In questi lunghi pomeriggi agostani, tra salutari passeggiate e dissertazioni più o meno colte, si corre il serio rischio di finire vittime della noia. La situazione politica è seria, i rischi per il Paese serissimi, gli scenari futuri nebulosi e le prospettive tutto meno che rosee. Per uscire da questa cappa di pessimismo, mista ad un senso di vacua inutilità e insofferenza che logora e opprime gli spiriti inquieti, ci sarebbe bisogno di rifugiarsi nell’ironia, di staccare la spina per concedersi alcune ore da passare in spensierata allegria. Facile a dirsi. Come fare? Organizzare una scampagnata con i vecchi amici disponibili? Si, ma sarebbe meglio non aprire il libro dei ricordi fomentando scontate malinconie. Rivedere in solitaria quel vecchio sketch di quel film che mi ha sempre fatto ridere tanto? Andare a ballare in discoteca fino a notte fonda a dispetto dell’ernia del disco? Una serie di soluzioni occupavano la mia mente senza però convincermi del tutto. Improvvisamente, quasi rassegnatomi a trascorrere l’ennesima giornata priva di momenti veramente esilaranti, dal cielo è caduta in mio favore la proverbiale manna di biblica memoria. Girovagando svogliatamente in rete, infatti, mi sono imbattuto in un documento surreale che mi ha fatto ridere a crepapelle fino a raggiungere una condizione di estasi mistica. E siccome le situazioni comiche diventano più incisive quando generosamente condivise, invito i miei lettori a farsi due sane risate insieme a me leggendo la più straordinaria quanto ridicola trama pensata e scritta negli ultimi tempi. La geniale penna dell’umorista Francesco Boccia, politico nel tempo libero, ha partorito un documento paragonabile alla straordinaria lettera vergata dai fratelli Capone nell’indimenticabile film “Totò, Peppino e la Malafemmina” (punto, due punti e punto e virgola…adbunda adbundandum…che poi dicono che siamo provinciali!). Il titolo di questa splendida commedia all’italiana, da far invidia al geniale Scarpetta, è “Italia riformista. La sinistra che governa”.  E già la sola lettura del titolo mette tutti  di buonumore. Ma i più pazienti, quelli cioè in grado di trovare il coraggio di leggere il documento (nel senso che documenta  quanto è ridicolo Francesco Boccia) fino in fondo, il divertimento è assicurato (clicca per ridere). Il panegirico elaborato dal boccino di Boccia si apre con una dolente premessa: “Giovani che faticano ad entrare nel mondo del lavoro. Donne e uomini che rischiano, seriamente, di non rientrarvi mai più. Famiglie che non fanno figli perché non hanno protezione, assistenza, sostegno. Anziani senza i servizi adeguati per trascorrere una vecchiaia dignitosa…”. Allagamenti, terremoti, frane, incendi, uragani, macchinisti, fuochisti e gente di fatica non vengono saggiamente menzionati per non appesantire il brillante incipit. A questo punto ci si aspetterebbe un duro attacco contro i protagonisti politici che nell’ultimo decennio hanno ridotto il Paese in condizioni pietose. E invece Boccia, a dispetto delle apparenze, si prodiga in una sobria lode nei confronti del Presidente Napolitano, vero dominus della politica italiana da tempo immemore: “…un’Italia salvata da Giorgio Napolitano che, nel momento del tracollo politico, istituzionale, finanziario non ha abbandonato la nave ma è rimasto, responsabilmente, a bordo e ha gestito l’emergenza con la saggezza e la lucidità che contraddistingue i veri statisti. Un giorno, sui libri di storia, l’intera nazione lo ringrazierà”. Ma perché aspettare il giudizio della storia per glorificare in saecula saeculorum Re Giorgio? Basta ascoltare già oggi i commenti unanimemente entusiasti di tutti i cittadini ,tedeschi naturalmente, per compenetrare la profondità del sentimento che lega il Presidente al suo vero popolo (che non per nulla discende direttamente da Arminio). Finita la toccante premessa, il marito della De Girolamo analizza da par suo le questioni veramente importanti. Il primo paragrafo, titolato “Società” (l’aggettivo “onorata” è invece omesso), si scaglia contro ogni tipo di totalitarismo oramai ampiamente defunto: comunista, dirigista, papista, laicista, giudiziario, etico e moralista. Bacio, lettera e testamento. Nessun accenno invece al totalitarismo neoliberista che, evidentemente ancora vivo, non gode più nemmeno di