Siamo tutti d’accordo sul fatto che il Paese è allo stremo; così come siamo tutti d’accordo nel considerare la nostra classe politica trasversalmente corrotta, infingarda, ipocrita e mediocre. Ma tale diffusa consapevolezza da sola non basta per individuare percorsi corretti finalizzati alla riscoperta di un paradigma in grado di farci invertire la rotta. Nel momento in cui bisogna individuare le risposte concrete utili per ripartire, le strade di molti si biforcano. Una moltitudine di coglioni inetti e asini punterà quindi il dito contro  la Casta, gli sprechi, la corruzione e il debito pubblico, trasformando il problema da politico in etico. Se infatti l’uomo deve essere punito a causa dei peccati passati, non ha senso immaginare soluzioni politiche che, dagli eurobond alla salvaguardia delle istituzioni democratiche, servano per contrastare il declino dell’Europa. Per pulire l’anima bastano e avanzano i sacrifici, le penitenze e le privazioni che quotidianamente la Troika propina. Chi si ostina a pensare che la causa dei nostri mali sia il risultato di una mancanza di moralità in capo alle nostre classi dirigenti puntella inconsapevolmente il sistema balordo che ci schiaccia. Non a caso, dopo i vari Stella, Rizzo, Monti e Montezemolo, ora perfino due noti camerieri travestiti da politici come Renzi e Letta si sono improvvisamente riscoperti nemici giurati dei privilegi della politica (poffarbacco e  perdindirindina!). Io vi dico che chiunque provi a spiegare l’attuale involuzione civile, economica e democratica del Vecchio Continente brandendo argomenti puritani e da baraccone è un ipocrita, un farabutto o un mentecatto (se in buona fede). Ma se non volete credere alle mie parole, vi invito a riflettere sulle analisi del grande Keynes così come riportate nel libro di Napoleoni e Ranchetti Il Pensiero economico del Novecento (pag. 92-93): “…per il fine particolare che si intende raggiungere mediante la spesa in questione, il contenuto della spesa stessa è relativamente indifferente. Ciò che realmente importa infatti è che, mediante la spesa pubblica, venga posta in essere una domanda addizionale. Che ciò avvenga mediante l’esecuzione di lavori pubblici o mediante una politica di sussidi a certe categorie di cittadini non ha, per il problema in questione, alcuna rilevanza. La spesa, in altri termini, potrebbe anche essere del tutto inutile, potrebbe, cioè, anche concretarsi in cose che non hanno una utilità loro propria, e tuttavia essa potrebbe ugualmente esercitare il suo effetto sul livello del reddito nazionale. Si noti bene, infatti, che gli effetti in questione non sono legati ad un aumento di capacità produttiva, ma sono, al contrario, legati alla creazione di una domanda addizionale che ponga in funzione una capacità produttiva già esistente e non correntemente utilizzata. In altri termini, sei il problema della disoccupazione è un problema di deficienza di domanda effettiva, e non un problema di deficienza di capacità produttiva, allora ciò che importa nella spesa pubblica è soltanto il suo ammontare e non il suo contenuto. Naturalmente, una volta che la spesa pubblica debba essere eseguita, può ben essere consigliabile fare con essa opere aventi una utilità intrinseca anziché opere inutili; è sempre meglio, in altri termini, spendere, poniamo, per l’istruzione o per certe opere pubbliche che in periodi normali non si sono potute eseguire, anziché, per fare un esempio spesso ripetuto, scavar buche per terra e poi riempirle. Sia chiaro, tuttavia, che nell’ambito del problema che ci si propone di risolvere, e cioè la creazione di una domanda addizionale per supplire alle deficienza che su questo terreno presenta il mercato, l’utilità  propria delle opere che si eseguono è un elemento secondario e da essa non dipende il raggiungimento dell’obiettivo principale”. E’ tutto chiaro? L’unico vero crimine dal punto macro-economico che i governanti possano commettere è quindi il risparmio di Stato ( tipico di alcune buffonate grillesche capaci di ostentare la restituzione di diarie, finanziamenti, panini, pizze e arancini). L’uso allegro di soldi pubblici, alla Fiorito per intenderci, costituisce invece un problema di natura etica che risulta però perfino utile sul piano economico (qualcuno venderà infatti qualche bottiglia di spumante in più utilizzando più forza lavoro). Mentre la soluzione ottimale rimane quella di adoperare il denaro pubblico per realizzare opere meritevoli sia sul piano materiale che su quello immateriale. Ai nostri politicanti basterebbe leggere qualche paginetta circa la famosa “teoria del moltiplicatore” per evitare di dire cazzate ogni santo giorno. A questo punto della nostra discussione spunterà di sicuro lo Scacciavillani di turno pronto ad urlare come un invasato: “Inflazione, inflazione”. Ma Keynes, anche se pare che in vita non abbia mai avuto l’onore di conoscere il (poco) noto pensatore “molanita” (un riuscito mix fra un molisano e un omanita), ha pensato anche a questo aspetto. Ascoltiamo quindi una sintesi del pensiero sul punto del grande economista inglese così come proposta da Napoleoni e Ranchetti: “…mentre dunque nella finanza tradizionale il debito pubblico era considerato come un mezzo a cui ricorrere temporaneamente, per far fronte a momentanee difficoltà di cassa, nella nuova pratica finanziaria il debito pubblico, lungi dal costituire un ripiego, è concepito come un importante strumento di intervento capace di modificare il volume dell’attività economica complessiva. Il caposaldo della finanza classica, cioè il pareggio di bilancio dello Stato, viene ora considerato valido soltanto nelle situazioni di piena occupazione, e lo si considera viceversa come un errore nelle fasi di depressione e di disoccupazione, durante le quali una spesa pubblica non coperta da entrate tributarie diventa strumento di ripresa e prosperità. Sul terreno specificatamente monetario, si rileva come il pericolo di inflazione, tradizionalmente connesso al disavanzo pubblico, non abbia ragione di esistere nelle ipotizzate condizioni di disoccupazione, giacché in questo caso esistono fattori disponibili per immediati aumenti della produzione e del reddito reale, i quali impediscono al livello di prezzi di salire”. La scienza economica spiega perciò da decenni perché le politiche di rigore e austerità provochino necessariamente una spirale recessiva. Se ne deduce che le politiche dei nostri governanti (prima Monti ora Letta, tutti benedetti da Napolitano applaudito da Draghi, uomo di riferimento della massoneria reazionaria continentale) non sono finalizzate a “superare la crisi”, bensì a completare un perverso riequilibrio socioeconomico di natura darwiniana ed eugenetica. Quando però tale evidenza apparirà chiara alla maggior parte del popolo italiano ed europea, sarà oramai probabilmente già troppo tardi. “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso…”

