Nel mare di notizie “tecniche” con le quali i mezzi di informazione bombardano quotidianamente il povero “utente medio” è oggettivamente difficile raccapezzarsi. I neonazisti tecnocratici che dominano questo mostro di Ue, capitanati dal massone reazionario Mario Draghi, non lasciano nulla al caso. L’adozione di misure e provvedimenti illeggibili per chiunque non abbia contemporaneamente una formazione culturale eccelsa sotto il profilo linguistico, giuridico, economico e finanziario è propedeutica al sostanziale restringimento del campo democratico. “Conoscere per deliberare”, non si stancava di ripetere il buon Luigi Einaudi. Ma se nessuno ci capisce niente di credit crunch, spread, bail in e fiscal drag, da non confondere con il più noto fiscal compact prematurato, come se fossi antani con scappellamento a destra, in quanti seguiranno con costrutto il già debole dibattito pubblico intorno a questioni veramente decisive per il futuro dei popoli europei? Rispondetevi da soli. Il connubio tra l’utilizzo di un lessico volutamente oscuro e anglofono e l’opera di “distrazione di massa” gentilmente offerta da media imbelli impegnati ad amplificare vicende degne del fortunato telefilm “Beautiful”, renderà giocoforza la discussione esclusivo appannaggio dei soliti “addetti ai livori”. Tutti poi, ca va sans dire, portatori di piccoli interessi più o meno privati che ne condizioneranno la fedeltà e la veridicità del racconto. Tutto chiaro? Detta in termini ancora più sintetici: mentre i tecnocrati di Bruxelles continueranno a confezionare leggi e provvedimenti di straordinaria rilevanza utilizzando un linguaggio volutamente esclusivo, oscuro ed ermetico, i nostri grandi media provvederanno a catalizzare l’attenzione del popolo bue veicolando ogni giorno questioni ridicole e di colore. Qualche esempio? Eccolo. Ma Berlusconi decade o non decade? E Gianni Letta media? Ma quanto media? E il Colle? Cosa c’è nella testa del Colle? Non è forse vero che la testa sta al solito posto, cioè sul Colle? Marina frena. La Pitonessa accelera e la colomba vola. Confalonieri consiglia prudenza. Il Pd veemenza ma non rifiuta la clemenza. Questa è una piccola ma veritiera summa comprendente tutti i temi oggetto di generale e pensoso approfondimento.  Fatta questa doverosa premessa, è arrivato il fatidico momento di porci la solita domanda di leniniana memoria: che fare? Paolo Barnard, personaggio controverso ma certamente non privo di spunti originali e interessanti, da anni propone la diffusione capillare di conoscenze tecniche approfondite ed erudite in grado di permettere a chiunque di demistificare i malefici disegni del “Vero Potere”. Un intento lodevole, per carità, ma a mio avviso fondamentalmente irrealistico e pindarico. Pure le non meglio precisate élite intellettuali del nostro Paese, politiche e giornalistiche, accolgono le richieste dell’Europa in maniera supina e subalterna poiché fondamentalmente incapaci di confutarle sul piano critico. Onestamente non è possibile pretendere dai cittadini un surplus di faticoso accertamento accademico che li porti a comprendere in prospettiva quello che persino opinionisti, deputati e senatori si rifiutano di investigare. Non può essere questa la risposta corretta. Non è saggio sfidare i tecnocrati sul campo che è loro più congeniale, quello cioè che conduce sulla strada della fredda, ottusa e cinica burocrazia. E’ molto più sensato ripartire dalla politica. Invertire cioè la scala dei valori, riposizionando la politica al vertice della piramide e confinando la tecnica nel ruolo che le compete: quello di strumento ausiliare e ancillare al servizio di chi legittimamente decide in forza del mandato democratico ricevuto.  Una volta sposata questa rivoluzionaria impostazione, d’incanto non avrà più senso perdersi nei meandri di trattati e codicilli. Qualsiasi risultato dovrà perciò finire con l’essere misurato con il metro del consenso e del gradimento popolare, unico strumento in grado di legittimare scelte da bollare in caso contrario come illiberali, antidemocratiche e dispotiche. In democrazia non esistono opzioni obbligate (“non c’è alternativa al rigore”). Perché la democrazia è scelta. E chi tenta di violentare questo comandamento semplice e basilare va in automatico riconosciuto quale nemico del popolo, residuato fascista, volgare mistificatore e corrotto al soldo delle élite di ritorno. Non c’è bisogno di aver letto nessun trattato per addivenire ad una conclusione tanto scontata quanto lineare. Basta ragionare politicamente. Allo stesso modo, non crediate che i nazisti tecnocratici che dominano la Ue sacrifichino in realtà la politica sull’altare dell’efficienza tecnica. E’ chiaro come i vari Draghi, Monti, Van Rompuy e Barroso ammantino il perseguimento testardo di politiche filosoficamente neonaziste dietro la patina neutra e rassicurante di chi formalmente asseconda una ineluttabile necessità dettata dagli irrefrenabili cambiamenti imposti dalla globalizzazione. Non è così. La Ue persegue obiettivi sommamente politici. L’idea di ridisegnare la società in senso feudale e medievale non ha nulla a che fare con lo sviluppo della tecnica. Si tratta di un obiettivo politico. Certamente permeato da filosofie elitarie e da una idea dell’uomo classista, ma pur sempre politico. Per questo è molto più importante demistificare le linee di indirizzo proposte dai tecno-burocrati di quanto non lo sia perdersi nell’analisi minuziosa di ogni singolo provvedimento che tali schiavisti endemicamente impongono senza mai però perdere di vista i loro veri e nascosti obiettivi finali. Tutto ciò che accade è reale e razionale, tutto ciò che raccontano è raggiro e dissimulazione. Facciamo qualche esempio. Da anni tutti in coro spiegano che è necessario introdurre la flessibilità sul lavoro per combattere la disoccupazione giovanile. Bene. Nei fatti la disoccupazione giovanile non è mai stata così alta come oggi, nonostante siano state recentemente promosse una serie di riforme legislative tutte guidate all’insegna del mito della “precarietà che stimola la creazione di posti di lavoro”. La realtà razionale ci dice che tale rappresentazione era ed è nei fatti falsa. Ma ciò non impedisce al sistema di continuare ad imprigionare i cittadini dentro una “verità parallela”, difesa a reti unificate e imposta con la forza da chi detiene il controllo dei mezzi di informazione. Era quindi per davvero una necessità “tecnica” quella di precarizzare ferocemente il mercato del lavoro per combattere la disoccupazione? O la strumentalizzazione di una soluzione fintamente neutra nascondeva in realtà il desiderio di raggiungere un risultato politico in grado di riattualizzare forme di sopruso e sfruttamento tipiche di un passato che ritorna? Ogni risposta appare pleonastica e superflua. Vi invito per queste ragioni, in conclusione, a ragionare politicamente rifuggendo la frustrante tentazione di poter inseguire i carnefici sul loro terreno. Così come non ha senso imparare ad usare la lupara per combattere la mafia, allo stesso modo non serve saper tradurre il Mes (meccanismo europeo di stabilità, ndm) per impensierire gli euro-nazisti al potere. Il primo obiettivo politico, già centrato, individuato dai massoni reazionari consisteva nello svuotamento del concetto stesso di salario. Il secondo obiettivo funzionale all’allargamento di macchie di povertà sempre più evidenti  impone lo svuotamento dei risparmi negli anni accumulati dai cittadini europei. La sospirata Unione Bancaria, ora in discussione, rappresenta il giusto strumento “tecnico” destinato a centrare l’ennesimo meschino risultato “politico”. Dopo l’esperimento di Cipro (clicca per leggere) , è quasi giunta l’ora di colpire il cuore dell’Europa. Con la scusa di non appesantire il debito pubblico, le prossime crisi finanziarie (appositamente preparate) saranno messe direttamente nel conto di migliaia di poveri, defraudati e ignari correntisti. Il modo più semplice e diretto per azzerare la ricchezza dei privati facendo finta di preservare la moralità di uno Stato sempre più simile ad un mostro famelico, onnivoro e nemico dei suoi stessi cittadini (sudditi?).

