(…)Com’è noto, l’attuale legislazione in materia, che porta, insieme a quello di Gianfranco Fini, il nome del leader della Lega Umberto Bossi, prevede che il permesso di soggiorno si conceda solo allo straniero che abbia già un contratto di lavoro nel nostro paese.

    Con questa legge, dunque, si impedisce agli extracomunitari di venire in Italia per cercare un lavoro, come sarebbe logico e normale, ma potranno entrare nel nostro territorio solo quelli che saranno in grado di esibire un contratto già stipulato.

    Una norma, inutile dirlo, che crea problemi non soltanto per i nuovi ingressi, ma anche per chi è già in Italia e, per cause non imputabili alla sua volontà, si trova a perdere la propria regolare occupazione. Una norma ingiusta, evidentemente, che favorisce, in molti casi, il ritorno ovvero l’approdo alla clandestinità.

    Con il varo del cosiddetto Pacchetto sicurezza nel 2009, le clausole di limitazione degli ingressi e dei soggiorni sono diventate ancora più draconiane, cosicché la stessa clandestinità è finita per essere considerata un reato.1 Sulla punibilità di tale reato ci sarebbe molto da discutere. Quel che è certo è che proprio l’equiparazione della condizione di clandestinità ad una fattispecie di reato può favorire il rapporto tra immigrazione e condotte criminali. Un circolo vizioso, insomma, che la dice lunga sull’aderenza di taluni provvedimenti, di certe prese di posizione, alla realtà.

    Ma poi: se è vero che, come abbiamo visto, gli immigrati che lavorano nelle nostre case, nelle nostre fabbriche, nei nostri campi, sono assolutamente indispensabili per la tenuta della nostra economia, e la stragrande maggioranza di essi, quelli almeno venuti in Italia ormai anni addietro, prima di trovare un lavoro, ricongiungersi con i familiari, “regolarizzarsi” insomma, hanno vissuto, sulla propria pelle, il dramma del vivere in clandestinità, l’esasperazione del concetto di lotta a quest’ultima perde ogni fondamento logico, riducendosi evidentemente ad una mera espressione ideologica.

    Gli anni avvenire aggraveranno notevolmente lo squilibrio demografico col quale già l’Europa è costretta a fare i conti. L’Italia in questa cornice non sfuggirà alla regola generale.

    Da studi fatti, pur prevedendo, entro il 2050, una nuova immigrazione di 40 milioni di persone, la popolazione totale dell’Europa subirà comunque una diminuzione di circa 7 milioni di unità. Non solo: nello stesso periodo si prevede che alla popolazione europea verranno a mancare oltre cinquanta milioni di persone in età da lavoro.

    Questa previsione ci dice che nei prossimi decenni l’economia dei paesi europei, Italia compresa, sarà sempre più immigrato-dipendente, più di quanto lo sia già oggi.

    Oggi come domani il problema dell’immigrazione dovrà essere affrontato, pertanto, con lucido realismo, tenendo conto, oltre che degli aspetti umani del problema, comunque importantissimi, degli interessi materiali delle nostre società, delle nostre economie. Va da sé che affrontare la questione dell’immigrazione cavalcando paure, agitando fantasmi, non solo fa male alla nostra civiltà, ma anche al nostro futuro.

    Una politica responsabile su questo versante è quella che contemperi una regolare, disciplinata, gestione degli ingressi nel paese, anche per ragioni di sicurezza, all’esigenza di immettere nel mercato del lavoro manodopera, specializzazioni, competenze che possono solo far bene alla nostra economia. Senza trascurare, quale principio di civiltà, il diritto dei migranti ad una vita migliore. Quel diritto che gli italiani hanno rivendicato, difeso, in più di 150 anni di emigrazione, europea e transoceanica.

    Veniamo, a questo punto, al secondo rilievo, quello che afferisce ai fenomeni criminali che vedono protagonisti immigrati extracomunitari. Tutti gli studi effettuati negli ultimi dieci anni dimostrano che il cosiddetto “tasso di criminalità” fra gli immigrati regolari è praticamente uguale a quello che si riscontra nella popolazione italiana, l’1,40 contro l’1,23%.