    Francesco Maria Toscano

    10/07/2013

    33 Commenti

    1. Marco Giannini scrive:

      Io ho appena finito di scrivere un pezzo:
      Al di là delle considerazioni su M5S è fondamentale la gente lo legga per comprendere i fondamenti di economia ormai nascosti ai più.
      Incredibile sincronicità su Keynes(apri il pezzo!). http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.it/2013/07/corso-di-sopravvivenza-completo-per.html?spref=fb

    2. Marco Giannini scrive:

      Ho riletto il tuo pezzo e condivido che servirebbe la piena occupazione ed il sostegno economico alle fasce deboli quali, ad esempio,i malati non riconosciuti.Sono convinto che il loro scopo sia eugenetico.Uno come Monti dovrebbe estinguersi al volo.Non si è meritato un euro di ciò che ha guadagnato in vita.

    3. Lorenzo scrive:

      Due passaggi fondamentali.
      Il primo: “gli effetti in questione non sono legati ad un aumento di capacità produttiva, ma sono, al contrario, legati alla creazione di una domanda addizionale che ponga in funzione una capacità produttiva già esistente e non correntemente utilizzata”.
      A noi italiani da anni raccontano la favola dell’aver vissuto sopra le nostre possibilità, dell’essere un popolo di fannulloni, gente poco seria e altre storie…quando a nessuno passa per il cervello di affrontare la questione sotto l’ottica che Keynes offre: la qualità dell’utilizzo della produttività del lavoro già esistente tra la forza lavoro, dimostrando che non è la produttività in sè a non funzionare ma il suo utilizzo.
      Altro punto: “il pareggio di bilancio dello Stato, viene ora considerato valido soltanto nelle situazioni di piena occupazione, e lo si considera viceversa come un errore nelle fasi di depressione e di disoccupazione, durante le quali una spesa pubblica non coperta da entrate tributarie diventa strumento di ripresa e prosperità”. Questo onestamente non ha bisogno di molti commenti.
      Sull’inflazione, mi viene in mente un illustre personaggio che la agita a sua volta come spauracchio per allontanare il pericoloso mostro della spesa pubblica…questo personaggio è Oscar Giannino, la cui concezione dell’inflazione è credibile quanto il suo master a Chicago

    4. koichi scrive:

      Esatto, bell’articolo.

    5. davide scrive:

      vallo a spiegare ai seguaci di grillo…

      • Pierluigi scrive:

        Davide, se per seguaci di Grillo intendi coloro che “quando il capo scorreggia” dicono che tira vento … va bene. Ricordati comunque, io per primo, che 8 milioni di italiani hanno votato il M5S per concretizzare la voglia di cambiare …. Se ci fosse stato un politico o un gruppo di politici lungimiranti non ci sarebbe stato Grillo … ma se mia nonna avesse avuto le ali …

      • Pierluigi scrive:

        12 milioni di italiani che riescano a ” pensare diversamente in tema economico ” ….. Proviamoci

    6. Pierluigi scrive:

      12 milioni di italiani che riescano a ” pensare diversamente in tema economico ” ….. Proviamoci

    7. Michele scrive:

      Un’altra angolazione (meno prettamente economica): se la classe politica è disonesta non è un problema economico,ma di gestione del potere. Una persona incorruttibile non farebbe il cameriere delle lobby finanziarie e non sarebbe colluso con i media nel nascondere tutta l’eurotruffa in cambio di una laurea in Albania o di una fiction in RAI (che non costano un tubo,ma sono indicative del carattere vermiforme del personaggio,che per altro di economia non sa niente e forse crede davvero che il problema sia il debito pubblico). Così,pretendere onestà e passione in luogo di carrierismo e profitto in politica porterebbe al crollo della cortina fumogena, e la gente a)sarebbe informata sulle questioni importanti,in primis economiche; b)avrebbe il potere di porre al potere e controllare l’operato di persone che farebbero gli interessi di chi li ha eletti e non delle lobby. Tra noi e Loro ci sono i media e i camerieri, come ce ne sbarazziamo? Non credo che un governo fatto da persone disoneste farebbe mai politiche keynesiane, ricordiamoci che i soldi per corrompere li hanno Loro.

      • Paolo Meozzi scrive:

        Per evitare fraintendimenti, supponiamo che Grillo e il M5S non esistano nemmeno… a me sembra che il tono “dispregiativo” adottato qui e in altri blog di economia verso qualsiasi critica alla “castacorruzionecricca…”, ancorché legittimo dal punto di vista dell’economia, manchi di cogliere un punto essenziale, che è di natura antropologica.
        Il punto è che le scelte economiche, a qualsiasi livello, le fanno i politici (che siano o meno anche economisti qui non ha importanza) e se le fanno in totale regime di autorefenzialità, queste scelte non potranno che essere (tranne fortunate coincidenze) controproducenti per il benessere della comunità.
        Che i Fiorito di tutta Italia drenino il patrimonio pubblico non è un problema e economico, ma etico… ma che i Fiorito di tutta Italia non abbiano interesse a porsi il problema di prendere decisioni politiche (e dunque economiche) corrette, E’ UN PROBLEMA ECONIMICO.
        E non lo faranno mai, come non veniva fatto nemmeno nelle prime società agricole.
        Il “cleptocrate”, infatti, (termine non certo coniato da Rizzo, Stella o chi per essi) ha come obiettivo primario la propria sopravvivenza di cleptocrate e non il benessere della comunità.
        E’ in questo senso che io interpreto l’utilità del concetto “castacorruzionecriccabruttaecattiva” (al di là delle motivazioni di chi lo usa in un certo contesto), e cioè con l’assoluta necessità di ridimensionare l’autoreferenzialità nella decisione della cosa pubblica.
        Perché chi prende decisioni, economiche e non, per la comunità, abbia l’incentivo a farlo con onestà intellettuale.

