Da tempo non riesco a guardare i nostri principali talk show dedicati all’approfondimento politico senza provare conati di vomito. A parte la Gabbia di Paragone, il resto del panorama è nella migliore delle ipotesi desolante. Programmi come Ballarò di Floris e Otto e Mezzo di Gruber, poi, non hanno nulla da invidiare all’istituto Luce di mussoliniana memoria. Banalità, pensiero unico a difesa degli interessi della tecnocrazia nazista che guida la Ue e pizzini intimidatori all’indirizzo dei non allineati dominano la scena quasi dappertutto. Fino a ieri Servizio Pubblico di Michele Santoro, a parte la teatralità del presentatore campano, risultava perfettamente aderente rispetto al tragico contesto disinformativo dilagante (clicca per leggere). D’altronde la massoneria reazionaria non avrebbe potuto disintegrare scientemente l’apparato produttivo dei Paesi che compongono l’area euro senza prima essersi assicurata il controllo totale e asfissiante dei principali mezzi di comunicazione. Da anni a questa parte è sostanzialmente vietato avanzare critiche nei confronti dell’attuale costruzione europea. Dogmi come austerità, pareggio di bilancio e privatizzazioni vanno accolti per fede, pena l’esclusione dal circuito che conta con annesso oscuramento e definitivo oblio. Improvvisamente, trascorsi anni di sciagure causate da politiche miopi e criminali, una piccola breccia sembra essersi finalmente insinuata nel sistema. Dopo la dura presa di posizione del Tesoro americano nei confronti della Germania, guarda caso, alcuni importanti giornalisti hanno improvvisamente trovato il coraggio di osare l’inosabile. Solo così si spiega lo spazio concesso ieri da Santoro in prima serata ad un efficace Alberto Bagnai, economista eterodosso che vanta eloquio forbito e buone letture. In presenza del redivivo e balbettante viceministro Stefano Fassina, meno peggio del solito (clicca per leggere), l’autore de Il Tramonto dell’Euro ha letteralmente disintegrato, dati e grafici alla mano, tutta una serie di falsi miti che da decenni obnubilano la mente degli italiani. Demoni mostruosi e inattaccabili come lo spauracchio del debito pubblico, la bontà dei vincoli europei e l’utilità dei necessari sacrifici evaporavano di fronte al lucido e pacato argomentare del professore fiorentino. Solo uno dei miti che ancora affollano maleficamente la mente degli italiani resiste ancora a dispetto della più solare evidenza: quello tendente a leggere la crisi in chiave auto-accusatoria, quale scontato e giusto risultato dei soliti mali che affiggono l’Italietta dedita allo spreco, al malaffare e alla corruzione. E’ facile quanto scorretto soggiogare le masse titillandone l’atavico istinto alla autoflagellazione, per giunta spacciato con fare sulfureo quale unica via praticabile al fine di scacciare il male sopravvenuto a causa del peccato. Su questa linea, falsa e strumentale, si posizionavano un gruppo di giovinastri fortunatamente emigrati all’estero nonché il solito Marco Travaglio in versione Savonarola. E’ bene che i cittadini comprendano con chiarezza che la macroeconomia, checché ne dicano alcuni interessati scribacchini, non è una sottobranca dell’etica. Tutti naturalmente vorremmo vivere all’interno di una società onesta e rispettosa delle regole, ma, al di là della facile retorica, la ricchezza complessiva di un Paese dipende da altri fattori. Esistono infatti società molto corrotte ma ricche, così come ne esistono altre povere ma probe. Non c’è bisogno di scomodare la favola delle api di Bernard de Mandeville per rendersene conto (clicca per leggere). Giusto per fare qualche esempio: sapete quale grande azienda multinazionale ha dovuto pagare una multa salatissima per avere ammesso di avere pagato fior di tangenti a destra e a manca? La tedesca Siemens (clicca per leggere). La banca HSBC, al centro di condotte che definire spericolate è un eufemismo (clicca per leggere), è forse il frutto avvelenato della atavica corruzione asiatica, africana o sudamericana che genera povertà ed esclusione sociale? Non mi pare. La verità è semplice ed è un’altra. I Paesi ricchi elaborano spesso al proprio interno sistemi sofisticati e complessi per accaparrarsi ingenti risorse con qualunque mezzo riuscendo quasi sempre con la forza e con l’arguzia ad aggirare il controllo di legalità; quelli poveri, invece, esprimono in genere classi dirigenti che si vendono per un piatto di lenticchie. Vi faccio un’altra domanda: se domani, in virtù di un inasprimento dei controlli fiscali, l’evasione crollasse sensibilmente, al lume del vostro intelletto l’Italia risulterebbe nel suo complesso più ricca o più povera? Io vi dico che sarebbe più povera, perché la minore ricchezza privata circolante determinerebbe un ulteriore crollo dei consumi, mentre le maggiori risorse reperite provvisoriamente dallo Stato finirebbero con l’essere utilizzate da masnadieri come Letta e Saccomanni per pagare gli interessi alla banche speculative tedesche e francesi senza che il sistema Italia possa trarne nei fatti alcun beneficio sostanziale. In pratica l’ipotetico comodino pignorato da Equitalia al pensionato insolvente con il fisco finirebbe immediatamente nella disponibilità dei soliti voraci colossi finanziari internazionali che creano e disfano le carriere politiche di figuranti mediocri ed etero-diretti come Enrico Letta. Siete ancori sicuri del fatto che la giustizia formale cammini sempre in compagnia della giustizia sociale, del buon senso e della crescita economica? Perlomeno pensateci.

