L’ottimo sito Dagospia ha pubblicato una lettera immaginaria inviata privatamente da Berlusconi all’indirizzo del Presidente Napolitano (clicca per leggere). Siamo spiacenti di comunicare a Roberto D’Agostino che tale lettera è assolutamente inveritiera. Si tratta con ogni probabilità di uno scherzo ordito da quel mattacchione di Simone Baldelli, parlamentare burlone con la passione per le imitazioni (esilarante quella che recentemente prende di mira Laura Boldrinova). La “vera” lettera immaginaria spedita riservatamente da Berlusconi a Napolitano è invece entrata in nostro possesso. Eccola in esclusiva per i lettori de Il Moralista.

     Caro Giorgio,

    mi perdonerai se uso un tono informale ma, vista la situazione e il carattere privato di questa missiva, ti anticipo che non userò molti convenevoli. Come sai la Corte di Cassazione mi ha definitivamente condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale, mentre quasi tutte le procure d’Italia, attirate dall’odore del sangue, continuano ad aprire sul mio conto inchieste disparate con ritmo invidiabile. Con tutto quello che ho combinato nella vita, mai mi sarei aspettato di finire azzoppato per una questione di tasse e qualche scopata in allegria. Poco male, non sono un bambino e ringrazio Dio di non aver mai dato credito a tutte quelle favolette che permettono agli stolti e agli ingenui di riempirsi la bocca con lo stucchevole ritornello dell’ “uguaglianza di fronte alla legge”. Anime semplici che, poveri loro, si affidano temerariamente alla giustizia degli uomini. Io, che come sai ho avuto ben due zie suore, so invece che tutti gli uomini sono figli del peccato originale, e non basta neppure possedere un casellario giudiziario immacolato come quello che spesso esibisce orgoglioso Travaglio in televisione per aggirare questa incresciosa circostanza. Per cui tra di noi, nell’oscurità di questo dialogo “tra pari”, è bene discutere correttamente in termini veri e leali. E l’unico modo per farlo è quello di affrontare subito le uniche dinamiche che dominano il nostro mondo: quelle cioè che riguardano il potere. Negli anni di Mani Pulite, mentre infuriava la tempesta, sono stato costretto per ragioni di realpolitik a mollare il mio vecchio amico Bettino Craxi oramai spacciato. Ho dovuto mettere le mie televisioni al servizio “dell’eroe Di Pietro” per non finire stritolato (ricorderai il buon Brosio che magnificava senza soluzione di continuità le gesta “epiche” dei magistrati milanesi), ma non sono stato il solo (chiedere a Caltagirone e Ligresti). In quegli anni il tuo Pci sventolava la “questione morale rimanendo sostanzialmente illeso di fronte al ciclone. E tu stesso, come ebbe modo di affermare Craxi in aula, fosti avvolto da insopportabili (e certamente malevoli e infondati) sospetti (clicca per guardare). Il Pci e i suoi derivati, godendo di buona memoria, fecero successivamente eleggere in Parlamento tanto Di Pietro quanto D’Ambrosio, valorizzando anche un prestigioso giudice come Colombo (ora nel cda Rai). Nelle alte sfere, con rara perspicacia, intuirono che gli orfani del comunismo avrebbero potuto costituire meglio di ogni altro l’architrave in grado di fondare un nuovo ordine neoliberista che regolasse definitivamente i conti con le classi subalterne o, se preferisci, proletarie. In questi ultimi venti anni, pur di rifarvi una verginità dopo l’infatuazione sovietica, avete fatto passare di tutto: privatizzazioni, svendite di Stato, attacco ai diritti dei lavoratori, abbassamento dei salari e perfino accantonamento dei diritti di quella classe lavoratrice che dicevate di amare tanto. Sia chiaro, non intendo farti alcuna morale. Non per nulla ho votato il pareggio di bilancio in Costituzione, il fiscal compact, la riforma delle pensioni, nonché tutti quei provvedimenti tendenti ad alzare le tasse per distruggere dalla fondamenta il tessuto produttivo italiano così come desiderato da chi dall’alto ci guarda (e non mi riferisco a nostro Signore). E allora, dopo avere servito la causa con zelo e precisione, è corretto il trattamento ultimamente riservatomi? Ti