C’è uno strano tipo di politico che si aggira inde-fesso per le segrete stanze del potere italico da oltre un ventennio. Belloccio, sempre tra le righe, compassato e molto, moooolto responsabile. Come avrete capito mi riferisco a Pierferdinando Casini, degenerazione maligna del prototipo del perfetto democristiano dei tempi passati, sempre pronto a salire sul carro del vincitore pur di rimanere a galla. Destra, sinistra, centro, in basso o in alto non fa differenza: a Pier, identico al Mastro don Gesualdo raccontato dal grande Giovanni Verga, interessa solo la “robba”. Berlusconiano di ferro fino al 2008, Casini comincia a cogliere i limiti politici del Re di Arcore con soli 14 anni di ritardo. Uscito dall’alleanza di centrodestra, a capo di una zattera chiamata Udc, Casini ha passato l’intera scorsa legislatura a recitare il ruolo del grande statista. Se mai qualche biografo dovesse in futuro tentare di scrivere un volume per imprigionare  il “pensiero politico” di questo illustre ex Presidente della Camera, certamente non servirebbe molta carta. Casini ripete da oltre un decennio un paio di frasi della stessa profondità di quelle che scrivevamo da bambini su consiglio della maestra elementare. Al posto del sempreverde “mamma ti voglio tanto bene”, il mantra di Casini è “ci vuole responsabilità”. Tormentone che, unito agli originalissimi “abbassiamo i toni”, “per il bene del Paese, “il bipolarismo muscolare”, “la credibilità internazionale”, “ci vuole il rigore ma anche la crescita” e “bisogna unire i moderati”, completa l’ostico e variegato serbatoio intellettuale che caratterizza e nobilita questo fenomeno moderno. Eppure nel suo partito, l’Unione di Centro, è ascoltato e venerato come un infallibile oracolo. Accompagnato da sottili e tormentati filosofi del calibro di Lorenzo Cesa da Arcinazzo ( e nun ce rompete er…), Antonio De Poli (alias “Il zero”) e Gino  Trematerra (inteso “elengo”), Casini continua ad occupare uno spazio politico nonostante susciti negli elettori lo stesso entusiasmo di una rinite allergica. Il vantaggio di Pier è che, non avendo una faccia, non può neppure rischiare di perderla. Berlusconiano con Berlusconi, montiano con Monti, lettiano con Letta, finiano con Fini e napolitaniano cronico, Casini possiede una salivazione fuori dal comune che gli consente di sdilinguare a dovere tutti quelli che ricoprono una, seppur minima, posizione di potere. Amante dei dettagli, maniacale nella sua melliflua arte, Casini è capace di sfornare quasi un comunicato al secondo per “congratularsi” ora con il nuovo rettore dell’Università di Aci Trezza, ora con l’appena nominato responsabile “Ente parco dell’Abruzzo” che, dichiarerebbe Casini, “saprà certamente infondere fiducia nel lupi marsicani che guardano con preoccupazione alla inarrestabile salita dello spread”. Epiche le sue previsioni sull’imminente fine di Berlusconi, “che ci ha fatto perdere credibilità in Europa”, da sostituire in corsa con il divino Monti, premier “riconosciuto”, “rigoroso” e, naturalmente, “responsabile” che “ha salvato l’Italia” (ma in compenso ha ammazzato gli italiani). “Dopo Monti c’è Monti”, azzardava baldanzoso il Pier in campagna elettorale prima di ricevere una spaventosa tranvata nelle urne. Peggio del famoso pidocchio di togliattiana memoria abituato a viaggiare a scrocco comodamente appoggiato sulla criniera di un cavallo, Casini è una specie di fata Smemorina al contrario: trasforma le carrozze in zucche. Dopo aver affossato il famigerato Terzo Polo, comprendente i desaparecidos Rutelli e Fini, il marito di Azzurra Caltagirone è riuscito nell’impresa di zavorrare pure la Scelta Civica di Monti, fermatasi nelle ultime elezioni ad un misero 10% di consensi anche grazie alla “ventata di freschezza”  garantita dalla presenza dei virgulti Udc. Ma per Pier, abituato a dimenticare in fretta come gli alcolisti anonimi, Monti è il passato. “Per la responsabilità”, il nostro eroe è già tornato a guardare a destra (dove si stanno comprensibilmente toccando) tramite una imperdibile intervista pubblicata oggi da Paola Di Caro per il Corriere della Sera nella quale, responsabilmente, lancia un tema nuovo, dirompente e avvertito nel Paese reale come certamente prioritario: l’unione dei moderati. All’uopo, con ogni probabilità, lancerà a giorni la 149esima costituente di centro destinata finalmente ad unire ciò che è disperso. Altro che il giudice Esposito (bastonato casualmente proprio dal “Mattino” di proprietà del suocero), solo Casini può mandare il Cavaliere definitivamente in pensione. Anche Pier, come il mitologico Re Mida, trasforma tutto quello che tocca. Dall’odore però non sembrerebbe oro…

    Francesco Maria Toscano

    12/08/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    5 Commenti

    1. [...] C’è uno strano tipo di politico che si aggira inde-fesso per le segrete stanze del potere italico da oltre un ventennio. Belloccio, sempre tra le righe, compassato e molto, moooolto responsabile. Come avrete capito mi riferisco a Pierferdinando Casini, degenerazione maligna del prototipo del perfetto democristiano dei tempi passati, sempre pronto a salire sul carro del vincitore pur di rimanere a galla. Destra, sinistra, centro, in basso o in alto non fa differenza: a Pier, identico al Mastro don Gesualdo raccontato dal grande Giovanni Verga, interessa solo la “robba”. Berlusconiano di ferro fino al 2008, Casini comincia a cogliere i Leggi la notizia [...]

    2. ugo scrive:

      Prima di pubblicare accostamenti di parole come “Pierferdinando Casini” hai pensato al fatto che questo blog potrebbe anche essere letto da minorenni? Insomma, ci vorrebbe un po’ più attenzione, e che diamine!

    3. MM scrive:

      A me piace citare la frase di Casini, che a mio avviso è l’emblema di come le azioni e le dichiarazioni della classe politica italiana siano prive di conseguenze. La frase era “Per me Cuffaro è una persona onesta, ho fiducia in lui. Mi assumo la responsabilità di ritenerlo una persona onesta. Quando e se verrà dimostrata una cosa diversa, vorrà dire che mi sbagliavo”.

      Quel “vorrà dire che mi sbagliavo” è a mio avviso sconcertante. Nessuna conseguenza. Poverino, fa spallucce e dice “ops… mi sono sbagliato”.

      MM

    4. Twin Astir scrive:

      Uno degli slogan elettorali dello statista UDC fu: “Più sostegno alla famiglia” (la sua, quella dei costruttori). Nel caso di Cuffaro lo slogan mutò in “Chiù sostegno alla famigghia”.

    5. francesco scrive:

      meno male, ogni tanto si ride,anche PIER ha un suo perchè nel mondo.

    Commenta a ugo


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