In questi giorni su tutti i media nazionali tiene banco la vicenda riguardante il giornalista Francesco Gangemi, direttore del periodico calabrese Il Dibattito finito in galera all’età di 79 anni, nonostante risulti essere gravemente malato, per aver cumulato alcune condanne per diffamazione (clicca per leggere). La mia concezione di giornalismo, lo dico subito e a scanso di equivoci, è molto distante rispetto a quella proposta dal Gangemi. I toni usati dal Dibattito sono spesso inutilmente urlati, tendenziosi ed esasperati. Ma tutto questo, di per sé, cosa testimonia? Impedire che un giornalista finisca in galera per le opinioni espresse, quand’anche fossero altamente strumentali, significa difendere un principio di civiltà che assorbe e sorvola tutto il resto. Difendere la libertà degli altri di esprimere concetti che stridono con il nostro sentire, spiegava quel genio di Voltaire, è nobile prassi. Sviluppai analoghi ragionamenti circa un anno fa quando sembrava che le patrie galere fossero pronte ad accogliere il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti (clicca per leggere). E’ molto pericoloso farsi attraversare dalla tentazione di subordinare la libertà di espressione al preventivo rispetto di regole che ricadono sotto la sfera fluttuante ora della deontologia, ora dell’ etica. La libertà di espressione, così come la salvaguardia dell’onore personale, è  tutelata dalla nostra Costituzione. Il legislatore attento e lungimirante è quello che riesce ad ottenere una sintesi alta in grado di mediare tra gli interessi configgenti di chi informa e di chi, invece, rivendica correttamente il diritto di non essere impunemente diffamato. La previsione del carcere per il giornalista che utilizza male e in maniera spregiudicata la sua sacrosanta libertà di esprimersi è assolutamente incompatibile con la salvaguardia dello stato di diritto. Discorso per certi aspetti analogo potrebbe farsi con riferimento alle condotte dei magistrati. Quante volte capita di ascoltare le testimonianze di cittadini le cui vite sono state distrutte da inchieste condotte con superficialità da magistrati alla ricerca di un trampolino buono per costruire rapide carriere politiche? Gli errori investigativi di un magistrato, per dolo o colpa grave, possono provocare ferite ben più gravi di quelli causate da un articolo di giornale. Eppure, giustamente, nessuna persona di buon senso potrebbe mai credere che la previsione del carcere costituirebbe un valido deterrente per impedire il verificarsi di futuri quanto macroscopici errori giudiziari. Ma mentre la funzione del giornalista è minacciata da leggi liberticide e di ispirazione fascista che evocano ancora oggi lo spettro del carcere, quella dei magistrati è eccessivamente tutelata. Specie dopo che il referendum promosso dai radicali nel 1987 al fine di prevederne la diretta responsabilità civile  è stato di fatto aggirato dalla successiva legge Vassalli, approvata in Parlamento l’anno successivo con la complicità di Dc, Pci e Psi. In conclusione, il Parlamento approvi al più presto una legge che escluda categoricamente l’ipotesi del carcere per i giornalisti, recuperando contestualmente lo spirito della proposta radicale, poi validata da un consenso popolare plebiscitario, destinata a rendere personalmente responsabili sotto il profilo civilistico i magistrati che, al pari di tanti giornalisti, sbagliano spesso e volentieri.

    Francesco Maria Toscano

    9/10/2013

    Categorie: Politica

    9 Commenti

    1. Petronius scrive:

      Se ho capito il senso dei due ultimi post ad magistratum si preparano sviluppi interessanti anche se un pochino differenti da quello che avrei sperato (ma non del tutto negativi naturalmente, solo meno entusiasmanti di quello che mi auguravo e che, erroneamente, credevo si prospettasse).
      Saluti a tutti e naturalmente continuerò a seguire (anche perché come ho detto si tratta comunque di un’evoluzione pur sempre “positiva”, nel senso che la maggiore efficacia dovrebbe essere assicurata; e magari poi si scopre anche che mi sono sbagliato, non si sa mai).

