Sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi è presente un articolo infame, a firma Dario Di Vico, vomitevole fin dal titolo: “Cosa imparare dai malati d’Europa (ora più sani)”. Mentre tutto il  mondo denuncia l’oggettivo fallimento delle politiche di austerità, alcuni giapponesi con la penna continuano evidentemente a combattere imperterriti la loro personale battaglia a favore dell’iniquità ed dell’ingiustizia. Nessuno, tranne forse Vittorio Da Rold (clicca per leggere), troverebbe il coraggio di scrivere senza arrossire una analisi falsa e vergognosa come quella vergata oggi da un irresponsabile mentitore del calibro di Dario Di Vico. Questo Cerbero al servizio delle élite reazionarie dominanti, munito di invidiabile faccia di bronzo,  rappresenta alla pubblica opinione italiana i “grandi successi” ottenuti da Paesi come l’Irlanda, la Spagna e (in parte) la Grecia (sic!) grazie all’adozione di misure di austerità che generano ricadute virtuose. Per tentare di dimostrare l’indimostrabile, a Di Vico non resta che ribaltare la scala dei valori. L’esaltazione della purezza dei conti (un tempo della razza) fa scivolare in secondo piano tutto il resto. Per cui, nella mente di queste interessate vestali del neonazismo tecnocratico dominante,  i Paesi che rispettino alcuni parametri macroeconomici arbitrari e insulsi imposti dall’Europa meritano la patente di virtuosi a prescindere. Anche e soprattutto nel caso in cui, per raggiungere tali obiettivi inutili e figli di una suggestione collettiva, i singoli governanti dei Paesi che “fanno i compiti a casa” mettano in conto di dover sacrificare sull’altare di questa follia milioni di precari, disoccupati e  ammalati. Non si tratta forse dello stesso brodo di cultura che, negli anni del fascismo e del nazismo, preparò il terreno utile per giustificare quelle persecuzioni su base razziale che i diversi regimi presentavano quale ineluttabile necessità? Sentite in che modo Di Vico spiega il successo irlandese: “Sette manovre finanziarie dal 2008 ad oggi costate agli irlandesi tra tagli di spesa pubblica e nuove tasse qualcosa come trenta miliardi. Il deficit che era balzato sopra il 10% nel 2010 è sceso ora al 7,3% e dovrebbe rientrare sotto quota 3% nel 2015. La crescita del Pil che nell’anno in corso si fermerà allo 0,2 dovrebbe raggiungere il 2% già nel 2014. Insomma ci sono tutti i presupposti per presentare Dublino come una storia di successo dovuta alle politiche rigoriste”. A parte le rosee previsioni future in stile Saccomanni e il mago Otelma, Di Vico esulta perché gli irlandesi tra tagli di spesa e aumento delle tasse hanno  pagato qualcosa come trenta miliardi; si compiace del fatto che il rapporto deficit/pil risulti al 7,3% (mentre in Italia si discute se è possibile sforare fino al 3,1% senza finire dietro la lavagna di Bruxelles) e si emoziona registrando un sostanziale aggravamento della recessione mascherato da “ripresa” (clicca per leggere). Stranamente Di Vico ha preferito non sottolineare l’importanza di altri risultati brillantemente raggiunti in Irlanda grazie alle politiche del rigore. Successi come l’aumento dei suicidi, delle malattie, della disoccupazione e della povertà estrema, così come certificati da una ricerca promossa dall’organizzazione “Social Justice Ireland (clicca per leggere), non hanno ingiustamente meritato il pubblico plauso del piccolo frusinate inconsapevolmente influenzato dalle teorie del più famoso Goebbels. Lo stesso dicasi per le fesserie scritte da Di Vico in merito ai “grandi successi” ottenuti dalla Spagna (clicca per leggere) e perfino dalla Grecia, povera terra dove la crisi economica si è già trasformata in crisi sociale prima ed emergenza democratica poi (clicca per leggere). A questo punto, direbbe Lubrano, una domanda sorge spontanea: cosa spinge Di Vico a prestarsi ad operazioni giornalistiche tanto basse e meschine? Sarebbe interessante sapere quanto guadagna Di Vico, se ha rapporti di collaborazione diretti o indiretti con alcuni colossi finanziari che speculano sulla crisi e, in ultima analisi, se ha parenti o affini ben sistemati all’interno dei soliti consessi finanziari che garantiscono generosamente agi e lussi a coloro i quali dimostrino nel tempo di averli “meritati”. Se così fosse tutto sarebbe più chiaro. Altrimenti vorrà dire che Di Vico mente non per interesse ma per sadismo puro. Una ipotesi, quest’ultima, se possibile persino peggiore.

    Francesco Maria Toscano

    21/11/2013

    Categorie: Editoriale

    9 Commenti

    1. [...] Sulla prima pagina del Corriere della Sera di oggi è presente un articolo infame, a firma Dario Di Vico, vomitevole fin dal titolo: “Cosa imparare dai malati d’Europa (ora più sani)”. Mentre tutto il  mondo denuncia l’oggettivo fallimento delle politiche di austerità, alcuni giapponesi con la penna continuano evidentemente a combattere imperterriti la loro personale battaglia a favore dell’iniquità ed dell’ingiustizia. Nessuno, tranne forse Vittorio Da Rold (clicca per leggere), troverebbe il coraggio di scrivere senza arrossire una analisi falsa e vergognosa come quella vergata oggi da un irresponsabile mentitore del calibro di Dario Di Vivo. Questo Cerbero al servizio Leggi la notizia [...]

