Oggi il Corriere della Sera ospita una sfilza di morti viventi da fare invidia alla fortunata serie di Zio Tibia andata in onda sulle Tv commerciali sul finire degli anni ’80. A pagina 28 del quotidiano di via Solferino (ancora per poco) campeggia un fondamentale articolo uscito dalla penna di Kenneth Rogoff. Il professorino di Harvard spreca fiumi di inchiostro per diffondere dubbi amletici del tipo: ma  la patrimoniale serve o non serve? Per chi non lo sapesse Rogoff è, insieme a Carmen Reinhart, lo zimbello della comunità scientifica internazionale. Qualifica ampiamente meritata grazie alla diffusione di un lavoro (pieno zeppo di errori ed omissioni) volto a dimostrare una presunta (quanto inesistente) correlazione tra l’alto debito pubblico e il rallentamento della crescita (clicca per leggere). De Bortoli, considerata la caratura del personaggio rilanciato, avrebbe fatto bene ad avvertire i lettori circa il tenore evidentemente “umoristico” dell’analisi proposta. Sarà per un’altra volta. Non contenti di ospitare il pensiero di un clown in incognito come Rogoff, però, gli epigoni cartacei di Hjalmar Schacht hanno inteso pubblicare oggi, ad adiuvandum, pure un “lucidissimo” dibattito intercorso tra il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni e il duo delle meraviglie dell’ultraliberismo nostrano composto dagli immarcescibili Alesina e Giavazzi. Anche in questo caso, prima di passare al merito della questione, è bene sapere di chi stiamo parlando. Giavazzi, già consulente di Mario Monti per la “revisione della spesa”, è una specie di prezzemolino applicato alla macroeconomia che ripete da decenni gli stessi concetti direttamente dalla sua base operativa situata tra i cunicoli e la caverne di Tora Bora al confine tra  Pakistan  e Afghanistan. Alesina, invece, emulo del più esilarante Rogoff, è l’inventore del famoso ossimoro che teorizza la cosiddetta “austerità espansiva”, una fesseria interplanetaria che ha garantito all’editorialista siamese in forza al Corriere della Sera di guadagnarsi nel tempo un numero imprecisato di fischi, sberleffi e pernacchie (clicca per leggere). A questo punto è facile comprendere come perfino un mediocre parolaio come il neocatecumenale Raffaele Bonanni, opposto a simili scienziati, abbia potuto per una volta recitare la parte di quello intelligente. Al centro del contendere le solite e immortali privatizzazioni. Mentre Bonanni ricordava correttamente i fallimenti della svendita di Stato apparecchiata dal Venerabile Draghi all’inizio degli anni novanta a beneficio di alcuni noti filibustieri internazionali, Giavazzi e Alesina, con invidiabile faccia di tolla, insistevano nel difendere il saccheggio passato con l’obiettivo palese di giustificarne un altro da perpetuarsi possibilmente nell’immediato futuro. I grembiulini elitari, infatti, hanno da tempo posato gli occhi su alcuni gioielli come Eni, Enel e Finmeccanica nella speranza di papparseli a prezzi di realizzo grazie ai buoni uffici garantiti dalla presenza nel cuore del sistema dell’apprendista di rito draghiano Fabrizio Saccomanni (clicca per leggere). Siccome Giavazzi e Alesina non hanno una reputazione da difendere, entrambi possono tranquillamente sostenere la tesi surreale tendente a dipingere come gloriosa la stagione delle italiche privatizzazioni. Si tratta di una falsità grossolana che cozza con la verità, con la storia e con il buon senso. Per approfondimenti sul tema, inoltre, consiglio la lettura di un buon libro di Biagio Marzo, “Fatti e Misfatti delle Privatizzazioni” (clicca per leggere), che mette correttamente in relazione lo scoppio del ciclone di Mani Pulite con la necessità di favorire la realizzazione di una vera e propria rapina organizzata ai danni dello Stato.  In un passaggio del suo ragionamento, poi, Bonanni scrive: “…ai primi di Giugno del 1992 a bordo del panfilo della famiglia reale inglese Britannia, in una riunione di esponenti della finanza internazionale e del mondo imprenditoriale italiano, si decise di vendere gran parte delle aziende pubbliche (Iri, Ina, Imi) per fare cassa, senza alcuna strategia industriale e senza alcun disegno di democrazia economica e di partecipazione dei lavoratori. Fu, davvero, una occasione perduta perché quelle aziende si sono disperse e hanno avuto una forte regressione sia sul mercato sia sul piano occupazionale”. Di fronte al ricordo della riunione sul Britannia ai due ascari armati di partita Iva in forza al Corriere della Sera salta subito la mosca al naso: “E’ sbagliato dire che non ci fosse una strategia e, ce lo consenta Raffaele Bonanni, non è da par suo sostenerlo sulla base dell’usurato folklore della finanza (giudaico-massonica?) a bordo del panfilo della regina di Albione”. Intanto è utile precisare che l’incontro sul Britannia ha rappresentato soltanto une delle innumerevoli tappe di una progetto di svendita colossale che si è articolato nel tempo con la partecipazione speciale di una serie di illustri protagonisti. Il destino delle aziende di Stato italiane, cioè, era segnato comunque e a prescindere dalla gita sul panfilo messo generosamente a disposizione dalla Corona inglese. In secondo luogo, è doveroso sottolineare come gli ipocriti Giavazzi e Alesina, trascinati su un terreno scivoloso, tentino subito di farsi scudo grazie al richiamo, questo sì folkloristico e usurato, del cliché che evoca il complotto di natura “giudaico-massonica”. Nessuno ha mai usato né il termine “complotto”, buono per i fessi, né ha puntato il dito contro gli ebrei che, evidentemente, vengono tirati in ballo solo da Giavazzi e Alesina con fare altamente strumentale e mistificatorio. Quanto alla massoneria, infine, certamente protagonista del riequilibrio di potere politico ed economico verificatosi in Italia  a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica, non è il caso di banalizzare. Non la “massoneriatout court, cari professori dei miei stivali, si è resa protagonista dello scippo fraudolento delle ricchezza del popolo italiano; ma, più precisamente, l’ala reazionaria, oligarchica, antidemocratica e filonazista della massoneria universale (tuttora dominate in Europa) si è macchiata di tali infami condotte. Per il futuro quindi, nell’attesa che la sospirata pubblicazione del libro di Gioele Magaldi,“Massoni, società a responsabilità illimitata”(Chiarelettere editore), offra a tutti un quadro esaustivo ed esauriente dei veri protagonisti occulti che governano le dinamiche di potere nel mondo contemporaneo e globalizzato, sarebbe il caso che Giavazzi ed Alesina, ridicoli cip e ciop scritturati a peso d’oro da un circuito mediatico in stile circo Barnum, evitassero di intorbidire le acque mischiando dolosamente l’oro con il piombo.

