Passato qualche giorno dalla trionfale vittoria elettorale di Mutti Angela Merkel, decisiva per il futuro delle politiche europee”, nessuno parla più della Germania. Cosa accade nel Paese che ricopre egregiamente il ruolo di kapò a difesa dei sacri conti dell’Unione Europea minacciati da un manipolo di spendaccioni olivastri e mediterranei? Riuscirà finalmente Angela Merkel, in versione prof. Birkermaier alla prese con il lavativo ragionier Ugo Fantozzi (clicca per guardare), a disciplinare a colpi di spread gli italiani “mafia, pizza, pasta, paffi-neri e mandolino?” La sfida è di sicuro aperta e avvincente. Passata la sbornia del momento, però, si dà il caso che la situazione politica tedesca risulti molto meno lineare di come alcuni cantori perennemente eccitati l’abbiano di primo acchito rappresentata.  E’ vero, la Cdu di  Angela Merkel ha ottenuto un consenso molto largo (41% circa). Ma siccome la legge elettorale tedesca, a differenza di quella italiana, non l’ha scritta la Banda Bassotti, arrivare primi nelle urne non è di per sé condizione sufficiente per governare. La Merkel ha quindi bisogno di trovare un partito alleato che le consenta di avere la maggioranza all’interno di un Parlamento che rispecchia fedelmente i rapporti di forza consolidatisi attraverso il pacifico esercizio del rito democratico. E qui arriva il bello. Chi farà ora da stampella alla cannibale Angela, preparandosi perciò a subire in prospettiva la stessa ingloriosa sorte del Partito Liberale Tedesco (Fdp, ndm), rimasto fuori dal Bundestag per la prima volta dal dopoguerra? Le soluzioni non sono molte. Soltanto l’Spd (una specie di Pd tedesco), i Verdi e la sinistra raccolta sotto le insegne della Linke sono riusciti a superare la tagliola del 5%. Ora, esclusa in partenza una alleanza di governo Cdu-Linke, inesistente in natura, a rigor di logica rimangono due sole possibili soluzioni: o la nascita di un inedito sodalizio Nero-Verde o, come auspicano gli inciucisti ovunque dislocati, una bella riproposizione di quelle larghe intese, Cdu-Spd, che nel recente passato hanno ridotto i socialisti tedeschi ai minimi termini per credibilità e raccolta del consenso. I Verdi (Grunen), usciti molto ridimensionati dal voto, non sembrano entusiasti dell’idea di finire stritolati dall’abbraccio mortale della corpulenta Merkel. Circostanza questa che l’astro nascente del partito, Tony Hofreiter, ha già tra l’altro provveduto a rendere di pubblica evidenza (clicca per leggere). Gratta gratta al fondo del barile si profila all’orizzonte la soluzione di sempre. Il glorioso Partito Socialdemocratico tedesco, che tentò di opporsi negli anni ’30 di fronte alla inarrestabile ascesa al potere di Adolf Hitler, da tempo finito paradossalmente ostaggio di un triunvirato imbevuto di neonazismo tecnocratico (composto da Steinbruck, Gabriel e Steinmeier), fornirà a breve i voti necessari alla Merkel per puntellare un sistema di potere interno che si nutre del sangue dei cittadini dell’Europa del Sud, cavie martoriate e scientificamente indotte al suicidio attraverso la dolosa predisposizione di norme e provvedimenti apparentemente freddi e neutrali. Come ho avuto modo di dirvi già in passato, tanto il fiscal compact quanto l’obbligo costituzionale di pareggio di bilancio equivalgono nello spirito alle leggi sulla razza di mussoliniana memoria. Al posto degli ebrei, la massoneria reazionaria moderna (che muove anche la mano della Merkel) infila nei forni metaforici della disperazione una più generica umanità povera e marginalizzata, intimamente avvertita come categoria sub-umana, inferiore e stracciona (goym). L’Spd di Germania, come il Pd italiano, ha votato tutte le porcherie cucinate dalla burocrazia di Bruxelles per violentare popoli e nazioni. Steinbruck e Gabriel, al pari degli italiani Bersani e Renzi, sono due collaborazionisti ipocriti che si garantiscono onori, lussi e potere sulle pelle dei diseredati che volontariamente consegnano disarmati nelle mani dei soliti occulti carnefici che ne ispirano le scellerate condotte. E’ bene però che tutti comincino a prestare maggiore attenzione, perché nell’intero orbe terracqueo si intravedono i primi timidi segnali di cambiamento. Negli Stati Uniti, una efficace campagna mediatica a costretto al ritiro dalla carica di nuovo capo della Fed una volgare propaggine degli speculatori finanziari come Larry Summers, mentre il progressista autentico Bill De Blasio si appresta a diventare a furor di popolo il nuovo sindaco della Grande Mela. In Italia la base del Pd mostra segni di insofferenza verso una classe dirigente miope, corrotta ed etero-diretta dall’esterno. Lo stesso dicasi per la Germania. Il dibattito interno nella Spd è molto acceso, e sono lontane le atmosfere che si respiravano ai tempi di Gerard Schroder, quando il futuro impiegato della Gazprom manipolava le coscienze di sinistra costringendole ad ingurgitare politiche classiste e di estrema destra. La base contesta apertamente i vertici (clicca per leggere) e all’orizzonte si staglia la sagoma di Hannalore Kraft, governatrice socialdemocratica e keynesiana del Nord Reno-Westfalia, lontana anni luce da quel gruppo di banditi che ha ultimamente costretto la Spd a calarsi nei meschini panni dell’utile idiota al servizio della sadica gloria di frau Merkel. Come cantava l’ottimo Ligabue, vi assicuro che il meglio deve ancora venire.

