Il punto di partenza della discussione di oggi riguarda la lunga intervista rilasciata da Casaleggio alla giornalista Serena Danna e pubblicata da  La Lettura, inserto del Corriere della Sera (clicca per leggere). Casaleggio è il vero artefice del miracolo grillino, l’eminenza riservata e sottile in grado sfruttare lucidamente la carica comunicativa di un Beppe Grillo da utilizzare come potente megafono utile per diffondere una idea eterodossa di democrazia. L’intervista, lunga e a tratti ridondante, è veramente interessante soltanto fino alla terza risposta, fino a quando cioè Casaleggio si premura di circostanziare la sua idea di “democrazia diretta”. Tutto il resto, dal significato di “Gaia” fino al ruolo del partito Pirata tedesco, è noia direbbe il compianto Califano. La sintesi del pensiero di Casaleggio è presto fatta: “Bisogna puntare a costruire un sistema di democrazia diretta, adesso possibile grazie al ruolo della rete che determina una nuova centralità del cittadino nella società. Si tratta di una rivoluzione prima culturale e poi tecnologica. Gli eletti devono comportarsi da semplici portavoce. Il loro compito è quello di mantenere gli impegni con chi li ha votati. In caso contrario dovrebbero essere sfiduciati. Per accelerare la realizzazione di un sistema coerente con i principi della democrazia diretta, è doveroso approvare le seguenti modifiche costituzionali: introduzione del referendum propositivo senza quorum; obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare; elezione diretta del candidato che deve risiedere nel luogo nel quale si presenta; abolizione del  voto segreto e introduzione del vincolo di mandato. Questi spunti di Casaleggio, insieme alle periodiche sortite del più sanguigno Grillo, costituiscono la summa della filosofia grillina. Idee apparentemente moderne e originali che in realtà, ad una lettura più attenta, costituiscono soltanto una pedissequa e acritica ri-attualizzazione delle suggestioni offerte quasi tre secoli fa dal pensatore ginevrino Jean Jacques Rousseau morto nel 1778, pochi anni prima cioè dallo scoppio di quella Rivoluzione Francese non a caso spesso evocata, non senza fraintendimenti, nei comizi del comico genovese. Nella sua opera più famosa e organica, Il Contratto Sociale,  Rousseau sostiene chiaramente, in netta polemica con Montesquieu, che la sovranità non può essere delegata: “(…) Trovare una forma di associazione che difenda e protegga le persone e i beni degli associati sfruttando al massimo la forza comune, associazione nella quale ogni uomo, pur unendosi a tutti gli altri, non obbedisca che a se stesso e resti libero come prima”. Per ottenere questo ambizioso risultato Rousseau individua una sola strada: “(…) La cessione totale di ogni associato con tutti i suoi diritti alla comunità tutta, poiché ciascuno dona l’intero se stesso, la condizione essendo uguale per tutti, nessuno ha l’interesse di renderla più pesante per gli altri (…). Ciascuno di noi mette in comune la propria persona e ogni potere sotto la suprema direzione della volontà generale; e noi riceviamo ogni membro come parte indivisibile del tutto”. La Rete, nell’accezione totalitaria proposta dal Movimento 5 Stelle, altro non è se non il veicolo indispensabile per coagulare questa nuova “volontà generale che pone ogni potere sotto la sua suprema direzione”. A differenza di Hobbes, che manifesta una profonda sfiducia nell’essere umano, Rousseau ritiene che questo tipo di patto sociale lasci l’uomo libero all’interno della comunità. La volontà generale, così come concepita da Rousseau e sposata dai grillini, finisce quindi con l’identificarsi con il bene comune: “E la sovranità, in quanto esercizio pratico della volontà generale, non può mai risultare alienata perché il corpo sovrano, il quale è solo un corpo collettivo, non può essere rappresentato che da se stesso. Il potere si può trasmettere , la volontà no. Per gli stessi motivi per cui è inalienabile essa è anche indivisibile; infatti o la volontà è generale o non esiste (Giorgio Galli, Il pensiero politico occidentale, Dalai editore, pag. 172). Ora capite perché Grillo insiste nel non voler accettare responsabilità di governo con nessun’ altra forza politica? Perché rivendica una diversità strategica e ontologica? Perché insiste nel dire che il Movimento 5 Stelle governerà solo quando avrà raggiunto il 100% dei consensi? Non si tratta di battute visionarie ed estemporanee ma di concetti che, pur apparendo stravaganti e sconnessi, tradiscono una visione della politica e del mondo che già in passato ha fornito gli strumenti concettuali utili per ergere sistemi totalitari. Insiste Rousseau: “La sovranità non può essere rappresentata per la stessa ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale e la volontà non è soggetta a rappresentanza. I deputati del popolo dunque non sono e non possono essere suoi rappresentanti; essi non sono che suoi commissari, non possono concludere niente definitivamente. Ogni legge che il popolo in persona non abbia ratificata è nulla, non è assolutamente una legge. Il popolo pensa di essere libero, ma si inganna gravemente; non lo è che durante le lezioni dei membri del parlamento: appena essi sono eletti questo è schiavo, è un niente (…). Questo ragionamento vi ricorda qualcosa? Altri elementi dell’analisi di Rousseau sono certamente presenti nella piattaforma politica proposta dai grillini: la restituzione della diaria è una aggiornamento del precetto formulato dallo stesso Rousseau che invita ad abbandonare “lusso e ricchezze”; lo slogan “uno vale uno” ricalca l’idea del raggiungimento di una uguaglianza possibile solo grazie al trionfo della “volontà generale” così come in precedenza delineata; la rinuncia al titolo di onorevole, a vantaggio del meno formale “cittadino”, è diretta conseguenza di una filosofia che impone “semplicità nei costumi”. Pure la polemica contro la stampa di regime trova i suoi prodromi nelle parole di Rousseau: “Quando il popolo delibera in base ad una corretta informazione, la volontà generale prevale e, di conseguenza, la deliberazione risulta  sempre buona”. Se oggi il popolo stenta a riconoscere la verità, quindi, è perché esiste un circuito informativo che gli impedisce di coglierla. E’ bene ricordare che in epoca passata alcune suggestioni del pensiero di Rousseau, ispiratrici della fase involuta, terroristica e crepuscolare della rivoluzione francese (fino al 1793 incardinata in una prospettiva epocale di progresso civile e politico) influenzarono certamente anche figure del calibro di  Marat, Robespierre, Lenin ( che definì “commissari del popolo” i membri del primo governo sovietico), Mao Zedong e perfino Stalin, il quale proponeva di creare l’uomo nuovo cambiando la natura umana e interpretando il silenzio come “consenso universale”. Con tutto il rispetto per il pittoresco prof. Becchi, è Rousseau il vero ideologo del Movimento 5 Stelle. Certo i rivoluzionari operativi nella Francia di fine ‘700 abbatterono prima l’ancien regime e solo dopo avviarono lotte intestine feroci e sanguinarie. I grillini invece sembrano essere partiti dalla fine: si tagliano la testa gli uni contro gli altri ancora prima di avere messo al tappeto il vecchio sistema fondato sul sopruso e le ruberie delle oligarchie dominanti. Ma senza scomodare Marx, che diceva che la storia si ripete sempre in farsa,  è dura per chiunque immaginare Crimi, Morra e Lomabrdi nei panni di La Fayette, Condorcet e Olympe de Gouges.