    Note conclusive:

    1) Alla fine degli anni ’80, poco prima dello scoppio di Mani Pulite, l’Italia superava in termini economici la Gran Bretagna, diventando così la quinta potenza industriale al mondo nonostante il dilagare di tangenti e mazzette (clicca per leggere)

    2) Non è vero che la spesa pubblica italiana è esorbitante. Al contrario, spiega Brancaccio, è sotto la media Ue (clicca per leggere)

    3) Non è vero che la montagna del debito pubblico italiano è figlia delle politiche allegre dei partiti della prima Repubblica. Il debito italiano esplode in conseguenza della separazione tra Tesoro e Banca d’Italia avvenuta nel 1981 per volontà di Beniamino Andreatta. Decisivo passo nella direzione dell’asservimento dell’interesse pubblico nei confronti delle oligarchie finanziarie private (clicca per leggere)

    Francesco Maria Toscano

    15/11/2013

    Categorie: Editoriale

    32 Commenti

    1. Marco scrive:

      Scusi ma non ho capito il discorso sulle api di Mandeville.

      Conosco l’apologo però non è che se l’ha scritto un noto autore del passato significa che deve essere per forza vero.
      Visto che ci invita a riflettere le pongo una domanda. La corruzione e i vari difetti e peccati di ogni comunutà umana secondo Mandeville hanno una loro precisa funzione nello sviluppo delle arti, della ricchezza, favoriscono il fiorire di una civiltà; ma le chiedo, per chi?
      Per tutti? Perché lei sa bene che la corruzione e tutto il resto sono la principale causa delle disuguaglianze; non solo, sono il fattore che impedisce ai meno fortunati di sperare di migliorare la loro condizione.
      Non ritiene che una più equa distribuzione delle ricchezze e la possibilità per tutti di farcela nella vita siano valori importanti?
      Ora se lei voleva semplicemente dire che la pratica del debito apparentemente biasimevole in realtà è l’unica che consenta un benessere diffuso mi sembra che parlare della morale della favola delle api non sia precisamente in tema.
      Parla anche dell’evasione fiscale scrivendo giustamente che i soldi provenienti dalla ritrovata onestà fiscale andrebbero a finire nelle grinfie di malintenzionati che lei cita per nome e cognome.
      Giustissimo ma a mio modo avviso questo implica una oresa di posizione, se non una lotta, contro questi malfattori e non crede che la si potrebbe portare avanti come cittadini uniti solo riconoscendosi in altissimi e inderogabili valori morali, a dispetto di Mandeville?
      Se vorrà chiarirmi il suo pensiero su questo punto la ringrazio.

      • il Moralista scrive:

        Scusi lei ma non ho capito il senso della sua garbata critica. Il richiamo alla favola di de Mandeville rappresenta un chiaro espediente retorico volto a demistificare l’accoppiata onestà/crescita economica. Io sono contro la corruzione e le tangenti. Non sono però così ipocrita e falso da spacciare un problema di ordine pubblico per allarme macroeconomico. Una equa distribuzione della ricchezza è figlia di politiche inclusive, illuminate, redistribuitive e lungimiranti. L’etica intima del singolo governante è un’altra cosa. Esistono governanti che prendono mazzette pur promuovendo politiche sagge e apprezzabili, e ne esistono altri che disegnano una società schiavista pur senza essere corrotti sul piano personale. Non le pare?