        • Michele scrive:

          Quotissimo,hai usato una parola fantastica che non conoscevo, “cleptocrate” è la descrizione della classe dirigente mondiale!

    8. Nkant scrive:

      Sarebbe stato meglio dire:l’esatto contrario del Montismo e del Lettismo.
      Grillo ha sempre puntato il dito sugli sperperi della casta, a ragion veduta, ma non ha mai detto di essere favorevole a queste manovre di rigore a dir poco deleterie che ci vengono imposte con i trattati sovranazionali.La crescita della domanda aggregata e’ sempre stato un suo cavallo di battaglia della sua straordinaria campagna elettorale.

      • GLS scrive:

        Pienamente daccordo.
        Da quando sono approdato agli stimolanti lidi di questo sito, ho da subito molto apprezzato gli articoli, sia per la forma che per i contenuti. Ultimamente, però, mi sembra di cogliere un eccessivo astio, per non dire un martellante accanimento nei confronti del nuovo arrivato: il M5S. Essendomi interessato all’MMT da circa sei mesi (grazie per altro ad un personaggio eccezionale anch’egli messo in discussione poco tempo fa proprio su questo sito, parliamo di P. Barnard ovviamente) ed avendo molto più chiari quindi certi concetti di base che, come tutti i non addetti ai lavori, non mi erano affatto chiari, ho trovato finalmente le risposte alle mie domande su questa terribile crisi che ci attanaglia da anni in un crescendo inarrestabile. Tenendo fisso lo sguardo sui principi Keynesiani e dell’MMT come il navigante facea con l’Orsa, è diventato molto facile individuare chi tra i politici, politologi, giornalisti e personaggi vari ti sia amico e chi, vuoi per ignoranza o vuoi per malafede e tornaconto personale, ti sia invece nemico cercando di trascinarti sempre più a fondo nel baratro dell’economicidio senza ritorno. Quindi, molto umilmente e con la massima oggettività possibile mi sembra di poter esprimere quanto segue:
        - come è possibile intitolare questo articolo all’indirizzo del grillismo invece che al Montismo e Lettismo ( e ancora più indietro al Dalemismo, Prodismo e tutta la classe politica dal dopo Craxi) se non per spregio o per ripicca?
        - Mi sembra indiscutibile il fatto che tutti i sopracitati abbiano ripetutamente compiuto azioni e scelte che inequivocabilmente hanno condotto alle conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti, che abbiano sostenuto con forza tesi in completa antitesi con l’MMT e continuino a farlo e ne abbiano anche ottenuto assai probabili vantaggi personali. In coscienza, potreste affermare lo stesso nei confronti di Grillo, o del suo pensiero o di quello dei “cittadini” in Parlamento? Che abbiano avuto modo di parlare e agire analogamente, determinando le medesime conseguenze?
        - Mi domando: perchè parlare di Keynes per danneggiare il M5S?
        - A quale scopo sparare gratuitamente contro l’unica rappresentanza politica che attualmente è assolutamente vergine se confrontata con la baldraccanzia che staziona da decenni nelle nostre Istituzioni tanto preziose da meritare l’atto di sacrificio supremo quanto disperato di un anziano signore che aveva giurato e spergiurato di voler tornare al calore della propria famiglia e che per nulla al mondo avrebbe fatto ciò che poi invece ha fatto con un agile slancio a dir poco giovanile?
        - Se come cittadini la cui unica arma è il voto democratico abbiamo solo tre scelte: PDL,PD e M5S, esiste forse qualche dubbio su quale dei tre abbia una minima possibilità di sposare qualche scelta orientata in una nuova direzione, magari verso le teorie Keynesiane o verso l’MMT? A meno di voler sostenere ancora il PDL e quindi il suo uomo simbolo con tutto ciò che ne conseguirebbe dato che il PD, a quanto pare, ha da decenni venduto l’anima al demone Troiko?
        - Forse le scelte non sono limitate a tre e ce ne sono altre di cui non ho sentito parlare? Ma se non ne ho sentito parlare io che cerco nei limiti del possibile di tenermi informato, quanti possono essere quelli che ne sono al corrente, mi domando. E quindi quanti sarebbero a votare questa quarta o quinta soluzione?
        - La stampa, la televisione, l’informazione tutta ha senza ombra di dubbio giocato al massacro su questi poveri disgraziati. Si vede che sono giovani, non solo anagraficamente. Sono alle prime armi, sbagliano, sono ingenui, devono ancora capire chi sono veramente, hanno vacillato sotto il peso inaspettato di milioni di voti, si stanno organizzando, stanno crescendo, si stanno orientando. Ma se potevano essere un’occasione per noi tutti, non dovremmo cercare di affossarli in tutti i modi, su tutti i fronti, aggrappandoci a tutte le loro imperfezioni ingigantendole come i caricaturisti amano fare sui difetti estetici delle loro vittime, cercando di ridicolizzarli in ogni circostanza.