      • il Moralista scrive:

        Petronius scusami, non ho ben capito il senso della tua critica. Potresti circostanziarla per favore? Mi aiuteresti a rispondere nel merito.

        Grazie,

        Francesco

        • Petronius scrive:

          Francesco, ho specificato che posso sbagliarmi, è una mia deduzione in considerazione del fatto che fino adesso, almeno da quando frequento con regolarità il tuo blog, non mi era sembrato di vedere molti post sulla magistratura; come ho detto, avrò modo di verificarlo ma comunque sia sarò sempre dalla vostra parte sulla questione europea. Certo che ci sarà la differenza fra un sostegno da parte mia (per altro di modestissima importanza) entusiasta e uno tatticamente necessario.
          Ho visto la foto di Gianluca Versace con Berlusconi inviata da un altro utente,

          http://www.gianlucaversace.it/images/slide-1-1.jpg

          ho notato la contiguità dei post sulla magistratura e ho pensato che fossero un sostegno a una persona (non Versace, naturalmente) che potrebbe rivelarsi utile in una lotta politica contro le “tecnocrazie” europee (termine che uso per brevità).
          Ribadisco che posso sbagliarmi ma anche se fosse ne capirei la necessità, non è che le persone e le forze impegnate in questa lotta siano messe benissimo in quanto a capacità di sensibilizzare i cittadini più sfiduciati e di coagulare un consenso sufficiente.
          Personalmente mi piacerebbe un movimento che si preoccupasse in primo luogo di risvegliare le coscienze degli italiani con un impegno costante sul territorio; è anche vero però che bisogna badare all’efficacia pratica.
          Ripeto per la terza volta che posso aver interpretato male, che in ogni caso apprezzo il vostro impegno e che se nascerà questa vostra associazione darò in qualche modo il mio piccolissimo sostegno.

          • il Moralista scrive:

            Caro Petronius, intendo tranquillizzarti. Il Moralista è uno spazio libero, dove tutte le posizioni si confrontano nella speranza di realizzare sempre una sintesi “alta”. Versace ha mandato un suo contributo, ben scritto e argomentato, ed è stato pubblicato. Ti invito a scrivere un articolo di risposta in grado di sviluppare la stessa tematica sotto un altro e diverso punto di vista. Lo pubblicherò con la stessa evidenza. Vorrei che i miei lettori capissero che tutte le chiavi di lettura proposte dagli utenti, anche quelle più distanti dalla mia sensibilità, troveranno sul Moralista spazio e ospitalità. Mai censura. Ad idea si oppone altra idea. Mai silenzio. Questa è la nostra filosofia. L’unica in grado di parlare all’esterno anziché parlarsi addosso. Ti abbraccio,

            Francesco

            • Petronius scrive:

              Prendo atto di quello che mi dici, non resta che aspettare gli sviluppi della associazione.

              Sull’articolo del signor Versace, ho trovato alcune tesi che mi sono parse leggermente contraddittorie fra loro e con i fatti politici che ho seguito in questi anni, ma è verissimo che tutti hanno il diritto di esprimere la loro opinione.

              Per la foto scrive un articolo per spiegare che non significa nulla

              http://www.gianlucaversace.it/articolo3.html

              e anche qui ne prendo atto. Leggendolo però sembrerebbe un ex sostenitore che si è reso conto che il progetto berlusconiano è fallito; ecco, io non sono mai stato un sostenitore di Berlusconi e faccio fatica a capire come gli si potesse dare anche il minimo credito; soprattutto quando, come il signor Versace, ci si riferisce a (fantomatiche) riforme liberali che nella realtà sono sempre stati tentativi ultra liberisti di distruzione del pubblico (vedi Alitalia che ho seguito abbastanza; è anche vero che se Berlusconi l’ha messa in mano a gente che l’ha fatta nuovamente fallire – esito LAMPANTE fin dall’inizio dell’avventura dei capitani coraggiosi – la cosiddetta sinistra la voleva tranquillamente svendere agli stranieri dopo averla distrutta pezzo per pezzo, quindi non è che ci fosse tutta questa differenza).
              Ma lo hanno sostento in tanti all’inizio, anche professori di grande nome che oggi tengono blog a favore della spesa pubblica, quella che Berlusconi ha sempre detto di voler tagliare…evidentemente la contraddizione appare fin troppo palese solo a me.