        • Marco scrive:

          Non credo che sia così necessario demistificare l’accoppiata onestà\crescita economica quanto piuttosto demistificare i concetti strumentali di onestà propagandati da chi ne vuole beneficiare nei suoi propri interessi (cosa che effettivamente, come lei fa notare, sta succedendo in Europa).
          Mandeville è influenzato dalla cultura libertina e dal liberismo economico e il suo apologo finisce per essere un antesignano un po’cinico della mano invisibile.
          Per mettere in evidenza il carattere a mio avviso di sofisma della morale del racconto le cito una frase presa dal testo:

          “Il resto dello sciame, che si era indurito nella fatica e nel lavoro, credette che l’agio e il riposo, che mettono a sí dura prova la temperanza, fossero un vizio.”

          Ma da quando in qua le persone oneste e operose finiscono per ritenere l’agio e il riposo come un vizio? Il vizio è dedicarsi all’ozio sulle spalle di altri che devono lavorare con bassi salari per garantire il lusso di pochi.
          Dire come scriveva Mandeville che alla fine è la ricerca del lusso ciò che muove l’economia delle società (ragionamento a cui pervenne dopo le iniziali posizioni mercantiliste) è un ragionamento tipicamente da libertino a cavallo del XVII E XVIII secolo.

          Ritengo che oggi più che mai sarebbe necessario il recupero e la diffusione di idee basate su princioi etici alti fra i quali l’uguaglianza e la solidarietà, quindi non sono d’accordo con lei nella ripresa del noto apologo dello scrittore olandese.

          • il Moralista scrive:

            Caro Marco, non vedo molte differenze tra le nostre posizioni (apprezzo molto il richiamo all’uguaglianza e alla solidarietà). Nel merito, se ho capito bene, mi contesti esclusivamente il richiamo a Mandeville in quanto eticamente “inopportuno”. Io continuo a credere che la favola delle api, se ben contestualizzata, costituisca un ottimo paradosso utile per denudare tante finte vestali dell’etica pubblica. Ma i paradossi, al pare delle metafore, non andrebbero mai glossati con spirito puntiglioso…Quanto infine alla necessità di demistificare il mito che pretende di relegare la macroeconomia a sottobranca subalterna dell’etica e della morale, mi spiace ma non sono d’accordo. Al punto in cui siamo, mentre gli schiavisti europei continuano a pianificare uno sterminio generazionale trincerandosi dietro una “criminologia” da quattro soldi, la demistificazione del binomio onestà/crescita mi pare una priorità da affrontare in maniera risoluta, riflessiva e coraggiosa. Anche, all’occorrenza, rispolverando a piccole dosi pure Mandeville. Saluti

      • Georgejefferson scrive:

        Il problema e’ la percezione indotta distorta della realtà.Da alti(alti,non altri)punti di vista,la pura

        onesta personale formale ed ostentata,puo essere nella realtà vista come spesso e’,cioè falsa,se

        contemporaneamente si raggiunge il livello di comprensione delle conseguenze che certe azioni,pur non evidenti

        inizialmente perche non ci si sofferma tanto sulle dinamiche CONcausali di causa e effetto.

        E’ un paradigma culturale tradizionale che porta a vedere il giudizio sono in senso ristretto della formalità

        personale.Per questo motivo succedono esempi di malfattori tipici a primo giudizio sul piano personale che

        pero attuano politiche macroeconomiche dove il paese cresce e lavora e vive,oppure il suo contrario.Il

        problema E’ che questo paradigma e’ voluto e diffuso scientemente negli inconsci collettivi tramite messaggi

        subliminali in tutte le sfere mediatiche e sociali,e si auto alimenta da se con la condivisione di abitudini

        che danno il senso di appartenenza(altro storico paradigma millenario impresso inconsciamente)dopo aver dato(e

        a piu riprese si danno) gli avvii.
        Allora,questo non significa ostentare la giustezza ideologica della tolleranza alla ingiustizia e

        disonestà.Significa capire che queste “usanze” servono a nascondere,”ad occultare” gli ordini di grandezze,e

        sopratutto anche le concause.Difatti un antico metodo di dividere le masse e’ quello di focalizzare le

        attenzioni sul conflitto di dicotomie sempre in antetitesi tra loro,dove spesso la verità,e’ concorso di

        colpa,ma magari negli ordini di grandezze il concorso di colpa e’ amputabile,per esempio,1 a 1000,dove l’1

        viene amplificato per dire a 10,ed il 1000 ridotto ad 0,0001 di livello informativo.