    Come a dire: gli immigrati delinquono nella stessa misura degli italiani. Ovvero, rovesciando i termini del discorso: sapete che nella nostra società delinquono anche gli immigrati? Una scoperta dell’acqua calda, verrebbe voglia di dire, se non fosse che, proprio su questa problematica, si scatenano da qualche anno le tensioni più apprezzabili a livello politico e sociale.

    I numeri subiscono invece una variazione, abbastanza significativa, se ad essere considerata è la popolazione degli “irregolari”: sono 8 su 10, generalmente, gli immigrati “irregolari” sul totale degli stranieri denunciati ogni anno.

    E però anche questo dato non dice tutto della situazione: molti dei cosiddetti “irregolari” colpiti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria hanno commesso “reati” legati alla loro stessa condizione di irregolarità, secondo quanto prevedono le recenti norme in tema di incriminazione per stato di clandestinità. Quest’ultima, come abbiamo visto, favorita molto spesso dalle stesse clausole della legge vigente in materia di immigrazione, che subordina il diritto a soggiornare legalmente sul territorio nazionale all’esibizione di un regolare contratto di lavoro.

    Diamo allora uno sguardo ai dati relativi ad alcune tipologie di reato che maggiormente creano, nell’immaginario collettivo, un rapporto di identificazione col fenomeno dell’immigrazione, incominciando da quello più odioso: lo stupro.

    Secondo una recente indagine dell’Istat, ripresa dai principali giornali e riviste nazionali, il 90% degli stupri che si consumano annualmente nel nostro paese sono compiuti da italiani. Sempre secondo l’istituto di statistica, il 69% vedono protagonisti partner, mariti o fidanzati. Le mura domestiche costituiscono solitamente la location principale di questo tipo di reati. D’altro canto non potrebbe essere diversamente, vista la sproporzione tra popolazione di immigrati e popolazione italiana. Ma questo non costituisce un’aggravante a carico degli stranieri, piuttosto la dimostrazione che anche in questo caso non è possibile fare un’equiparazione tra immigrazione e delitto di violenza sessuale.

    Per tutti gli altri reati di maggiore allarme sociale, a cominciare dalle varie tipologie di furto, negli ultimi anni si è avuto un calo considerevole delle denunce a carico di immigrati, regolari o irregolari che fossero. Stando agli ultimi dati di fonte ministeriale, nel 2009 gli stranieri denunciati sono stati 260.883, su un totale di 823.406, dato che farebbe registrare un calo del 13,9% rispetto al 2008. Con la sola eccezione dei furti in esercizi commerciali, dal 2008 al 2009 si sarebbe avuta una sensibile diminuzione dei denunciati stranieri per i furti in abitazione, -31,9%, per le rapine in banca, -24,4%, per le rapine in abitazione, -18,9%.

    Con un dato inequivocabile: il tasso di criminalità degli stranieri è inversamente proporzionale a quello del numero di permessi che vengono rilasciati. Più alto è il numero dei soggiornanti regolari, più basso è il numero dei delitti che vengono consumati.

    Anche questa un’ovvietà, che però molto spesso viene ignorata, prediligendo atteggiamenti di ostilità preconcetta nei confronti del fenomeno immigrazione, per ignoranza o cinico calcolo politico. (…)Favorire la “regolarità” dei soggiornanti, senza le clausole restrittive, capestro, dell’attuale legislazione in materia di immigrazione, sarebbe ordunque una via da perseguire. Un immigrato regolare che perde il lavoro e, di conseguenza, il permesso di soggiorno, scivolando verso una condizione di effettiva e drammatica clandestinità, sarà più esposto al rischio di compromettersi con azioni criminali.

    Meglio un immigrato disoccupato, e al tempo stesso libero dal disagio della clandestinità, dunque, che un potenziale criminale; meglio essere liberi di cercare un lavoro, che essere costretti a delinquere per tirare a campare. Un’altra ovvietà. (…).Vi ricordate la nave albanese Vlora, quella che l’8 agosto del 1991 approdava al porto di Bari carica di ventimila disperatati provenienti dal paese delle aquile? Sicuramente sì. L’immagine di quella carretta zeppa di persone, ammassate che sembravano formiche, ha fatto il giro del mondo: è diventata l’immagine simbolo non solo della prima ondata migratoria da quel paese verso l’Italia, ma, evidentemente, anche l’emblema del fallimento di un regime che si era ispirato, in maniera del tutto singolare, ai principi del comunismo.

