Forse la pubblica opinione, complice il trattamento omissivo  riservato all’intera vicenda dalla solita stampa di regime, non ha ancora ben compreso la gravità di ciò che è accaduto in Italia il 29 di maggio del 2013. Un gruppo di uomini armati, appartenenti ad organi di sicurezza dello stato italiano, ha fatto irruzione nella dimora della signora Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov rifugiatosi in Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni del satrapo che governa da moltissimi anni il Kazakistan, Nursultan Nazarbayev.  Due povere donne, quindi, nei pressi di Casal Palocco in Roma, rispettivamente moglie e figlia di appena sei anni di un dissidente kazako che ha ottenuto asilo politico presso la “perfida Albione”, sono state letteralmente deportate e rispedite in patria tramite una procedura “accelerata” che ricorda vagamente i vagoni piombati di hitleriana memoria. Tanta premura si spiega analizzando la figura del dittatore del Kazakistan, (Paese nel quale l’italianissima Eni vanta interessi importanti) noto e intimo amico dell’ex premier Silvio Berlusconi. Il messaggio è chiarissimo: l’Italia è un Paese nel quale lo stato di diritto non esiste più, per cui la legge, le procedure e perfino il buon senso possono essere tranquillamente sostituiti dall’uso barbarico della forza e dalla divinizzazione di un malinteso concetto di interesse spiccio e contingente. Non ho nessuna voglia di approfondire il profilo personale del dissidente kazako protagonista suo malgrado di questa incredibile vicenda. Il fatto che Mukthar Ablyazov risulti un santo piuttosto che un malfattore non sposta di una virgola i termini del ragionamento. Consegnare la moglie e la figlioletta di un nemico politico nelle mani del dittatore di un Paese nel quale, certifica Amnesty International, è abituale il ricorso alla tortura, rasenta l’apoteosi della vergogna, l’esaltazione dell’inciviltà, la sublimazione della malvagità. Perché il Kazakistan teneva così tanto al rientro in Patria di queste due donne indifese? Forse per ricattare il padre della piccina al fine di persuaderlo affinché baratti in coscienza la vita sua con quella di una bambina inconsapevole e innocente? Prassi e metodi tipici dell’ala stragista di Cosa Nostra, capace di sequestrare (per poi sciogliere nell’acido) il piccolo Giuseppe Di Matteo al fine di indurre il padre di quest’ultimo, il pentito Santino, a più miti consigli. In un Paese serio il ministro dell’Interno Alfano e quello degli Esteri Bonino (nota quanto ipocrita pasionaria dei “diritti civili”) si sarebbero già dimessi da un pezzo. E invece in Italia non succederà nulla. I politici coinvolti scaricheranno le responsabilità su burocrati di terza e quarta fila prossimi alla pensione in attesa che si spengano le luci dei riflettori sull’intera vicenda. L’Idea che una operazione del genere possa essere perfezionata all’insaputa del ministro dell’Interno fa ridere persino uno che di versioni ridicole se ne intende come l’ex ministro Claudio Scajola (clicca per leggere). Chiunque sappia come funziona un minimo la politica sa che nessun Capo di Gabinetto al mondo assumerebbe mai  una decisone così delicata senza essersi preventivamente consultato con il titolare del dicastero competente. Una barzelletta che soltanto dei giornalisti prezzolati, posti a difesa del bidone rappresentato dal governo presieduto da Letta-Nipote, possono veicolare sfidando il senso del ridicolo. Mi auguro che la magistratura apra al più presto una inchiesta per fare luce sulle troppe incongruenze di una vicenda che presenta aspetti inquietanti. Se è stato possibile condannare in passato presunti statisti e direttori di giornali cavalcando in maniera risoluta il principio della responsabilità oggettiva applicato con riferimento a vicende decisamente meno gravi, è ora doveroso utilizzare lo stesso metro nei confronti di Alfano e Bonino che, nella migliore delle ipotesi, si sono macchiati di condotte omissive tragiche e ingiustificabili. Mi auguro che nessuno in Kazakistan usi violenza nei confronti di queste due donne già brutalizzate dalla polizia italiana. Se accadesse loro qualcosa di spiacevole, anche in virtù di circostanze apparentemente fortuite, lo Stato italiano sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti complice di tali eventuali futuribili accadimenti. L’Italia non possiede più al suo interno anticorpi sufficienti per reagire con la dovuta forza a vergogne così eclatanti e gravi. La comunità internazionale, quindi, eserciti il massimo della pressione sull’Italia affinché tutti i vertici istituzionali  apicali macchiatisi di cotanta infamia paghino in misura adeguata. Se perfino la deportazione di una donna e della sua bambina dovesse però rimanere sostanzialmente impunita (non bastano le dimissioni di qualche oscuro funzionario), il nostro Stato di diritto dovrebbe considerarsi da ora in avanti sostanzialmente sospeso. Con tutto ciò che tale sventurata consapevolezza giocoforza comporta.

    Francesco Maria Toscano

    16/07/2013

    Categorie: Esteri, Politica

    6 Commenti

    1. [...] Forse la pubblica opinione, complice il trattamento omissivo  riservato all’intera vicenda dalla solita stampa di regime, non ha ancora ben compreso la gravità di ciò che è accaduto in Italia il 29 di maggio del 2013. Un gruppo di uomini armati, appartenenti ad organi di sicurezza dello stato italiano, ha fatto irruzione nella dimora della signora Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov rifugiatosi in Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni del satrapo che governa da moltissimi anni il Kazakistan, Nursultan Nazarbayev.  Due povere donne, quindi, nei pressi di Casal Palocco in Roma, rispettivamente moglie e figlia di appena sei Leggi la notizia [...]

    2. ampul scrive:

      Quando alla guida di un paese ci sono persone che non rispondono ad un ideale proprio, ad idea di stato sociale libero ed unito, coeso, questa è la naturale conseguenza.
      Persone messe li, applicati per interesse personale spicciolo, e rispondenti al proprio padrone di turno. Questo sono i politici che ci governano… Ne abbiamo un esempio lampante nella nostra guida suprema… Re Giorgio!

    3. [...] (quasi) sempre a tarallucci e vino. Per cui Alfano non sapeva, Bonino non vedeva e Letta non sentiva (clicca per leggere). Ma torniamo a Morra. Durante il suo apprezzabile intervento, il capogruppo penta-stellato ha avuto [...]

    4. Lorenzo scrive:

      Riflessione en passant: ma ci rendiamo conto che in questo governo (di m…) la Idem è stata fatta dimettere per 600 euro di Imu occultati e un CRIMINALE come Alfano è stato difeso persino dal Presidente della Repubblica?

    5. […] protagonista in negativo di una delle parentesi più vergognose della recente storia d’Italia (clicca per leggere), è rimasto comodamente al suo posto. Se Renzi applicasse nei confronti di se stesso un metro […]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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