        Un esempio,e’ la dedica di 10 min.su di un inchiesta che scova un assessore a rubare caramelle con soldi

        pubblici,atto ovviamente riprovevole,che stimola l’emotività ed etica nostra,ed invece uno striminzito

        articolo di 3 righe a pagina 9 sulla ricapitalizzazione(che significa soldi pubblici per parare il culo al

        buco di cui tutte le autorita sapevano tutto,quelle che mai andrebbero a comprare le caramelle,diciamo)di MPS

        di 4.000.000.000 di euro.8.000.000.000.000 CIRCA DI VECCHIE LIRE.Questo il punto

    2. Alessandro Roccia scrive:

      Giusto, Francesco.
      Riprendo, inoltre, ciò che dice Wikipedia quando afferma che quello fu un “gioco di prestigio statistico”, stando al quotidiano più reazionario di tutti (almeno nelle intenzioni finali di chi ci scrive, ovvero la distruzione delle popolazioni del mediterraneo) ovvero il “The Economist”. Andiamolo a chiedere a chi ha vissuto gli anni ’80 da lavoratore, se fu un gioco statistico o ricchezza reale, vero? Ricchezza reale che non “gustiamo, oramai, da più oltre un ventennio…non ho guardato Santoro, comunque, ma conto di recuperare cercando la puntata su Internet.

      un saluto
      Alessandro Roccia

      • ugo scrive:

        Mi si perdonerà se risponderò con dei particolari insignificanti, ma la percezione e i ricordi, dopo tanti anni, sono “a macchia di leopardo” per cui si prende quel che si riesce ancora a trovare nella propria testa.
        Nel 1985, a 21 anni (!), ottenni la mia prima supplenza da insegnante nella scuola media. Paga mensile: unmilioneduecentomilalire tonde tonde. Erano SOLDI! Lo stesso anno, in società con mio fratello, acquistammo una motocicletta di media cilindrata, precisamente una Moto Guzzi 650, per cinquemilionisettecentomila lire (con l’iva ad in incredibile 38%). Una moto equivalente della stessa casa, oggi, costa sui novemila euro (con l’iva al 22%), mentre lo stipendio d’ingresso d’un insegnante è di milletrecentocinquanta euro. Dunque, nell’85 occorrevano quattro stipendi e mezzo per acquistare la motocicletta in questione, oggi ne servono sei e mezzo, nonostante la consistente riduzione della tassazione relativa agli articoli “di lusso”.
        Sul versante tasse, pagavo il “bollo” qualcosa meno di sedicimila lire (perdonatemi se non riesco a essere più preciso). Ho ancora quella moto: oggi pago centotrè euro di “bollo” per lo stesso identico mezzo. Un incremento di tredici volte, a fronte di una riduzione della metà del potere d’acquisto dello stipendio (vedi sopra).
        Benzina. Ricordo il pieno (13-14 litri) con circa dodicimila lire. Oggi, sempre per la stessa moto, un pieno costa tra i ventitrè e i ventiquattro euro. Un incremento di quattro volte, mentre lo stipendio è cresciuto di poco più di due volte.
        Lo so che è un’analisi troppo limitata, però all’epoca ero un ragazzotto, e i miei conti li facevo sulle spese che passavano attraverso le mie tasche, e io spendevo di prima mano quasi esclusivamente per la moto, è ovvio che ora mi ricordi meglio quelle cose piuttosto che altre. Vediamo, provo a scavare ancora…
        Ricordo che a vent’anni (1984) feci una gita invernale in montagna con un mio amico. Ricordo come fosse ora il prezzo dell’albergo: nottata e colazione, diecimilacinquecento lire. D’accordo, era un postaccio, ma oggi per un postaccio dello stesso genere si sborsano almeno quaranta euro. Un incremento di circa otto volte. Mentre lo stipendio, non dimentichiamolo, è cresciuto di poco più di due volte.
        Pizza e birra media, compreso il coperto? Con una pizza “elaborata” sulle seimila lire. Oggi? Con una pizza elaborata, almeno undici euro. Tre volte e mezzo in più.
        Devo andare avanti? Se mi sforzo sicuramente qualcosa mi torna alla mente, ma la storia non cambia — TUTTO è aumentato ben più dell’aumento del reddito. Dunque, siamo più poveri. Sicuramente è più povero chi vive del classico “stipendio”. Considerevolmente più povero.