    Bene. Su quella nave c’era un’umanità varia: non saprei dire quanti di quei disperati si renderanno protagonisti di crimini e misfatti. Quel primo esodo riguardò anche delinquenti comuni, evasi dalle carceri a seguito del crollo del regime. So però che tra di loro c’era chi nel nostro paese conoscerà ben presto una vita migliore e qualcuno anche il successo.

    Della prima categoria ne ho conosciuti tanti, alcuni sono anche miei amici. Per quanto riguarda la seconda, un esempio noto ai più è quello di Kledi Kadiu, il ballerino divenuto famoso grazie alle trasmissioni televisive di Maria De Filippi.Kledi Kadiu non aveva un contratto di lavoro in Italia, benché allora la normativa era diversa da quella attuale e non prevedeva quella clausola capestro, ma solo la speranza di migliorare la propria esistenza. Un caso su ventimila, certo. Ma paradigmatico di una condizione di partenza che accomuna tutti i migranti.

    Nel 2009 ha scritto un libro, un’autobiografia, che ha voluto intitolare “Meglio di una favola. La mia vita”. Un titolo che non ha bisogno di commenti. Se Kledi Kadiu fosse entrato nel territorio dello Stato italiano dopo l’entrata in vigore del Pacchetto sicurezza, la sua sorte sarebbe stata ben diversa. Come la sorte di tanti suoi connazionali che in questi anni hanno stabilizzato in Italia le loro famiglie, hanno trovato un regolare lavoro, magari hanno aperto una partita iva. Incriminati per il reato di immigrazione clandestina, avrebbero dovuto fare i conti con campi di detenzione, pene pecuniarie ed espulsione.

    Mentre chiudo questo punto, leggo da un’agenzia che la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo del Pacchetto sicurezza “nella parte in cui non dispone che l’inottemperanza all’ordine di allontanamento sia punita nel solo caso che abbia luogo senza giustificato motivo”. In altri termini ha stabilito che lo straniero che si trova in un “estremo stato di indigenza” non è punibile in caso di non obbedienza all’ordine di allontanamento o di espulsione dall’Italia. Una buona notizia, che mitiga gli effetti di una norma palesemente ingiusta, disumana.

    Leggo il giorno dopo l’apertura de La Padania: “E ora la Consulta vieta le espulsioni. Incredibile sentenza della Corte Costituzionale che ritiene illegittimo il rimpatrio dei clandestini indigenti. Il buonismo consente a chi non ha lavoro e tira a campare con espedienti di continuare a delinquere”.

    Sconcertante. Il segno di una profonda decadenza della politica italiana. O forse solo di una parte di essa, fortunatamente. Certamente l’impronta tangibile di un gigantesco paradosso: contrastare un fenomeno che, a parte ogni argomento sulla civiltà di un paese, è assolutamente funzionale agli interessi di un territorio che si pretende di difendere e rappresentare (…)

     Luigi Pandolfi

    *Tratto da Lega Nord, Un paradosso italiano in 5 punti e mezzo (Laruffa, 2011)

    1 La Legge 15 luglio 2009, n. 94, parte del c.d. Pacchetto sicurezza, introduce il reato di immigrazione clandestina, che prevede un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro per lo straniero che entra illegalmente nel territorio dello Stato..Il provvedimento prevede anche dei limiti ai matrimoni di interesse: per acquisire la cittadinanza italiana non sarà più sufficiente la semplice effettuazione del matrimonio ma occorrerà che il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica (ovvero tre anni se la residenza è invece all’estero); nuove norme in materia di occupazione del suolo pubblico; misure di contrasto all’impiego di minori nell’accattonaggio;misure in materia di confisca dei beni di provenienza illecita; la possibilità per i sindaci di avvalersi della collaborazione di associazioni, formate principalmente da ex appartenenti alle forze dell’ordine, di cittadini non armati in grado di segnalare casi di disagio sociale o che rechino pregiudizio alla sicurezza ( le famose ronde); l’ estensione della permanenza nei Cpt, rinominati “centri di identificazione ed espulsione” dal Decreto Legge 23 maggio 2008) fino ad un massimo di 180 giorni. (Altalex, 27 luglio 2009).

