Siamo tutti africani” non è solo uno slogan per manifestare la nostra solidarietà nei confronti del Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge vittima dell’ignobile attacco di Calderoli che l’ha paragonata ad un orango, ma è un dato di fatto, una verità scientifica. Il Professor Guido Barbujani, genetista e scrittore, già docente alla State University of New York, alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 ordinario di genetica all’Università di Ferrara, nel libro “Sono razzista ma sto cercando di smettere” (2008) spiega: “Il luogo di nascita dell’umanità è l’Africa, che fu il punto di partenza delle prime migrazioni umane, e ciò dimostra che la separazione dal ramo africano è la più antica nell’albero genealogico dell’umanità”. Dunque abbiamo origini comuni giacché proveniamo tutti dall’Africa: “Siamo tutti discendenti di poche migliaia di migranti che circa 50.000 anni fa lasciarono l’Africa diffondendosi in tutto il mondo e sovrapponendosi alle specie che si erano già insediate in Europa e in Asia come l’uomo di Neanderthal e l’Homo erectus. Siamo una specie mobile, fertile e ibrida perché anche se alcune popolazioni sono rimaste per un certo tempo isolate prima o poi ci siamo rimescolati più volte”. La nostra percezione che esistano grandi differenze nell’umanità dal punto di vista genetico è errata. Come più volte abbiamo ribadito dalle pagine di questo giornale apparteniamo tutti alla medesima razza: quella umana. Il concetto di razza si è sviluppato a partire ‘700 per analogia con le razze equine, ovine, dei cani dimenticando però che queste erano solo il frutto dell’azione umana, degli incroci per ottenere animali più forti, resistenti, docili, a seconda delle esigenze. Poi il razzismo, con il mito della superiorità, è servito per giustificare lo schiavismo, il colonialismo, la segregazione. Il razzismo ha conosciuto la sua apoteosi nella Germania nazista, ma non ha risparmiato nessuno stato, persino quelli definiti democratici. Pensiamo all’igiene razziale praticata negli Stati Uniti degli anni ’20 con l’introduzione di leggi per la sterilizzazione coatta dei cittadini considerati “degenerati” e le politiche discriminatorie nei confronti degli immigrati. Celebre il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due immigrati italiani negli USA condannati ingiustamente da un tribunale americano alla pena capitale per un omicidio mai commesso e giustiziati il 23 agosto del 1927. Anche dopo la barbarie nazi-fascista il razzismo non è cessato. Negli Stati Uniti, così come in Sudafrica e in tante altre parti del mondo il germe del razzismo ha continuato a mietere vittime e discriminazioni intollerabili. Nei nostri tempi la situazione è migliorata ma continuiamo ad essere vittime dei pregiudizi, delle etichette, delle generalizzazioni, mentre bisognerebbe optare per un sereno giudizio sui singoli individui. Partendo dall’assunto che siamo tutti in qualche misura “parenti” dovrebbero cadere definitivamente tutte quelle forme di negazione della dignità umana che caratterizzano certe leggi come il reato di immigrazione clandestina. La libertà di movimento non può essere punita. Se un immigrato viene subito arrestato e “carcerato” in un centro per migranti, difeso da guardie e filo spinato non sarà incentivato ad integrarsi ed a scegliere la strada della legalità, perché la nuova società, verso cui nutriva grandi speranze, lo ha immediatamente escluso e marchiato come un criminale. Finora queste politiche “severe” non hanno portato risultati positivi, gli sbarchi dalle carrette del mare continuano e molti immigrati, stretti dallo sfruttamento e dalla povertà, sono andati ad ingrossare le fila della criminalità organizzata. E’ giunto il momento di percorrere un’altra via, quella dell’accoglienza. Non è questione di buonismo o cecità. Sono le atroci condizioni sociali di miseria ad imbruttire gli uomini, di qualunque colore della pelle essi siano. Anche la guerra tra poveri è figlia di questo periodo di crisi. Negli ultimi, negli emarginati, nei cosiddetti “diversi” si vedono addirittura i privilegiati, le lobby, etc…. Persino i social-network alimentano e diffondono menzogne: dai presunti privilegi degli zingari e dei negri destinatari di case popolari, alla “potentissima” lobby dei gay, fino all’immancabile antisemitismo. Ed allora si arriva persino a giustificare le sparate razziste dei vari Calderoli di turno. Ho letto una lettera ad un giornale locale dove un cittadino ricorda che anche Berlusconi, Brunetta e lo stesso Calderoli sono spesso vittime di campagne d’odio per via della loro statura o per mere considerazioni estetiche. Questo è vero, ma bisogna distinguere tra la base degli elettori e dei simpatizzanti politici e chi ricopre cariche politiche ed istituzionali. In ogni caso non esiste un razzismo democratico migliore. Il razzismo va condannato sempre, senza se e senza ma. La ministra Kyenge, pur facendo parte di un governo a mio parere conservatore e non all’altezza della situazione emergenziale, si sta distinguendo positivamente. Le larghe intese sono un danno economico non indifferente per il paese, ma almeno si ottenga qualcosa dal punto di vista sociale, dei diritti umani. L’occasione è propizia. Lo “ius soli”, ovvero il diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri non si può più rimandare, così come il diritto di voto amministrativo agli stranieri stabilmente residenti in Italia. Il paese reale è molto più maturo della sua classe dirigente e vuole cambiare perché ha compreso che l’integrazione è l’unico antidoto contro il razzismo e la xenofobia e soprattutto è necessaria per spezzare la catena della devianza sociale. Solo in questo modo, ovvero con l’apporto di tutti, l’Italia “plurale” potrà uscire dalla crisi e conoscere un nuovo rinascimento.