    3. Massimo scrive:

      Bagnai sarà anche ottimo ma è anche un personaggio piuttosto criticabile. L’ultima di una certa serie è questa:

      http://sollevazione.blogspot.it/2013/11/la-lega-contro-leuro-indovinate-in.html

      Vada, se ha tempo, a leggersi i firmatari del Manifesto di solidarietà europea ed i suoi vari relatori, a parte Sapir penso ci rimarrà male e anche sul sito della associazione a/simmetrie la cosa non cambia.

      E’ sempre un piacere leggerla,

      Cordialità.

    4. Ding0 scrive:

      1) Alla fine degli anni ’80, poco prima dello scoppio di Mani Pulite, l’Italia superava in termini economici la Gran Bretagna, diventando così la quinta potenza industriale al mondo nonostante il dilagare di tangenti e mazzette

      E quindi??La corruzione odierna fà un baffo a mani pulite,oggi abbiamo una 60ina di deputati condannati che legiferano in parlamento.

      2) Non è vero che la spesa pubblica italiana è esorbitante. Al contrario, spiega Brancaccio, è sotto la media Ue

      Allora diciamo che la spesa pubblica IMPRODUTTIVA è esorbitante,non centra nulla la media UE,centra come vengono usati i soldi pubblici,noi li usiamo male!!

      3) Non è vero che la montagna del debito pubblico italiano è figlia delle politiche allegre dei partiti della prima Repubblica. Il debito italiano esplode in conseguenza della separazione tra Tesoro e Banca d’Italia avvenuta nel 1981 per volontà di Beniamino Andreatta. Decisivo passo nella direzione dell’asservimento dell’interesse pubblico nei confronti delle oligarchie finanziarie private

      Il debito pubblico esplode grazie alla svalutazione del 92….certo se non volevate il divorzio fra banca d’Italia e tesoro vi dovete anche prender un’inflazione sopra la media,come del 23% ai tempi…

      • il Moralista scrive:

        1) Il dramma di oggi è che la corruzione e l’ingiustizia sono istituite e rese legittime dai trattati. Tentare di redimere l’uomo dal peccato dovrebbe essere una ambizione religiosa, non politica. Vi auguro buona fortuna
        2)La spesa pubblica improduttiva è un mito neoliberista. Per addivenire alla piena occupazione, spiegava il grande Keynes, è necessario porre in essere una domanda addizionale tramite la spesa pubblica. Il contenuto della spesa, per il fine che si intende raggiungere, è del tutto irrilevante http://www.ilmoralista.it/2013/07/10/la-soluzione-alla-crisi-e-keynes-ovvero-lesatto-contrario-del-grillismo/
        3)l’alta inflazione a cui ella allude, come sanno tutti, non dipendeva affatto dalla separazione tra Tesoro e Banca d’Italia quanto dalla famosa crisi petrolifera.

      • ugo scrive:

        Ding0, le cose occorre ricordarle per intero. E’ vero che l’inflazione, in quegli anni, era a due cifre. E’ altresì vero che c’erano dei meccanismi automatici di compensazione che la rendevano assai meno percettibile (scala mobile). Oggi perdo sul reddito tutta l’inflazione, anzi, di più perché lo stipendio si riduce anche in termini nominali per via del prelievo fiscale (nel mio caso personale: -50 euro rispetto a due anni fa). Dunque, se l’inflazione è al 20% ma ne recupero il 15% con la scala mobile o meccanismo similare, oppure se l’inflazione (reale) è al 4% al quale devo aggiungere un consistente drenaggio fiscale, per me cosa cambia? Il risparmio viene eroso. No…
        No, perché ho ritirato lo scorso anno dei buoni postali del 1983 che avevano rese da capogiro, che compensavano in gran parte le perdite dovute all’inflazione. Ora gli stessi buoni postali mi danno poco più dell’1%, che è meno dell’inflazione, e su quell’1% pago una bella percentuale di tasse (i buoni postali, negli anni ’80, non erano tassati). Dunque, l’inflazione falcidia i miei risparmi oggi come allora, non di più. Inoltre, ora pago imposte di bollo anche sul libretto di risparmio, e pure quelle incidono sull’erosione del valore depositato, peggiorando ulteriormente le cose.
        Non credo proprio che l’inflazione minore offra maggiori garanzie e tutele. Sono solo cambiati i trucchi coi quali le tarme mangiano i risultati dei nostri patetici tentativi di mettere insieme reddito e risparmio. Le tarme sono animali schifosi e, se ci si riesce, non è una brutta cosa sterminarle dalla prima all’ultima.