ricordo che, da premier democraticamente eletto, mi sono messo da parte per fare spazio al fratello maggiore Monti al fine di contribuire in maniera devota e dissimulata al progressivo piano di “cinesizzazione” dell’Europa che in pubblico chiamiamo “sacrifici responsabili”. Non mi aspettavo certo di ricevere i complimenti, ma nemmeno che il Sistema si voltasse dall’altra parte permettendo alle procure di azzannarmi. E non venirmi a dire che non si poteva fare nulla. Quando alcuni intrepidi magistrati hanno attaccato te per la storia delle telefonate con Mancino e la trattativa Stato-mafia hai scatenato letteralmente il finimondo. Che poi, per restare sull’argomento, è vero che io avevo assunto lo stalliere mafioso Mangano per sentirmi “rassicurato” negli affari. Ma lo feci soltanto perché io e i miei figli eravamo stati seriamente minacciati. Erano tempi violenti e terribili. L’arroganza mafiosa parava inarrestabile perlomeno fino al 1993, anno in cui scoppiarono a Roma due bombe: una nella chiesa di San Giorgio e l’altra in quella di San Giovanni. Nessuna in quella di “San Silvio”. Sai come diceva Don Milani? “A cosa serve avere le mani pulite se le tenete in tasca?”. Sono pienamente d’accordo. Io le mani, semmai, le ho sempre tenute in pasta (come vedi il sense of humour non mi abbandona neanche in questi difficili momenti). Adesso andiamo a noi. So di avere oltrepassato il limite quando in campagna elettorale ho svelato alcune finalità insite nelle politiche di austerità attirandomi comprensibili sentimenti di vendetta. Ma, mettiti nei miei panni, cosa dovevo fare? Neppure fiancheggiando il governo di quel becchino di Monti, ora riproposto sotto mentite spoglie con Enrico Letta, i fratelli maggiori hanno inteso guardarmi con occhio benevolo. Il Venerabile Mario Draghi, che tanto si è rallegrato per la tua auspicata riconferma, sa bene di cosa parlo. Per cui, in conclusione: concedimi la grazia con la stessa solerzia che hai utilizzato con Joseph Romano, sequestratore di Abu Omar caro all’amministrazione americana; taglia le unghie alle procure che ancora mi danno la caccia e, in qualità di capo del Csm, tenta di far infliggere al magistrato Esposito (alias Felice Caccamo) una severissima sanzione in grado di dissuadere eventuali futuri emuli. Altrimenti, in mancanza di segnali chiari, rapidi e incoraggianti, sarò costretto ad usare tutta la mia forza politica, mediatica ed economica per spiegare con precisione al popolo italiano cosa si nasconde dietro l’ossessione per “i conti in ordine”. Sarà inoltre mia personalissima cura quella di disvelare pubblicamente la vera natura esoterica del potere eurocratico. Il governo Letta finirebbe naturalmente a gambe all’aria con buona pace del valletto di Draghi, Saccomanni, travestito da ministro dell’Economia.  So bene di poter pagare un prezzo salatissimo in caso di scontro frontale ma, stoicamente, mi dichiaro pronto. E’ però ancora possibile trovare un punto di equilibrio al vertice da mettere come al solito nel conto delle classi inferiori e subalterne. Per questo faccio un ultimo appello alla tua riconosciuta saggezza.  Io, “per il bene del paese”, spero fino all’ultimo che prevalga “la responsabilità”. Altrimenti in Italia rischiano a breve di aprirsi scenari egizi. Cui prodest?

     Tuo,

     Silvio

    Categorie: Politica

    8 Commenti

    1. [...] L’ottimo sito Dagospia ha pubblicato una lettera immaginaria inviata privatamente da Berlusconi all’indirizzo del Presidente Napolitano (clicca per leggere). Siamo spiacenti di comunicare a Roberto D’Agostino che tale lettera è assolutamente inveritiera. Si tratta con ogni probabilità di uno scherzo ordito da quel mattacchione di Simone Baldelli, parlamentare burlone con la passione per le imitazioni (esilarante quella che recentemente prende di mira Laura Boldrinova). La “vera” lettera immaginaria spedita riservatamente da Berlusconi a Napolitano è invece entrata in nostro possesso. Eccola in esclusiva per i lettori de Il Moralista.  Caro Giorgio,  mi perdonerai se uso un tono informale ma, vista la Leggi la notizia [...]