ottima salute. Ma tutto questo (s)Boccia non lo sa. Il secondo paragrafo, da affrontare necessariamente con il capo ricoperto di cenere (meglio se bollente), si intitola “I Nostri Errori” (dove “nostri” sta per Pd). Non basterebbe l’enciclopedia Treccani al completo per articolare con acribia un così vasto argomento. Ma (s)Boccia, che possiede il dono dell’umorismo, per bacchettare gli errori della “sinistra”, sceglie di nominare uno degli autori più osannati dalla destra estrema reaganiana e thatcheriana: Milton Friedman, proprio lui, il famigerato fiore all’occhiello della scuola di Chicago che ha ridato smalto al concetto di eugenetica applicato alla macroeconomia. Un colpo da maestro ( e non di sole come pensano i soliti invidiosi). Richiamare Friedman per rinverdire il pensiero progressista è come citare Mengele in Israele per sensibilizzare la platea intorno all’importanza dei diritti civili. Ma a (s)Boccia, come a quello strano personaggio cantato dal grande Sordi in “Te c’hanno mai mannato a quel Paese”, piace annà controcorente. Il meglio deve ancora venire. Il terzo paragrafo si apre con un bel titolo: “Il futuro si chiama coraggio” (ma non si chiamava miseria?). Finito di leggere il contenuto ci si riscopre in piena sintonia con l’autore: ci vuole coraggio. Specie a scrivere certe cazzate. Il quarto paragrafo è colto fin dal titolo di ispirazione leninista: “Che Fare?” Mandarli a cagare direte voi? Risposta sbagliata. Perché (s)Boccia ha una soluzione per tutto. Far vincere la sinistra è facile: è sufficiente che sposi politiche di (estrema) destra. E quindi basta  con concetti desueti come “uguaglianza” e “diritti del lavoro” che, illumina (s)Boccia, hanno francamente rotto i coglioni. Si parli perciò di cose serie come spread, mercati, competitività e crescita da unire all’inseparabile rigore (non vorrete mica caricare il debito sulle spalle delle nuove generazioni? A disgraziati!). Ma il meglio deve ancora venire. E’ un vero crescendo rossiniano. Il quinto paragrafo si chiama Sinistra 2.0 perché fotografa la percentuale di voto che il Pd in mano Boccia potrebbe raggranellare con un pizzico di buona sorte.  Il sesto paragrafo, “Istinto alla conservazione” (o al suicidio?), è un vero capolavoro che andrebbe fatto studiare obbligatoriamente in tutte le pizzerie d’Italia. Per Boccia bisogna ripartire dal merito. Finendola una volta per tutte con questa stantia retorica che predica (a parole) sostegno ai più deboli. Ben detto. Basta con l’ipocrisia buonista. E’ ora di difendere i potenti a viso aperto e senza ambiguità. Solo così è lecito sperare di fare carriera (propongo un nuovo slogan: chi più lecca (con la c), si merita di più). Ma il meglio deve ancora venire. In conclusione di questa opera magna (rectius: magna magna), mentre mi s’inumidisce il ciglio al sol pensiero dell’appropinquarsi dei tristi titoli di coda, mi gusto con speciale attenzione le ultime meravigliose chicche made in (s)Boccia. Il penultimo paragrafo, che tradisce venature dalemiane fin dall’originale titolo ,“Il Paese reale”, non regala purtroppo momenti di particolare commozione. Mentre il finale è fortunatamente col botto. L’ultimo paragrafo, dedicato alla “Fragilità del pensiero politico” (parole sante ragazzo mio!), che completa questa monumentale fatica di Sisifo, è una vera perla da regalare ai posteri (e facciano severa ammenda quelli che hanno pensato “ai porci”): “Quello che oggi rischiamo è il realizzarsi della teoria di un illustre del passato, von Hayek, personaggio che oggi sarebbe stato messo in croce perché destrorso. Mentre i debiti sovrani fanno affondare le nazioni, infatti, torna alla mente la sua lezione clandestina sulla teoria del circolo economico: bilanci nazionali gonfiati artificialmente per mantenere in vita politiche di benessere consumistico prive di solide fondamenta. Ecco, si potrebbe dire la stessa cosa della sinistra. Di questa sinistra che continua a mantenersi artificialmente in vita per potersi, un giorno, anche clonare”. Nel pantheon della sinistra italiana mancava solo Von Hayek, continuatore delle teorie  elaborate del massone reazionario Edmund Burke, convinto che il fascismo e il nazismo non fossero altro che “una forma evoluta di socialismo. E dopo aver letto (s)Boccia, onestamente, si fa fatica a dargli torto.