    2. il Moralista scrive:

      P.s. Quello della foto è un argomento ridicolo. Anche io ho una foto con Valentino Rossi. Eppure non so neanche salire su una moto…

    3. Rodion scrive:

      http://www.personaedanno.it/enciclopedia/magistrato-responsabilit

      Un danno cagionato da terzi che rovina la vita è soggettivamente non stimabile: però, nella contrapposizione fatta tra “colpa grave di un magistrato” e diffamazione a mezzo stampa mi sento di fare una grossa differenza. L’etica.

      Una vita rovinata dalla malagiustizia è fatto generalmente “colposo” da parte dei magistrati.

      La “diffamazione a mezzo stampa” è uno strumento di governo (doloso) che sta sostenendo l’edificazione della distopia orwelliana.

      Le menti che delinquono sono magari le stesse, ma sono due ambiti (due poteri fondanti la Democrazia: Giustizia e Informazione) molto diversi. E solo uno dei due ostenta ancora parvenze democratiche e un minimo di autonomia.

      Sulla “diffamzione”, anche in ambiti privati, è intervenuto lo stesso Papa Francesco che non ci sta facendo mancare niente.

      Conquesto vorrei sottolineare la delicata dialettica nell’affrontare le due questioni.

      • il Moralista scrive:

        Rodion, perdonami, ma trovo veramente surreale la distinzione, presuntiva e antropologica, volta a bollare come genericamente “colpose” la condotte dei magistrati e “dolose” quelle dei giornalisti. Tutto ha un senso: Mani Pulite fatta in qual modo, la inchieste sulle stragi fatte in quel modo (con quelle carriere e quegli “abbagli” al seguito), l’allontanamento di Clementina Forleo, il basso profilo dell’inchiesta sul Monte dei Paschi (do you remember Mario Draghi?). Potrei continuare all’infinito. La geometria non va mai d’accordo con il caso…

    4. Rodion scrive:

      Mi vedi completamente d’accordo.

      Il mio rimane un abbozzo di pensiero che esprime una visione soggettiva:

      voglio dire che mentre in Italia abbiamo avuto magistrati che si sono distinti a livello internazionale e, a mia conoscenza, la “colpa grave” del giudice tende ad essere più l’eccezione che la regola, il giornalista usato come strumento antidemocratico è invece la regola. Il bravo giornalista è l’eccezione.

      Usavo la dimensione “etica” per provare a dare una misura quantitativa del grado di compromissione di un potere democratico: dei “3 + 1″ rimane la magistratura parziamente indipendente.

      Non escludo assolutamente che il mio possa essere un grossolano errore di valutazione, ma non credo che un Di Pietro fosse consapevole di essere la mano armata di un golpe, Scalfari credo proprio di sì. Ma, giustamente, sono presunzioni.

      Questo voleva essere uno strumento dialettico per equiparare la necessità di NON normare ulteriormente la disciplina dei giudici come non lo si vuole per l’informazione (quantomeno in questo periodo storico).

      Sull’uso della magistratura per fini eversivi sfondi con me – credo – una porta aperta.

      Quindi non era mia intenzione proporre una distinzione “antropologica” ma solo sottolineare la difficoltà nell’accostare le responsabilità civili nell’esercizio delle due funzioni in un contesto di gravi squilibri di potere per cui l’eterogenesi dei fini è la norma.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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