        - A volte penso se dovessi essere li io, in prima persona, in prima linea, con un giornalista che non si dichiara, che mi fa delle domande e alla fine scopro su un giornale che ho detto cose che non credevo di aver detto o di aver espresso pensieri che non ho mai pensato. Non ti aiuta di certo. Per non parlare poi dell’ambiente Parlamentare, che in nome del nobile “compromesso” riesce a far dire tutto e il suo contrario al tempo stesso veicolando molte idee ben confuse verso i cittadini portandoli all’apatia e al distacco affinchè la disaffezione regni sovrana in un quanto più diffuso clima d’ignoranza.
        - Ma allora, non dovremmo cercare di puntare il dito su chi ha veramente delle colpe gravi, prendendo bene la mira, stando attenti a non puntarlo indiscriminatamente su tutto e su tutti con la stessa potenza di fuoco così da evitare che non esista più alcun riferimento riconosciuto, ma che al contrario si aiuti chi è meno informato, chi è meno accorto, chi è più confuso ad individuare una zona franca, un salvagente a cui aggrapparsi in questo mare quotidiano di ipocrisia, falsità ed egoismo che sono alla base delle tanto odiate oligarchie sovranazionali che soffocano l’esistenza di milioni di persone?
        - A mio modestissimo parere non si può mettere sullo stesso piano i politici degli ultimi due decenni con il M5S sia in termini di responsabilità che di intenzioni e comportamenti. Chi lo fa, commette un errore, non viè dubbio alcuno.
        Circa il fatto che Grillo non abbia ancora preso pubblicamente delle posizioni ben precise in ambito economico, che non abbia ancora sostenuto a chiare lettere i temi dell’MMT, piuttosto che l’opportunità del ritorno alla sovranità monetaria credo che sia ovviamente imputabile a due o tre ragioni.
        Forse non è pienamente convinto, ma è molto convinto dell’inopportunità delle politiche di austerity imposteci a mo di olio di ricino. E poi… La paura, il terrore che scatenerebbe nella gente (milioni e milioni di italiani completamente ignoranti di politiche economiche) l’accenno a determinate ipotesi di fuoriuscita dall’euro. Queste affermazioni decreterebbero in modo ufficiale, conclamato e categorico la follia dell’insetto campestre e dei suoi accoliti. Sarebbe bollato di pazzia all’ultimo stadio (ancor più di quanto già non lo sia, tanto per riallacciarmi a quanto sopra espresso). La massa è fortemente ancorata ai principi cardine del pensiero unico: l’euro è la nostra salvezza, l’unione fa la forza, il debito è male e l’inflazione ti uccide. Ho provato più volte a parlare con persone laureate in materie scientifiche ed umanistiche di questi aspetti e appena accenno ad andare contro ad uno dei dogmi di fede del p.u. ecco che scatta lo sguardo sospettoso, torvo, manca solo l’invocazione di un esorcista e il quadro è completo. La discussione si tronca di netto. Blasfemia vera e propria. Devo andare! E pensare che ci conosciamo, che c’è un certo rapporto di fiducia, un certo livello di affidabilità. Non ci sono ovviamente motivi di interesse personale che possano portarmi dei vantaggi o che possano danneggiare i miei interlocutori ad affermare certe cose, eppure diventi un appestato in un attimo. Mi sembra plausibile che anche Grillo abbia avuto la stessa sensazione e che se ne sia stato ben attento a non toccare quei tasti. Senza poi parlare delle ritorsioni che potrebbero esserci sia sulla sua persona, la famiglia o il movimento qualora delle affermazioni troppo schierate dessero qualche segno di attecchimento tra la gente comune. Putroppo gli incidenti accadono, a lui ne era già capitato uno piuttosto grave, questa volta però non è stato altrettanto fortunato, si sentirebbe poi dire.
        Tante persone, milioni di persone, avevano scommesso a febbraio su una soluzione a sorpresa, un colpo di spugna, un salvatore, ma per certe cose non bastano acqua e sapone. Ci vogliono tempo, capacità, convinzione, perseveranza e tanta pazienza e chi non ne ha a sufficeinza, getta la spugna in faccia a chi lo ha deluso nel tentativo di scaricare la propria disillusione e la proria frustrazione per il momentaneo fallimento.
        Forse bisognerebbe pensare meno alle bacchette magiche e credere di più nelle idee sostenendo ed aiutando maggiormente chi prima o poi potrebbe riuscire a realizzarle e che comunque ci prova.