    Emanuele Bellato

    Categorie: Lavoro

    6 Commenti

    1. [...] Siamo tutti africani” non è solo uno slogan per manifestare la nostra solidarietà nei confronti del Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge vittima dell’ignobile attacco di Calderoli che l’ha paragonata ad un orango, ma è un dato di fatto, una verità scientifica. Il Professor Guido Barbujani, genetista e scrittore, già docente alla State University of New York, alle Università di Padova e Bologna, e dal 1996 ordinario di genetica all’Università di Ferrara, nel libro “Sono razzista ma sto cercando di smettere” (2008) spiega: “Il luogo di nascita dell’umanità è l’Africa, che fu il punto di partenza delle prime migrazioni umane, e ciò Leggi la notizia [...]

    2. Alessandra scrive:

      ..io non sono razzista ma non sono pienamente d’accordo..la ministra, e tutti i governi che abbiamo avuto fino ad ora, sia quelli di dx che quelli di sx non si sono mai impegnati, mi sembra, a far in modo che queste persone non siano costrette a lasciare la propria terra per avventurarsi in paesi spesso nemici..e comunque non tolleranti..mai che abbia sentito i ns politici chiedersi come mai una tra le terre piu’ ricche del mondo abbia la gente piu’ povera del mondo..e non basta mandare le ns ONG..altri organismi nebulosi..insomma accogliere tutti, facendo finta di essere ‘civili’ per poi lasciarli a morire di fame assieme ai ns connazionali, non mi sembra questo grande atto di civilta’..

    3. Ugo scrive:

      Prendo le distanze non solo dalla (improvvidamente) ministra kyenge e da quello che rappresenta nelle intenzioni di chi l’ha messa lì a rappresentare un simbolo ben preciso, ma anche da numerosi altri concetti esplicitati in questo articolo. A mio avviso, Emanuele, stai seguendo linee di ragionamento non costruttive. Attenzione a tenere sempre i piedi per terra e a considerare le cose non solo in base ai “desideri” (legittimi e magari pure condivisibili), bensì tenendo sempre ben salda la situazione contingente nella quale un certo impianto ideologico deve giocoforza collocarsi. Non tutto quello che si vorrebbe è realisticamente realizzabile. Provare a realizzare l’irrealizzabile è una fonte di rischio non da poco.

    4. Bruno scrive:

      Questo articolo e’ un nonsense, il razzismo esiste anche da parte dei neri contro chi nero non e’, basta ricordare l’espulsione degli indiani dai paesi come Uganga e Tanzania, poi in Sud Africa e quello che una volta era la Rodesia c’e’ razzismo dei neri contro le minoranza bianca anche se sono quelli che tengono in piedi l’economia.

      Quasi tutti i paesi africani dopo l’indipendenza hanno avuto guerre tribali o civili e il piu’ delle volte sono intervenute le forze armate europee a fermare i genocidii. Se questa e’ la mentalita’ prevalente dei popoli africani, integrazione e’ un taboo. Pure il Congo ha avuto la sua guerra civile con il Katanga e 13 aviatori italiani in missione umanitaria sotto il comando ONU sono stati trucidati perche’ bianchi a Kindu.

      Negli USA i neri si chiamano afro-americani per distanziarsi e provare la loro avversita’ ai bianchi anche se poi la maggioranza vive sulle spalle del contribuente.

      Tornando a casa nostra, un ministro dell’immigrazione e integrazione e’ inutile perche’ lItalia ancora non e’ un paese unito e poi e’ stata ipocritamente usata dalla sinistra per raccattare i voti degli immigrati, immigrazione e integrazione sono solo la classica foglia di fico.

    5. yaliyo scrive:

      Io credo che affrontare il tema della migrazione semplicemente in termini di sicurezza o repressione o di solidarietà e apertura significa misconoscerne i nessi strutturali, che attecchiscono nelle iniquità generate dalle forme globalizzate di produzione del capitale e che generano un’enorme fetta di popolazione mondiale “scartata”, che eccede le capacità di riciclaggio e assorbimento del sistema mondo. Di fronte a questa situazione globale (l’1 % che si ciccia il 99) le soluzioni locali annaspano vagamente, è come fermare il mare con un dito, e l’unica soluzione fino ad ora sperimentata dai governi dei paesi meta di immigrazione sono i pacchetti di merdate fasciste come:
      - continuare a sfruttare impoverire il Sud del mondo;
      - riconoscere ai propri soli abitanti il monopolio del viaggiare;
      - non riconoscere giuridicamente chi si muove nei confini, e in questo senso è ricattabile e invisibile “vita nuda”, deportabile e rinchiudibile non perchè abbia fatto qualcosa, ma solo perchè non appartiene (secondo un confine politico desunto disinvoltamente dai totalitarismi);
      - sfruttare tale vita nuda per ripristinare a loop tale egemonia (es: il nostro essere tra i primi esportatori di arance, che certo nn vengono coltivate o raccolte da italiani)
      - quindi ripetere i motivi per cui si è costretti ad abbandonare la propria terra e la propria gente.
      poi incazzarsi contro chi arriva.

    6. silver price scrive:

      razzismo Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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