     

     

    Categorie: Lavoro

    10 Commenti

    1. Rodion scrive:

      La Bossi-Fini è una porcheria. Il motivo è che non puoi mettere dei gorilla a studiar soluzioni per esseri umani.

      http://www.italianiliberi.it/Edito13/vengono-da-noi-perche-qui-l-individuo-conta.html

      Da “Italiens” in avanti oppressori e collaborazionisti hanno infangato l’immagine del nostro Paese, mostrando sempre e solo il peggio: ma l’Italia dà i natali ancora ai migliori intellettuali del mondo. Non abbiamo solo traditori con la lingua attaccata al deretano di qualcuno.

      Ida Magli è uno dei tanti motivi per cui sono orgoglioso di essere italiano.

    2. [...] (…)Com’è noto, l’attuale legislazione in materia, che porta, insieme a quello di Gianfranco Fini, il nome del leader della Lega Umberto Bossi, prevede che il permesso di soggiorno si conceda solo allo straniero che abbia già un contratto di lavoro nel nostro paese. Con questa legge, dunque, si impedisce agli extracomunitari di venire in Italia per cercare un lavoro, come sarebbe logico e normale, ma potranno entrare nel nostro territorio solo quelli che saranno in grado di esibire un contratto già stipulato. Una norma, inutile dirlo, che crea problemi non soltanto per i nuovi ingressi, ma anche per chi è già in Leggi la notizia [...]

    3. Petronius scrive:

      Riporto una frase di James Galbraith su Bloomberg, in un articolo in cui sostiene che l’unica salvezza per evitare la prossima crisi sarà nella riduzione delle ineguaglianze.
      Credo che il problema della disuguaglianza sia cruciale per due motivi: per quello che dice Galbraith nell’articolo e per smuovere la gente dall’apatia dandogli un obiettivo di giustizia immediatemente comprensibile per cui lottare insieme.
      Il che naturalmente implica anche il discorso della mobilità sociale che dovrebbe essere incentivata dallo Stato in quanto, obiettivamente, unico autentico collante di una società; un problema di cui non si parla praticamente mai se non in qualche studio specialistico che rimarca con preoccupazione l’irrigidimento delle rendite di posizione (soprattutto in Italia ma non solo).

      Dice Galbraith che il problema dell’ineguaglianza va affrontato con decisione e partendo dall’assunto molto realistico che comunque l’ineguaglianza esisterà sempre e comunque mette in evidenza che:

      “We can tolerate inequality, in other words, as long as we meet two conditions. First, there must be a strong, stable foundation for middle-class life with protection from poverty. Second, great fortunes can pile up but they must then be dispersed. In a democracy, no one should rule by inherited wealth — or it’s no democracy to speak of.”

      “Potremo tollerare l’ineguaglianza sociale [significa: riusciremo a evitare i prossimi esiziali contraccolpi dovuti a questo problema] solo a due condizioni: che esistano delle forti, stabili fondamenta su cui poggiare l’esistenza della middle class con delle protezioni contro lo scivolamento verso la povertà.
      Secondo: le grandi fortune possono essere accumulate ma poi devono essere disperse. In democrazia nessuno può ereditare delle immense fortune altrimenti non si tratterebbe più di autentica democrazia.”

      Ora per vari motivi è comprensibile la posizione del GOD che è contraria all’idea di abolire o limitare l’ eredità ma se si vuole mantenere la trasmissione dei beni da genitore a figli, bisogna rendersi conto, in linea con Galbraith ma più realisticamente, che l’ineguaglianza è effettivamente la causa profonda delle varie crisi in questo e in tutti i sistemi economici possibili, quindi l’unica salvezza è in una mobilità sociale (fluidità) sostenuta e incentivata dallo Stato (cioè andrebbe scritto nella Costituzione).
      La fluidità sociale crea e consolida il senso di appartenenza e nel giro di un paio di generazioni si sdrammatizzerebbe il gap sociale fra le classi.

