Berlusconi ha sentito il bisogno di rivendicare la leadership del Pdl-Forza Italia perché, al di là delle untuose dichiarazione di fedeltà, sa benissimo che una parte consistente dei suoi dirigenti sta affilando i coltelli per fargli fare la fine di Cesare. Napolitano, presidente della Repubblica e vero segretario politico del Pd, è estremamente dannoso per la salute democratica del nostro sventurato Paese ma lucidissimo nel tessere trame di potere razionali e difficilmente scalfibili. Questo per dire che l’ostentata freddezza palesata da Letta, Napolitano e dall’intero Pd nei confronti della sorte personale del (ex?) capo del centrodestra è frutto di una precisa e meditata scelta politica che presuppone una circostanza non ancora venuta alla luce: l’ala dialogante del Pdl cioè, in attesa di capire se Berlusconi troverà il coraggio per davvero di dichiarare guerra al Sistema, si è già consegnata disarmata nelle mani di Giorgio Napolitano. I vari Alfano, Matteoli, Gianni Letta, Quaqliariello, Lupi e altre simili mediocrità, fingono di difendere il loro leader morente in tempo di pace, avendo in realtà occultamente già garantito a chi di dovere di abbandonarlo un secondo dopo l’apertura delle ostilità. Letta e Napolitano non hanno nessuna intenzione di incrinare un equilibrio di potere che, nonostante i continui disastri combinati, li mantiene al vertice della piramide. E se per davvero Napolitano pensasse che l’unica via per rimanere potente e adulato fosse quella di permettere l’agibilità politica del Cavaliere rimasto senza cavallo, di sicuro avrebbe immediatamente contemplato come fattibile qualsiasi ipotesi irrituale e ai limiti della legittimità costituzionale (già in passato, mentre infuriava il caso Why Not, non si fece scrupolo nel chiedere “le carte” alla Procura di Salerno che indagava sui colleghi di Catanzaro). Se Napolitano invece non intende esporsi più di tanto per difendere il vecchio satrapo milanese, vuol dire che evidentemente lo  ritiene superfluo ai fini della conservazione della poltrona sua e di quella del suo pallido ventriloquo Enrico Letta. E questa consapevolezza non avrebbe potuto sedimentarla nel caso in cui non avesse già nell’ombra raccolto unanimi attestazioni di cieca obbedienza da parte di quell’ala governista del Pdl pronta a tradire il Biscione per recitare in tv il copione tendente a dipingerli come “responsabili che si oppongono ad una pericolosa crisi di governo per non assecondare un salto nel buio che non farebbe il bene del Paese”. Questi ipocriti cicisbei, il tempo dirà se mi sbaglio, hanno già pronta la  formuletta vuota da recitare in televisione a beneficio dei gonzi che pensano per davvero che l’Italia stia uscendo dalla crisi grazie a Monti prima e a Letta ora. Chi dice che il popolo punirebbe i temerari che osassero staccare la spina all’attuale governo, odiato almeno quanto quello precedente, mente sapendo di mentire. Sentivamo le stesse fesserie quando, ai tempi del divino Monti (sembra passato un secolo anziché pochi mesi), tutte le prezzolate grandi firme del giornalismo italiano paventavano scenari tenebrosi e tristissimi pronti a raggelare gli empi tentati dallo sfiduciare il salvatore bocconiano mandato dal Padre spirituale (Mario Draghi) per redimerci dal peccato. Le cose, ricorderete, andarono in maniera esattamente opposta. Quell’ottuso di Bersani, così miope da sostenere il governo dei tecnici fino all’ultimo, fu sonoramente bocciato dagli elettori. Mentre Berlusconi, smarcatosi con invadibile tempismo, riacquistò il consenso popolare proprio rinnegando furbescamente e fuori tempo massimo un esperienza ritenuta fallimentare dal mondo intero, esclusi gli stretti congiunti di Monti e i suoi fratelli di loggia pronti a decantarne il prestigio all’estero con apprezzabile zelo. Come ripeto da tempo, a Berlusconi non restano molte strade: o cade in battaglia, da uomo, assumendosi la responsabilità storica di spiegare con dovizia di particolari la vera natura del potere massonico reazionario che occupa la Ue per diffondere miseria e fame, o esce di scena come un Forlani qualsiasi, con la bava alla bocca e pronto a farsi rieducare attraverso la richiesta dei servizi sociali alternativi al carcere. In nessuno dei due casi conserverà il suo potere. Può però ancora difendere la sua dignità e il suo decoro (ammesso naturalmente che ne abbia), meritandosi così in extremis dalla storia quella clemenza negatagli dalla Corte (di Cassazione).