        • il Moralista scrive:

          Caro Gianluca, bastano poche parole per rispondere al tuo lungo e comprensibile commento. Se tu giudichi il Movimento 5 Stelle solo dalla comparazione con i partiti tradizionali che sorreggono il governo Letta, allora certamente tenderai ad amplificarne i meriti. Ma il mio compito non è questo. E’ chiaro che il M5S è meglio del Pdl e del Pd. Ma anche il gruppo sanguinario conosciuto come “khmer rossi” ha forse fatto meno danni all’umanità rispetto ai partiti di Berlusconi ed Epifani che puntellano il neonazismo tecnocratico dominante. E’ inutile parlare dei morti. Se permetti, però, non basta dire “siamo meglio degli assassini”, “non abbiamo ancora suicidato nessuno”, per fare sognare le masse. Non vorrei che il M5S, evitando di toccare compiutamente i temi importanti (anche se ieri, lodevolmente, Grillo ha citato gli eurobond), finisse per “destabilizzare per stabilizzare”. Si tratta di un rischio veramente grave. I grillini potrebbero rivelarsi i leghisti del nuovo millennio. Meglio vigilare. Senza pregiudizi ma neppure accecati dall’amore fideistico. Non trovi?

    9. alessandro scrive:

      Caro Francesco, permettimi di dissentire. Il passo di keynes che hai egregiamente citato è il più controverso ed è quello che riceve le peggiori critiche strumentali da parte dei noti troll, Chicago Boys che affollano la rete. Il passo è questo: “…Sia chiaro, tuttavia, che nell’ambito del problema che ci si propone di risolvere, e cioè la creazione di una domanda addizionale per supplire alle deficienza che su questo terreno presenta il mercato, l’utilità propria delle opere che si eseguono è un elemento secondario e da essa non dipende il raggiungimento dell’obiettivo principale”. La provocazione che aggiunge Keynes rispetto alle spese inutili “…per fare un esempio spesso ripetuto, scavar buche per terra e poi riempirle…” è la frase che spesso viene utilizzata strumentalmente per affossare la teoria generale, come uno spot da Chicago boys. Questa frase è ovviamente una provocazione in quanto è lo stesso economista che suggerisce che “…Naturalmente, una volta che la spesa pubblica debba essere eseguita, può ben essere consigliabile fare con essa opere aventi una utilità intrinseca anziché opere inutili..”. Con ciò Keynes suggerisce manovre espansive in funzione anticiclica, suggerendo un uso intelligente e razionale della spesa pubblica, indicando possibilmente investimenti quali opere pubbliche. Far capire all’opinione pubblica il moltiplicatore è cosa assai ardua. Ci ho provato centinaia di volte. Se provi a spiegarglielo, dopo che ti ascolteranno per 2 minuti ti interromperanno per dirti “… si ma il problema è che ci sono troppi sprechi”. Capisci che dopo che un cervello di un uomo medio, che rappresenta l’elettorato medio, di media istruzione, che dispone dei canali d’informazione massmediatici limitati e fuorvianti, che passa tutto il giorno a concentrarsi nel lavoro, torna a casa e cerca di distrarsi dalle fatiche quotidiane (con famiglia, figli, donne, hobbies vari) ha assorbito come una spugna il dogma dell’isteria del debito pubblico e della castacriccacorruzione (copyright Bagnai), non può accettare di essere definito un facente parte di “Una moltitudine di coglioni inetti e asini”. Non sono qui a fare il moralista, io ho sempre apprezzato il tono sfrontato e irriverente dei tuoi articoli, ma non puoi definire inetta una massa e far passare loro la frase “…L’uso allegro di soldi pubblici, alla Fiorito per intenderci, costituisce invece un problema di natura etica che risulta però perfino utile sul piano economico (qualcuno venderà infatti qualche bottiglia di spumante in più utilizzando più forza lavoro)…”. Mi spiace, con tutta la stima, per quanto mi riguarda questo che dici potrebbe non essere corretto ne dal punto di vista economico, ne dal punto di vista della strategia comunicativa. Finché certi ragionamenti rimangono tra Noi Keynesiani o circoscritti all’interno di riflessioni in un blog potrebbe andar bene. Ma se si vuole offrire un nuovo paradigma che capovolga quello preesistente dominante, con iniziative politiche pare di imminente evoluzione, si dovrebbe a mio modesto parere cercare la strategia comunicativa più efficace per arrivare a raggiungere i più, che spesso non dispongono degli strumenti culturali e dell’intelligenza degli intellettuali che dovrebbero guidare le masse, tenendole per mano se occorre. Se vuoi convincere qualcuno che nell’acqua è possibile galleggiare e nuotare, non gli chiederai di buttarsi da una barca in un fondale di 100 metri, ma lo porterai prima in riva e lo condurrai per mano, se occorre, fino all’acqua alta, senza urlargli mai di essere un coglione inetto che non sa nuotare. Allo stesso modo per far perdere l’isteria da debito pubblico alla gente non dirai che anche Fiorito ha contribuito alla domanda interna… non ci prenderanno mai sul serio. Il costo della corruzione tra l’altro non è da sottovalutare, assieme alla lotta agli sprechi. Razionalizzare le risorse pubbliche e destinarle ad investimenti produttivi è un compito fondamentale della politica. Ottimizzare la spendita delle risorse e orientarla verso finalità sociali potrebbe avere anche uno scopo di redistribuzione dei redditi. Semmai dovremo contestare che l’origine di questa crisi non risiede nel troppo debito pubblico, come spesso trattato egregiamente nei tuoi articoli. Non deve a mio avviso passare l’idea che si deve trascurare la lotta agli sprechi e alla corruzione, adducendo la motivazione “… il problema non è il debito” o comunque assumere di fronte a questo problema una posizione equivoca o che comunque potrebbe non essere capita. Il problema è essenzialmente di comunicazione strategica. Ho notato di essere riuscito a convincere solo le persone che ho preso per mano… vuole essere solo un consiglio amichevole, un caro saluto

      • il Moralista scrive:

        Caro Alessandro, non sono persuaso dalle tue legittime critiche. Non ho voglia di trattare il popolo sovrano alla stregua di un bambinone incapace di comprendere. Io, da analista che si sforza di indicare soluzioni alternative, non intendo affermare ciò che è “accettabile”, “digeribile” o “dichiarabile”. Non bisogna temere di andare controcorrente per paura che i farisei si strappino le vesti. Nel merito del ragionamento di Keynes che tu non apprezzi, confermo in toto. Con buona pace dei Chicago Boys, che comunque ti criticherebbero al solo sentire il nome del genio inglese. Se la gente si indigna perché non è in grado di capire che gli sperperi di Fiorito, censurabili sul piano etico e magari pure su quello penale, sono utili sul piano macroeconomico, fatti loro. Vorrà dire che mi gusterò la chiusura della rivendita di porchette che serviva il consiglio regionale laziale a causa di un sopravvenuto crollo delle vendite. La mia non è una provocazione. Ogni centesimo che dal pubblico non finisca in tasche private (in qualunque modo e qualunque forma, anche la più immorale e perversa) costituisce un attentato al benessere collettivo e un oggettivo crimine contro l’umanità. La politica non deve salvare l’uomo dal peccato, per quello ci sono le religioni, dove individuare soluzioni di interesse pubblico. E l’interesse pubblico, come magistralmente spiega l’insuperato Keynes, può essere perseguito solo se lo Stato spende a deficit fino al raggiungimento della piena e dignitosa occupazione. Il come spendere è oggettivamente secondario e vagamente pruriginoso. Ovviamente è meglio spendere per fare cose utili anziché produrre frigoriferi da inviare al polo nord. Ma il problema non è questo. Il problema è di natura filosofica. Lo Stato che risparmia è schiavista e nazista, mentre quello che spende è democratico e progressista. Punto. Se poi dovesse imparare anche a spendere in maniera efficiente tanto di guadagnato. E’ un concetto semplice ed elementare e, in astratto, può comprenderlo chiunque. Anche un affezionato lettore di Oscar Giannino…