    2. Michele scrive:

      A prescindere dalle ragioni che muovono l’articolo è scioccante la pochezza di contenuti, l’assenza di una minima e corretta informazione. Possibile che questo sia giornalismo? Possibile che un direttore di testata pubblichi un pezzo “vuoto” o quantomeno “errato”? Da ragazzi, si scrivevano articoletti e si aveva la percezione del giornalista di esperiena come di un “mostro sacro”. Solo il giornalista professionista poteva dirigere il periodico e solo grazie a lui potevamo avere una rivista su cui “scrivere”. Cosa è successo al buon senso?!

      • Petronius scrive:

        Potresti provare a entrare nel merito.
        Gli articoli del Moralista sono ottimi; se a volte porto delle critiche è perché non si intravede l’indicazione di una linea d’azione ma l’analisi è sempre molto interessante.
        Comunque ripeto, ognuno ha il suo valido punto di vista ma se ci si limita ai sarcasmi senza parlare della sostanza si fa una stupidaggine.

    3. Dawn Mcclain scrive:

      Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare l’ortodossia cristiana, mentre imperversava la Riforma calvinista, Francois chiese volontariamente udienza al vescovo di Ginevra affinché lo destinasse a quella città, simbolo supremo del calvinismo e massima sede dei riformatori, per la difficile missione di predicatore cattolico. Stabilitosi a Ginevra, non si fece remore a discutere di teologia con i protestanti, ardendo dal desiderio di recuperare quante più anime possibili alla Chiesa, ma soprattutto alla causa di Cristo da lui ritenuta più genuina. Il suo costante pensiero era rivolto inoltre alla condizione dei laici, preoccupato di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana alla portata anche delle persone comuni, immerse nella difficile vita quotidiana. Proverbiali divennero i suoi insegnamenti, pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle azioni umane vi fosse sempre la provvidenziale presenza divina. Molti dei suoi insegnamenti sono infatti intrisi di misticismo e di nobile elevazione spirituale.I suoi enormi sforzi ed i grandi successi ottenuti in termini pastorali gli meritarono la nomina a vescovo coadiutore di Ginevra già nel 1599, a trentadue anni di età e dopo soli sei anni di sacerdozio. Dopo altri tre anni divenne vescovo a pieno titolo e si spese per l’introduzione nella sua diocesi delle riforme promulgate dal Concilio di Trento. La città rimase comunque nel suo complesso in mano ai riformati ed il novello vescovo dovette trasferire la sua sede nella cittadina savoiarda di Annecy, “Venezia delle Alpi”, sulle rive del lago omonimo.

    4. Non possiamo non rilevare infatti un atteggiamento troppo spesso ondivago delle istituzioni che troppe volte sembrano procedere “a vista”, prive di un’idea complessiva e strategica della città e del suo sviluppo. E’ il caso dei progetti che prevedono la costruzione di migliaia di metri cubi di edilizia abitativa (in una città che vede da anni un lento ma costante decremento dei propri abitanti), della mobilità (con zero metri di piste ciclabili nel centro cittadino inteso in senso allargato), del trasporto pubblico inadeguato, del verde urbano (oggetto di manutenzioni dissennate che lo stanno depauperando – anche se vanno registrate positivamente le recenti piantumazioni e l’approvazione di un regolamento del verde peraltro in larga parte non rispettato), dell’edilizia scolastica (che versa in uno stato preoccupante registrato dal nostro rapporto Ecosistema Scuola), e, in ultimo, della drammatica situazione dei rifiuti (con una percentuale di raccolta differenziata risibile e sostanzialmente ferma da anni).

    5. giovanni scrive:

      Nomen Omen
      anagrammando Vico Dario, esce Voci da rio:
      Voci dal cattivo
      Per me e’ puro sadismo-psicopatico, il fatto che poi Corriere della Sera ospiti tali personaggi, la dice tutta sulla Integrazione del sistema.
      L’unica nota positiva, quando si vede la M….da venire a galla sui giornali e nei media e’ che alla fine apparira’ TALE alla maggioranza…
      Poi se ci piacera’ di viverci in mezzo…
      Saluti e complimenti per i sempre ottimi articoli

    6. È ritenuto il maggior poeta dell’ Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario; la profondità della sua riflessione sull’esistenza e sulla condizione umana – di ispirazione sensista e materialista – ne fa anche un filosofo di notevole spessore. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.

    7. Nel bilancio 2011/2012 di Cantina di Soave – l’azienda controlla oggi il 48% della produzione totale di Soave Doc, il 43% della produzione totale di Soave Classico, il 49% della produzione di Valpolicella Doc, il 70% della produzione di Lessini Durello – emerge nettamente come a fronte di conferimenti di uve costanti rispetto alla scorsa vendemmia, il fatturato presenti un netto segno più: un dato molto significativo questo da leggere in parallelo alle remunerazioni crescenti per le uve destinate alla produzione di Soave Classico e Valpolicella, frutto di una mirata politica di gestione e di controllo delle rese e valorizzazione del territorio.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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