    Francesco Maria Toscano

    25/06/2013

    Categorie: Cultura, Politica, Società

    8 Commenti

    1. Pierluigi scrive:

      Il M5S è riuscito ad incanalare, concretamente, il malessere di una parte di italiani che sentivano e tuttora sentono la necessità di costruire il proprio futuro. Per troppo tempo, gli italiani non si sono occupati di ciò (la politica) che decideva delle proprie vite . Pur essendo un attivista del M5S, prima delle elezioni ipotizzavo che si dovesse già iniziare a tirare il freno all’italico entusiasmo per il fenomeno M5S. E’ un dato di fatto che il M5S abbia preso troppi voti ….. perché aveva un programma da opposizione, perchè non aveva nel proprio programma il “cambio del paradigma economico che stiamo subendo”. Anzi, nel perseguire i tagli agli sprechi e ai costi della politica non fà altro che perseguire l’azione di Monti e c. Tuttavia è un bellissimo esperimento. Vuol dire che ci sono almeno 8 milioni di italiani che non aspettano altro che l’occasione per “concentrarsi” e “contarsi”. Malgrado ciò, ad oggi, non esiste una piattaforma di voto e le attuali piattaforme di comunicazione del M5S sono gestite (in perdita) da Casaleggio. Io sono per la democrazia partecipata e non diretta. Come italiani (generalizzo partendo da me stesso) non abbiamo ancora acquisito il senso della Nazione (senza essere per questo fascisti ) né la cultura di un cittadino Ateniese. Come M5S, pur con le dovute eccezioni di lodevoli deputati e senatori, rappresentiamo l’ignoranza degli italiani per le questioni di potere. Passare da una dittatura all’altra sembra essere una tendenza italica … ci libereremo mai ?