        Un caro saluto,

        Francesco

        • alessandro scrive:

          Rileggendo il mio commento comprendo che l’ho scritto talmente male che può essere stato frainteso. In effetti consiglio una migliore strategia di comunicazione, ma non comunico abbastanza bene. Cerco di essere più chiaro. Il tutto parte da una differenza fra me e te nell’interpretare il pensiero di Keynes, che potrebbe non interessare particolarmente ne a te ne ai lettori del blog, ma è necessario che ne parli per capirci meglio. Io sono un Keynesiano moderato e pertanto non credo sia un delitto nazista ridurre il debito in periodi di vacche grasse, se occorre, per garantirne una certa stabilità a lungo termine, ma credo sia un delitto tagliarlo in periodi di recessione, oppure negare l’utilità di un grande piano per il rilancio economico di alcune aree sottosviluppate, nell’ambito di una programmazione di fondi, ad esempio, per rafforzare la coesione dei territori europei o per altri utili piani di sviluppo ecc.. Così la pensano molti altri Keynesiani moderati. Auspico anche io la spesa a deficit positivo, ma non condivido l’impostazione troppo radicale della MMT (da te condivisa) rispetto all’emissione del debito. Non credo sia il caso di dilungarmi in tecnicismi sulle differenze fra un keynesiano moderato e un MMters. Il passo da te citato.. “quello delle buche” è controverso perché parla dell’utilità delle spese ed in un certo senso non mette mai d’accordo neanche le varie correnti keynesiane. A mio avviso, ritengo che bisogna sempre spendere bene e che sia una priorità anche raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati nel programmare la spesa. Non è un fatto secondario spendere bene è anch’esso una priorità che deve essere oggetto di attenzione della politica. Spendere male o peggio rubare denaro pubblico non è solo un problema etico o un reato, è anche un danno economico. Non sono le diarie gli scontrini e gli arancini tanto cari ai grillini che mi preoccupano, quelli sono spiccioli, ma abbiamo idea di quanto costa la corruzione in Italia e l’inefficienza della pubblica amministrazione? Stiamo parlando di miliardi! tutta la spesa che finisce nelle mani sbagliate, anziché essere destinata ad imprese e in particolare alle famiglie meno agiate è un problema serio da affrontare. La priorità principale è quella di discutere i trattati europei, ma nel mentre non possiamo ritenere secondario e non meno importante fare delle serie riforme in Italia e razionalizzare la spesa pubblica. Per evitare fraintendimenti, la spesa pubblica liberata dalla riqualificazione della spesa deve essere reimpiegata per dare ossigeno alle imprese e famiglie. Tra l’altro le famiglie con minor reddito hanno notoriamente una propensione al consumo più alta, quindi contribuisce meglio al moltiplicatore keynesiano un operaio rispetto a Fiorito, il Trota o Totò Riina, i cui risparmi finiscono alle Cayman o in Svizzera. Spendere bene, come suggeriscono anche altri commenti a questo articolo, ha finalità redistributive. E’ chiaro che il controllo del debito non può essere in ogni caso una forma d’isteria o di suicidio collettivo come l’applicazione del fiscal compact. E’ chiaro che i trattati europei hanno escluso qualsiasi intervento keynesiano nell’economia e non si va da nessuna parte se si vuole risolvere una crisi internazionale europea con soluzioni domestiche. Deve essere chiaro a tutti che la priorità per la politica oggi deve essere la riforma dei trattati europei, trattativa che potrebbe produrre anche una spaccatura irreversibile che potrebbe portarci anche fuori dall’euro. E quindi si apre un altro problema EURO SI / EURO NO. La priorità oggi è far comprendere questo ai cittadini. Ma nel mentre l’Italia deve fare le riforme (non perché ce lo chiede l’Europa e non quelle che ci chiede l’Europa) e razionalizzare le spese visto che dobbiamo fare i conti a saldi invariati con i politici invariati.
          Altro aspetto è che qui non credo ci sia una questione di palesare una verità o aver paura di andare controcorrente per paura che i farisei si strappino le vesti. Forse mi sono spiegato molto male. L’allusione ai troll o Chicago boys non era appropriata, volevo citarli solo per suggerire che insistere di spendere anche inutilmente purché si spenda è un motto che si presta a facili strumentalizzazioni e confutando le tesi contrapposte si finisce per parlarsi addosso o nelle camere di mezzo senza un costruttivo confronto. Mi è capitato di sostenere un contradditorio sul passo di Keynes da te citato (che io apprezzo) con un paio di tizi su Keynes blog ed è stato un massacro senza vincitori ne vinti. Figuriamoci estendere il discorso fra la gente comune che ha fagocitato certe credenze popolari o dogmi neo-liberisti, che dir si voglia. Lasciamo stare i Troll e i Chicago Boys e focalizziamoci sulla gente comune. Scagliarsi con veemenza su questa solo perchè non riesce ad interiorizzare i concetti (per te) semplici (ma semplici non sono), è strategicamente controproducente dal punto di vista comunicativo. A me fanno anche tenerezza queste persone, ma molti non hanno veramente i mezzi e gli strumenti culturali per comprendere ciò che dici. Capisci che non è un problema di essere educati, precisini e paternalistici? sono io il primo ad aggredire certe tendenze asinine con veemenza e spesso irriverenza, ma ho notato che non serve a niente, non funziona. La situazione di tutti quei coglioni che si alzano per andare a lavorare tutti i giorni, imbottiti di bromazepan, con le occhiaie di una settimana insonne, pronti a chiudere le serrande o non pronti a pagare il mutuo della casa è tragica e pericolosa. Di questo passo, la gente imbraccerà presto le armi. Si creeranno presto movimenti filo fascisti. Non basta dire le cose come stanno, spiattellare la verità, senza assicurarsi che l’interlocutore abbia bene appreso e colto il tuo messaggio. Che tu lo faccia in questa sede, nel tuo blog, è legittimo… hai sempre scritto così… ma il mio era un discorso generale, che forse in effetti è estensibile a tutti coloro che sono in qualche modo impegnati per diffondere un nuovo paradigma. Il mio precedente commento in effetti è una nota stonata in questo articolo, perché tutto questo che dico non rappresenta la mission del tuo blog… questo lo comprendo e non credo sia stato legittimo investirti di una tale responsabilità. Volevo sollevare una problema di carattere generale. Se una qualche forma di organizzazione politica dovesse un giorno prendere in mano il pensiero keynesiano per applicarlo nell’economia italiana o Europea dovrebbe fare uno sforzo immane per convincere la gente comune ad abbandonare tutte le fesserie che ha accumulato in anni di disinformazione e mistificazioni, nel contempo cercando di placare la miseria e la rabbia che stà montando questa crisi. La comunicazione in questo caso è fondamentale: l’esperienza del movimento 5 stelle dimostra quanto importante sia il “Marketing elettorale”. Tutto qui. Il fatto è che tu sei troppo avanti! è tutta la MMT ad essere troppo avanti! è troppo radicale per essere accettata in tempi medio brevi dalla gente comune, che nel mentre va allo sbaraglio. Questa è la mia lunga e pruriginosa opinione opinabile, che la chiudo qui, rinnovandoti la mia stima.