      E’ un argomento valido tecnicamente ma anche molto forte dal punto di vista della costruzione del consenso.
      Credo che varrebbe la pena di parlarne più spesso.

      http://www.bloomberg.com/news/2013-09-23/fixing-inequality-can-save-us-from-the-next-crisis.html

    4. Petronius scrive:

      Aggiungo che in Svizzera si terrà un referendum sul reddito di cittadinanza a 2500 franchi al mese.

      http://www.repubblica.it/economia/2013/05/03/news/svizzera_uno_stipendio_per_tutti_referendum_sul_reddito_di_cittadinanza-57967889/

    5. ugo scrive:

      Questa lunga pagina è viziata da una premessa che non corrisponde alla realtà. Infatti esordisce con un “Se è vero che[...]” seguito da una affermazione che… non è vera! Inoltre, viene completamente elusa la questione delle possibilità di un territorio conformato come quello della nostra Italia e già ampiamente sovrappopolato (come dimostra quella miriade di fenomeni che ci affliggono in modo alquanto virulento e che ho elencato in un mio commento di qualche giorno fa) di sostenere una densità di popolazione che è già ora eccessiva, in particolare nell’area della Pianura Padana e in alcune aree più delimitate del resto d’Italia. Visto che non si vive di solo pane e che piace, in questi anni conditi di contraddizioni, sottolineare ad ogni pie’ sospinto quanto sia apprezzabile il “benessere”, non dimentichiamo che il “benessere” non è fatto solo di disponibilità economiche (che sono comunque in fase di rapido declino) ma anche di “sensazioni” e di “percezioni”. Ebbene, moltissimi Italiani vivono l’immigrazione nei numeri attuali e a maggior ragione in quelli che prospettano le nostre dirigenze come una fonte di sensazioni alquanto spiacevoli, che turbano il benessere individuale almeno quanto le preoccupazioni economiche. Ma non limitatevi a credere alle mie parole. Verificate parlando con le persone che avete intorno senza imbeccarle con le vostre convinzioni, lasciatele sfogare fingendo (se non esprimono il vostro punto di vista) di dar loro ragione. Fate in modo di parlare con una persona alla volta, in modo che chi vi parla non si senta messo sotto esame. Avrete modo di scoprire che quel che vi dico non è un parto della mia fantasia: non sono solo gli immigrati a star male per l’immigrazione, l’immigrazione fa star male più Italiani di quanti possiate immaginare. Alla faccia del benessere.

      • Giorgio Soros scrive:

        Concordo, pessimo pezzo e denso di luoghi comuni ovvero falsità.

        La popolazione carceraria italiana è composta per il 60-65% da stranieri.

        L’autore forse sostiene che gran parte di essi abbiano solo compiuto il reato di “clandestinità”? Peraltro non punito con la detenzione carceraria.

        Solita favola di immigrazione massiccia necessaria, ma dove, in un paese con il 12,1% di DISOCCUPAZZIONE (nominale)?

        Si sorvola inoltre sul fenomeno della ricaduta salariale da competizione vs immigrati.

        Rivoltante pezzo di propaganda globalista “di Sinistra”.

    6. Rodion scrive:

      La “mobilità sociale” è già “scritta” in Costituzione: una Costituzione a forte impronta keynesiana fondata sul Lavoro e che redistribuisce il reddito tramite una fiscalità progressiva e che eroga, per diritto NON solo di cittadinanza, i servizi che formano lo Stato Sociale.

      Il “reddito di cittadinanza” è un’altra porcheria di stampo hayekiano che confligge con la nostra Carta Costituzionale: Carta che sancisce la nostra Repubblica fondata sul Lavoro e non sulla disoccupazione.

      Lo Stato non deve garantire un reddito minimo: deve garantire la piena occupazione e i servizi essenziali (il welfare).

      Questa è la base della nostra Democrazia: e va saputo.

      Il “reddito di cittadinanza” è parte di un’ideologia economica neoclassica che è assolutamente classista, antidemocratica e oscurantista.

      • Petronius scrive:

        Volevo far vedere che il problema della disugaglianza comincia a farsi sentire, se gli Svizzeri indicono un referendum sbagliato quanto ti pare ma che è un tentativo di soluzione del “vero problema” della nostra epoca. Poi si può discutere se è una buona idea o no.

        Sulla mobilità “scritta” nella Costituzione mi piacerebbe che fosse “scritta” senza le virgolette, cioè citata esplicitamente perché credo che sia abbastanza evidente il fatto che il mantenimento della rendita di posizione è uno dei difetti più tipici del nostro Paese.
        Penso che da noi non bastino i concetti “intuitivamente impliciti”, perché purtroppo se c’è chi sale nella scala sociale si dovrà avere anche qualcuno che scende e questo piccolo dettaglio lo si mette sempre in secondo piano.