    Francesco Maria Toscano

    27/09/2013

    Categorie: Esteri

    10 Commenti

    1. davide scrive:

      speriamo…

    2. Michele scrive:

      Le nuove leggi razziali le hanno fatte..tra poco arriverà il forno, non più metaforico: si chiamerà Ttip, il trattato per il mercato unico transatlantico. Tutto privatizzato, tutto deregolamentato, tutto sul Mercato, tutto a pagamento, servizi e diritti compresi. Tanti auguri a chi non potrà permetterseli, cioè i soliti goym. Chi arriverà prima, l’incubo o il risveglio?

    3. Petronius scrive:

      Non condivido questa speranza. Credo purtroppo che le cose non possano migliorare da sé, aspettando che la gente apra razionalmente gli occhi e si decida improvvisamente a optare per il buon senso e i buoni principi.
      Se non ci sarà un impegno politico sul campo si lascerà mano libera ai disegni reazionari che guadagneranno sempre più terreno.
      Mi posso sbagliare naturalmente ma mi sembra impossibile che il rinnovamento possa provenire dall’interno di quegli stessi partiti che da più di un anno stiamo indicando come spietati sicari al servizio del “nazismo tecnocratico”.
      Il momento in cui si apriranno gli occhi arriverà certamente ma se non saremo uniti con precisi obiettivi comuni non riusciremo a opporci in alcun modo.

      • le sergent de Waterloo scrive:

        In Francia il Front National si sta caratterizzando sempre più come l’oppositore delle scellerate politiche unioniste. Lì, dunque, stanno riuscendo a creare una forte alternativa al totalitarismo neoliberista basato sulla finta contrapposizione fra destra (UMP) e “sinistra”(PS). In Italia mi sembra tutto un po’ più difficile, mancando un partito già strutturato che possa fare sua la battaglia anti UE. Forse, però, non è impossibile che anche da noi ne nasca uno che ponga – seriamente e non strumentalmente – al centro della sua elaborazione ideologica la difesa del “popolo” dalla mondializzazione liberista. Magari, chissà, anzichè originarsi all’estrema destra – come il F.N. – potrebbe nascere al centro o a sinistra… (uso queste categorie per semplicità, ma non le condivido più).
        Saluti

        • Petronius scrive:

          Sì, ma il popolo non può essere “gli italiani”, “i francesi”, “gli spagnoli”, sarebbe un errore molto grave.
          Il popolo devono essere tutti i cittadini oppressi di ogni paese che pretendono di liberarsi, di decidere in nome di principi di fratellanza e non di divisione come era invece per il nazionalismo pernicioso a cavallo fra ’800 e ’900 (che teno qualcuno voglia riportare in auge); lottando quindi contro quella (semplifico) super classe di cosmopoliti della finanza e delle banche, non in nome dei confini nazionali e del “sacro egoismo” piccolo borghese.

