Uno stravagante pezzo pubblicato sul sito web del Fatto Quotidiano rappresenta il punto di partenza della nostra discussione di oggi (clicca per leggere). L’incauto autore dell’articolo, tale Luca Pisapia, peraltro molto imitato in rete da una serie di figuri piuttosto sospetti, sembra voler promuovere una revisione storica tendente in qualche misura a riabilitare la figura di Adolf Hitler a scapito del Presidente statunitense F.D. Roosevelt. Per dare sostanza alle sue lucide farneticazioni, l’aspirante giornalista prende a prestito un passaggio pubblicato dal campione Jesse Owens in un suo libro autobiografico ,“The Jesse Owens story”, nel quale il leggendario atleta di colore lamenterebbe di essere stato in realtà snobbato da Roosevelt (“non volle incontrarmi”), e non da Hitler come comunemente si racconta (“mi salutò con un cenno della mano”), sulla base di una discriminazione di tipo razziale. Questo episodio alquanto banale e insignificante, magari aggravato da un risentimento postumo maturato nei confronti del suo Paese da uno straordinario atleta morto in condizioni di drammatica povertà, basterebbe quindi per dipingere Roosevelt come un razzista tanto disumano da far impallidire al suo cospetto perfino la sagoma diabolica del sanguinario Adolf Hitler. Verrebbe voglia di ignorare simili idiozie optando per una sana, sonora e liberatoria pernacchia. Ma, siccome non credo sia possibile derubricare l’intera faccenda a semplice gaffe, ritengo invece indispensabile cominciare a demistificare gli obiettivi nascosti che operazioni mediatiche sgangherate di questo tipo occultamente sottendono. Un giornalista in buona fede, infatti, anziché limitarsi a sublimare i ricordi sbiaditi di un grande corridore del passato per azzardare paragoni infami e diffamatori tra figure storiche lontane come il giorno e la notte, avrebbe offerto ai suoi lettori un quadro complessivo della vicenda ben più ampio e veritiero. Luca Pisapia, ad esempio, avrebbe potuto ricordare alla pubblica opinione che mentre durante le olimpiadi di Berlino del 1936 il nero Jesse Owens poteva legittimamente rappresentare il suo Paese, il delicatissimo Hitler (tanto “caruccio” quando saluta con la dolce manina) impediva agli atleti tedeschi di origine ebraica o rom di partecipare alla competizione. A cominciare dalla fortissima campionessa di salto in alto Gretel Bergmann costretta al ritiro in prossimità dell’apertura dei giochi. Di sicuro gli Stati  Uniti d’America, anche grazie a figure luminose come Rosa Parks e Martin Luther King, hanno dovuto faticare parecchio per sradicare in profondità le endemiche e infami pulsioni razziste che pervadevano parte della società yankee, specie negli Stati del sud. Un percorso lungo e laborioso completatosi nel 2008 con l’elezione del presidente Barack Obama (tra l’altro, per restare in tema di uguaglianza, mediocre proprio come il suo predecessore bianco). Rimane difficile comprendere le motivazioni che spingono il giornalista Luca Pisapia, o chi per  lui, a sovrapporre Hitler a F.D. Roosevelt. Un macellaio folle e assassino ignobilmente assimilato ad un Presidente progressista in grado di indicare una via nuova al mondo grazie alla promozione di quel famoso New Deal che sconfisse la grande depressione garantendo al mondo libero un futuro di pace e benessere. Roosevelt, che durante il suo mandato pose un argine allo strapotere della finanza vorace, declinò le famose quattro libertà da perseguire e difendere: di parola, di culto, dalla paura e, soprattutto, dal bisogno. Per farlo non esitò a mettere in pratica le misure macroeconomiche, all’epoca considerate rivoluzionarie, suggeritegli da quel genio di John Maynard Keynes. La disoccupazione calò vertiginosamente, consentendo ad una numero elevato di poveri e disperati, in maggioranza neri, di costruirsi così una vita dignitosa. Senza dimenticare, infine, il ruolo svolto da alcune figure rilevantissime nella formazione della pubblica opinione americana che, come Eleanor Roosevelt, moglie di Franklyn Delano, dedicarono la loro vita alla promozione in ogni parte del mondo dei diritti umani e civili. O pensate sia stata la zia di Hitler a far stabilire, all’art. 2 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948, che “ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà indicate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna per ragioni di razza,  colore, sesso, lingua, religione di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”. Luca Pisapia farebbe meglio a studiare, per non confondere in futuro chi ha lavorato per il progresso dell’umanità intera con chi, nello stesso periodo, faceva redigere il Manifesto sulla razza. In conclusione, invito voi tutti, sinceri democratici e antinazisti, a non sottovalutare questo tipo di segnali che vanno considerati per nulla casuali . Come vi ripeto oramai da anni, l’Europa odierna ha riattualizzato i miti eugenetici del nazismo classico mascherandoli malamente dietro un paravento tecnocratico (clicca per leggere). Oggi come ieri, le èlite massoniche di stampo reazionario (da non confondere con la massoneria progressista) che governano i processi globali fomentano volutamente la diffusione di povertà e indigenza mettendo nel conto di poter in tal modo abbattere i pilastri delle democrazie liberali. Stanno cioè preparando il terreno culturale utile per indirizzare la crescente rabbia popolare al fine di consentire il rapido ritorno del nazismo classico, obiettivo perverso inseguito in realtà dalla tecnocrazia di Bruxelles che chiede ad oltranza “rigore” e ”austerità”. In Grecia, grazie all’imporsi di politiche indegne e affamatrici, Alba Dorata rischia seriamente di andare presto al potere. Un fatto devastante che potrebbe indurre a ruota altri Paesi deboli dell’area euro (Italia compresa) a seguirne il tragico esempio. La rivalutazione oscena di Hitler a scapito di chi, come F.D. Roosevelt, liberò il mondo dalla tragedia del nazismo, va letta in questa lugubre prospettiva. Occhio però a non esagerare confidando nel torpore generale. Non tutti hanno l’anello al naso.