    5. Ding0 scrive:

      @Moralista

      A)Non si tratta di redimere nessuno,basti pensare al tasso di evasione fiscale,se in termini percentuali ci rapportiamo alla Germania che è seconda(i primi siamo noi)nelle casse dello stato entrerebbero 100 miliardi in più..stima per difetto,senza contare i mille rivoli che disperdono le risorse del paese.

      B)La teoria di Keynes non’è perfetta,questo lo sanno tutti gli economisti,la piena occupazione è impossibile da raggiungere per qualsiasi paese,ma se fosse così rilevante mi chiedo perchè la Sicilia che ha 36.000 forestali pagati per giocare a scopa sia una regione altamente destrutturata rispetto alla Lombardia.
      Forse la spesa pubblica deve essere mirata a migliorare strutturalmente il paese,altrimenti sarebbe solo una spesa improduttiva che innescherebbe solo un circolo di spesa inutile senza ritorno.

      C)La crisi petrolifera ha avuto un suo ruolo sicuramente,ma sopratutto perchè il denaro veniva prodotto “in casa”,ci sono state successive crisi petrolifere,basti pensare alle guerre in Kuwait,Irak che hanno raddoppiato il prezzo del barile,senza influire in modo significativo sull’inflazione.

      @Ugo
      E’ vero che esisteva la scala mobile,ma l’inflazione reale era di 7/10 punti superiore a quella del resto dei paesi europei,con i vari annessi e connessi che l’adeguamento dei salari non riusciva a compensare,c’era quindi una continua erosione del potere d’acquisto reale.

      • il Moralista scrive:

        Caro Dingo,

        A) Come spiegano bene gli economisti MMT, le tasse non servono a fornire allo Stato risorse da utilizzare per scopi di utilità sociale. Uno stato a moneta sovrana crea ricchezza dal nulla. Quando lo Stato tassa distrugge ricchezza privata. Punto.
        B) La teoria di Keynes non sarà perfetta ma ha permesso al mondo occidentale di costruire, dal dopoguerra fino ai nostri giorni, una società inclusiva in grado di esprimere un forte ceto medio. Non riesco a capire il nesso tra i forestali siciliani e le infrastrutture lombarde. E’ chiaro che è meglio utilizzare la spesa pubblica per fare cose utili. Così come è chiaro che è meglio la spesa inutile dell’austerità. La piena occupazione non va valutata con il metro del “possibile”. Va invece vissuta come scelta politica chiara che conforma tutte le restanti subordinate.
        C) Ma come fai a denunciare il pericolo inflazione quando siamo in piena deflazione? Perché allora non preoccuparsi per il possibile ritorno degli unni di Attila? Come spieghi il fatto che negli Stati Uniti l’immissione di ingenti dosi di liquidità non ha comportato nessun aumento dell’inflazione? Forse perché l’inflazione cresce in relazione alla scarsezza dei beni mentre in Occidente le merci restano tutte invendute per mancanza di “domanda”? Pensaci

        • Ding0 scrive:

          A)Si in teoria sarebbe così,peccato che non funziona,la nazione per che rappresenta meglio la MMT sarebbero gli USA,io non vedo nessuna ripresa economica in America,vedo solo un’altra bolla che si stà gonfiando.

          B)Forse vorrai dire dal dopoguerra fino agli anni 90 del millennio scorso,con l’avvento della globalizzazione anche il ceto medio ha dovuto cedere una buona parte della sua ricchezza verso i paesi emergenti.
          I forestali siciliani è un’esempio chiaro di come la MMT serva a ben poco se non ha come obbiettivo il migioramento strutturale.