    2. Twin Astir scrive:

      Post Scriptum
      Caro Giorgio, mi perdonerai se dovrò procurarti un dispiacere, dopo che “l’alleato” Pd voterà compatto per la mia decadenza causando la fine di questa bizzarra esperienza del governo (barzel)Letta, che tanto “blindato” non è.
      Con i migliori saluti.
      SB

    3. Anna scrive:

      Vorrei sapere se il Moralista pensa, solo come opinione sua personale non avendo nessuno il dono della divinazione, che nel PD prevarranno quelli che vogliono votare a favore della decadenza e nei tempi stabiliti, ossia il 9 settembre, o se ritiene che sarà più forte la corrente che cerca di salvare a qualsiasi costo il governo.
      Secondo il Moralista il Presidente della Repubblica è più dalla parte di quelli che farebbero decadere Berlusconi o di quelli che lo vorrebbero salvare per non far cadere il governo?
      Grazie

      • il Moralista scrive:

        Cara Anna,

        Il Pd voterà a favore della decadenza. L’idea di Napolitano e dell’oligarchia del pd è quella di de-berlusconizzare il Pdl per perpetuare una politica consociativa. La cosiddette “colombe” del Pdl, da Alfano a Gianni Letta, sono pronte a mollare il Re di Arcore nel caso in cui quest’ultimo, svegliatosi dal torpore, decidesse di far saltare il tavolo.

        Un caro abbraccio,

        Francesco

    4. Roberto Bisanti scrive:

      Perfetta e credibile! Siamo sicuri che è immaginaria? Saluti

    5. ampul scrive:

      Altro che immaginaria… Verissima!

    6. Georgejefferson scrive:

      B.tiene famiglia,e aziende.La paura e’ di casa nella mafia ufficiale,figurarsi nella “cosa nostra” originaria e superiore

    7. Ella Bullock scrive:

      di ragazzi di 18 anni ne conosco tanti, e di diversa estrazione sociale, ma di uno che scrivesse con tale proprietà di linguaggio e di idee non mi era ancora capitato. sembra un professore della normale di pisa, più che uno studente in procinto di lasciare la scuola. non entro nel merito dei contenuti della lettera, perchè penso non ne valga la pena. mi è sufficente la forma. a 18 anni la legge ci dice che siamo maggiorenni, quindi adulti e formati. siamo responsabili pienamente delle nostre azioni e possiamo votare per i nostri rappresentanti. nella antica roma (la roma della repubblica ovviamente) l’ età in cui si era considerati pienamente adulti era a 40 anni. sarà che il mondo si evolve, ma oggi nella maggior parte dei paesi occidentali si è considerati adulti già a 16 anni, eppure l’imbarbarimento dei costumi e dei valori non è mai stato così evidente, perlomeno dal dopoguerra ad oggi. il linguaggio estremamente povero denota la mancanza di idee e di ragionamenti coerenti ed accomuna in toto le nuove generazioni, laureati compresi, vittime questi ultimi del fenomeno parecchio diffuso dell’analfabetismo di ritorno.in conclusione ho dei dubbi sul fatto che chi scriva abbia 18 anni. nel caso fosse ho dei dubbi che sia farina del suo sacco e infine dubito fortemente che la stesura sia quella di un ragazzo di 18 anni e che non sia stata rimaneggiata da un professionista, dallo stile direi un giornalista, dato il taglio di tipo editoriale atto ad essere pubblicato. franceschetti, anche se i tuoi articoli sono abbastanza corretti da un punto di vista grammaticale, si capisce subito che sei un dilettante. questa lettera invece è stata scritta o rimaneggiata da uno del mestiere. mi piacerebbe vederne l’originale, cosa ha veramente scritto il ragazzino e da li iniziare a discutere dei contenuti.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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