    Francesco Maria Toscano

    20/08/2013

    Categorie: Politica

    8 Commenti

    1. alessandro scrive:

      il caso sembra assai complesso, sicuramente come prospetti qualche generale del PDL è pronto a dissociarsi da Berlusconi e lasciarlo al suo destino, anche per paura di essere rovinosamente trascinati a fondo assieme a Lui. Trovo piuttosto imprudente rifondare Forza Italia sulle ceneri di un PdL colmo di personaggi improbabili e vacui a guida di un condannato con sentenza definitiva. Non credo sia un buon biglietto da visita per gli elettori. Un tempo più aumentavano le persecuzioni giudiziarie e più l’elettore premiava il povero Silvio, ma oggi non si tratta di processi nei primi gradi di giudizio o di avvisi di garanzia, bensì di una condanna passata in giudicato, senza contare che è ancora appeso il processo Ruby che, azzardo una previsione, volgerà sicuramente a sfavore del consumato leader. Che c’è aria di crisi di governo lo dimostra l’insistenza nel modificare entro ottobre la legge elettorale, nonostante le recenti dichiarazione di Schifani che parrebbero un segnale di chiusura ovvero di elemento negoziale per trattare il salvacondotto per Mr. B. Si aggiunge che il Presidente Napolitano non scioglierebbe mai le Camere, opzione tra l’altro non rispondente ai desiderata delle varie oligarchie comunitarie e trasnazionali. Queste ultime hanno già confezionato i migliori slogan.. parlano di proseguire nel percorso del “governo del fare”, così da intercettare i primi segnali di crescita dello 0,1/0,2%!! percentuale ridicola! di questo passo ci vorrebbero 20 anni per recuperare il gap perso dall’inizio della crisi. Per quanto mi riguarda, percentuali simili potrebbero essere dipese dal fatto che è aumentata la produttività del lavoro o addirittura per semplice fenomeno statistico: molte festività sono ricadute nel sabato o nella domenica. Vedremo cosa succederà, l’esito non è poi così scontato, come imprevedibile è l’istrionico Mr. B. che ci ha abituato nel tempo a stravaganti e clamorose giravolte carpiate. In effetti dipende, ancora oggi, tutto da Lui

    2. Twin Astir scrive:

      Se ad un Forlani qualsiasi toccò espiare la pena (Enimont) lavorando presso la Caritas di Roma, per Berlusconi bisognerà trovare un buon lavoro socialmente utile, adeguato al suo rango. Un posto libero da presidente della repubblica, per esempio.

    3. ampul scrive:

      Non credo proprio twin astir!
      Io credo che, alla fine mister B. alla fine verrà condannato anche per reati che non ha commesso, proprio come l’aronne piperno di cui il moralista ci ha già ricordato in un precedente post.

      Berlusconi o non Berlusconi, la vedo dura. In questo paese siamo pieni di vittoriosi sul carro dei vincitori, con memoria semantica nulla!

      :-)

    4. Twin Astir scrive:

      C’è un dettaglio non trascurabile: molti italiani sono meno ingenui di quanto possano pensare i nostri aguzzini al potere e benchè Berlusconi non sia un santo, in tanti si riconoscono nelle sue idee e se ne infischiano delle sentenze inventate o pilotate da un gruppo di fascisti rossi squilibrati. Basta leggere il giornale per rendersi conto da quale soggetto Berlusconi è stato recentemente condannato. Al prossimo giro toccherà la vicenda Ruby, per “sfruttamento della prostituzione”: roba da ridere o da piangere, mentre il fisco sta mandando le cartelle esattoriali alle prostitute e ai gigolò senza partita IVA, per incassare coattivamente un po’ di quattrini. Lo Stato sfrutta la prostituzione, ma non si può dire ufficialmente.
      http://www.blitzquotidiano.it/societa/1643216-1643216/

    5. [...] 21)  Come ampiamente previsto, il maggiordomo Angelino Alfano si prepara a pugnalare il vecchio padrone (clicca per leggere) [...]

    6. Marco Giannini scrive:

      A Berlusca restano solo le elezioni. Non vedrebbe l’ora di dare di nuovo le nostre teste a Mario Draghi come ai tempi dell’anticipo di 125 mld per pareggio bilancio 2013 e 2014 fatto nel 2011 e in altre situazioni sperando in cambio di avere garanzie sulle sue spa…..ma non ha capito che la morsa massonico-reazionaria non gli perdona i suoi affronti. Volevano le sue aziende?Doveva dargliele.Per loro è un plebeo. Per me è un vigliacco.

    7. [...] Per una strana coincidenza il Moralista aveva previsto gli eventi con molti mesi di anticipo (clicca per leggere). Magia o semplice e obbligata lettura della realtà? Fate voi. In ogni caso questa stucchevole [...]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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