Oramai curo il blog de Il Moralista da quasi tre anni. Ci dedico impegno, passione, tempo, costanza e attenzione. Sento il dovere civico di provare ad analizzare i fatti in profondità, di studiare, di legare i punti, di perlustrare strade poco battute per riuscire a proporre quotidianamente ai miei (esigenti) lettori interpretazioni sempre originali, argomentate e razionali. Lo faccio gratuitamente ma, come è chiaro, non credo di meritare sol per questo nessuna medaglia. Sento il bisogno di pensare “politicamente”, di relazionarmi con una platea più o meno vasta di cittadini impegnati con i quali condividere analisi, impressioni, sentimenti. Sono molto fiero del lavoro svolto finora e, orgoglioso della quantità e qualità dei visitatori che il Moralista giornalmente attrae, mi ripropongo di proseguire sul sentiero tracciato per molto tempo ancora. Né la carta stampata né, tantomeno, la televisione, mi hanno mai permesso di proporre un punto di vista alternativo su larga scala. Poco male. Fortunatamente oggi, grazie ad internet, è possibile per chiunque provare l’ebbrezza della libertà più assoluta. Una sensazione bella e  inebriante, lontana dalle paure di chi, al contrario, scrive sapendo di poter irritare il direttore di turno che teme la chiamata del politico di turno inviperito per l’editoriale diurno. E’ vero, internet rimane ancora una specie di “riserva indiana” dove navigano anche  personaggi disparati che il mainstream non vuole o non può valorizzare. La pubblica opinione si forma, prevalentemente, attraverso i mezzi di informazione tradizionali anche se, in prospettiva, i rapporti di forza potrebbero presto cambiare. Ma cosa importa? Di sicuro, attraverso un faticoso e prolungato sforzo divulgativo sul web, non scalerò nessuna gerarchia di quel dorato mondo dell’informazione ufficiale e responsabile  (del tipo: “Monti ha salvato l’Italia”) che assicura a tanti volenterosi giornalisti “di sistema” fama, denari, sicurezze e onori. Pazienza. Mi sento libero e la mia libertà non la baratterei con un milione di monete d’oro. Non vi nascondo però che è faticoso vivere senza certezze, sospinti da un ottimismo della volontà tanto testardo quanto irrazionale. Con un senso di ostinata e strutturale precarietà, passato qualche lustro, necessariamente prima o poi ci si impara a convivere.  Non mi pesa tanto la circostanza di riscoprirmi in età adulta “giornalista senza giornale” e “opinionista dal microfono spento”. L’oasi che mi sono ritagliato in rete mi basta per proiettare all’esterno energie che, se inespresse, finirebbero per colpirmi alla stregua di una logorante malattia auto-immune. Insomma va bene tutto e non mi lamento di nulla. Solo una cosa mi indigna e mi ripugna: il pregiudizio. In questi anni mi è capitato di polemizzare pubblicamente con personaggi più o meno famosi. Non mi impressionano i toni accesi e non mi scandalizzano le critiche crude, feroci e irriverenti. Ho sempre tentato di difendere un punto di vista, giusto o sbagliato che fosse, nel merito e sforzandomi di argomentare. Ho notato con sdegno invece che i miei occasionali interlocutori, da Barnard a Lannes, subiscono la ricorrente tentazione di colpirmi in automatico per ragioni geografiche e razziali. Sono calabrese. Quindi ontologicamente mafioso e portatore di interessi inconfessabili. Il calabrese va bene se si limita a recitare la parte del caso umano. Se, invece, pretende di essere trattato con la stessa dignità che contraddistingue gli uomini che vantano natali ben più illustri, allora va subito ricacciato con la buone o con le cattive nel girone dei violenti che suscitano repulsione. Per ricevere la sospirata patente che separa la gente rispettabile dai bruti malavitosi bisogna per forza emigrare, recidere radici, dimenticare i luoghi dell’infanzia, rinnegare parenti, amici e conoscenti. E tutto questo potrebbe perfino non bastare. Anche sforzandosi di imitare l’accento bresciano, le origini “calabresi” presteranno sempre il fianco a chi eccelle nell’arte del “mascariamento” gratuito. In questo modo la Calabria è destinata a sprofondare senza fine nell’oblio. Chi può scappa e chi resta si adegua ad un contesto tuttora culturalmente e politicamente inadeguato, funzionale al perpetuarsi di logiche antiche, barbare, violente e medievali che suggestionano largamente generazioni intere avvelenate dalla disoccupazione e dall’esclusione sociale. Al sud d’Italia non servono ipocriti benpensanti. Servono buoni esempi e parole di verità. L’ignavia produce mostri. Le nostre migliori intelligenze, se ci sono, lavorino per un nuovo Rinascimento. Lo Stato faccia la sua parte fino in fondo, colpendo con fermezza chi si ostina a delinquere imponendo logiche mafiose, ma lasciando la porta socchiusa per consentire a chiunque di redimersi e scegliere la parte giusta. Il mio pensiero va adesso a Don Pino Puglisi, uomo di fede assassinato da mano assassina, che mise paura alle cosche armato soltanto del suo sorriso e della sua dolcezza.

    Francesco Maria Toscano

    16/09/2013

    Categorie: Editoriale

    11 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      ..tu sai che su alcune opinioni divergiamo, ma per quello che vale, per me, sei e rimarrai per sempre, una persona..anzi una brava persona..

    2. ugo scrive:

      Ora non atteggiarti a vittima, chè per uno che si lascia andare a “uscite” infelici sui meridionali credendoci veramente ce ne sono tanti che prendono la cosa con naturalezza, e ancora più numerosi che magari scherzano sui luoghi comuni senza crederci veramente. Piuttosto, occorrerebbe considerare che peso ha il fattore della “penetrazione territoriale” nel determinare una sensazione di soffocante pervasività che non sempre giova alla convivialità nelle relazioni. Non so se son stato chiaro. Spero di sì.