    2. alessandro scrive:

      Apprezzo il commento schietto e franco di Pierluigi e di quanti Grillini che in buona fede hanno creduto al progetto del movimento. Ma pare il caso di fare un salto di qualità nella gestione e nella visione delle istituzioni. Francamente tutta questa ricerca del “nuovo”, del tecnologico e di modernità nell’esercizio della democrazia diretta con l’utilizzo del web la trovo inutile ed inapplicabile, sono pippe mentali avveneristiche che rispetto alle priorità dei nostri giorni valgono zero. La tecnologia ci deve supportare ad agevolare nella vita di tutti i giorni, anche nell’esercizio delle libertà democratiche, libertà d’informazione in primis. Tuttavia non penso ci sia bisogno d’inventarsi niente di nuovo. E’stato già tutto scritto, tutto teorizzato dalla folosofia e dalle scienze politiche. Se un pentastellato leggesse qualche libro in più potrebbe anche capire da che parte sta politicamente, che ruolo deve assumere lo stato e le istituzioni rispetto al cittadino e probabilmente manterrebbe il finanziamento pubblico ai partiti… e ai giornali. Ma credo sia più comodo subire passivamente dietro la tastiera di un PC tutte le pippe di Grillo e Casaleggio (che piaccia o no sono il Movimento 5 stelle) che creare veramente dal basso qualcosa di buono per il paese, incontrandosi faccia a faccia (lo so… direte che avete organizzato 40 incontri per ciascun comune d’Italia e avete parlato di scontrini, di giornali, di costosissimi onorevoli mummie e degli incentivi per il fotovoltaico…). Poi la democrazia “diretta”… da Casaleggio, con tanto di espulsione on-line dei dissidenti fa alquanto sorridere. Oltretutto molte riunioni grilline erano segrete, non in e-streaming, quindi due pesi e due misure. Perche Casaleggio non si apre il cervello e lo mette in condivisi on the web? è sempre trasparente la sua strategia politica? ha strategie segrete ne più e ne meno come un segretario del PD. Con affetto, aprite gli occhi amici grillini e focalizzatevi sulle priorità politiche del paese. Comunque, ognuno di noi può esercitare la democrazia nelle forme possibili secondo le regole che ci si è dati, coinvolgendo il maggior numero di partecipanti nelle decisioni (se non parliamo di decisioni per maggioranza ci troveremo a discutere in cento capi con cento berretti). Se non fosse possibile esercitare la democrazia, ci sono le rivoluzioni e, se la classe politica continua così, rischia di vederne una in questi decenni, probabilmente non pacifica… che non è certo la rivoluzione dei grillini con i calli sui polpastrelli per uso eccessivo della tastiera e dell’XBOX. Condordo sul rendere obbligatorio la discussione di proposte d’iniziativa popolare, ma chi dice che voglio essere consultato su ogni tema all’ordine del giorno del Parlamento? avrei anche da lavorare, pensare alla mia famiglia e dedicare tempo ad attività di svago, per questo motivo ho delegato sempre qualcuno a rappresentarmi nelle istituzioni. Il movimento 5 stelle si occupi di Europa e di denunciare il paradigma economico su cui è fondata e faccia un suo blog istituzionale, ufficiale e decente realmente partecipato (non quell’obrobrio di pagina facebook che sembra un gruppo facebook per ragazzini… cazzo siete il primo partito d’Italia), mi sono rotto di sapere quello che pensano i grillini attraverso quel comico con la bava alla bocca con il suo inutile e patetico blog con le pubblicità. Potete pagarvi il blog con le diarie.. Ormai siete eletti al Parlamento siete Voi i grillini, fate quello che Vi pare rispettando i Vostri impegni elettorali ed arricchendoli con le proposte della base e con i suggerimenti che vi stanno arrivando da tanti intellettuali impegnati e persone perbene, senza sbattere istericamente la porta in faccia a nessuno (Rodotà docet), ma staccatevi da Grillo o siete destinati a dividervi… a poco a poco stà iniziando una diaspora fra poco tempo il gruppo misto sarà la Vostra terra promessa…

      • Michele scrive:

        Certo che dire che “E’stato già tutto scritto, tutto teorizzato dalla filosofia e dalle scienze politiche” in un periodo come questo mi sembra veramente assurdo. Per non parlare di “non penso ci sia bisogno d’inventarsi niente di nuovo”. Non funziona niente, ma continuiamo con gli stessi metodi..Einstein la definiva pazzia. Io conservazione.

