mirino dei soliti famelici avvoltoi rimangono ora alcuni bocconcini succulenti come Eni, Enel e Finmeccanica che, statene certi, saranno presto svenduti dal governo per la gioia dei consueti amici degli amici grazie alle  endemiche e provvidenziali emergenze preparate ad arte (clicca per leggere).  Inoltre, come spiega con precisione il prof. Bagnai sottolineando l’importanza del ciclo di Frenkel, l’arrivo di denari dall’estero è spesso motivo di ulteriori danni e disgrazie. Slovenia docet (clicca per leggere). In conclusione, con la fine degli equilibri diBretton Woods, il contestuale avvio di una liberalizzazione selvaggia del mercato globale dei capitali e l’interiorizzazione diffusa dei più nefasti dogmi del neoliberismo dogmatico, lo Stato nazionale è divenuto un involucro vuoto costretto a piatire l’attenzione dei soliti fondi speculativi sovranazionali. La ripresa, a sentire quel pagliaccio di Letta, dipende quindi dal capriccio di un manipolo di avvoltoi internazionali che, prima di comprare il pappagallo, intendono assicurarsi che parli. E pensare che basterebbe rileggersi poche illuminanti paginette scritte da quel genio di Keynes per far crollare un edificio concettuale tanto fragile e mendace: “Per abbattere la disoccupazione bisogna utilizzare la spesa pubblica al fine di porre in essere una domanda addizionale che aumenti il reddito nazionale a prescindere da un aumento della capacità produttiva. La creazione di una domanda addizionale produce tale effetto perché stimola un sistema produttivo già esistente ma sottoutilizzato. La mancanza di lavoro è perciò un problema che riguarda la domanda effettiva, non la capacità produttiva” (clicca per leggere). Con buona pace di due pseudo-studiosi come Giavazzi e Alesina, fautori della ridicola “austerità espansiva”, oramai pacificamente divenuti lo zimbello di tutti gli economisti seri e preparati del pianeta Terra. A partire dal premio nobel Paul Krugman(clicca per leggere). [...]

    12. [...] Corriere della Sera di guadagnarsi nel tempo un numero imprecisato di fischi, sberleffi e pernacchie (clicca per leggere). A questo punto è facile comprendere come perfino un mediocre parolaio come il neocatecumenale [...]

    13. […] Alesina divenuto oramai da anni lo zimbello della comunità accademica internazionale (clicca per leggere). Insomma Renzi si è già rivelato un bluff. Il suo Pd è sempre schiavo di Giorgio Napolitano […]

    14. […] Alesina divenuto oramai da anni lo zimbello della comunità accademica internazionale (clicca per leggere). Insomma Renzi si è già rivelato un bluff. Il suo Pd è sempre schiavo di Giorgio […]

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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