      • il Moralista scrive:

        Ugo, nessun vittimismo. Solo cronaca. Ho discusso con Barnard e mi ha dato del mafioso (massone). Ho polemizzato con Lannes e mi ha dato del mafioso (massone). I calabresi dovrebbero trovare la forza di sfidare a viso aperto alcune logiche feudali abbandonando per sempre la cultura dell’omertà. Invece, un malinteso concetto di “quieto vivere” pervade anche la cosiddetta “società civile” garantendo il sostanziale riconoscimento di un perverso status quo. Tutto vero. Sullo sfondo resta comunque sospeso un interrogativo interessante: non sarà mica colpa mia? O no?

        • gigi scrive:

          Tu sei calabrese,io sono brianzolo,mio cognato e’calabrese.Comunque orgogliosamente italiani,almeno per me.Ti posso dire con certezza che rispetto a qualche anno fa Giu’al nord noto una complicita’tra polentoni e meridionali che fino a poco tempo fa era forse un miraggio..Non se se per la crisi cheI colpisce tutti indistintamente, oppure la lega che ha mostrato i suoi evidenti limiti…ma ora che si stava costruendo l’Italia…ci impongono piu’Europa…Non mollare caro Moralista, c`e`bisogno di giornalisti senza gornale come te, di imprenditori senza stipendio’ come me.Oggi voglio essere un po’ottimista nonostante non ci sia il motivo per esserlo.Riprendiamoci l’ITALIA.

        • ugo scrive:

          Evidentemente Barnard e Lannes non avevano argomenti da proporre in risposta alle tue “polemiche” (anche se non ero presente e dunque parlo in astratto). Diversamente, dopo lo “sfogo” si sarebbero soffermati ad argomentare su qualche punto significativo. L’han fatto? Se non l’han fatto, hanno nascosto dietro a qualche epiteto la loro mancanza di contenuti sui temi che hai loro proposto. Non credo che il darti del mafioso solo perchè calabrese nasconda del razzismo antimeridionale. Piuttosto, credo che nasconda una mancanza di sostanza argomentativa o un momento di stizza (che un personaggio pubblico dovrebbe comunque saper contenere). Certo che è irritante, ma a guardar da fuori non ne farei una questione di antimeridionalismo.

    3. alessandro scrive:

      da lettore esigente, nel criticare spesso gli effetti di una globalizzazione mal gestita, posso senz’altro affermare che il fenomeno della rete web sia uno dei tanti aspetti della globalizzazione di grande successo, dove è superato il concetto di nazione figuriamoci di Regione, ma alcuni sono rimasti all’Età dei Comuni, altri a quella del bronzo (con la quale si hanno costruito la faccia), talaltri a quella della pietra. L’ambiente web in cui scrivi è senza patria e nazione, ti potrebbero leggere anche in Giappone senza neanche sapere dove è Gioia Tauro. Per il resto.. come Ugo suggerisce… non ragioniam di lor, ma guarda e passa… tanto più se scrivere ha proprietà curative che prevengono “una logorante malattia auto-immune” . Però non ti fare illusioni, caro Moralista, il copyright del Blog è senz’altro tuo… made in Calabria, ma è ormai anche uno spazio mio e degli altri lettori

    4. cesare scrive:

      Quando ho scritto che “sembri il megafono spento di Gioele Magaldi”, intendevo proprio dire che sembri il megafono spento di Gioele Magaldi:-) Ma prendila come una critica costruttiva, non come una critica fine a se stessa. Cioè, dimostra (se puoi e se vuoi) ciò che dai per verità assoluta. Non solo, ma cerca di distinguerti, visto che ne hai le capacità, dal resto dei blogger. Nel fare l’analisi di ciò che è stato e di ciò che sarà, manca la cosa più importante, ossia, il presente. Non c’è nessun blogger che si occupa del presente; di come sfangarsela adesso; di dove mettere i propri risparmi al sicuro e (perché no?!) in quale paese emigrare; quali sono, quindi, i settori in fase di espansione; come accedervi e via dicendo..
      Una delle poche cose di cui sono certo e che ho imparato in una seduta di “OrcoCrazia” è che il Potere non è tanto nelle mani di chi possiede i soldi, quanto in quelle di chi gestisce la paura (il DolorDollaro). Continuando a proiettare sul muro la “paura del futuro” (l’orco Merkel e sua moglie Monti/Letta), facciamo il gioco del Potere! perché non concentrarsi sul presente?
      Detto questo, volevo dirti (da Friulano), che una delle persone che più mi è rimasta nel cuore, per la sua bontà e onestà d’animo (anche se non sempre riesco a capire quello che dice :-)) è un calabrese di Lamezia Terme. Quindi continua a coltivare la tua passione con serenità..
      Con simpatia.

    5. and scrive:

      Finchè tu scrivi, io leggo e rifletto. :D
      Grazie

    6. Nicola scrive:

      Da quando ho letto che sei conTerroneo ti leggo con molto piacere.

    7. Gianni scrive:

      E’ interessante leggere i diversi commenti che mi precedono, specialmente quelli genuini e disinteressati. Io non credo invece che si possa definire Francesco megafono spento di qualcun altro che non sia il suo pensiero. L’unica cosa certa che posso dire del Moralista è che è uno spirito libero che si affeziona ad alcune idee e cerca di diffonderle. Se pensiamo poi che nel recente passato prevedeva “il tradimento” di Alfano dei confronti di Berlusconi possiamo anche dire che i suoi pronostici sono attendibili. Auguri di buon lavoro a tutti.

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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