    10. Alessandra scrive:

      ..ciao Francesco..posso postare questo tuo commento agli indignati grillini del gruppo economia 5 stelle?

      • il Moralista scrive:

        Alessandra ti nomino sul campo “Moralista ad honorem”. Tu puoi fare sempre e comunque quello che ti pare. Non avessi lettori come te mi sarei già da tempo trasferito sull’isola di Pasqua…

    11. ampul scrive:

      Ovviamente sono d’accordo con il moralista. Ma le critiche sono sempre positive e leggervi, tutti voi, è stato costruttivo oltre che gradevole.

      Nel merito: a GLS dico: abbiamo gia dato! Dovresti rileggerti tutti gli articoli precedenti dove il moralista critica in egual modo i vari monti, letta, ecc. ecc.
      Ma Grillo non può essere esente da critiche, solo perché rappresentante di un cambiamento in seno al popolo italiano! Ma di che parliamo? Saremmo stati tutti molto felici se invece del panino e della cravatta di Vito Crimi, ci fossimo occupati di spesa pubblica, di piena occupazione, ecc ecc. Personalmente, poi, ti dirò, seguo Grillo da un po’ di tempo, e alcuni temi prima portanti, principali del suo discorso, sono andati via via dissolvendosi… (Ma questa è una mia idea…).

      Ad Alessandro invece dico: sai quanto apprezzo i tuoi contributi, ma devo dissentire da quello che scrivi. Chissenefrega, Ale, come sono spesi i soldi della politica… Ma pensiamo davvero che possiamo tendere ad una società perfetta, dove ogni soldo sia rendicontato, dove ogni spreco o accenno di spreco sia perseverato, e chissà quant’altro? Si al Truman Show, forse! Disincantiamoci!
      E quale sarebbe questo modello, ditemi… Modello Germania? Svezia? Francia? Come se sprechi, corruzione, clientelismo, non esistano anche li… Siamo seri dai! Parliamo di pensiero unico e poi presi da autolesionismo molto italico pensiamo che furberie e quant’altro esistano solo da noi. Come in qualsiasi salotto televisivo!

      Rimarco quanto già scritto dall’ottimo Francesco: “la politica non deve salvare l’uomo dal peccato, deve individuare indirizzi di benessere sociale”.
      C’è bisogno di aggiungere altro?

      Ps: che gran blog!

      • GLS scrive:

        Il fatto che giustamente si denuncino ripetutamente gli errori di alcuni non giustifica il fatto di poterli attribuire immeritatamente ad altri.
        Il panino, la cravatta, gli scontrini, le diarie e le espulsioni non credo proprio siano parte dei programmi del M5S e non credo neppure siano stati oggetto di conferenze stampa. Sono solo le stupidaggini che vengono amplificate dai media informativi per screditare, deridere ed erodere consensi. Hanno sempre voluto parlare di contenuti ma a fatica trapela qualche cosa a riguardo sui canali ufficiali.
        I temi importanti, come dicevo, sono troppo scottanti e delicati. Ne puoi parlare quanto vuoi fino a quando non conti nulla ma quando hai preso nove milioni di voti conti troppo e quindi le stesse parole hanno peso diverso, potenzialità diverse, effetti diversi. Quindi, poichè certi temi toccano i poteri più forti, i vertici più intoccabili ecco che bisogna avere buon senso e pensare prima di parlare. Soprattutto se, come dicevo, non hai dalla tua neppure la gente che ti ha votato perchè è schiava degli assurdi concetti del pensiero unico inculcati dal sistema, come puoi esporti senza il rischio che chiunque abbia motivo per venirti contro?
        Meditate gente, meditate…
        (Sempre più breve!)
        Buona notte

    12. Michele scrive:

      Io non ho letto molto di Keynes, quindi pongo una domanda che mi pare logica, sperando qualcuno mi spieghi il meccanismo (se la faccio sul blog di Bagnai mi mangia la faccia..). Se Fiorito e 100.000 come lui gestiscono tutta la spesa pubblica, la stragrande maggioranza della loro ricchezza non viene ridistribuita ma accumulata, perchè potranno consumare finchè vogliono ma mai come tutto il popolo italiano farebbe con la stessa ricchezza equamente distribuita. Inoltre vediamo continuamente come questi soldi finiscano principalmente in depositi di qualche paradiso fiscale, e quelli spesi in Italia rimangano all’interno di una ristretta cerchia di industriali/fornitori, sempre gli stessi e sempre amici di Fiorito (e facenti parte dei 100.000)…mi chiedo come la spesa pubblica, senza una ridistribuzione del reddito (e quindi la fine dei privilegi del famoso 1%) possa migliorare la condizione del 99% degli italiani.