          C)Io non ho denunciato nulla,tu hai detto che l’inflazione degli anni 80 era dovuta agli shock petroliferi e non al fatto che la banca d’Italia stampasse denaro senza immettere titoli sul mercato,ma è vero che fu propio questo metodo economico a provocare l’inflazione,dopo il divorzio stato/banca d’Italia ci sono state crisi petrolifere ben piu gravi senza provocare un’aumento significativo dell’inflazione generale.

          http://www.iaasm.net/UserFiles/Immagine4paradossi%20(1).jpg

          • il Moralista scrive:

            A)Gli Usa non rappresentano affatto la MMT ma, pur con tutti i loro limiti non sono in recessione me crescono quasi del 3%
            B) Questo tipo di globalizzazione non è paragonabile ad una fenomeno atmosferico (“c’è e la dobbiamo accettare così come è”), ma è il frutto della supremazia globale di una élite di stampo classista e reazionario che ha imposto, finora con un successo, una nuova Restaurazione. Contro questa idea dell’uomo e del mondo bisogna mobilitarsi
            C)Ancora non mi hai spiegato come mai nonostante l’immissione periodica di una massa monetaria considerevole l’inflazione made in Usa è ferma. Strano, vero?

            • Ding0 scrive:

              A&C)Una crescita economica drogata da forti iniezioni da parte della FED,80 miliardi al mese,quando finiranno tutto tornerà come prima se non si stimola l’economia reale,gli indici finanziari fanno nuovi record assoluti…crescita al 3%???
              Ma dove??L’indice delle nuove case vendute indica una stagnazione,siamo a livelli piu bassi del ’29,gli USA per crescere devono stare almeno al 4% e te credo che non si alza l’inflazione..sarebbe anche un segnale positivo.

              B)La globalizzazione OGGI ha il suo ruolo,non siamo nel ’92 quando i cinesi li vedevi solo nei film di Bruce Lee,oggi le fabbriche chiudono QUI e aprono LA’…anzi anche la Cina stà diventando anti economica…meglio la Thailandia.

              • il Moralista scrive:

                Dingo facciamo così. Tu prima sventoli lo spauracchio “inflazione” e poi dici che nonostante l’immissione consistente di liquidità in America non c’è inflazione (“che sarebbe pure positiva”). Mettiti d’accordo con te stesso: sei favorevole o no all’utilizzo delle leva pubblica per risollevare i consumi e varare investimenti? O sei frenato dalla irrazionale della paura dell’inflazione stile Weimar? Fatti sentire quando avrai le idee più chiare…

            • Ding0 scrive:

              Caro Moralista io non sventolo nulla,ti ho solo spiegato perchè il divorzio banca d’italia/tesoro fu necessario,il fatto che l’inflazione non cresca è indice di non crescita sui consumi e quindi nessuna ripresa è realmente in atto in America.
              Riguardo alla leva pubblica certo che sono favorevole,a patto che non risulti un’altro colossale spreco pubblico,ma per fare questo non serve uscire dall’euro…basta usare in modo equo le nostre risorse e quelle che l’Europa ci dà…le mie idee sono chiarissime grazie.

              • il Moralista scrive:

                Continuo a non capire. Tu stai dicendo che il divorzio del Tesoro dalla banca d’Italia fu necessario per contenere l’inflazione?
                Sostieni poi di essere favorevole all’utilizzo della leva pubblica che, a tuo avviso, sarebbe azionabile anche all’interno dell’attuale architettura comunitaria? O sei confuso o sei fuori strada…

            • Ding0 scrive:

              E perchè dovrei essere confuso?Almena argomenta le tue affermazioni….

              • il Moralista scrive:

                Dingo prima dici che temi l’inflazione, poi che alle condizioni date è impossibili una spirale inflazionistica nonostante l’immissione di liquidità delle banche centrali…non mi pare che hai le idee molto chiare…

            • Ding0 scrive:

              @Moralista,dove ho detto che temo l’inflazione?

              Ho solo detto che(repetita iuvant)che il divorzio tesoro/banca d’italia fu necessario per calmierare l’inflazione che c’era…rileggi….non mettermi in bocca cose che non ho detto,in America nonostante il “tapering” l’inflazione non cresce,ovviamente perchè il denaro non favorisce l’economia reale,3 punti di disoccupazione in meno sono costati l’aumento del debito pubblico del 40%.