        In realtà non bisogna favorire la “mobilità” ma la “fluidità” e per questo bisogna accettare che le rendite di posizione “non” possono essere mantenute in eterno; quanto siamo sicuri di volerlo?
        Perché la Costituzione dice una cosa un po’ ambigua e cioè che va ridotto il divario fra le classi; e però finché non dirà che questo implica per forza che i ricchi devono essere meno ricchi e che i loro figli non possono essere favoriti nella ricerca del lavoro ma anzi bisogna favorire almeno una quota dei figli dei meno abbienti; finché non dirà queste cose “senza virgolette” si tratterà solo di una semplice esibizione di buone intenzioni e basta.
        Faccio notare che o si diranno queste cose o il popolo non sarà interessato e continuerà nella sua attale abulia che fa solo il gioco delle élites; ci si dovebbe pensare.
        E’ un problema che ci riguarda e riguarda anche il GOD che strilla incazzatissimo che gli italiani sono un popolo di somari.
        Caro GOD, o impari la lingua dei somari, o impari come funziona la loro pancia, o ti ricordi che senza quei somari non si concluderà niente e CHE E’ RESPONSABILITà DEI NON SOMARI risollevare la condizione dei propri fratelli o saremo inevitabilmente sconfitti. E i somari vogliono sentirsi dire che “un giro di giostra spetta a tutti” quindi se non vi dichiarate pronti all’ “alternanza” sociale il vostro messaggio, per quanto sincero e veritiero, non sarà efficace.

        Fondare una risposta politica sul rispetto della Costituzione è comunque un punto importante e molto forte anche simbolicamente, ma a mio avviso occorre chiarire i risvolti pratici dei principi della Carta altrimenti il messaggio arriva solo dove non c’è bisogno che arrivi (ossia da quelli che hanno già capito e servirebbe a pochino…).

        • Rodion scrive:

          In realtà tutto il dettato costituzionale è assolutamente coerente e chiaro (il virgolettato quotava il participio da te usato): fai notare giustamente che il messaggio non arriva alla maggioranza dei cittadini.
          I Valori su cui è incardinata la Carta andrebbero forse insegnati dalla nascita. (Ricordiamoci però che i Valori non sono “nozionistica”, sono “direttive etiche” che si esprimono solo nella loro interiorizzazione e conseguente attuazione).

          Perché non viene fatto? Forse perché chi controlla media e istruzione è in conflitto d’interessi? Non lo so.

          Ti faccio però notare che la Costituzione non è MAI stata messa in pratica: per motivi squisitamente culturali ma spesso per opportunità politica. Pensa alla censura che ha dovuto subire Pasolini? Era già un reato non conforme alla Costituzione (ma conforme al “diritto canonico”).

          Di esempi simili ce ne sarebbero tantissimi fino allo scempio attuale culminato con il golpe europeo.

          Credo che la Costituzione vada difesa così com’è proprio perchè è talmente giovane e moderna che deve essere ancora applicata.

          Se trovi interessante il tema di piena occupazione (in contrapposizione al “reddito di cittadinanza”) ti consiglio, se già non conoscevi, l’analisi di Kalecky, 1943: http://gondrano.blogspot.se/search/label/Micha%C5%82%20Kalecki%20%281943%29%20Aspetti%20politici%20del%20pieno%20impiego

          Su GOD: continuano imperterriti a sostenere gli Eurobond.

          I maggiori economisti sono concordi nel fatto che non sono politicamente realizzabili: perché insistere con qualcosa che non è sostenibile? Reminiscenze della Giovine Europa? Di progressisti molto ferrati in economia non se ne son visti molti negli ultimi trent’anni.

          Le mie certezze stanno nella Patria (intesa come terra, non come nazione), nella mia lingua (purtroppo solo adottiva – la Lingua della mia cultura è stata definita “dialetto” e ci è stato imposto di non parlarla), nelle relazioni, e nel mistero della spiritualità che si incarna nella vita.

          Il resto cambia scala di valori con il passare delle stagioni.

          Sugli Italiani? Non so. Credo che l’unica cosa da capire sia che c’è da capire.

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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