    Francesco Maria Toscano

    11/11/2013

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. Maurizio scrive:

      10 e Lode!!!!!!!!!!!!

    2. Alessandro Roccia scrive:

      “Quanto alle voci bocconiane a favore dell’austerità che probabilmente lei ha in mente, la mia sensazione è che abbiano ricevuto molta attenzione perchè funzionali alle prescrizioni UE. Le assicuro però che esse hanno un seguito de tutto minoritario nel mondo accademico europeo ed extra-europeo.”
      Queste sono le parole che il mio (ex) professore di Macroeconomia ha utilizzato, pur senza riferimenti diretti, nei confronti di una certa scuola economica rappresentata in maniera evidente dai due “gentili signori” sopramenzionati.
      Il mio parere personale però, senza nulla togliere alla buona fede che contraddistingue senz’altro l’accademico con cui ha interloquito, è che finché non si farà in modo che le voci critiche di queste politiche economiche possano finalmente sollevarsi alte (ed altisonanti) su ogni maledetto media di questa nazione, tutte le critiche che si solleveranno negli ambienti universitari saranno di poco sopra al livello di ignavia di pilatesca memoria, visto e considerato che, ad oggi, le voci REALMENTE critiche in Italia sono riscontrabili quasi esclusivamente su Internet (salve sporadiche voci sui canali tradizionali, subito spente o etichettate come complotto).