    Francesco Maria Toscano

    11/09/2013

     

     

     

     

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. ampul scrive:

      Bravo bravo bravo bravo bravo bravo!

      Non mi stancherò mai di ripeterlo…

      Cos’altro aggiungere? Piuttosto chiedo un aiuto: non ce la faccio più di sentire colleghi, amici, e vari, imprecare contro i tribunali di turno (tacciati di rappresentare piccolissimi avamposti di poche anime) che, da par loro, sarebbero oggetto di ruberie e inefficienze atte ad aumentare il debito pubblico attraverso clientelarismi, burocrazia ecc ecc…
      Qualcuno mi aiuti!!!

    2. ugo scrive:

      Rinverdiamo la memoria anche sulla MEGALITICA MENZOGNA che vorrebbe la necessità impellente di frotte di “migranti” per garantire le pensioni alle mitiche “generazioni future” e per svolgere quei lavori “che gli Italiani non vogliono più fare”? Menzogna alla quale si affianca quell’altra non meno MONUMENTALE che vorrebbe darci ad intendere che le maree in movimento sono un fenomeno spontaneo ed inarrestabile. Giusto per citarne un paio. Ah, tra l’altro, ho come l’idea che il laboratorio nel quale vengono generati questi miti sia lo stesso nel quale vengono generati quelli che hai citato nel tuo bell’articolo, così come credo che siano le stesse le finalità.

    3. leopoldo scrive:

      sono pienamente d’accordo, in più direi che la consapevolezza di non riuscire a capire i mecanismi tecnici
      crea frustrazione nelle persone e questo senso di colpa viene sfruttato a dovere da chi comanda per impedire
      ogni forma di protesta e rivendicazione (la posizione del precario è ideale per formare questa condizione).
      Aggiungo che gli strumenti di comprezione di un individuo sono limitati alla sua esperienza e formazione é
      >molto difficile evolversi alla comprenzione di una realta che mi colpisce (svalutazione del salario)
      ma non mi appartiente (gestione politica economica dello stato) in stati estremamente articolati e complessi,
      bisogna rieducarsi alla partecipazione politica (che è anch’essa eleitaria). Ogni strumento di sintesi
      ha dei limiti (se siamo 10 persone a parlare impiegeremo un certo tempo se siamo 100 un po’ di più)
      bisogna fare delle scele tra esposizione e contenuto, tenendo presente che vi sono effetti di disturbo
      che dobbiamo riconoscere e anullare per l’efficacia della comprensione e dell’azione.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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