    Francesco Maria Toscano

    21/08/2013

    Categorie: Politica

    14 Commenti

    1. [...] In questi lunghi pomeriggi agostani, tra salutari passeggiate e dissertazioni più o meno colte, si corre il serio rischio di finire vittime della noia. La situazione politica è seria, i rischi per il Paese serissimi, gli scenari futuri nebulosi e le prospettive tutto meno che rosee. Per uscire da questa cappa di pessimismo, mista ad un senso di vacua inutilità e insofferenza che logora e opprime gli spiriti inquieti, ci sarebbe bisogno di rifugiarsi nell’ironia, di staccare la spina per concedersi alcune ore da passare in spensierata allegria. Facile a dirsi. Come fare? Organizzare una scampagnata con i vecchi amici Leggi la notizia [...]

    2. Claudio Salogni scrive:

      s(boccia)for president!!
      ah no scusate ne abbiamo già uno di president, non cosi pirla ma fa più danni

    3. alessandro scrive:

      oooh Boccia mi ses boccendi! io Boccia lo “invidio” perché è talmente ignorante (nel senso che ignora i veri problemi..) da rimanere sereno tranquillo, Lui ignora tutto e niente gli da pensieri e dice sempre la cosa giusta
      Boccia è proprio il nuovo prototipo di dirigente di sinistra ha tutto quello che gli serve, anche se a pensarci bene non sembra poi così ignorante visto che dimostra di conoscere bene il pensiero di Friedman e Von Hayek, che è impossibile abbia citato a caso… altrimenti ci sarebbe veramente da ridere. Citare Carlo Rosselli no? Ecco il futuro del PD: Boccia, Civati, Renzi e roba del genere.

    4. Paolo Nobili scrive:

      che sboccia, direbbero a Venezia…

    5. Gio scrive:

      Sono pugliese. L’ on. suddetto è stato assessore al bilancio al comune di Bari… ed ha perso e straperso due volte le primarie con Vendola per la candidatura alla regione puglia. Nella prima edizione delle primarie, si diceva che Fitto ( altro grande statista…), all’ epoca governatore uscente e in corsa per la riconferma, avesse ordinato ai suoi di partecipare alle primarie e di votare per Vendola, perchè vedeva in Boccia un temibile rivale. E così, la puglia fu consegnata nelle mani del leninista, illiberale, pseudoprogressista, liberista, cattolico poeta.

      • alessandro scrive:

        buono a sapersi… dopo il sardo e il veneziano, ce lo regali un epiteto o qualche chicca in dialetto pugliese tagliata per l’onorevole statista? non so… se anche il Moralista ha qualche suggerimento in dialetto calabrese sarebbe cosa assai gradita per continuare a sbellicarsi dal ridere in queste giornate di agosto un pò “a boccidura”

    6. marcobaldi scrive:

      ah ah ah. Me sto a contorcere.

      Von Hayek è da tempo il VERO ispiratore della “”"”"”"sinistra”"”"”"” italiana.

      ————————————————-

      sulla meritocrazia, ricordiamo che:

      Il termine “meritocrazia” fu usato la prima volta da Michael Young nel suo libro “Rise of the Meritocracy” (1958). Il termine era destinato a un uso dispregiativo, e il suo libro era lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo è determinata dal suo quoziente intellettivo e dallo sforzo. Nel libro, l’esistenza di un simile sistema sociale finisce per portare a una rivoluzione in cui le masse rovesciano l’élite, che è divenuta arrogante e scollegata dai sentimenti del popolo.(da “Uichipedia”)

      —————————————————

      poi, scusa, Moralista, ma già il manifesto da te pubblicato mi sembra abbastanza ironico:
      pensa, scegli, boccia(lo?).
      E infatti, l’ elettorato, lo ha più volte bocciato; onnipresente nelle primarie pugliesi, appoggiato integralmente dagli alti papaveri del PD, la base lo ha regolarmente bocciato.

      —————————————————-

      una risata lo sommergerà, anzi, lo ha già sommerso:
      http://www.youtube.com/watch?v=egI9FfUtecY

    7. Twin Astir scrive:

      Necesse est ricordare che Boccia, un clone di Letta non esangue, sfoggiò anche la sua cultura aeronautica, scambiando gli F-35 con gli elicotteri che spengono gli incendi, che trasportano malati salvando vite umane. Mezzo web è ancora grato a Boccia per le risate spontanee.