    Francesco Maria Toscano

    13/09/2013

    Categorie: Editoriale

    6 Commenti

    1. davide scrive:

      ottimo come sempre! per restare in tema oggi abbiamo avuto le parole di letta che parla a proposito del debito in particolare quando dice che c’è bisogno di stabilità politica altrimenti nessuno compra il nostro debito…come dire siamo nelle mani dei mercati che ormai comandano su tutto e tutti…

    2. [...] Uno stravagante pezzo pubblicato sul sito web del Fatto Quotidiano rappresenta il punto di partenza della nostra discussione di oggi (clicca per leggere). L’incauto autore dell’articolo, tale Luca Pisapia, peraltro molto imitato in rete da una serie di figuri piuttosto sospetti, sembra voler promuovere una revisione storica tendente in qualche misura a riabilitare la figura di Adolf Hitler a scapito del Presidente statunitense F.D. Roosevelt. Per dare sostanza alle sue lucide farneticazioni, l’aspirante giornalista prende a prestito un passaggio pubblicato dal campione Jesse Owens in un suo libro autobiografico ,“The Jesse Owens story”, nel quale il leggendario atleta di colore Leggi la notizia [...]

    3. stringman scrive:

      Premesso che non so chi sia l’estensore del seguente articolo, e che non conoscevo il suo sito essendoci finito per caso facendo rcerche su FDR…mi chiedo cosa ne pensi Il Moralista.
      http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=3&ved=0CCkQFjAC&url=http%3A%2F%2Fwww.altrainformazione.it%2Fwp%2Fil-caso-pearl-harbor%2F&ei=EC40Uo6OHsqitAbTm4CYBQ&usg=AFQjCNGNmNNiTa1R3yPe1SqLXNlKhWFJjA
      alessio.

    4. gianluca scrive:

      roosevelt eletto grazie ai voti della mafia italo americana era un massone. La costituz i one americana vieta agli usa di entrare in guerra se non quando si è in pericolo o sotto attacco :) quindi provocarono prima la germania per il primo conflitto mondiale e poi il giappone nel secondo conflitto. chiaramente cio non e scritto nei libri di storia per il semplice motivo che i storici sono alle dipendenzedegli skulls and bone che hanno creato in america dei veri e propri comitati con cui filtrano gli avvenimenti. perché non dice che hitler dava la caccia ai rothschild? che la germania usci dal primo conflitto con le ossa rotte e hitler riusci in meno di 10 anni a creare un esercito potentissimo, a risanare il bilancio di uno stato in crisi, a scoprire la bomba atomica, lei parla di razzismo: kennedy come si espresso a riguardo del processo di norimberga?

    5. ugo scrive:

      Pur non volendo minimamente riabilitare la figura di Hitler, sono fermamente convinto che tale figura (al netto delle circostanze “di contorno”) sia equivalente a quella di qualunque altro alto dirigente in circolazione nel passato, nel presente e nel futuro — l’attitudine di chi ambisce a ruoli dirigenziali è quella. Premesso questo non insignificante particolare, cerchiamo di non dimenticare che, ad oggi, gli unici ad avere sganciato bombe atomiche su centri abitati sono stati proprio gli USA. Giova anche ricordare che l’impiego delle DUE atomiche non fu simultaneo, ma avvenne ad alcuni giorni di distanza. Stante che nei libri di fantascienza spacciati nelle scuole come libri di storia si afferma che l’uso d’un mezzo tanto atroce fu un atto “dimostrativo” per spingere alla resa il governo giapponese, che senso ha avuto il secondo bombardamento? Dato che gli effetti “persuasivi” erano sicuramente già stati raggiunti con il primo ordigno, come non inquadrare almeno il secondo bombardamento tra i crimini di guerra dovuti a crudeltà gratuita? Ecco quindi che se Hitler e i dirigenti che lo affiancavano sono stati un mostri (come tanto altri prima e dopo di loro), altrettanto mostruosi sono stati il Presidente americano dell’epoca e i dirigenti che lo affiancavano. Si sa che la storia la scrivono i vincitori, per cui verrà un tempo in cui sui libri di storia ad uso delle masse infantili si scriveranno cose che oggi considereremmo improponibili, mentre le cose altrettanto improponibili che raccontiamo oggi ai bambini verranno fatte abilmente scomparire sotto al peso degli anni. E’ già successo, succederà ancora: se la storia è sempre vera, il racconto della storia è sempre falso.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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