    4. le sergent de Waterloo scrive:

      No, mi dispiace ma non sono d’accordo.
      Il popolo, rebus sic stantibus, è quello italiano.
      Seguendo il suo discorso ci poniamo sullo stesso piano delle élite cosmopolite:no agli stati nazionali,globalizzazione, ecc. ecc. Lei, però, mi dirà: “Ma io sono per un internazionalismo sociale” (mi perdoni, ma semplifico molto anch’io).
      Il problema, a mio avviso,risiede nel fatto che non esistono istituzioni internazionali tramite la quali far valere gli interessi dei ceti medio alti, medi e bassi. Se la lotta si svolge in un mondo senza frontiere, l’altissima borghesia apolide ha già vinto in partenza.
      Invece, a livello nazionale già esiste un’istituzione bella e pronta: lo stato. Se si riporta al livello nazionale la fetta più consistente di sovranità, allora tutto è possibile…
      Quanto al pericolo nazionalismo, da lei segnalato, mi viene da pensare che si può essere patrioti alla Mazzini senza per questo diventare nazionalisti alla Federzoni…
      Su questo aspetto potrebbe incidere molto il fatto che l’ipotetico partito patriota e antiélite italiano nasca all’estrema destra, oppure al centro o a sinistra oppure superi totalmente tali categorie…

      • Petronius scrive:

        Se lei mi sta dicendo che questo nuovo nazionalismo o patriottismo si dovrebbero fondare sul rispetto integrale della Costituzione si tratta ovviamente di una posizione “non becera”.
        Il punto che personalmente non mi convince è che se teoricamente potrebbe essere vero che in prima battuta si debba pensare a casetta propria e solo dopo si possa cominciare a lottare per la fratellanza universale, rimane il fatto che nelle dichiarazioni e programmi vari dei sovranisti non ho letto alcun accenno a prospettive più ampie.
        Lasciando perdere gli ideali, che ognuno coltiva per i fatti propri e che non si è obbligati a condividere, la mia modesta opinione è che questo implichi una certa miopia che impedisce di vedere le forze uguali e contrarie che una simile visione genererà in breve tempo e di fronte alle quali, sempre a mio modesto avviso, si aprirà credo inevitabilmente la strada a quelle derive stupidamente piccolo borghesi, basate su un meschino “sacro egoismo” che renderanno impossibile qualsiasi tentativo di lotta basata su idee e programmi più lungimiranti e di più alto respiro.
        Quindi la mia idea è che il patriottismo (meglio del nazionalismo) è una cosa ottima ma ai nostri giorni e nella nostra situazione va impostato in modo internazionalista fondando il senso di questo recuperato senso comunitario su un ideale non particolaristico di lotta per la sovranità dei popoli affratellati contro gli “oppressori”.
        Mi scusi ma di questo afflato “universalista” (in senso buono, quindi compatibile con un patriottismo che condivido), universalismo che io ritengo non solo giusto ma indispensabile dal punto di vista “pratico”, non vedo traccia.

    5. alessandro scrive:

      ascoltavo distrattamente il TG2 dell’una e mezza di oggi, nella speranza di qualche utile aggiornamento dalla Germania all’indomani delle consultazioni elettorali tedesche, ma l’unica notizia di “politica estera” che è andata in onda verteva su una importante novità a Downing Street: udite, udite! pare che Cameron sia stato rimproverato di non curarsi abbastanza del gatto di famiglia! che cazzo! vi sembra una condotta accettabile per un premier di governo? è indecente. Sollecito i lettori del Moralista a commentare questa sconvolgente notizia e a lasciar perdere quelle sottigliezze stucchevoli attorno alle elezioni tedesche e ai possibili risvolti sulla politica europea… lasciamo queste quisquilie a certi intellettuali perditempo! avanti commentate… chi mi sa dire il nome del gatto di Cameron?

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