    8. Petronius Arbiter scrive:

      Seguo con grande interesse questo blog e quello “fratello” del GOD.
      Non sono massone (e so che anche tu non lo sei) e anzi guardavo a questa associazione con un certo sospetto.
      Forse qualche differenza con il mio modo di pensare resta, ma è anche normale; devo dire però che ho cambiato di molto la mia valutazione sul vostro (loro) modo di pensare.
      La vostra analisi, che portate avanti da anni, è profonda e validissima e in questo post mi ha particolarmente colpito il discorso sulla meritocrazia, uno di quei concetti a doppio taglio che necessitano di una grande indipendenza di giudizio per essere confutati nella loro ambiguità.

      Una paio di domande che mi interessano molto: vedete delle forze con le quali pensate di potervi alleare?
      Intendo soprattutto fra quei gruppi di autentica sinistra che condividono buona parte della vostra analisi.
      Non crede che sarebbe urgente e necessaria una inedita alleanza fra la borghesia media e medio alta e i lavoratori?
      Se sì, su che basi impostereste l’azione comune?

      Grazie

      • francesco scrive:

        petronius,….non ci sarà alcuna alleanza. non ci sarà alcuna rivolta, nessuna ribellione. non esiste la” coscienza di classe”, non più. e , di conseguenza, non esiste, attualmente, “lotta di classe”. serviranno almeno 50-100 anni di sofferenze,minimo, prima e perchè si arrivi ad una vera coscienza di ciò che è accaduto, prima che ci si possa organizzare e che si possa immaginare un qualsiasi tipo di “risposta”. i più disgraziati, sentono in cuor loro più facile immaginarsi ricchi,..possibilmente ricchi,( chissà come- dico io), piuttosto che riconoscersi per quello che già attualmente sono, appunto, dei miserabili: disoccuati, cassa integrati, in mobilità, comunque non si riconoscono come traditi, come soffocati da qualcosa che non gli darà più la possibilità di vita che hanno avuto. mi dispiace, questo credo, questo riferisco. ha ragione paolo barnard quando dice “Hanno vinto loro” : http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=706

      • il Moralista scrive:

        Caro Petronius, grazie per le apprezzate (e ricambiate) parole di stima. Quanto ai tuoi quesiti. Io trovo francamente difficile che alcuni partiti, corrotti dalle fondamenta e sedicenti di sinistra, possano improvvisamente rinsavire per accrescere il numero dei Resistenti. Preferisco parlare direttamente agli italiani, saltando la intermediazione di partiti troppo simili per essere presi sul serio. Quanto alla tua seconda domanda, rispondo di sì. La vecchia dicotomia imprenditore-salariato non regge più. Il neonazismo tecnocratico mette nel mirino entrambe le vecchie categorie. Ci vorrebbe intanto una alleanza tra tutti gli uomini in buona fede e animati da passione civile. Sarebbe già un bel passo in avanti.

        Un caro saluto,

        Francesco

        • Petronius Arbiter scrive:

          Grazie per le risposte.
          Non intendevo quelle che chiami “i partiti di sedicente sinistra” ma alcuni gruppo che stanno faticosamente compattandosi su internet; per lo più si tratta di gente di sinistra ma non sempre.

          La tua risposta è stata esuriente comunque, che se queste alleanze fossero sul punto di profilarsi ne avresti fatto qualche accenno e certamente qualcosa saprete anche voi dei sommovimenti del web.

          Aspetto con ansia il momento in cui delle forze composte da uomini in buona fede si dichiarino e si mettano su piazza.

          E aspetto con ansia anche il benedetto libro di Gioele Magaldi…e non sono il solo che lo attende…

    9. Michele scrive:

      Mi spiace Moralista, ma stavolta non sono proprio d’accordo. A me ‘sta roba mi fa solo incazzare come una biscia. Gli unici sorrisi me li hanno strappati i tuoi intermezzi, ma ormai ero troppo infastidito per ridere sul serio. Sarò io che sto diventando cinico, ma riderei molto di più a vedere questo lombrico strisciare nel fango che gli compete. E poi una bella Norimberga anche per lui (con pene minori perchè non conta un c…)!

      • francesco scrive:

        sono d’accordo con LEI , michele.
        comunque, anche io , sto aspettando l’uscita del libro di magaldi. qualcuno , potrebbe avvertirmi dell’uscita, quando avvenisse? ( mia email: frablu2@hotmail.it) grazie.
        un saluto.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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