              • il Moralista scrive:

                Ti ripeto che l’inflazione degli anni ’70, come sanno anche i bambini, dipendeva dalla crisi petrolifera. La divisione tra Tesoro e Banca d’Italia non era affatto necessaria per calmierare alcunché. Produsse soltanto l’effetto di far esplodere un debito pubblico da brandire come successiva arma di ricatto per abbattere welfare e garanzie.

            • Ding0 scrive:

              E’ strano,perchè seguendo la TUA teoria sugli shock petroliferi adesso dovremmo avere l’inflazione al 50%,guardati la serie storica del prezzo del petrolio,e dove stà ora,non vedo nessuna esplosione inflazionistica nonostante il quadruplicamento del prezzo.
              Ciao.

              • Christian scrive:

                Scusate, mi inserisco n questa discussione ormai forse vecchia, ma è interessante completare il discorso con dati forniti dallo stesso Bagnai: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/20/eurozona-quelli-che-la-benzina-aumentera-settanta-volte-sette/600033/
                In questo articolo mostra un grafico da cui si nota che dopo il 1973 non si sono mai più avuti aumenti così significativi del prezzo del petrolio, quindi gli shock petroliferi evocati da Dingo non ci sono più stati nella misura del 1973, l’andamento degli aumenti petroliferi e dell’inflazione è tutto sommato confrontabile. A mio parere per cui decade l’idea di Dingo che fosse l’emissione “forzata” da parte della Banca Centrale a generare l’inflazione

      • ugo scrive:

        A proposito di inflazione, tassazione e risparmi, ho appena trovato questa frase, che mi piace riportare anche qui perché mi sembra perfettamente in tema:

        “Il denaro favorisce quei soggetti che avendone capito profondamente l’essenza lo sanno maneggiare, e sono i grandi finanzieri, ma la gente comune non sa, non solo, si fa totalmente ingannare, il risparmiatore è la vittima designata del sistema del denaro, perché finanzia attraverso le banche i ricchi perché diventino sempre più ricchi, se le cose a costoro vanno bene tanto meglio per i ricchi, se vanno male la cosa cade sulla testa dei risparmiatori. In qualche forma la rapina del cosiddetto risparmio avviene già, perché o è l’inflazione o il fatto che a un certo punto vieni tassato, il risparmiatore non può uscirne”. (Massimo Fini)

    6. ampul scrive:

      Dingo mi piaci perché non sei qualunquista! Nooo, la tua disamina nasce dallo spremimento di meningi all’ennesima potenza, anche durante il week end… Meriteresti un encomio per le ore ed i giorni persi ad elaborare la teoria Sicilia=fannulloni, Lombardia=lavoratori!
      Complimenti!
      Ti ricordo solo una cosa, inflazione significa un aumento dei prezzi dato dalla scarsità dei beni, mentre l’economia (perlomeno interna) oggi soffre di un abbassamento dei prezzi e “media world” che ti “regala” tutto…
      Spiegamelo… Bene però!

      • Ding0 scrive:

        Ampul ho solo detto ciò che è,non dò la colpa ai siciliani che trovo persone gradevolissime,ma ciò non cambia i fatti.

        Cosa dovrei spiegarti?Che siamo in deflazione?

        “inflazione significa un aumento dei prezzi dato dalla scarsità dei beni”……hmmmm….no.

    7. Rodion scrive:

      Bagnai è un gigante.

      E il motivo è evidente a chiunque lo abbia seguito dall’inizio e trascende le sue competenze tecniche e il suo spessore culturale.

      C’è chi può. Ars Longa e Brancaccio semplicemente non possono: almeno in questa vita e se ne devono fare una ragione.

      p.s.

      mi permetto di consigliare al Moralista di non qualificare come “eterodosso” l’economista “ortodosso”, così come evitereo di scambiare i neokeynesiani con i postkeynesiani. ;-)

      • il Moralista scrive:

        Caro Rodion, confermo la bontà della qualifica di eterodosso nei confronti di Bagnai che mi pare brillantemente estraneo al piagnisteo dominante. Quanto alla confusione tra neo e postkeynesiani non ho colto il senso del tuo suggerimento. Un caro abbraccio, Francesco

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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