      Un caro saluto a Francesco, ed ancora una volta non posso che prendere atto di essere totalmente in accordo con lui. Mi chiedo, però…se la consapevolezza internettiana è aumentata (ed è un fatto, ritengo, abbastanza indiscutibile) perché non ci si presenta a queste conferenze pro-austerity e li si sbeffeggia con dati e numeri alla mano, soprattutto OFFRENDO UN’ALTERNATIVA?
      Ragioniamoci su…
      Alessandro Roccia

      • alessandro scrive:

        Ma intanto oltre che nel web, certe considerazioni sul fallimento delle politiche di austerità stanno passando anche in TV, anche nel canale main stream di alcune note trasmissioni televisive. La classe dirigente del centro destra, ultimamente, sembra avere meno imbarazzi nel fare alcune lucide considerazioni sui temi economici ed europei, anche se assai estemporanee, timide e poco incisive. A dispetto dei piddini, sempre ancorati ai soliti dogmi a mò di slogan e battutine buone per gonzi… come direbbe Crozza “del fare, del dire, del pensare e del cambiare”. Non possono nascondere la verità per sempre, certe informazioni vengono fuori pian pianino e anche la gente comune pare stia iniziando a capire qualcosa al di fuori del paradigma dominante.
        La trasmissione di LA7 “La Gabbia” si conferma la migliore: la vera gabbia di Paragone era quella dove è stato rinchiuso nel palinsesto di RAI2, la quale si conferma la rete televisiva di Stato più ridicola d’Italia, quasi peggio di Rete 4.
        Quanto al tema dell’ottimo articolo, aggiungo che la privatizzazione di asset strategici come ENI e Finmeccanica non farebbe neanche così tanto “cassa”: si parla di 10-12 miliardi. Per rinunciare a importanti settori strategici nazionali, mi pare pochino. Il bocconcino su cui vogliono mettere le mani sono le “municipalizzate” che gestiscono i servizi locali. In questo caso si tratta di decine e decine di miliardi.

    3. Alessandro Roccia scrive:

      Il fondamentale problema del centrodestra (come ha già ben evidenziato Francesco, se non erro, in diversi post) è che è ancora attaccato a una sorta di timore reverenziale nei confronti di Berlusconi che, come si è già ben potuto notare, un giorno chiede di svalutare l’Euro e l’altro si rimangia quanto detto (forse nel timore di essere definitivamente distrutto da determinati attacchi giuridici, e probabilmente non solo) così sostanzialmente creando confusione e minore affezione anche da chi è stato storicamente vicino (quando non c’è stato, in questo, una pura malafede ed opportunismo)! Non sono forse di ieri le parole di Angelino Alfano quando dice che “Berlusconi deve mantenere separati gli ambiti della sua decadenza e del preservare il governo Letta”, o le “genialissime” idee di Brunetta (tra gli altri) che chiedono (ed ottengono) di aumentare le accise su un settore come quello birrario (parlo di un settore di cui sono a conoscenza in quanto me ne sto occupando direttamente, sperando di poterne in futuro costruire un’impresa) per trovare fondi per l’istruzione, dimenticando la forza propulsiva delle idee di Keynes che REALMENTE potrebbero risollevare il nostro (e non solo) paese senza gli effetti recessivi della tassazione???
      Ditemi, insomma, quel che volete ma penso di riassumere il mio pensiero sostanzialmente in queste parole:
      “se essi non sono a conoscenza dei disastri di queste politiche economiche, vanno processati e condannati per ignoranza; se le conoscono e non fanno nulla per cambiarle vanno processati e condannati per complicità; se le conoscono e le accettano ritenendole degne di credo politico, allora vanno processati e condannati come assassini”. Spiace dirlo, ma da “non grillino”, credo di sposare in pieno il fatto che la maggioranza dei partiti politici di massa è totalmente inadeguato a governare questa nazione perché manovrato, internamente ed esternamente, da poteri più forti e status quo che non sono intenzionati a cedere, per nessun motivo.

      Saluti
      Alessandro Roccia

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