    3. Lorenzo scrive:

      In tutto questo va aggiunto, secondo me, quello che di fatto è un elemento centrale nel progetto “CasaGrillo”: la ricerca di profitto. Tanto è stato detto a proposito del blog e dei banner pubblicitari che garantiscono maggiori introiti proporzionalmente agli accessi effettuati, sugli spettacoli e sui dvd…ho la netta sensazione che questo aspetto, pur non apparendo come dominante nell’insieme del ragionamento di quei due (difficile pensare che non siano interessati a esercitare e l’enorme impatto mediatico e sociale che stanno sperimentando),oggi è più che mai alla base di tutto il meccanismo. Non dimenichiamo che la Casaleggio Associati è un azienda che lavora per produrre utile, e Grillo non è di certo San Francesco d’Assisi…

      • Michele scrive:

        Ricordo che la Casaleggio è in perdita da quando si occupa della comunicazione del M5S, e Grillo era ricco prima quanto adesso (per altro, la sua azione ha già portato a un miglioramento della mefitica politica italiana, e per quanto mi riguarda può anche guadagnarci, fintanto che agisce onestamente).

        • Lorenzo scrive:

          Le entrate che la Casaleggio Associati ha fatto registrare “year-to-date” a Giugno 2013 non sono reperibili. Sarebbe interessante osservarli, dato chen egli ultimi trenta giorni dello Tsunami tour gli accessi al blog di Grillo sono cresciuti del 107% rispetto al mese precedente e le pagine viste del 124%. Che tradotto vuol dire raddoppiare i visitatori e gli introiti pubblicitari. E non è un caso che sul suo blog adesso Grillo usi dei toni che neanche il più delirante dei leghisti (Borghezio escluso) userebbe all’interno di una propria piattaforma di comunicazione…toni più alti = maggiore scalpore = maggiori accessi al blog = maggiori introiti. Il gioco è quello in sostanza.
          E’ vero, non c’è nulla di “disonesto” in questo, poichè non avviene nulla di illegale nel mettere in piedi forme di comunicazione di questo tipo. Da un punto di vista di coerenza e morale, distitinvo dell’azione grillina, qualcosa di controverso tuttavia mi pare ci sia.

          Piccola provocazione sillogistica: perchè Grillo non restituisce i (tantissimi) soldi che guadagnò quando era in Rai ? Erano sempre soldi pubblici quelli, no?

    4. ugo scrive:

      Gratta, gratta, cosa avrebbe mai scritto di tanto sbagliato, Rousseau? E’ un dato di fatto che i cosiddetti “rappresentanti” fanno qualsiasi cosa tranne rappresentare i presunti rappresentati (il “popolo sovrano”). E’ ampiamente dimostrato che la rappresentanza non è possibile (perché si trasforma rapidamente in oligarchia) senza un controllo diretto e fattivo dei rappresentanti da parte dei rappresentati, e senza metodi efficaci e immediati di estromissione dei rappresentanti che tradiscono la volontà dei rappresentati (cessando dunque d’essere rappresentanti). Resta altresì ampiamente dimostrato che un sistema di controllo diretto e dagli effetti immediati non è possibile in corpi sociali che contino più di pochissime migliaia di persone (e sto cercando d’essere ottimista), il che dovrebbe indurre a porsi degli interrogativi su quanto siano effettivamente conquiste gli “accorpamenti” nello stile dell’unità d’Italia o, peggio, di quella d’Europa. Analogamente, dovrebbe sorgere un interrogativo impellente sull’effettivo vantaggio di vivere in uno stipatissimo formicaio e di continuare a richiamare/accettare nuove formiche (ognuna con la propria testa) dai formicai vicini. Anche il numero uccide la democrazia. Ma su questo Casaleggio tace come tutti gli altri.

    5. Michele scrive:

      Io penso che il M5S possa essere l’inizio dell’abbattimento dell’ancient regime (o almeno una possibilità, visto che il sistema attuale è anacronistico e sta già crollando da solo, si cerca solo un’alternativa possibilmente migliore), e non vedo perchè si debba chiudere con un “invece i grillini sembrano essere..”, che risulta come un’illazione simile a quelle secondo le quali il M5S doveva essere prima come la Lega, poi come i fasci, poi a guida NWO (questo non si saprà mai), forse tra un pò come i Visitors..a me sembrano solo cittadini che ci provano, nel bene e nel male, tra mille problemi di organizzazione interna, comunicazione, preparazione e focalizzazione delle vere priorità, e con tutti i responsabili della situazione contro. Ma con onestà, che già non s’era mai visto.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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