      • il Moralista scrive:

        Michele, facciamo chiarezza. Se Fiorito, o chi come lui, prende i soldi pubblici e li sposta su un suo conto personale alle Maldive, si chiama Peculato e la macroeconomia in questo caso non c’entra nulla. Se Fiorito prende i soldi destinati al suo gruppo e li restituisce alla Stato commette il crimine macroeconomico peggiore che si possa immaginare: distrugge ricchezza come i Vandali che devastarono Roma (o, preferendo un’altra metafora, getta un secchio d’acqua in mare); se Fiorito prende i soldi del gruppo e li spende tutti organizzando festini a beneficio di clientele e mignotte, commette un atto riprovevole sotto il profilo etico, discutibile sotto quello penale, ma utile su un piano macroeconomico (quei soldi finiranno per stimolare consumi che incentiveranno la produzione che assumerà nuova forza lavoro). Se Fiorito infine utilizzerà i soldi destinati al gruppo per organizzare corsi di formazione politica di altissimo livello, pagare professionisti stimati, aprire sedi di partito per incentivare la partecipazione dal basso, beh in questo caso avrà realizzato il risultato migliore sotto qualsiasi profilo. Sintetizzando al massimo: 1) Lo scempio politicamente più folle, meschino, nazista, disumano e ipocrita è rappresentato dal risparmio di Stato 2)l’utilizzo allegro dei soldi pubblici è deprecabile sul piano morale ma utile su un piano strettamente economico 3) L’utilizzo fatto in coscienza del denaro pubblico rappresenta la soluzione migliore sia sotto il profilo etico che su quello macroeconomico. La redistribuzione equa delle ricchezza rappresenta un’altra questione, autonoma rispetto al ragionamento ora affrontato. Ciao

    13. GLS scrive:

      In risposta ad ampul:
      Il fatto che giustamente si denuncino ripetutamente gli errori di alcuni non giustifica il fatto di poterli attribuire immeritatamente ad altri.
      Il panino, la cravatta, gli scontrini, le diarie e le espulsioni non credo proprio siano parte dei programmi del M5S e non credo neppure siano stati oggetto di conferenze stampa. Sono solo le stupidaggini che vengono amplificate dai media informativi per screditare, deridere ed erodere consensi. Hanno sempre voluto parlare di contenuti ma a fatica trapela qualche cosa a riguardo sui canali ufficiali.
      I temi importanti, come dicevo, sono troppo scottanti e delicati. Ne puoi parlare quanto vuoi fino a quando non conti nulla ma quando hai preso nove milioni di voti conti troppo e quindi le stesse parole hanno peso diverso, potenzialità diverse, effetti diversi. Quindi, poichè certi temi toccano i poteri più forti, i vertici più intoccabili ecco che bisogna avere buon senso e pensare prima di parlare. Soprattutto se, come dicevo, non hai dalla tua neppure la gente che ti ha votato perchè è schiava degli assurdi concetti del pensiero unico inculcati dal sistema, come puoi esporti senza il rischio che chiunque abbia motivo per venirti contro?

      (Sempre più breve!)
      Buona notte

    14. “La soluzione alla crisi è Keynes. Ovvero l’esatto contrario del grillismo”, articolo del 10 luglio 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere).

    15. “La soluzione alla crisi è Keynes. Ovvero l’esatto contrario del grillismo”, articolo del 10 luglio 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere).

    16. [...] Luglio 2013, titolato La soluzione alla crisi è Keynes. Ovvero l’esatto contrario del grillismo (clicca per leggere), Cecilia esprime riserve sulla bontà di un ragionamento che tende “ad [...]

    17. [...] di lavoro è perciò un problema che riguarda la domanda effettiva, non la capacità produttiva” (clicca per leggere). Con buona pace di due pseudo-studiosi come Giavazzi e Alesina, fautori della ridicola “austerità [...]

    18. […] che ponga in funzione una capacità produttiva già esistente e non correttamente utilizzata(clicca per leggere). Detto in termini semplificati. Perché falliscono le imprese? Perché strozzate da un perverso mix […]

    19. cristian villa scrive:

      Un immane mucchio di sciocchezze in questo articolo….la corruzione non solo politica ma delle persone, delle banche e di tutte le attività pubbliche e private porta alla rovina lo stato…poiché sono i pochi che se ne avvantaggiano sul breve periodo. Ĺ’etica è il valore per onestà d fare il proprio lavoro portano benessere e progresso…la dimostrazione è che tutte le teorie economiche non prevedono il fattore più umano di tutti la sua conduttività e infatti ogni crisi si abbatte come nel 2008 prendendola nel culo a tutti economisti keinesiani o meno che nessuno aveva previsto guarda caso.sarebbe meglio chi ha scritto questo articolo lui sì un vero incompetente si chiedesse come fa un ponte a cadere causando 40 morti…un intero sistema bancario a fallire nel mondo senza punire nessuno dove persone hanno perso risparmi e casa e manager guadagnavano in stock option milioni di dollari anno…il 90% della ricchezza mondiale è detenuto dal 10% della popolazione il restante muore di fame…..e secondo voi il problema è la politica economica ? Poveri asini…Non cè politica economica finanziaria o monetaria che possa salvare il mondo e le persone dalla loro stupidità e cupidigia…e tanto per essere chiari Keynes se avete letto tutte le sue opere ed interviste non sapeva nemmeno da dove venissero i soldi….un emerito pazzo.studiate di più e pensate con la vostra testa ciuchi.

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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