Fra tutte le ipotesi ridicole che in questi giorni tentano di immaginare il futuro prossimo venturo, ce n’è una che fa ridere più delle altre: è quella che dipinge come imminenti le dimissioni di Giorgio Napolitano nel caso deflagri al più presto una augurabile crisi politica. Napolitano non si dimetterà mai e, statene certi, a meno che non cambi profondamente l’attuale equilibrio geopolitico che lo tutela e sostiene, rimarrà al suo posto fino alla veneranda età di anni 95. Non è nemmeno escluso che nel 2020, alla scadenza del suo secondo settennato, il nostro ringiovanito Presidente accetti con dolore un terzo mandato “per il bene del Paese” che, casualmente, coincide quasi sempre soltanto con il suo. Napolitano verrà ricordato per i prossimi secoli come un Presidente miope, autoreferenziale e illiberale, difensore di un sistema oppressivo e perverso che condanna dolosamente l’Italia ad assistere impotente ad un declino tanto inesorabile quanto desiderato al di fuori dei confini patri. I potentati stranieri che hanno sempre sofferto il protagonismo dell’Italia, non avrebbero potuto umiliare in maniera così arrogante la nostra democrazia senza poter contare sul sostegno zelante di un Presidente della Repubblica che, specie dallo sbarco di Monti in avanti, ha sempre anteposto gli interessi schiavisti delle élite finanziarie globali rispetto alla difesa della dignità e dei diritti del popolo italiano. Napolitano è un uomo che ama il potere per il potere. Egli sa perfettamente che tutti i salamelecchi, le ridicole riverenze e le lodi appassionate che lo circondano dipendono esclusivamente dal ruolo che ricopre e non dalla qualità del suo agire politico. Se così non fosse, se dovessimo cioè giudicare la bontà dell’operato di un Presidente dai risultati effettivamente ottenuti, dovremmo pacificamente addivenire alla conclusione che neppure l’epica invasione dei Vandali di Genserico, famosi per aver depredato la Città Eterna nel 455 dopo Cristo, causò tanto sgomento, miseria e disperazione quanto le scelte di Napolitano durante il suo oramai infinito e illimitato mandato, tra l’altro  pericolosamente dilatatosi fino al punto da apparire palesemente in contrasto con le regole tacite e scritte che caratterizzano qualsiasi democrazia liberale degna di questo nome. Ma in quale parte del mondo civilizzato è possibile infatti immaginare una figura di Presidente in carica per la modica durata di anni 14 (sempre che non decida poi ,“per il bene del Paese”, di accettare un terzo mandato), per giunta da ritenersi sostanzialmente “innominabile” nelle rispettive Aule parlamentari se non per decantarne le doti di lungimiranza, coraggio, pazienza, virtù e speranza?(cosiddetto lodo Grasso-Boldrini). Un navigato uomo politico in grado di adire la Corte Costituzionale (i cui componenti per un terzo nomina, alla faccia del conflitto di interessi) per fare trionfare il sommo principio giuridico stabilente come il Presidente Napolitano vada considerato silente anche nel caso in cui decidesse di parlare (specie se al telefono con un  Nicola Mancino che cerca disperatamente di trovare il modo di “sentirsi rassicurato”). Un Presidente della Repubblica trattato dalla stampa di regime con lo stesso zelo con il quale la famigerata Pravda di sovietica memoria raccontava le epiche gesta dei diversi segretari del Pcus alternatisi al potere. Insomma, ce n’è abbastanza per affermare con animo sereno e sgombro che soltanto il ventennio fascista provocò danni paragonabili al (primo) settennato di Napolitano che, però, da rieletto, ha ancora in teoria tutto il tempo per rimontare.

    Francesco Maria Toscano

    11/08/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    4 Commenti

    1. MM scrive:

      Personalmente considero Oscar Luigi Scalfaro l’ultimo Presidente della Repubblica che ne ricoprì degnamente il ruolo. Poi il deserto. Ma per eleggere Scalfaro ci vollero 11 votazioni ed il lavoro di Rodotà. Per eleggere Napolitano, i poteri occulti che avevano imparato la lezione di allora, gridarono allo scandalo dopo molti giochi sottobanco ed appena 5 votazioni.

      MM

    2. [...] Fra tutte le ipotesi ridicole che in questi giorni tentano di immaginare il futuro prossimo venturo, ce n’è una che fa ridere più delle altre: è quella che dipinge come imminenti le dimissioni di Giorgio Napolitano nel caso deflagri al più presto una augurabile crisi politica. Napolitano non si dimetterà mai e, statene certi, a meno che non cambi profondamente l’attuale equilibrio geopolitico che lo tutela e sostiene, rimarrà al suo posto fino alla veneranda età di anni 95. Non è nemmeno escluso che nel 2020, alla scadenza del suo secondo settennato, il nostro ringiovanito Presidente accetti con dolore un Leggi la notizia [...]

    3. panglos scrive:

      Questo articolo semplicemente dimostra perche’ Napolitano sia INNOMINABILE in parlamento…
      Ahi ahi ahi parlamentari 5 stelle
      Nomen omen Napoli…e….
      Ci starebbe una bella giocata al lotto…ma il mandato finisce Over 90…
      O giochiamo subbbito…la smorfia risolvera’ i problemi italici, certo che se arriva a 90 anni ci scappa un bel terno secco:
      Napoli… e la Paura che fa novanta
      …E se quello che sta capitando adesso in Italia, fosse solo un bel Film?
      Forse la cosa migliore e’ non Risvegliarci piu’e vivere cullati nella Menzogna che diventera’ l’Unica Verita’
      Ci diranno che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che dobbiamo essere contenti e grati
      Alice nel paese delle meraviglie: Un buon non compleanno al grande vecchio

    4. Alessandra scrive:

      ..c’e’ solo da sperare nella natura..

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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